giovedì 30 aprile 2015

30 aprile: Santa Caterina da Siena


(photo by Alessandro Franzoni)




Da un'omelia di don Roberto Spataro SDB

Il XIV secolo fu un’epoca tormentata nella storia della Chiesa. Un po’ tutto era in decadenza: la teologia, la vita consacrata, l’istruzione religiosa della gente, la vita morale. L’Europa era insanguinata da guerre a non finire, calamità naturali ed epidemie decimavano la popolazione, e l’Islam avanzava pronto a conquistare i paesi di antica tradizione cristiana. Il Papato si era ridotto ad un ruolo subalterno rispetto ai potenti del tempo, al punto che il Pontefice non risiedeva neppure a Roma, ma ad Avignone, sottoposto all’influenza del re di Francia.
Nei momenti di maggiore difficoltà, però, il Signore benedice la sua Chiesa, suscitando dei santi che la scuotano e ne provochino la conversione ed il rinnovamento, come Caterina Benincasa, vissuta, come il Signore sulla terra, per la durata di trentatré anni. Era nata nel 1347. Quando aveva 16 anni entrò nel Terz’Ordine Domenicano di cui vestì l’abito bianco e il mantello nero. E con quest’abito la vediamo inginocchiata, insieme a san Domenico, dinanzi alla Madonna del Rosario, nelle popolarissime immagini che tutti conosciamo. Rimanendo in famiglia, Caterina confermò il voto di verginità fatto privatamente quando era ancora un’adolescente, si dedicò alla preghiera, alla penitenza, alle opere di carità, soprattutto con gli ammalati più ripugnanti. Quando la fama della sua santità si diffuse, fu protagonista di un’intensa attività di direzione spirituale nei confronti di ogni categoria di persone: monasteri maschili e femminili, nobili ed uomini politici, ecclesiastici, persino il Papa che leggeva con devozione le sue lettere. Viaggiò molto per predicare la riforma interiore della Chiesa e per favorire la pace tra gli Stati. Morì nel 1380, Fu canonizzata nel 1461, il Papa Pio XII la volle “Patrona d’Italia” e Giovanni Paolo II “Compatrona d’Europa”.
Il Papa Paolo VI la dichiarò persino Dottore della Chiesa, insieme a Teresa d’Avila, nel 1970. Infatti, l’insegnamento di Caterina, che pure apprese a leggere con fatica e a scrivere imparò quando era già molto grande, è di una straordinaria ricchezza. Il suo Dialogo della Divina Provvidenza è un capolavoro della letteratura spirituale di tutti i tempi.
Un tratto fondamentale della sua spiritualità è rappresentato dal suo sposalizio mistico con Gesù, un episodio spesso raffigurato nell’iconografia che la riguarda. In una visione che mai più si cancellò dal suo cuore e dalla sua mente, la Madonna la presentò al Figlio che si unì a lei misticamente, inanellandola. Quell’anello rimase visibile solo a lei. Da quel momento, Caterina associò sempre il Figlio e la Madre. Quando scriveva le sue lettere recapitate ai suoi figli e alle sue figlie spirituali, uomini e donne che la chiamavano “mamma”, anche se erano più anziani di lei, si presentava con queste parole: “Nel nome di Gesù Crocifisso e di Maria dolce”.
Caterina era dotata di carismi soprannaturali, spesso cadeva in estasi e a volte veniva comunicata al Corpo e Sangue di Cristo direttamente dal Signore. Come tutti i mistici, adopera un linguaggio figurato per illustrare i misteri della fede, soprattutto quello dell’Incarnazione del Verbo. E così, in occasione della festa dell’Annunciazione, per parlare di “Maria dolce”, ha adoperato delle immagini tanto piacevoli quanto efficaci. Paragona la Madonna ad un libro in cui le Persone trinitarie hanno scritto l’opera più bella della storia della salvezza: la venuta del Figlio di Dio tra gli uomini. “Tu oggi, o Maria, sei fatta libro nel quale è scritta la regola nostra”. In altre parole, leggendo il “libro di Maria”, ossia contemplando i suoi privilegi e le sue virtù, ogni cristiano può avanzare nella sua vita spirituale a passi da gigante!
Un altro simbolo squisito adoperato da Caterina è quello del pane e della farina: “Oggi tu ci hai dato della farina tua. Oggi la Divinità è unita e impastata con l’umanità nostra sì fortemente che mai non si può separare, né per morte né per nostra ingratitudine, questa unione”. Nella sinagoga di Cafarnao, Gesù ha parlato di Sé come del Pane di vita. I mistici sviluppano meravigliosamente ed armoniosamente le parole del Vangelo, scoprendo tante applicazioni ed implicazioni. Caterina, per esempio, ci dice che questo Pane divino è stato impastato con la “farina” più pura: Maria che ha dato un corpo a Gesù perché Egli potesse salvarci.
A questi accenni geniali, Caterina aggiunge altre considerazioni dottrinalmente rilevanti. Mette in evidenza che il consenso della volontà di Maria all’opera dell’Incarnazione è stato necessario perché essa si compisse. “Bussava, o Maria, alla porta tua la divinità eterna; ma se tu non avessi aperto l’uscio della volontà tua, non si sarebbe Dio incarnato in te”. Da questa osservazione, Caterina ne ricava una conseguenza fondamentale: ogni anima ha a disposizione un dono straordinariamente importante, la propria libertà. E solo liberamente si può corrispondere all’azione della grazia, come già aveva insegnato Agostino: “Colui che ti ha creato senza di te, non ti salva senza di te”.
Collaborare liberamente e lietamente alle iniziative di Dio è possibile ed in un certo senso facile, nonostante miserie e debolezze di ogni anima: è sufficiente coltivare una grande devozione verso “Maria dolce”, nel Suo nome e nel Suo cuore.

domenica 5 aprile 2015

Secondi Vespri del Giorno di Pasqua (2015)


Santa Pasqua 2015.
Cattedrale di san Nicola a Friburgo (Svizzara).
Vespri solenni con assistenza di mons Charles Morerod OP,
vescovo di Losanna, Ginevra e Friburgo in Svizzera.

(photo by laurent Passer)


venerdì 3 aprile 2015

Via Crucis a Bulle (Svizzera)


Via Crucis a Bulle (Svizzera).
Pasqua 2015.




Venerdì Santo a Friburgo (Svizzera)


Azione liturgica pomeridiana e Canto del "Passio".
Basilica di Nostra Signora a Friburgo (Svizzera).

(Foto dal sito internet della stessa Basilica)






Pássio Dómini nostri Iesu Christi secúndum Ioánnem.

In illo témpore: Egréssus est Iesus cum discípulis suis trans torréntem Cedron, ubi erat hortus, in quem introívit ipse, et discípuli eius Sciébat áutem et Iudas, qui tradébat eum, locum: quia frequénter Iesus convénerat illuc cum discípulis suis. Iudas ergo cum accepísset cohórtem, et a pontifícibus et pharisǽis?pharísæis minístros, venit illuc cum latérnis, et fácibus, et armis. Iesus ítaque sciens ómnia quæ ventúra erant super eum, procéssit, et dixit eis: I. Quem quǽritis? C. Respondérunt ei: S. Iesum Nazarénum. C. Dicit eis Iesus: I. Ego sum. C. Stabat áutem et Iudas, qui tradébat eum, cum ipsis. Ut ergo dixit eis: Ego sum: abiérunt retrórsum, et cecidérunt in terram. Iterum ergo interrogávit eos: I. Quem quǽritis? C. Illi áutem dixérunt, S. Iesum Nazarénum. C. Respóndit Iesus: I. Dixi vobis, quia ego sum: si ergo me quǽritis, sínite hos abíre. C. Ut implerétur sermo, quem dixit: Quia quos dedísti mihi, non pérdidi ex eis quemquam. Simon ergo Petrus habens gládium edúxit eum: et percússit pontíficis servum: et abscídit?ábscidit aurículam eius déxteram. Erat áutem nomen servo Malchus. Dixit ergo Iesus Petro: I. Mitte gládium tuum in vagínam. Cálicem, quem didit mihi Pater, non bibam illum? C. Cohors ergo, et tribúnus, et minístri Iudæórum comprehendérunt Iesum, et ligavérunt eum: et adduxérunt eum ad Annam primum; erat áutem socer Caíphæ, qui erat póntifex anni illíus. Erat áutem Caíphas, quo consílium déderat Iudǽis: Quia éxpedit unum hóminem mori pro pópulo. Sequebátur áutem Iesum Simon Petrus, et álius discípulus. Discípulus áutem ille erat notus pontífici, et introívit cum Iesu in átrium pontíficis. Petrus áutem stabat ad óstium foris. Exívit ergo discípulus álius, qui erat notus pontífici, et dixit ostiáriæ: et introdúxit Petrum. Dicit ergo Petro ancílla ostiária: S. Numquid et tu ex discípulis es hóminis istíus? C. Dicit ille: S. Non sum. C. Stabant áutem servi, et minístri ad prunas, quia frigus erat, et calefaciébant se. Erat áutem cum eis et Petrus stans, et calefáciens se. Póntifex ergo interrogávit Iesum de discípulis suis, et de doctrína eius. Respóndit ei Iesus: I. Ego palam locútus sum mundo: ego semper dócui in synagóga, et in templo, quo omnes Iudǽi convéniunt: et in occúlto locútus sum nihil. Quid me intérrogas? intérroga eos, qui audiérunt quid locútus sim ipsis: ecce hi sciunt quæ díxerim ego. C. Hæc áutem cum dixísset, unus assístens ministrórum dedit álapam Iesu, dicens: S. Sic respóndes pontífici? C. Respóndit ei Iesus: I. Si male locútus sum, testimónium pérhibe de malo: si áutem bene, quid me cædis? C. Et misit eum Annas ligátum ad Caípham pontíficem. Erat áutem Simon Petrus stans, et calefáciens se. Dixérunt ergo ei: S. Numquid et tu ex discípulis eius es? C. Negávit ille, et díxerit: S. Non sum. C. Dicit ei unus ex servis pontíficis, cognátus eius, cuius abscídit?ábscidit Petrus aurículam: S. Nonne ego te vidi in horto cum illo? C. Iterum ergo negávit Petrus: et statim gallus cantávit. Addúcunt ergo Iesum a Caípha in prætórium. Erat áutem mane: et ipsi non introiérunt in prætórium, ut non contaminaréntur, sed ut manducárent pascha. Exívit ergo Pilátus ad eos foras, et dixit: S. Quam accusatiónem affértis advérsus hóminem hunc? C. Respondérunt, et dixérunt ei: S. Si non esset hic malefáctor, non tibi tradidissémus eum. C. Dixit ergo eis Pilátus: S. Accípite eum vos, et secúndum legem vestram iudicáte eum. C. Dixérunt ergo ei Iudǽi: S. Nobis non licet interfícere quemquam. C. Ut sermo Iesu implerétur, quem dixit, signíficans qua morte esset moritúrus. Introívit ergo íterum in prætórium Pilátus et vocávit Iesum, et dixit ei: S. Tu es Rex Iudæórum? C. Respóndit Iesus: I. A temetípso hoc dicis, an álii dixérunt tibi de me? C. Respóndit Pilátus: S. Numquid ego Iudǽus sum? Gens tua, et pontífices tradidérunt te mihi: quid fecísti? C. Respóndit Iesus: I. Regnum meum non est de hoc mundo. Si ex hoc mundo esset regnum meum, minístri mei útique decertárent ut non tráderer Iudǽis: nun áutem regnum meum non est hinc. C. Dixit ítaque est Pilátus: S. Ergo Rex es tu? C. Respóndit Iesus: I. Tu dicis quia Rex sum ego. Ego in hoc natus sum, et ad hoc veni in mundum, ut testimónium perhíbeam veritáti: omnis, qui est ex veritáte, áudit vocem meam. C. Dicit ei Pilátus: S. Quid est véritas? C. Et cum hoc dixísset, íterum exívit ad Iudǽos, et dicit eis: S. Ego nullam invénio in eo cáusam. Est áutem consuetúdo vobis ut unum dimíttam vobis in Pascha: vultis ergo dimíttam vobis Regem Iudæórum? C. Clamavérunt ergo rursum omnes, dicéntes: S. Non hunc, sed Barábbam. C. Erat áutem Barábbas latro. Tunc ergo apprehéndit Pilátus Iesum, et flagellávit. Et mílites plecténtes corónam de spinis, imposuérunt cápiti eius: et veste purpúrea circumdedérunt eum. Et veniébant ad eum, et dicébant: S. Ave Rex Iudæórum. C. Et dabant ei álapas. Exívit ergo íterum Pilátus foras, et dicit eis: S. Ecce addúco vobis eum foras, ut cognoscátis quia nullam invénio in eo cáusam. C. Exívit ergo Iesus portans corónam spíneam, et purpúreum vestiméntum. Et dicit eis: S. Ecce homo. C. Cum ergo vidíssent cum pontífices et minístri, clamábant, dicéntes: S. Crucifíge, crucifíge eum. C. Dicit eis Pilátus: S. Accípite eum vos, et crucifígite: ego enim non invénio in eo cáusam. C. Respondérunt ei Iudǽi: S. Nos legem habémus, et secúndum legem debet mori, quia Fílium Dei se fecit. C. Cum ergo audísset Pilátus hunc sermónem, magis tímuit. Et ingréssus est prætórium íterum: et dixit ad Iesum: S. Unde es tu? C. Iesus áutem respónsum non dedit ei. Dicit ergo ei Pilátus: S. Mihi non lóqueris? Nescis quia potestátem hábeo crucifígere te, et potestátem hábeo dimíttere te? C. Respóndit Iesus: I. Non habéres potestátem advérsum me ullam, nisi tibi datum esset désuper. Proptérea qui me trádidit tibi, máius?maius peccátum habet. C. Et exínde quærébat Pilátus dimíttere eum. Iudǽi áutem clamábant, dicéntes: S. Si hunc dimíttis, non es amícus Cǽsaris. Omnis enim qui se regem facit, contradícit Cǽsari. C. Pilátus áutem cum audísset hos sermónes, addúxit foras Iesum, et sedit pro tribunáli, in loco qui dícitur Lithóstrotos, hebráice áutem Gábbatha. Erat áutem Parascéve Paschæ, hora quasi sexta, et dicit Iudǽis: S. Ecce Rex vester. C. Illi áutem clamábant: S. Tolle, tolle, crucifíge eum. C. Dicit eis Pilátus: S. Regem vestrum crucifígam? C. Respondérunt pontífices: S. Non habémus regem, nisi Cǽsarem. C. Tunc ergo trádidit eis illum ut crucifigerétur. Suscepérunt áutem Iesum, et eduxérunt. Et báiulans sibi crucem, exívit in eum, qui dícitur Calváriæ, locum, hebráice áutem Gólgotha: ubi crucifixérunt eum, et cum eo álios duos hinc et hinc, médium áutem Iesum. Scripsit áutem et títulum Pilátus: et pósuit super crucem. Erat áutem scriptum: Iesus Nazarénus, Rex Iudæórum. Hunc ergo títulum multi Iudæórum legérunt, quia prope civitátem erat locus ubi crucifíxus est Iesus. Et erat scriptum hebráice, græce et latíne. Dicébant ergo Piláto pontífices Iudæórum: S. Noli scríbere, Rex Iudæórum, sed quia ipse dixit: Rex sum Iudæórum. C. Respóndit Pilátus: S. Quod scripsi, scripsi. C. Mílites ergo cum crucifixíssent eum, accepérunt vestiménta eius et fecérunt quátuor partes: unicuíque míliti partem, et túnicam. Erat áutem túnica inconsútilis, désuper contéxta per totum. Dixérunt ergo ad ínvicem: S. Non scindámus eam, sed sortiámur de illa cuius sit. C. Ut Scriptúra implerétur, dicens: Partíti sunt vestiménta mea sibi: et in vestem meam misérunt sortem. Et mílites quidem hæc fecérunt. Stabant áutem iuxta crucem Iesu mater eius, et soror matris eius María Cléophæ, et María Magdaléne. Cum vidísset ergo Iesus matrem, et discípulum stantem, quem diligébat, dicit matri suæ: I. Múlier, ecce fílius tuus. C. Deínde dicit discípulo: I. Ecce mater tua. C. Et ex illa hora accépit eam discípulus in sua. Póstea sciens Iesus quia ómnia consummáta sunt, ut consummarétur Scriptúra, dixit: I. Sítio. C. Vas ergo erat pósitum acéto plenum. Illi áutem spóngiam plenam acéto, hyssópo circumponéntes, obtulérunt ori eius. Cum ergo accepísset Iesus acétum, dixit: I. Consummátum est. C. Et inclináto cápite, trádidit spíritum.
Iudǽi ergo quóniam Parascéve erat ut non remanérent in cruce córpora sábbato erat enim magnus dies ille sábbati) rogavérunt Pilátum, ut frangeréntur eórum crura, et tolleréntur. Venérunt ergo mílites: et primi quidem fregérunt crura, et altérius qui crucifíxus est cum eo. Ad Iesum áutem cum veníssent, ut vidérunt eum iam mórtuum, non fregérunt eius crura: sed unus mílitum láncea latus eius apéruit, et contínuo exívit sanguis et aqua. Et qui vidit, testimónium perhíbuit: et verum est testimónium eius. Et ille scit, quia vera dicit: ut et vos credátis. Facta sunt enim hæc ut Scriptúra implerétur: Os non comminuétis ex eo. Et íterum ália Scriptúra dicit: Vidébunt in quem transfixérunt. Post hæc áutem rogávit Pilátum Ioseph ab Arimathǽa eo quod esset discípulus Iesu, occúltus áutem propter metum Iudæórum, ut tólleret corpus Iesu. Et permísit Pilátus. Venit ergo, et tulit corpus Iesu. Venit áutem et Nicodémus, qui vénerat ad Iesum nocte primum, ferens mixtúram myrrhæ, et áloes, quasi libras centum. Accepérunt ergo corpus Iesu, et ligavérunt illud línteis cum aromátibus, sicut mos est Iudǽis sepelíre. Erat áutem in loco, ubi crucifíxus est, hortus: et in horto monuméntum novum, in quo nondum quisquam pósitus erat. Ibi ergo propter Parascéven Iudæórum, quia iuxta erat monuméntum, posuérunt Iesum.

Traduzione:

In quel tempo: Gesù uscì con i' suoi discepoli al di là del torrente Cedron, dove era un orto, e vi entrò in loro compagnia. Conosceva bene anche Giuda quella località, perché Gesù vi andava spesso con i suoi discepoli. Avendo presa una coorte e alcune guardie dai capi dei sacerdoti e dei farisei, Giuda arrivò là con lanterne, con torce e con armi. Gesù pertanto conoscendo tutto ciò che stava per succedergli, andò loro incontro e disse: J. «Chi cercate?». C. Gli risposero: S. Gesù Nazareno! C. E Gesù replicò: J. «Sono io». C. C'era con essi anche Giuda, quello che lo tradiva. Non appena ebbe detto loro: «Sono io» andarono indietro e stramazzarono a terra. Di nuovo perciò domandò loro; J. «Chi cercate?». C. E quelli replicarono: S. Gesù Nazareno! Riprese Gesù: J. «Ve l'ho detto già, che sono io. Se dunque cercate me, lasciate che questi se ne vadano». C. E ciò accadde perché si avverasse la parola già detta da lui: «Di quelli che tu mi affidasti, non ne perdetti neppure uno». Simon Pietro pertanto, avendo una spada, la sfoderò e, così, percosse un servo del pontefice e gli staccò l'orecchio destro. Questo servo si chiamava Malco. Disse perciò a Pietro Gesù: J. «Rimetti la spada nel fodero. Il calice che il Padre mi porge, non dovrò io berlo?». C. La coorte, intanto, e il tribuno e le guardie dei giudei afferrarono Gesù e lo legarono; e lo menarono prima ad Anna, suocero di Caifa, sommo sacerdote in quell'anno. Anzi, era stato proprio Caifa a dare ai Giudei il suggerimento: È opportuno che un uomo solo muoia invece di tutto il popolo. Andava dietro a Gesù Simon Pietro e un altro discepolo. Questo discepolo era conosciuto dal pontefice, e perciò entrò con Gesù nell'atrio di Caifa. Pietro invece se ne stava fuori alla porta. L'altro discepolo, conosciuto dal pontefice, riuscì fuori e parlò alla portinaia, la quale fece entrare anche Pietro. Gli disse però la portinaia: S. Che forse anche tu sei discepolo di quell'uomo? C. Rispose: S. No. C. Ora, siccome era freddo, così i servi e le guardie se ne stavano al fuoco e si scaldavano. Anche Pietro era con loro e si scaldava lui pure. Il pontefice pertanto interrogò Gesù intorno ai suoi discepoli e alla sua dottrina. Gli rispose Gesù: J. «Io ho parlato a tutti all'aperto. Ho insegnato sempre nella sinagoga e nel tempio, dove i giudei affluiscono senza numero. In segreto poi non ho insegnato mai nulla. Perché interroghi me? Interroga piuttosto quelli che mi hanno ascoltato. Sanno ben loro quello che ho detto». C. A tali parole di Gesù una guardia, lì presente, gli dette uno schiaffo, esclamando: S. Cosi tu rispondi al pontefice? C. Gli rispose Gesù: J. «Se ho parlato male, mostrami dove è il male; se poi ho parlato bene, perché mi percuoti?». C. Dopo averlo legato, Anna lo mandò al pontefice Caifa. Là era pure Simon Pietro che, in piedi, si stava scaldando. Gli dissero perciò alcuni: S. Forse, anche tu sei dei discepoli di lui? C. Rispose: S. No, no; non sono. C. Riprese uno dei servi del pontefice, parente di quello a cui Pietro aveva staccato l'orecchio: S. O non t'ho veduto io stesso nell'orto con lui? C. E Pietro di bel nuovo negò; e subito cantò il gallo. Condussero pertanto Gesù dalla casa di Caifa al pretorio. S'era fatto giorno oramai; ed essi non entrarono dentro per non contaminarsi, ed esser cosi in grado di mangiare la Pasqua. Uscì perciò Pilato e andò lui verso di loro, domandando: S. Qual è il capo d'accusa che mi presentate contro quest'uomo? C. Per risposta gli dissero: S. Se non fosse un malfattore, noi non te l'avremmo tradotto. C. E Pilato allora per tutta risposta: S. Pigliatevelo, e giudicatelo secondo la legge vostra. C. Ma i giudei gli soggiunsero: S. A noi non è permesso dare la morte a nessuno. C. E ciò, perché si verificasse la parola che aveva detto Gesù intorno al genere di morte che gli sarebbe toccato a subire. Pilato per tanto rientrò nel pretorio, e chiamò Gesù e gli disse: S. Sei tu il re dei giudei? C. Gesù rispose: J. «Dici questo di tuo, oppure te l'han detto altri di me?» C. Pilato gli replicò: S. Sono io forse un giudeo? La tua gente e i pontefici ti hanno consegnato a me. Che cosa hai fatto? C. Gesù rispose: J. «Il mio regno non è di questo mondo. Se di questo mondo fosse il mio regno, le mie guardie avrebbero combattuto perché non fossi messo in potere dei giudei. Il mio regno ora non è di qui ». C.  Ma Pilato riprese: S. Dunque tu sei re? C. Gesù rispose: J. «Tu lo dici: io son re. Io sono nato per questo, e per questo son venuto nel mondo, per rendere, cioè, testimonianza alla verità. Chi proviene dalla verità, dà ascolto alla mia parola». C. E Pilato gli domandò: S. Che cos'è la verità? C. Detto ciò, uscì di nuovo verso i Giudei, dicendo loro: S. Io non trovo in lui colpa alcuna. Ma siccome c'è usanza che rilasci libero uno in occasione della Pasqua, così volete che sia messo in libertà il re dei giudei? C. Ma essi gridarono ad una voce, dicendo: S. Non lui, no, vogliamo, ma Barabba! C. E Barabba era un ladro. Pilato prese allora Gesù e lo flagellò. E i soldati intrecciarono una corona di spine e gliela misero sul capo, e lo ricoprirono con una veste rossa. Poi gli si avvicinarono e gli dissero: S. Salve, o re dei giudei, C. e gli davano schiaffi. Di nuovo Pilato uscì fuori e disse: S. Ve lo faccio nuovamente vedere qui, perché vi convinciate che non trovo in lui colpa alcuna. C. Venne fuori infatti Gesù che aveva la corona di spine e la veste di porpora. E disse loro Pilato: S. Eccovi l'uomo!. C. A tal vista, i pontefici e i ministri si dettero a gridare dicendo: S. Crocifiggilo! Crocifiggilo! C. Rispose loro Pilato: S. Pigliatelo e crocifiggetelo voi. Per parte mia, io non vi trovo nessuna colpa. C. Gli replicarono i giudei: S. Noi abbiamo la legge; e secondo la legge egli deve morire, perché si è fatto Figlio di Dio. C. Sentendo queste parole, Pilato s'intimorì ancora di più. Rientrò quindi nel pretorio e interrogò Gesù: S. Di dove sei? C. Gesù per altro non gli dette alcuna risposta. Gli disse perciò Pilato: S. Non mi rispondi? Ma non sai che ho il potere di crocifiggerti, come ho il potere di rimetterti in libertà? C. Gli replicò Gesù: J. «Non avresti potere alcuno sopra di me, se non ti fosse stato dato dall'alto. Per questo chi mi ha consegnato nelle tue mani, è reo più gravemente di te». C. Da quel punto Pilato cercava, il modo di rimetterlo in libertà. I giudei invece incalzavano dicendo: Se lo rilasci, non sei amico di Cesare. Chiunque infatti pretende di essere re, va contro Cesare. C. Pilato allora, dopo tali discorsi, riportò fuori Gesù, e si assise in tribunale in un punto detto «Litostrato», in lingua ebraica, Gàbbata. Era la vigilia di Pasqua, ed era, quasi, l'ora sesta. Egli disse ai giudei: S. Ecco il vostro re! C. Ed essi per risposta vociarono: S. Toglilo, toglilo di mezzo, e crocifiggilo! C. Replicò loro Pilato: S. Dovrò io crocifiggere il vostro re? C. Gli soggiunsero i pontefici: S. Non abbiamo altro re fuori di Cesare. C. Fu allora che glielo con segnò nelle mani, perché lo mettessero in croce. Afferrarono quindi Gesù e lo menarono fuori. E portando la propria croce, egli si avviò a quel luogo che è chiamato Calvario, cioè, teschio, in ebraico, Golgota; dove lo crocifissero; e con lui crocifissero altri due, uno di qua e uno di là; e Gesù nel mezzo. Pilato, poi, compose il titolo della condanna e lo affisse alla croce. Era scritto: «Gesù Nazareno Re dei Giudei» Questo titolo infatti lo lessero molti, perché era vicino alla città il luogo, dove Gesù era stato crocifisso. Era scritto in ebraico, in greco e in latino. I pontefici ebrei per altro dissero a Pilato: S. Non ci scrivere: «Re dei Giudei» ; ma che costui aveva dichiarato: Io sono il Re dei Giudei. C. Pilato rispose: S. Quel che ho scritto, ho scritto. C. I soldati, pertanto, dopo averlo crocifisso, ne presero la veste e ne fecero quattro parti, una per ciascuno, e si impadronirono pure della tunica; la qual tunica era senza cuciture, perché fatta tutta a maglia dal capo in giù. Si dissero perciò: S. Non la dividiamo, ma tiriamola a sorte è sia di chi la vince. C. E ciò, perché si adempisse la Scrittura che dice: «Si son divisi i miei abiti, e misero a sorte la mia veste». E i soldati fecero appunto così. Stavano poi presso la croce di Gesù la sua Madre e la sorella di sua Madre, Maria di Cleofa e Maria Maddalena. Quando Gesù vide la Madre, e, lì vicino, il discepolo a cui voleva bene, disse alla Madre: J. «Donna, ecco il tuo figlio!» C. E poi disse al discepolo: J. «Ecco la tua madre!». E da quel punto il discepolo la ritenne come tale. Dopo ciò, conoscendo Gesù che tutto si era verificato, perché si compisse la Scrittura, disse: J. «Ho sete». C. Vi era lì un vaso pieno di aceto; ed essi, inzuppata una spugna nell'aceto ed avvolta ad ramo di issopo, gliela accostarono fino alla bocca. Dopo che ebbe sorbito l'aceto, Gesù disse: J. «Tutto è compiuto». Ed, abbassato il capo, spirò.
C. Siccome per altro era la Parasceve, così, perché non ne rimanessero in croce i cadaveri nel sabato — in realtà, era molto solenne quel sabato — i giudei pregarono Pilato che fossero ad essi spezzate le gambe e fossero levati via. Vennero infatti i soldati e ruppero le gambe al primo e al secondo che erano stati crocifissi con lui; ma quando furono a Gesù, poiché lo videro già morto non gli fracassarono le gambe; ma un milite gli aperse colla lancia il costato, dal quale uscì subito sangue ed acqua. E chi vide ciò, ne fa testimonianza, ben sapendo di dire la verità, appunto perché crediate anche voi. Tutte queste cose infine sono avvenute, perché si adempisse la Scrittura: «Non romperete a lui nessun osso», e un altro punto della Scrittura che dice: «Volgeranno lo sguardo verso di colui che hanno trafitto». Dopo questi avvenimenti, Giuseppe d'Arimatea — essendo discepolo di Gesù, sebbene di nascosto per paura dei giudei -- pregò Pilato per avere il corpo di Gesù; e Pilato gli permise di prenderlo. Arrivò dunque e prese il corpo di Gesù. Giunse pure Nicodemo — quell'individuo che era andato la prima volta da Gesù di notte -- e portò una mistura di mirra e di aloe, quasi un cento libbre. Presero dunque il corpo di Gesù e lo avvolsero in lenzuoli con gli aromi, come s'usa dai giudei nelle sepolture. In quella località poi, dove [Gesù] era stato crocifisso, si trovava un orto, e nell'orto un sepolcro nuovo, dove non era stato messo nessuno. Ivi appunto, giacché quella tomba era vicina, essendo la Parasceve dei giudei, deposero Gesù.



giovedì 2 aprile 2015

Giovedì Santo a Friburgo (Svizzera)


Santa Messa solenne con lavanda dei piedi; 
a seguire, riposizione del SSmo nel "Sepolcro".
Basilica di Nostra Signora a Friburgo (Svizzera).

(foto dal sito web della Basilica)






VANGELO

Ante diem festum Paschæ, sciens Iesus, quia venit hora eius, ut tránseat ex hoc mundo ad Patrem: cum dilexísset suos, qui erant in mundo, in finem diléxit eos. Et cena facta, cum diábolus iam misísset in cor, ut tráderet eum Iudas Simónis Iscariótæ: sciens, quia ómnia dedit ei Pater in manus, et quia a Deo exivit, et ad Deum vadit: surgit a cena et ponit vestiménta sua: et cum accepísset línteum, præcínxit se. Deinde mittit aquam in pelvim, et cœpit laváre pedes discipulórum, et extérgere línteo, quo erat præcínctus. Venit ergo ad Simónem Petrum. Et dicit ei Petrus: Dómine, tu mihi lavas pedes? Respóndit Iesus et dixit ei: Quod ego fácio, tu nescis modo, scies autem póstea. Dicit ei Petrus: Non lavábis mihi pedes in ætérnum. Respóndit ei Iesus: Si non lávero te, non habébis partem mecum. Dicit ei Simon Petrus: Dómine, non tantum pedes meos, sed et manus et caput. Dicit ei Iesus: Qui lotus est, non índiget nisi ut pedes lavet, sed est mundus totus. Et vos mundi estis, sed non omnes. Sciébat enim, quisnam esset, qui tráderet eum: proptérea dixit: Non estis mundi omnes. Postquam ergo lavit pedes eórum et accépit vestiménta sua: cum recubuísset íterum, dixit eis: Scitis, quid fécerim vobis? Vos vocátis me Magíster et Dómine: et bene dícitis: sum étenim. Si ergo ego lavi pedes vestros, Dóminus et Magíster: et vos debétis alter altérius laváre pedes. Exémplum enim dedi vobis, ut, quemádmodum ego feci vobis, ita et vos faciátis.

(Vangelo secondo Giovanni 13, 1 - 15)

Traduzione:

Prima della festa di Pasqua, Gesù sapendo che per lui era venuta l'ora di passare da questo mondo al Padre, dopo aver amato i suoi che erano nel mondo, li amò sino alla fine: e fatta la cena, quando il diavolo aveva già messo in cuore a Giuda, figliuolo di Simone Iscariota, il disegno di tradirlo: sapendo che il Padre gli aveva dato tutto nelle mani, e ch'era venuto da Dio e a Dio se ne tornava: si leva da tavola, depone il mantello e, preso un asciugatoio, se Io cinge. Poi versa dell'acqua nel bacino, e si mette a lavare i piedi ai discepoli e a rasciugarli con l'asciugatoio. Viene dunque a Simon Pietro; e Pietro gli dice: Signore, tu lavare i piedi a me? Gesù gli rispose: «Quel che io faccio, tu adesso non lo sai; ma lo capirai dopo». Pietro gli dice: Tu non mi laverai i piedi, mai! E Gesù gli risponde: «Se io non ti laverò, non avrai parte con me». E Simon Pietro gli dice: Signore, non soltanto i piedi, ma anche le mani e il capo! E Gesù gli dice : «Chi è stato lavato, non ha bisogno di lavarsi, se non i piedi, ma è interamente mondo. E voi siete mondi, ma non tutti». Siccome sapeva chi era colui che l'avrebbe tradito, per questo disse: «Non tutti siete mondi». Come dunque ebbe loro lavato i piedi, ed ebbe ripreso il mantello, rimessosi a tavola, disse loro: « Lo capite quel che vi ho fatto? Voi mi chiamate Maestro e Signore; e dite bene, perché lo sono. Orbene, se io, che sono il Signore e il Maestro , vi ho lavato i piedi, anche voi dovete lavarvi i piedi l'uno all'altro. Poiché vi ho dato un esempio, affinché cosi come ho fatto io, facciate anche voi».