lunedì 7 dicembre 2020

7 dicembre: sant'Ambrogio

 

Le Reliquie del Santo nella Basilica omonima a Milano.

(photo by don Juan Andres Caniato)


VANGELO

In illo témpore: Dixit Iesus discípulis suis: Vos estis sal terræ. Quod si sal evanúerit, in quo saliétur? Ad níhilum valet ultra, nisi ut mittátur foras, et conculcétur ab homínibus. Vos estis lux mundi. Non potest cívitas abscóndi supra montem pósita. Neque accéndunt lucérnam, et ponunt eam sub módio, sed super candelábrum, ut lúceat ómnibus qui in domo sunt. Sic lúceat lux vestra coram homínibus, ut vídeant ópera vestra bona, et gloríficent Patrem vestrum, qui in coelis est. Nolíte putáre, quóniam veni sólvere legem aut prophétas: non veni sólvere, sed adimplére. Amen, quippe dico vobis, donec tránseat coelum et terra, iota unum aut unus apex non præteríbit a lege, donec ómnia fiant. Qui ergo solvent unum de mandátis istis mínimis, et docúerit sic hómines, mínimus vocábitur in regno coelórum: qui autem fécerit et docúerit, hic magnus vocábitur in regno coelórum.

(Vangelo secondo Matteo 5, 13 - 19)

Traduzione:

In quel tempo Gesù disse ai suoi discepoli: «Voi siete il sale della terra. E se il sale perde la sua virtù, come lo si riattiverà? Non è più buono che ad essere gettato via e calpestato dalla gente. Voi siete la luce del mondo. Non può rimanere nascosta una città posta sopra un monte. Né si accende la lucerna per riporla sotto il moggio, ma sul candeliere, perché faccia lume a quanti sono in casa. Così risplenda la vostra luce dinanzi agli uomini, affinché vedano le vostre opere buone e glorifichino il Padre vostro che è nei cieli. Non crediate che io sia venuto ad abrogare la legge o i Profeti, ma a completare. In verità vi dico che finché non passi il cielo e la terra non passerà un solo iota o un apice solo della Legge, che tutto non sia compiuto. Chi pertanto violerà uno dei minimi di questi comandamenti e insegnerà così agli uomini, sarà tenuto minimo nel regno dei cieli; ma colui che avrà operato ed insegnato, sarà tenuto grande nel regno dei cieli».



Gonfalone della Città di Milano, presso Museo delle Arti Decorative.

Gonfalone di Sant'Ambrogio, 1565-1566, su disegno di Giuseppe Arciboldi e Giuseppe Meda, ricamatori Scipione Delfinione, Giovanni Pusterla, Civiche raccolte di Arte Applicata del Castello Sforzesco, Milano. 
Il gonfalone fu commissionato dalla Magnifica Comunità della Città di Milano nel 1565, ai pittori Arciboldi e Meda che ne realizzarono il disegno e le parti dipinte a tempera, mentre i ricamatori Pusterla e Delfinione realizzarono le parti ricamate con la tecnica del riporto di tessuti preziosi e varie altre tecniche di ricamo, includendo tra l'altro molte pietre preziose.
Il gonfalone fu inaugurato l'otto di settembre del 1566, giorno della festa del Duomo (Santa Maria Nascente) e benedetto dal Cardinal Arcivescovo San Carlo Borromeo.
Il pregiato e prezioso Gonfalone misura 5 metri di altezza e tre metri e mezzo di larghezza. Per il suo uso ha subito vari restauri a causa D dell'usura e sostituito da una copia, mentre l'originale fu consegnato in deposito permanente al museo del castello Sforzesco.  

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