giovedì 5 febbraio 2026

5 febbraio: sant'Agata


(photo by Gianni Dell'Utri)




VANGELO

In illo témpore: Accessérunt ad Iesum pharisaei, tentántes eum et dicéntes: Si licet hómini dimíttere uxórem suam quacúmque ex causa? Qui respóndens, ait eis: Non legístis, quia, qui fecit hóminem ab inítio, másculum et féminam fecit eos? et dixit: Propter hoc dimíttet homo patrem, et matrem, et adhærébit uxóri suæ, et erunt duo in carne una. Itaque iam non sunt duo, sed una caro. Quod ergo Deus coniúnxit, homo non séparet. Dicunt illi: Quid ergo Móyses mandávit dare libéllum repúdii, et dimíttere? Ait illis: Quóniam Móyses ad durítiam cordis vestri permísit vobis dimíttere uxóres vestras: ab inítio autem non fuit sic. Dico autem vobis, quia, quicúmque dimíserit uxórem suam, nisi ob fornicatiónem, et áliam dúxerit, moechátur: et qui dimíssam duxerit, moechátur. Dicunt ei discípuli eius: Si ita est causa hóminis cum uxore, non expedit nubere. Qui dixit illis: Non omnes cápiunt verbum istud, sed quibus datum est. Sunt enim eunúchi, qui de matris útero sic nati sunt; et sunt eunúchi, qui facti sunt ab homínibus; et sunt eunúchi, qui seípsos castravérunt propter regnum coelórum. Qui potest cápere, cápiat.

Vangelo di Matteo 19, 3  12

Traduzione:

In quel tempo si accostarono a Gesù dei Farisei per tentarlo, e gli dissero: «È lecito all'uomo ripudiare, per un motivo qualsiasi, la propria moglie?». Ed egli rispose loro: «Non avete letto che il Creatore da principio li creò maschio e femmina; e disse: “Per questo l'uomo lascerà il padre e la madre e si unirà con la moglie e i due saranno una sola carne"? Dunque, non son più due, ma una sola carne. Ciò che Dio ha congiunto l'uomo dunque non lo divida». Allora gli replicarono : «Ma perché Mosè comandò di dare il libello di divorzio e di mandarla via?». E Gesù: «Per la durezza del vostro cuore, Mosè vi permise di ripudiare le vostre mogli; ma da principio non fu così. Io poi vi dico: chi rimanda la propria donna, se non è concubinato, e ne prende un'altra, è adultero; e chi sposa la ripudiata è adultero». Gli dicono i suoi discepoli: «Se tale è la condizione dell'uomo rispetto alla moglie, non conviene ammogliarsi». Ed egli disse loro: «Non tutti capiscono questo, ma soltanto quelli a cui è stato concesso. Ci sono infatti degli eunuchi, usciti tali dal seno della madre, e ci sono degli eunuchi fatti tali dagli uomini, e ci sono di quelli che si san fatti eunuchi da sé in vista del regno dei cieli. Comprenda chi può».


La nota del Liturgo 

"Oggi, nell'epistola, san Paolo (I Cor. I, 26-31) fa rilevare il mistero profondo della grazia, che eleva gli strumenti più deboli e disadatti a compiere i prodigi più meravigliosi. Che cosa infatti vi può essere di più debole d'una giovanetta? Eppure, sotto l'azione dello Spirito Santo, Agata santa affronta impavida la crudeltà e l'oscena malizia dei persecutori, e, cinta della duplice corona di verginità e di martirio, vola allo Sposo celeste, per divenire la protettrice della sua città natale, anzi di tutta la Chiesa! E' noto infatti che sant'Agata, non solo viene invocala a Catania contro le eruzioni dell'Etna, ma che l'antichità Cristiana le ha attribuito una singolare efficacia d'intercessione contro i terremoti. Per questo in tutte le parti d'Italia, nelle città e nelle campagne, si vedono ancor oggi numerose cappelle intitolate alla Martire Catanese.
(...) Nella lezione evangelica, (Matt. XIX, 3-12) per quanto ora sembri che male si accordi colla riservatezza cristiana, - Gesù parlava a dei grossolani Semiti - si fanno gli elogi della verginità. Questa però non è una legge universale, ma una vocazione speciale, a cui Dio chiama solo alcune anime prescelte. Come vi sono degli evirati a motivo di malattia o di mutilazione, cosi vi sono delle anime generose, che colla spada spirituale della mortificazione s'impongono volontariamente la castità perfetta, onde esser sacre a Dio e col corpo e col cuore.

(...) Non sono già le forze del Martire, ma è la grazia che lo rende superiore ai tormenti; onde gli Angeli ne esultano, non già precisamente per i soli patimenti, ma perché per mezzo di essi Dio viene glorificato, e l'innocente vittima, posta al bando quaggiù, acquista diritto di cittadinanza nella Gerusalemme superna."

(S.E.R. Cardinale A. I. Schuster OSB, Liber Sacramentorum, vol. VI, pp. 221-223)



Il martirio di Sant'Agata, affresco del XV secolo, 
chiesa di Saint-Croix a Ris, Puy de Dome.

(foto dal web)


INNO A SANT'AGATA

Martyris ecce dies Agathae,
Virginis emicat eximiae,
Christus eam sibi qua sociat,
Et diadema duplex decorat.

Stirpe decens, elegans specie,
Sed magis actibus atque fide,
Terrea prospera nil reputans,
Iussa Dei sibi corde ligans.

Fortior haec trucibusque viris,
Exposuit sua membra flagris,
Pectore quam fuerit valida
Torta mamilla docet patulo.

Deliciae cui carcer erat,
Pastor ovem Petrus hanc recreat ;
Inde gavisa magisque flagrans,
Cuncta flagella cucurrit ovans.

Ethnica turba rogum fugiens,
Huius et ipsa meretur opem ;
Quos fidei titulus decorat
His Venerem magis ipsa premat.



***


Link per le donazioni tramite PayPal:

mercoledì 4 febbraio 2026

4 febbraio: sant'Andrea Corsini


Guido Reni, Sant'Andrea Corsini in preghiera, Galleria degli Uffizi, Firenze.

(photo by Alessandro Franzoni)




VANGELO

In illo témpore: Dixit Iesus discípulis suis parábolam hanc: Homo péregre proficíscens vocávit servos suos, et trádidit illis bona sua. Et uni dedit quinque talénta, álii autem duo, álii vero unum, unicuíque secúndum própriam virtútem, et proféctus est statim. Abiit autem, qui quinque talénta accéperat, et operátus est in eis, et lucrátus est ália quinque. Simíliter et, qui duo accéperat, lucrátus est ália duo. Qui autem unum accéperat, ábiens fodit in terram, et abscóndit pecúniam dómini sui. Post multum vero témporis venit dóminus servórum illórum, et pósuit ratiónem cum eis. Et accédens qui quinque talénta accéperat, óbtulit ália quinque talénta,dicens: Dómine, quinque talénta tradidísti mihi, ecce, ália quinque superlucrátus sum. Ait illi dóminus eius: Euge, serve bone et fidélis, quia super pauca fuísti fidélis, super multa te constítuam: intra in gáudium dómini tui. Accéssit autem et qui duo talénta accéperat, et ait: Dómine, duo talénta tradidísti mihi, ecce, ália duo lucrátus sum. Ait illi dóminus eius: Euge, serve bone et fidélis, quia super pauca fuísti fidélis, super multa te constítuam: intra in gáudium dómini tui.

Vangelo di Matteo 25, 12 - 23

Traduzione:

In quel tempo Gesù disse ai suoi discepoli questa parabola: «Un uomo, in procinto di partire, chiamati i servi consegnò loro i suoi beni: a chi diede cinque talenti, a chi due, a chi uno: a ciascuno secondo la sua capacità, e subito partì. Tosto colui, che aveva ricevuto cinque talenti, andò a negoziarli e ne guadagnò altri cinque. Similmente quello che ne aveva ricevuti due, ne guadagnò altri due. Ma colui che ne aveva ricevuto uno andò a fare una buca nella terra e vi nascose il danaro del suo padrone. Or molto tempo dopo ritornò il padrone di quei servi, e li chiamò a render conto. E venuto quello che aveva ricevuto cinque talenti, ne presentò altri cinque dicendo: “Signore, me ne desti cinque, ecco ne ho guadagnati altri cinque”. E il padrone a lui: “Bene, servo buono e fedele, perché sei stato fedele nel poco, ti darò potere su molto; entra nella gioia del tuo Signore". E presentatosi l'altro che aveva ricevuto due talenti, disse: “Signore, me ne hai affidati due; eccone guadagnati altri due". E il padrone a lui: “Bene, servo buono e fedele, perché sei stato fedele, nel poco, ti darò potere su molto: entra nella gioia del tuo Signore"».


***


Link per le donazioni tramite PayPal:

martedì 3 febbraio 2026

3 febbraio: san Biagio


Raffigurazione musiva del Santo, dalla Cappella Palatina a Palermo; al di sopra del capitello, scena del Sacrificio d Isacco.

(photo by Francesco Bianco)



Agiografia

San Biagio nacque a Sebaste nell'Armenia. Passò la giovinezza fra gli studi, dedicandosi in modo particolare alla medicina. Al letto dei sofferenti curava le infermità del corpo, e con la buona parola e l'esempio cristiano cercava pure di risanare le infermità spirituali. Geloso della sua purezza ed amantissimo della vita religiosa, pensava di entrare in un monastero, quando, morto il vescovo di Sebaste, venne eletto a succedergli. Da quell'istante la sua vita fu tutta spesa pel bene dei suoi fedeli. In quel tempo la persecuzione scatenata da Diocleziano e continuata da Licinio infuriava nell'Armenia per opera dei presidi Lisia ed Agricola. Quest'ultimo, appena prese possesso della sua sede, Sebaste, si pose con febbrile attività in cerca di Biagio, il vescovo di cui sentiva continuamente magnificare lo zelo. Ma il sagace pastore, per non lasciare i fedeli senza guida, ai primordi della procella, si era eclissato in una caverna del monte Argeo. 
Per moltissimo tempo rimase celato in quella solitudine, vivendo in continua preghiera e continuando sempre il governo della Chiesa con messaggi segreti. Un giorno però un drappello di soldati mandati alla caccia delle belve per i giochi dell'anfiteatro, seguendo le orme delle fiere, giunsero alla sua grotta. Saputo che egli era precisamente il vescovo Biagio, lo arrestarono subito e lo condussero al preside. 
Il tragitto dal monte alla città fu un vero trionfo, perchè il popolo, nonostante il pericolo che correva, venne in folla a salutare colui che aveva in somma venerazione. Fra tanta gente corse anche una povera donna che, tenendo il suo povero bambino moribondo sulle sue braccia, scongiurava con molte lacrime il Santo a chiedere a Dio la guarigione del figlio. Una spina di pesce gli si era fermata in gola e pareva lo volesse soffocare da un momento all'altro. Biagio, mosso a compassione di quel bambino, sollevò gli occhi al cielo e fece sul sofferente il segno della croce.



Affresco medievale raffigurante il Santo dalla chiesa omonima a Zugliano (Vicenza).




***


Link per le donazioni tramite PayPal:

lunedì 2 febbraio 2026

2 febbraio: Purificazione della BVM (Candelora)


Presentazione al Tempio, dal portale della Sacrestia di san Simeone Profeta (Venezia).

(photo by Alessandro Franzoni)




VANGELO

In illo témpore: Postquam impleti sunt dies purgatiónis Maríæ, secúndum legem Moysi, tulérunt Iesum in Ierúsalem, ut sísterent eum Dómino, sicut scriptum est in lege Dómini: Quia omne masculínum adapériens vulvam sanctum Dómino vocábitur. Et ut darent hóstiam, secúndum quod dictum est in lege Dómini, par túrturum aut duos pullos columbárum. Et ecce, homo erat in Ierúsalem, cui nomen Símeon, et homo iste iustus et timorátus, exspéctans consolatiónem Israël, et Spíritus Sanctus erat in eo. Et respónsum accéperat a Spíritu Sancto, non visúrum se mortem, nisi prius vidéret Christum Dómini. Et venit in spíritu in templum. Et cum indúcerent púerum Iesum parentes eius, ut fácerent secúndum consuetúdinem legis pro eo: et ipse accépit eum in ulnas suas, et benedíxit Deum, et dixit: Nunc dimíttis servum tuum, Dómine, secúndum verbum tuum in pace: Quia vidérunt óculi mei salutáre tuum: Quod parásti ante fáciem ómnium populórum: Lumen ad revelatiónem géntium et glóriam plebis tuæ Israël.

Vangelo di Luca 2, 22 - 32

Traduzione:

In quel tempo: Compiutisi i giorni della purificazione di Maria, secondo la legge di Mosè, portarono Gesú a Gerusalemme per presentarlo al Signore, come è scritto nella legge di Dio: Ogni maschio primogénito sarà consacrato al Signore; e per fare l’offerta, come è scritto nella legge di Dio: un paio di tortore o due piccoli colombi. Vi era allora in Gerusalemme un uomo chiamato Simone, e quest’uomo giusto e timorato aspettava la consolazione di Israele, e lo Spirito Santo era in lui. E lo Spirito Santo gli aveva rivelato che non sarebbe morto prima di vedere l’Unto del Signore. Condotto dallo Spirito andò al tempio. E quando i parenti vi recarono il bambino Gesú per adempiere per lui alla consuetudine della legge: questi lo prese in braccio e benedisse Dio, dicendo: Adesso lascia, o Signore, che il tuo servo se ne vada in pace, secondo la tua parola: Perché gli occhi miei hanno veduta la salvezza che hai preparato per tutti i popoli: Luce per illuminare le nazioni e gloria del popolo tuo Israele.


***


Link per le donazioni tramite PayPal:


domenica 1 febbraio 2026

Domenica di Settuagesima a Ferrara


Santa Messa letta alle ore 8:30 presso la chiesa di Santa Chiara in Corso Giovecca 179, Ferrara.
Celebrante don Davide Benini. 

(photo by Alessandro Franzoni)




VANGELO

In illo témpore: Dixit Iesus discípulis suis parábolam hanc: Simile est regnum coelórum hómini patrifamílias, qui éxiit primo mane condúcere operários in víneam suam. Conventióne autem facta cum operáriis ex denário diúrno, misit eos in víneam suam. Et egréssus circa horam tértiam, vidit álios stantes in foro otiósos, et dixit illis: Ite et vos in víneam meam, et quod iustum fúerit, dabo vobis. Illi autem abiérunt. Iterum autem éxiit circa sextam et nonam horam: et fecit simíliter. Circa undécimam vero éxiit, et invénit álios stantes, et dicit illis: Quid hic statis tota die otiósi? Dicunt ei: Quia nemo nos condúxit. Dicit illis: Ite et vos in víneam meam. Cum sero autem factum esset, dicit dóminus víneæ procuratóri suo: Voca operários, et redde illis mercédem, incípiens a novíssimis usque ad primos. Cum veníssent ergo qui circa undécimam horam vénerant, accepérunt síngulos denários. Veniéntes autem et primi, arbitráti sunt, quod plus essent acceptúri: accepérunt autem et ipsi síngulos denários. Et accipiéntes murmurábant advérsus patremfamílias, dicéntes: Hi novíssimi una hora fecérunt et pares illos nobis fecísti, qui portávimus pondus diéi et æstus. At ille respóndens uni eórum, dixit: Amíce, non facio tibi iniúriam: nonne ex denário convenísti mecum? Tolle quod tuum est, et vade: volo autem et huic novíssimo dare sicut et tibi. Aut non licet mihi, quod volo, fácere? an óculus tuus nequam est, quia ego bonus sum? Sic erunt novíssimi primi, et primi novíssimi. Multi enim sunt vocáti, pauci vero elécti.

Vangelo di Matteo  20, 1 -16

Traduzione:

In quel tempo: Gesù disse ai suoi discepoli questa parabola: Il regno dei cieli è simile a un padre di famiglia, il quale andò di gran mattino a fissare degli operai per la sua vigna. Avendo convenuto con gli operai un denaro al giorno, li mandò nella sua vigna. E uscito fuori circa all’ora terza, ne vide altri che se ne stavano in piazza oziosi, e disse loro: Andate anche voi nella mia vigna, e vi darò quel che sarà giusto. E anche quelli andarono. Uscì di nuovo circa all’ora sesta e all’ora nona e fece lo stesso. Circa all’ora undicesima uscì ancora, e ne trovò altri, e disse loro: Perché state qui tutto il giorno in ozio? Quelli risposero: Perché nessuno ci ha presi. Ed egli disse loro: Andate anche voi nella mia vigna. Venuta la sera, il padrone della vigna disse al suo fattore: Chiama gli operai e paga ad essi la mercede, cominciando dagli ultimi fino ai primi. Venuti dunque quelli che erano andati circa all’undicesima ora, ricevettero un denaro per ciascuno. Venuti poi i primi, pensarono di ricevere di più: ma ebbero anch’essi un denaro per uno. E ricevutolo, mormoravano contro il padre di famiglia, dicendo: Questi ultimi hanno lavorato un’ora e li hai eguagliati a noi che abbiamo portato il peso della giornata e del caldo. Ma egli rispose ad uno di loro, e disse: Amico, non ti faccio ingiustizia, non ti sei accordato con me per un denaro? Prendi quel che ti spetta e vattene: voglio dare anche a quest’ultimo quanto a te. Non posso dunque fare come voglio? o è cattivo il tuo occhio perché io son buono? Così saranno, ultimi i primi, e primi gli ultimi. Molti infatti saranno i chiamati, ma pochi gli eletti.


***


Link per le donazioni tramite PayPal:

sabato 31 gennaio 2026

31 gennaio: Traslazione di san Marco Evangelista (Venezia)


Tintoretto, 1563, Galleria dell'Accademia, Venezia.

(photo by Francesco Bianco)




In breve

Il corpo del Santo evangelista fu conservato e venerato a lungo ad Alessandria. Oltre la testimonianza di Palladio abbiamo quella degli Atti di san Pietro, vescovo di quella città nel quarto secolo, (la stesura però di questa “passio” è molto posteriore) che ci dicono come nella località del martirio di san Marco, a Bucoli, c’era una chiesa costruita nel 310, appena i cristiani poterono costruirne una all’aperto, e un cimitero che prendeva il nome del santo. Il corpo di San Marco era molto probabilmente ancora lì, custodito in una bella tomba di marmo, in una chiesa situata presso il porto all’entrata della città quando nel secolo ottavo essa cadde in mano degli Arabi.

Il monaco franco Bernardo però che verso la fine del secolo nono compie il suo pellegrinaggio in terra santa ci assicura (il manoscritto che abbiamo è abbastanza tardo ma sembra doversi ricondurre ad una fonte più antica) che il corpo dell’evangelista non si trovava più in Egitto ma era stato trasportato a Venezia. Queste le voci che il monaco raccoglie sul posto e che confermerebbero la tradizione.

Secondo questa infatti nel 828 dieci navi veneziane spinte dal vento contro la volontà dei loro marinai, “navigantes velut inviti” avrebbero approdato ad Alessandria d’Egitto contravvenendo ai decreti dell’imperatore bizantino Leone V l’Armeno (813-820), confermati dal duca veneziano Giustiniano Partecipazio, che proibivano il commercio con gli arabi; contravvenzione però avvenuta “Deo volente … divino nutu”, tiene a ripetere l’estensore del racconto. Tra gli occupanti di quelle navi, che tra l’altro da buoni mercanti avevano approfittato di quella sosta forzata per fare affari, si trovavano i tribuni Buono da Malamocco e Rustico da Torcello. Costoro oltre che buoni mercanti erano anche uomini pii e ogni giorno si recavano nella chiesa dove era sepolto il corpo di san Marco, vicino al porto, per venerarlo. Entrarono così in amicizia con i custodi del tempio e soprattutto col monaco Staurazio e il prete Teodoro, quest’ultimo secondo il costume orientale, sposato. Data l’usanza instaurata dal califfo abasside Mamum di spogliare le chiese cristiane per costruire delle moschee e la paura che regnava tra i cristiani di vedere distruggere i luoghi di culto e profanare le preziose reliquie, i due veneziani propongono ai due alessandrini di trafugare il corpo dell’evangelista. E’ vero, essi rispondono alle obiezioni di quest’ultimi, che il santo ha evangelizzato Alessandria e sarebbe giusto che vi restasse il suo corpo, ma prima ancora ha evangelizzato Aquileia e la regione veneta “unde nos sumus primogeniti filii eius” (e noi siamo i suoi figli primogeniti), per cui non si tratterebbe che di un ritorno “nos Dominus hic velut invitos adduxit ut nobis eundem nostrum sanctissimum patrem restituat” e poi ci sarà anche una buona ricompensa per voi da parte del duca veneziano.

Staurazio e Teodoro da principio non cedono ma poi, anche perché il pericolo di profanazione diventa sempre più prossimo ed uno degli altri custodi del tempio è già stato arrestato, acconsentono ai desideri di Buono e di Rustico. Il corpo dell’evangelista viene imbarcato sotto gli occhi degli arabi con uno stratagemma: la cesta che lo contiene viene riempita di foglie di cavoli e di altri ortaggi e di carne porcina alla cui vista essi si mettono a gridare “Kinzir, Kinzir” (maiale, maiale) e si allontanano sputando. Forse tale sistema viene adoperato per ingannare non solo i mussulmani ma anche i cristiani alessandrini, attaccati al loro santo patrono e una frase del racconto potrebbe farcelo sospettare. Incomincia così il viaggio di ritorno e la leggenda fiorisce a questo punto di miracoli. Al passaggio delle sacre spoglie si sparge attorno un insistente profumo; la nave di Buono e Rustico va a piantarsi velocemente sul fianco di un’altra i cui occupanti li deridevano dicendo che era stata data loro una mummia e non il corpo del santo e non si stacca finché questi ultimi non riconoscono la verità; il salvataggio nella tempesta; gli isolani che vanno incontro alla nave, prodigiosamente avvertiti del trasporto; il demonio che si impossessa del negatore più ostinato. Arrivano finalmente in Istria, ad Umago e si fermano incerti sul da farsi. Mandano allora a Giustiniano Partecipazio un’ambasceria per dargli il lieto annuncio e farsi perdonare la trasgressione dei suoi ordini. Il duca accoglie con gioia la notizia e si prepara con il vescovo Orso e il popolo a ricevere “talem thesaurum”. E la preziosa reliquia arriva a Rivo Alto. Le autorità religiose e civili gli si fanno processionalmente incontro e altri miracoli segnano il suo trasporto. Mentre ci si avvia per la scala che porta al palazzo ducale non c’è neppure il più tenue soffiar di vento, ma il manto che copre il corpo santo si agita come se fosse mosso da una impetuosa e misteriosa forza e i portatori, cui prima il corpo pesava moltissimo, non fanno più nessuna fatica. Lo si depone in una stanza vicina la palazzo in attesa di costruirvi la chiesa. Morto nel 829 Giustiniano, secondo quanto egli stesso dispone nel suo testamento viene eretto dal fratello Giovanni “infra territorio sancti Zachariae”, una basilica “elegantissimae formae, ad eam similitudinem, quam supra domuni tumulum Hierosolimis viderat” cioè a pianta centrale e vi si depone “honore dignissimo venerabillimum corpus”.

I valori religiosi e civili nel culto di san Marco si potenziano a vicenda e si fondono in una infrangibile unità, destinata a durare nei secoli. L’evangelista diventa il simbolo della patria, le monete e le bandiere si fregeranno del leone alato, la basilica marciana diventerà tempio e arengo. “Viva San Marco!”; con questo grido i veneziani saluteranno le loro vittorie e si rinfrancheranno dopo le loro sconfitte. (A. NIERO, Culto dei Santi a Venezia, Venezia, Studium Cattolico Veneziano, 1965.).

La festa era solennemente celebrata nella Basilica Ducale: il Primicerio cantava solennemente il Pontificale alla presenza di tutto il Capitolo, e il Doge vi assisteva insieme a tutta la Signoria. Ancora con una certa solennità il Patriarca, trasferitosi nella Basilica dopo l'imperiosa riorganizzazione napoleonica del territorio ecclesiastico veneziano occorsa nel 1806, celebrava la festa del 31 gennaio.


***


Link per le donazioni tramite PayPal:

venerdì 30 gennaio 2026

30 gennaio: santa Martina


Reliquiario del capo di Santa Martina esposta sull'altare della Santa nella chiesa dei SS Luca e Martina a Roma.

(photo by Giuliano Zoroddu)




VANGELO

In illo témpore: Dixit Iesus discípulis suis parábolam hanc: Simile erit regnum coelórum decem virgínibus: quæ, accipiéntes lámpades suas, exiérunt óbviam sponso et sponsæ. Quinque autem ex eis erant fátuæ, et quinque prudéntes: sed quinque fátuæ, accéptis lampádibus, non sumpsérunt óleum secum: prudéntes vero accepérunt óleum in vasis suis cum lampádibus. Horam autem faciénte sponso, dormitavérunt omnes et dormiérunt. Média autem nocte clamor factus est: Ecce, sponsus venit, exíte óbviam ei. Tunc surrexérunt omnes vírgines illae, et ornavérunt lámpades suas. Fátuæ autem sapiéntibus dixérunt: Date nobis de óleo vestro: quia lámpades nostræ exstinguúntur. Respondérunt prudéntes, dicéntes: Ne forte non suffíciat nobis et vobis, ite pótius ad vendéntes, et émite vobis. Dum autem irent émere, venit sponsus: et quæ parátæ erant, intravérunt cum eo ad núptias, et clausa est iánua. Novíssime vero véniunt et réliquæ vírgines, dicéntes: Dómine, Dómine, áperi nobis. At ille respóndens, ait: Amen, dico vobis, néscio vos. Vigiláte ítaque, quia nescítis diem neque horam.

Vangelo di Matteo 25, 1 - 13

Traduzione:

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli questa parabola: «Il regno dei cieli sarà simile a dieci vergini che presero le loro lampade e uscirono incontro allo sposo e alla sposa. Ma cinque di esse erano stolte e cinque prudenti. Le cinque stolte, nel prendere le lampade, non presero l'olio con sé; le prudenti, invece, insieme con le lampade presero anche l'olio, nei loro vasi. Tardando a venire lo sposo, si assopirono tutte e si addormentarono. Ma a mezzanotte si udì un clamore: “Ecco viene lo sposo: uscitegli incontro”. Allora tutte le vergini si alzarono e prepararono le loro lampade. E dissero le stolte alle prudenti: “Dateci un po' del vostro olio, poiché le nostre lampade stanno per spegnersi”. Risposero le prudenti dicendo: “Non basterebbe né a noi, né a voi: andate piuttosto dai rivenditori e compratevene”. Mentre esse andavano, giunse lo Sposo; e quelle che erano pronte entrarono con lui alla festa nuziale, e la porta fu chiusa. All'ultimo momento, giunsero anche le altre vergini e dicevano: O Signore, Signore, aprici!". Ma egli rispose: “In verità vi dico: non vi conosco”. Vigilate, dunque, poiché non sapete né il giorno né l'ora».


***


Link per le donazioni tramite PayPal:

giovedì 29 gennaio 2026

29 gennaio: san Francesco di Sales


Prefazio proprio di San Francesco di Sales, da un Messale edito nel Regno delle Due Sicilie.



VANGELO

In illo témpore: Dixit Iesus discípulis suis: Vos estis sal terræ. Quod si sal evanúerit, in quo saliétur? Ad níhilum valet ultra, nisi ut mittátur foras, et conculcétur ab homínibus. Vos estis lux mundi. Non potest cívitas abscóndi supra montem pósita. Neque accéndunt lucérnam, et ponunt eam sub módio, sed super candelábrum, ut lúceat ómnibus qui in domo sunt. Sic lúceat lux vestra coram homínibus, ut vídeant ópera vestra bona, et gloríficent Patrem vestrum, qui in cœlis est. Nolíte putáre, quóniam veni sólvere legem aut prophétas: non veni sólvere, sed adimplére. Amen, quippe dico vobis, donec tránseat cœlum et terra, iota unum aut unus apex non præteríbit a lege, donec ómnia fiant. Qui ergo solvet unum de mandátis istis mínimis, et docúerit sic hómines, mínimus vocábitur in regno cœlórum: qui autem fécerit et docúerit, hic magnus vocábitur in regno cœlórum.

Vangelo di Matteo 5, 13 - 19

Traduzione:

In quel tempo Gesù disse ai suoi discepoli: «Voi siete il sale della terra. E se il sale perde la sua virtù, come lo si riattiverà? Non è più buono che ad essere gettato via e calpestato dalla gente. Voi siete la luce del mondo. Non può rimanere nascosta una città posta sopra un monte. Né si accende la lucerna per riporla sotto il moggio, ma sul candeliere, perché faccia lume a quanti sono in casa. Così risplenda la vostra luce dinanzi agli uomini, affinché vedano le vostre opere buone e glorifichino il Padre vostro che è nei cieli. Non crediate che io sia venuto ad abrogare la Legge o i Profeti, ma a completare. In verità vi dico che finché non passi il cielo e la terra non passerà un solo iota o un apice solo della Legge, che tutto non sia compiuto. Chi pertanto violerà uno dei minimi di questi comandamenti e insegnerà così agli uomini, sarà tenuto minimo nel regno dei cieli; ma colui che avrà operato ed insegnato, sarà tenuto grande nel regno dei cieli».





***


Link per le donazioni tramite PayPal:

mercoledì 28 gennaio 2026

28 gennaio: San Pietro da Nola


(photo by Alessandro Franzoni)




VANGELO

In illo témpore: Dixit Iesus discípulis suis: Nolíte timére, pusíllus grex, quia complácuit Patri vestro dare vobis regnum. Véndite quæ possidétis, et date eleemósynam. Fácite vobis sácculos, qui non veteráscunt, thesáurum non deficiéntem in cœlis: quo fur non apprópiat, neque tínea corrúmpit. Ubi enim thesáurus vester est, ibi et cor vestrum erit.

Vangelo di Luca 12. 32 - 34

Traduzione:

At that time, Jesus said to His disciples, Do not be afraid, little flock, for it has pleased your Father to give you the kingdom. Sell what you have and give alms. Make for yourselves purses that do not grow old, a treasure unfailing in heaven, where neither thief draws near nor moth destroys. For where your treasure is, there also will your heart be.


***


Link per le donazioni tramite PayPal:

martedì 27 gennaio 2026

27 gennaio: san Giovanni Crisostomo


Sebastiano del Piombo, Pala di San Giovanni Crisostomo, olio su tela, chiesa di San Giovanni Crisostomo a Venezia.

(photo by Wikipedia)




VANGELO

In illo témpore: Dixit Iesus discípulis suis: Vos estis sal terræ. Quod si sal evanúerit, in quo saliétur? Ad níhilum valet ultra, nisi ut mittátur foras, et conculcétur ab homínibus. Vos estis lux mundi. Non potest cívitas abscóndi supra montem pósita. Neque accéndunt lucérnam, et ponunt eam sub módio, sed super candelábrum, ut lúceat ómnibus qui in domo sunt. Sic lúceat lux vestra coram homínibus, ut vídeant ópera vestra bona, et gloríficent Patrem vestrum, qui in cœlis est. Nolíte putáre, quóniam veni sólvere legem aut prophétas: non veni sólvere, sed adimplére. Amen, quippe dico vobis, donec tránseat cœlum et terra, iota unum aut unus apex non præteríbit a lege, donec ómnia fiant. Qui ergo sólverit unum de mandátis istis mínimis, et docúerit sic hómines, mínimus vocábitur in regno cœlórum: qui autem fécerit et docúerit, hic magnus vocábitur in regno cœlórum.

Vangelo di Matteo 5, 13 - 19

Traduzione:

In quel tempo Gesù disse ai suoi discepoli: «Voi siete il sale della terra. E se il sale perde la sua virtù, come lo si riattiverà? Non è più buono che ad essere gettato via e calpestato dalla gente. Voi siete la luce del mondo. Non può rimanere nascosta una città posta sopra un monte. Né si accende la lucerna per riporla sotto il moggio, ma sul candeliere, perché faccia lume a quanti sono in casa. Così risplenda la vostra luce dinanzi agli uomini, affinché vedano le vostre opere buone e glorifichino il Padre vostro che è nei cieli. Non crediate che io sia venuto ad abrogare la Legge o i Profeti, ma a completare. In verità vi dico che finché non passi il cielo e la terra non passerà un solo iota o un apice solo della Legge, che tutto non sia compiuto. Chi pertanto violerà uno dei minimi di questi comandamenti e insegnerà così agli uomini, sarà tenuto minimo nel regno dei cieli; ma colui che avrà operato ed insegnato, sarà tenuto grande nel regno dei cieli».


***


Link per le donazioni tramite PayPal:

domenica 25 gennaio 2026

Terza domenica dopo l'Epifania a Venezia


Santa Messa cantata alle ore 11:00 presso la chiesa di San Simon Piccolo (fronte stazione ferroviaria) a Venezia.
Celebrante don Joseph Kramer FSSP.

(photo and video by Alessandro Franzoni)






Kyrie XI "Orbis factor":



VANGELO

In illo témpore: Cum descendísset Iesus de monte, secútæ sunt eum turbæ multæ: et ecce, leprósus véniens adorábat eum, dicens: Dómine, si vis, potes me mundáre. Et exténdens Iesus manum, tétigit eum, dicens: Volo. Mundáre. Et conféstim mundáta est lepra eius. Et ait illi Iesus: Vide, némini díxeris: sed vade, osténde te sacerdóti, et offer munus, quod præcépit Móyses, in testimónium illis. Cum autem introísset Caphárnaum, accéssit ad eum centúrio, rogans eum et dicens: Dómine, puer meus iacet in domo paralýticus, et male torquetur. Et ait illi Iesus: Ego véniam, et curábo eum. Et respóndens centúrio, ait: Dómine, non sum dignus, ut intres sub tectum meum: sed tantum dic verbo, et sanábitur puer meus. Nam et ego homo sum sub potestáte constitútus, habens sub me mílites, et dico huic: Vade, et vadit; et alii: Veni, et venit; et servo meo: Fac hoc, et facit. Audiens autem Iesus, mirátus est, et sequéntibus se dixit: Amen, dico vobis, non inveni tantam fidem in Israël. Dico autem vobis, quod multi ab Oriénte et Occidénte vénient, et recúmbent cum Abraham et Isaac et Iacob in regno cœlórum: fílii autem regni eiiciéntur in ténebras exterióres: ibi erit fletus et stridor déntium. Et dixit Iesus centurióni: Vade et, sicut credidísti, fiat tibi. Et sanátus est puer in illa hora.

Vangelo secondo Matteo 8, 1 - 13

Traduzione:

In quel tempo: Essendo Gesù disceso dal monte, lo seguirono molte turbe: ed ecco un lebbroso che, accostatosi, lo adorava, dicendo: Signore, se vuoi, puoi mondarmi. Gesù, stesa la mano, lo toccò, dicendo: Lo voglio. Sii Mondato. E tosto la sua lebbra fu guarita. E Gesù gli disse: Guarda di non dirlo ad alcuno: ma va, mòstrati ai sacerdoti, e offri quanto prescritto da Mosè, onde serva a loro di testimonianza. Entrato poi in Cafàrnao, andò a trovarlo un centurione, raccomandandosi e dicendo: Signore, il mio servo giace in casa, paralitico, ed è malamente tormentato. E Gesù gli rispose: Verrò, e lo guarirò. E il centurione disse: Signore, non son degno che tu entri sotto il mio tetto, ma di’ solo una parola e il mio servo sarà guarito. Perché anch’io, sebbene soggetto ad altri, ho sotto di me dei soldati, e dico a uno: Va, ed egli va; e all’altro: Vieni, ed egli viene; e al mio servo: Fai questo, ed egli lo fa. Gesù, udite queste parole, ne restò ammirato, e a coloro che lo seguivano, disse: Non ho trovato fede così grande in Israele. Vi dico perciò che molti verranno da Oriente e da Occidente e siederanno con Abramo, Isacco e Giacobbe nel regno dei cieli, ma i figli del regno saranno gettati nelle tenebre esteriori: ove sarà pianto e stridore di denti. Allora Gesù disse al centurione: Va, e ti sia fatto come hai creduto. E in quel momento il servo fu guarito.


***


Link per le donazioni tramite PayPal:

mercoledì 21 gennaio 2026

21 gennaio: Sant'Agnese


Lorenzo Gramiccia, Sant'Agnese, XVIII secolo.
In primo piano Madonna processionale.
Dalla chiesa di San Simeon Grando a Venezia.

(photo by Alessandro Franzoni)




Omelia del card Muller, 21/01/2020

Chiesa di sant'Agnese in Agone, Roma.


Ciò che ci affascina nei giovani d’oggi non è soltanto il loro aspetto grazioso, ma anche il loro rendimento sportivo o scolastico e la loro apertura al futuro. Alcuni diventano persino dei modelli per la loro generazione. La sedicenne svedese Greta Thunberg, per esempio, è diventata un’icona del movimento ambientalista mondiale. Preghiamo dunque affinché il battage mediatico creatosi attorno a lei non finisca per nuocerle. 

La dodicenne fanciulla romana Agnese, invece, non è un idolo effimero del suo tempo, ma un ideale imperituro della fede cristiana. Ella ancora oggi, 1700 anni dopo la sua morte, non è dimenticata. I cattolici di tutto il mondo ammirano questa ragazza per il suo eroismo e la venerano come santa. In merito alla sua morte patita in fedeltà a Dio, il grande Padre della Chiesa sant’Ambrogio di Milano affermò: «Ecco pertanto in una sola vittima un doppio martirio, di purezza e di religione. Ed ella rimase vergine e ottenne il martirio» (De Virg. II, 9).

Già da bambina Agnese seppe distinguere chiaramente tra l’unico vero Dio e i tanti falsi idoli venerati dai pagani. Il mondo è stato creato per l’uomo, gli serve da abitazione e fonte per procurarsi il cibo. L’uomo esiste in virtù di se stesso ed è creato naturalmente orientato verso Dio, Colui nel quale soltanto il nostro cuore trova riposo. Coloro che sono creati a immagine e somiglianza di Dio vivono nella consapevolezza della loro dignità di essere figli e figlie di Dio. E perciò non temiamo né le forze distruttive della natura, né i capricci del destino o l’ira dei tiranni. Non pratichiamo un culto della personalità dei ricchi, belli e potenti. La gloria del mondo è passeggera e tutti gli uomini sono mortali. «Perché il salario del peccato è la morte; ma il dono di Dio è la vita eterna in Cristo Gesù, nostro Signore» (Rm 6, 23).

A Roma i primi cristiani avevano raggiunto la libertà della fede nell’unico Dio, sacrificando la loro vita nella lotta contro una strapotenza pagana pressoché invincibile, che trovò espressione nel culto dell’imperatore, nell’alta cultura degli eruditi e nella mentalità superstiziosa delle grandi masse. Non ricadendo nelle vecchie forme di culto dei futili idoli e delle loro immagini e statue in legno, pietra e metallo, seguiremo il loro esempio: «Non chiameremo più “dio nostro” l’opera delle nostre mani» (Os 14,4). L’idolatria non è un’eccitante immersione nelle culture esotiche e nei loro riti di fertilità con connotazioni sessuali. Infatti, la fede negli dei e nei demoni e l’invocazione degli elementi da parte degli sciamani oscura la verità della salvezza e cioè il fatto che è mediante Gesù che siamo «liberati dalla schiavitù della corruzione per entrare nella libertà della gloria dei figli di Dio» (Rm 8, 21). 

Sfortunatamente per loro, molti uomini del nostro tempo hanno dimenticato o deliberatamente tagliato le loro radici cristiane. Seguendo una religione sostitutiva neo-pagana, hanno iniziato di nuovo ad “assolutizzare” il cosmo, il nostro pianeta, l’evoluzione, il world wide web, la tecnologia. Si comportano come se queste realtà passeggere potessero dare all’uomo la ragione ultima e il sostegno di cui ha bisogno. Nella loro stoltezza pagana si congratulano per la presunta “conoscenza scientifica” che l’uomo sia solo un animale e la morte la fine di tutto. Si fanno beffe della nostra fede nell’imperitura dignità dell’uomo e considerano la resurrezione della carne una favola per bambini, ignorando il fatto che già la nostra ragione ci dice che la natura non produce nulla inutilmente. O dovremmo forse credere che il Creatore della natura abbia creato l’uomo invano, dotandolo della perpetua ricerca della verità e dell’inestinguibile anelito alla felicità, soltanto per prenderlo in giro?

Con il sangue della sua giovane vita, sant’Agnese ha testimoniato Cristo, Figlio di Dio e unico Salvatore del mondo. E così ella incoraggia anche noi qui a Roma ed in Europa, a professare la nostra fede cattolica pubblicamente e senza aver paura degli uomini. La fede degli apostoli Pietro e Paolo è la radice della cultura che, da Roma e dall’Italia, ha raggiunto tutta l’Europa, conferendole la sua identità cristiana. Solo nel Cristianesimo c’è un futuro per l’Italia, il neopaganesimo invece condurrà alla sua rovina certa. Ogni possibile dialogo con l’anziano Scalfari è fiato sprecato se l’ateo, nella sua confusione, ne trae la conclusione che il Papa avrebbe negato la divinità di Cristo. Infatti, per quale altra ragione il vescovo romano è il Papa di tutta la Chiesa cattolica, se non perché confessa giorno e notte, con san Pietro: «Tu sei il Cristo, il Figlio del Dio vivente» (Mt 16,16)?

I cattolici farebbero bene a collaborare con tutti coloro spiritualmente e moralmente in grado di assumersi la responsabilità per il futuro economico, politico, culturale e religioso dell’Europa. L’unica fonte da cui sgorga l’acqua pulita per la rinascita della Città Eterna e di tutta l’Italia è l’immagine cristiana dell’uomo. È più meritevole di fiducia un politico che tiene in alto il rosario in un gesto simbolico di uno che abbatte la croce di Cristo con un gesto concreto. 

Siccome il neopaganesimo nega la concezione dell’uomo come immagine di Dio, esso si rivela anche ostile alla vita. Il Cristianesimo invece ci insegna che ogni vita umana è sacra dal momento del concepimento fino all’ultimo respiro. Perciò la nostra risposta all’aborto e all’eutanasia, al cambiamento di sesso e alla distruzione del matrimonio e della famiglia, può essere solo un categorico no! Per un cristiano non valgono né le ideologie politiche di destra né quelle di sinistra; egli non si lascia sedurre dalle religioni neopagane della natura o accecare dall’ateismo di stampo neoliberale e neomarxista. A un cattolico maturo non si deve dire per quale politico democratico debba votare oppure no. Chi crede in Dio conosce un solo comandamento: l’amore di Dio e del prossimo.

L’Italia e l’Europa avranno un futuro soltanto se punteranno su un rinnovamento culturale, morale e religioso nella fede in Gesù Cristo, Figlio del Dio vivente. Attraverso la sua resurrezione dai morti ha vinto l’odio, il peccato e la morte. E nel segno della Sua Croce si colloca anche la rinascita dell’Italia cattolica. Sant’Agnese, prega Dio per i tuoi romani, per l’Italia cattolica e per l’Europa cristiana. Amen.


***


Link per le donazioni tramite PayPal: