lunedì 18 gennaio 2021

18 gennaio: santa Prisca


Vista dell'abside della chiesa di Santa Prisca in Roma e delle reliquie della Santa martire del primo secolo esposte in occasione delle Statio Quaresimali. Si intravvede la pala d'altare raffigurante il battesimo della Santa da parte di San Pietro, di Domenico Cresti, detto il Passignano, realizzata verso il 1600.

(photo by Agnese Bazzuchi.)




DAL MARTIROLOGIO

Passione di santa Prisca, Vergine e Martire, la quale, sotto l'Imperatore Claudio, dopo molti tormenti, fu coronata col martirio.
La celebrazione odierna vuole comunque onorare la fondatrice della chiesa titolare sull'Aventino, alla quale si riferisce l'epigrafe funeraria del V secolo, conservata nel chiostro di S. Paolo fuori le mura. L'antica chiesa, cara a chi ama riscoprire gli angoli intatti dell'antica Roma, nell'ombra discreta e riposante delle sue navate, sorge sulle fondamenta di una grande casa romana del II secolo, come hanno provato recenti scavi archeologici.

Ma gli Acta S. Priscae, che ne fissano il martirio sotto Claudio II (268-270) e la sepoltura sulla via Ostiense, donde poi il suo corpo sarebbe stato portato sull'Aventino, non hanno maggiori titoli di credibilità della suggestiva leggenda, che colloca S. Prisca nell'epoca in cui S. Pietro svolse il suo lavoro missionario a Roma.

S. Prisca sarebbe stata battezzata all'età di tredici anni dallo stesso Principe degli apostoli e avrebbe coronato il suo amore a Cristo con la palma del martirio, stabilendo al tempo stesso un primato, suggerito anche dal nome romano, che significa "prima": ella sarebbe stata infatti la prima donna in Occidente a testimoniare col martirio la sua fede in Cristo. La protomartire romana sarebbe stata decapitata durante la persecuzione di Claudio, verso la metà del primo secolo. Il corpo della giovinetta venne sepolto, sempre secondo questa tradizione, nelle catacombe di Priscilla, le più antiche di Roma.
Nel secolo VIII si cominciò ad identificare la martire romana con Prisca, moglie di Aquila, di cui parla S. Paolo: "Salutate Prisca e Aquila, miei collaboratori in Gesù Cristo, i quali hanno esposto la loro testa per salvarmi la vita. Ad essi devo rendere grazie non solo io, ma anche tutte le chiese dei gentili" (Rm 16,3). Si cominciò così a parlare del "titulus Aquilae et Priscae" modificando il primitivo titolo di cui si ha notizia già nel sinodo romano del 499. Il titolo cardinalizio con cui si è voluto onorare la chiesa di S. Prisca, una santa oggi quasi dimenticata dai calendari, sta a testimoniare la devozione che fin dai primi secoli di vita cristiana riscuoteva questa "primizia" dell'umile pescatore di Galilea. La chiesa di S. Prisca, sorta sul luogo di una casa romana che secondo la leggenda avrebbe ospitato S. Pietro, conserva nella cripta un capitello cavo, usato dallo stesso apostolo, per battezzare i catecumeni.

domenica 17 gennaio 2021

Seconda domenica dopo l'Epifania a Padova


Santa Messa cantata alle ore 11:00 presso la chiesa di San Canziano (vulgo santa Rita) a Padova (nelle vicinanze di Piazza delle Erbe).
Celebrante don Juan Tomas FSSP.
Interviene la Schola Cantorum "Santa Cecilia" della Rettoria.
All'harmonium il m. Paul Merz.

(photo and video by Alessandro Franzoni)




Introito (Omnis terra adoret):





VANGELO

In illo témpore: Núptiæ factæ sunt in Cana Galilǽæ: et erat Mater Iesu ibi. Vocátus est autem et Iesus, et discípuli eius ad núptias. Et deficiénte vino, dicit Mater Iesu ad eum: Vinum non habent. Et dicit ei Iesus: Quid mihi et tibi est, mulier? nondum venit hora mea. Dicit Mater eius minístris: Quodcúmque díxerit vobis, fácite. Erant autem ibi lapídeæ hýdriæ sex pósitæ secúndum purificatiónem Iudæórum, capiéntes síngulæ metrétas binas vel ternas. Dicit eis Iesus: Implete hýdrias aqua. Et implevérunt eas usque ad summum. Et dicit eis Iesus: Hauríte nunc, et ferte architriclíno. Et tulérunt. Ut autem gustávit architriclínus aquam vinum fáctam, et non sciébat unde esset, minístri autem sciébant, qui háuserant aquam: vocat sponsum architriclínus, et dicit ei: Omnis homo primum bonum vinum ponit: et cum inebriáti fúerint, tunc id, quod detérius est. Tu autem servásti bonum vinum usque adhuc. Hoc fecit inítium signórum Iesus in Cana Galilǽæ: et manifestávit glóriam suam, et credidérunt in eum discípuli eius.

(Vangelo secondo Giovanni 2, 1 - 11)

Traduzione:

In quel tempo: Vi furono delle nozze in Cana di Galilea, e li vi era la Madre di Gesù. E alle nozze fu invitato anche Gesù con i suoi discepoli. Venuto a mancare il vino, la Madre di Gesù disse a Lui: Non hanno più vino. E Gesù rispose: Che ho a che fare con te, o donna? La mia ora non è ancora venuta. Disse sua Madre ai domestici: Fate tutto quello che vi dirà. Orbene, vi erano lì sei pile di pietra, preparate per la purificazione dei Giudei, ciascuna contenente due o tre metrete. Gesù disse loro: Empite d’acqua le pile. E le empirono fino all’orlo. Gesù disse: Adesso attingete e portate al maestro di tavola. E portarono. E il maestro di tavola, non appena ebbe assaggiato l’acqua mutata in vino, non sapeva donde l’avessero attinta, ma i domestici lo sapevano; chiamato lo sposo gli disse: Tutti servono da principio il vino migliore, e danno il meno buono quando sono brilli, ma tu hai conservato il vino migliore fino ad ora. Così Gesù, in Cana di Galilea dette inizio ai miracoli, e manifestò la sua gloria, e i suoi discepoli credettero in lui.


Omelia:



Offertorio:



Improvvisazione alla Comunione:



Al termine della Santa Messa, benedizione sul sagrato degli animali domestici, tradizionale nel giorno di Sant'Antonio abate.




Giotto, Nozze di Cana, Cappella degli Scrovegni a Padova.

(photo by Wikipedia)

sabato 16 gennaio 2021

16 gennaio: san Marcellino Papa


San Marcello Papa accoglie i penitenti. 
Dal nartece della Basilica di San Pietro al Monte a Civate (Lecco).

(photo by Nicola de Grandi)




VANGELO

In illo témpore: Venit Iesus in partes Cæsaréæ Philíppi, et interrogábat discípulos suos, dicens: Quem dicunt hómines esse Fílium hóminis? At illi dixérunt: Alii Ioánnem Baptístam, alii autem Elíam, alii vero Ieremíam aut unum ex prophétis. Dicit illis Iesus: Vos autem quem me esse dícitis? Respóndens Simon Petrus, dixit: Tu es Christus, Fílius Dei vivi. Respóndens autem Iesus, dixit ei: Beátus es, Simon Bar Iona: quia caro et sanguis non revelávit tibi, sed Pater meus, qui in cœlis est. Et ego dico tibi, quia tu es Petrus, et super hanc petram ædificábo Ecclésiam meam, et portæ ínferi non prævalébunt advérsus eam. Et tibi dabo claves regni cœlórum. Et quodcúmque ligáveris super terram, erit ligátum et in cœlis: et quodcúmque sólveris super terram, erit solútum et in cœlis.

(Vangelo secondo Matteo 16, 13 - 19)

Traduzione:

In quel tempo, Gesù, venuto nella zona di Cesarea di Filippo, interrogava i suoi discepoli: «Chi dicono che sia il Figlio dell'uomo?». Ed essi risposero: «Alcuni Giovanni il Battista, altri Ella, altri ancora Geremia, o uno dei profeti». Disse loro Gesù: «Ma voi, chi dite che io sia?». Rispose Simon Pietro: «Tu sei il Cristo, il Figlio del Dio vivente». E Gesù, in risposta, gli disse: «Beato sei tu, Simone, figlio di Giona, poiché non la carne e il sangue te l'hanno rivelato, ma il Padre mio che è nei cieli. E io dico a te che tu sei Pietro, e su questa pietra edificherò la mia Chiesa, e le porte degli inferi non prevarranno contro di essa. E ti darò le chiavi del regno dei cieli: tutto ciò che avrai legato sulla terra sarà legato anche nei cieli, e tutto ciò che avrai sciolto sulla terra sarà sciolto anche nei cieli».


venerdì 15 gennaio 2021

15 gennaio: san Paolo l'eremita


Lorenzo Veneziano, dalla predella del grandioso Polittico Lion presso le Gallerie dell'Accademia di Venezia.

(photo by Francesco Bianco)




VANGELO

In illo témpore: Respóndens Iesus, dixit: Confíteor tibi, Pater, Dómine coeli et terræ, quia abscondísti hæc a sapiéntibus ei prudéntibus, et revelásti ea párvulis. Ita, Pater: quóniam sic fuit plácitum ante te. Omnia mihi trádita sunt a Patre meo. Et nemo novit Fílium nisi Pater: neque Patrem quis novit nisi Fílius, et cui volúerit Fílius reveláre. Veníte ad me, omnes, qui laborátis et oneráti estis, et ego refíciam vos. Tóllite iugum meum super vos, et díscite a me, quia mitis sum et húmilis corde: et inveniétis réquiem animábus vestris. Iugum enim meum suáve est et onus meum leve.

(Vangelo secondo Matteo 11, 25 - 30)

Traduzione:

In quel tempo, Gesù prese a dire: «Ti glorifico, Padre, Signore del cielo e della terra, perché hai nascosto queste cose ai saggi e agli scaltri, e le hai rivelate ai piccoli. Si, Padre, perché questo è stato il beneplacito davanti a te. Ogni cosa mi è stata data dal Padre mio, e nessuno conosce il Figlio se non il Padre, come nessuno conosce il Padre se non il Figlio, e colui al quale il Figlio vorrà rivelarlo. Venite a me, voi tutti che siete affaticati ed oppressi, e io vi darò riposo. Prendete su di voi il mio giogo, e imparate da me che sono mite ed umile di cuore; e troverete riposo per le vostre anime, perché il mio giogo è soave, e il mio peso è leggero».

martedì 12 gennaio 2021

12 gennaio: Sant'Aelredo di Rievaulx OCist

 

(foto dal web)




In breve

Figlio di un sacerdote uxorato, passò una prima parte della sua vita presso la corte del Re San Davide I di Scozia, dove ebbe incarichi di economo e amministratore, fino a diventare Maestro di Palazzo; preso da una crisi di coscienza, lasciò tutti gli incarichi amministrativi e mondani per diventare monaco cistercense, entrando nell'Abbazia di Rievaulx.
Inviato presso l'Abbazia di Revesby, tornò successivamente in quella di Rievaulx in qualità di Abate, dove trascorse il resto della sua vita, uscendone solo come visitatore di alcuni monasteri di Inghilterra, Scozia e Francia; uno dei Santi più popolari del Medioevo cattolico, fu autore di numerose opere spirituali e ascetiche (conosciute e apprezzate ancora oggi) e storiche e, anche, di un'opera di teologia politica in cui elencava i tratti del sovrano cristiano ideale.

domenica 10 gennaio 2021

Domenica della Santa Famiglia a Padova


Santa Messa cantata alle ore 11:00 presso la chiesa di San Canziano (vulgo santa Rita) a Padova (nelle vicinanze di Piazza delle Erbe).
Celebrante don Juan Tomas FSSP.
Cantore A.Franzoni.

(photo and video by Alessandro Franzoni)






Asperges me:



Introito (Exultat gaudio):



VANGELO

Cum factus esset Iesus annórum duódecim, ascendéntibus illis Ierosólymam secúndum consuetúdinem diéi festi, consummatísque diébus, cum redírent, remánsit puer Iesus in Ierúsalem, et non cognovérunt paréntes eius. Existimántes autem illum esse in comitátu, venérunt iter diéi, et requirébant eum inter cognátos et notos. Et non inveniéntes, regréssi sunt in Ierúsalem, requiréntes eum. Et factum est, post tríduum invenérunt illum in templo sedéntem in médio doctórum, audiéntem illos et interrogántem eos. Stupébant autem omnes, qui eum audiébant, super prudéntia et respónsis eius. Et vidéntes admiráti sunt. Et dixit Mater eius ad illum: Fili, quid fecísti nobis sic? Ecce, pater tuus et ego doléntes quærebámus te. Et ait ad illos: Quid est, quod me quærebátis? Nesciebátis, quia in his, quæ Patris mei sunt, opórtet me esse? Et ipsi non intellexérunt verbum, quod locútus est ad eos. Et descéndit cum eis, et venit Názareth: et erat súbditus illis. Et Mater eius conservábat ómnia verba hæc in corde suo. Et Iesus proficiébat sapiéntia et ætáte et grátia apud Deum et hómines.

(Vangelo secondo Luca 2, 42 - 52)

Traduzione:

Quando Gesú raggiunse i dodici anni, essendo essi saliti a Gerusalemme, secondo l’usanza di quella solennità, e, passati quei giorni, se ne ritornarono, il fanciullo Gesú rimase a Gerusalemme, né i suoi genitori se ne avvidero. Ora, pensando che egli fosse nella comitiva, fecero una giornata di cammino, dopo di che lo cercarono tra i parenti e i conoscenti. Ma non avendolo trovato, tornarono a cercarlo a Gerusalemme. E avvenne che dopo tre giorni lo trovarono nel Tempio, mentre sedeva in mezzo ai Dottori, e li ascoltava e li interrogava, e tutti gli astanti stupivano della sua sapienza e delle sue risposte. E, vistolo, ne fecero le meraviglie. E sua madre gli disse: Figlio perché ci ha fatto questo? Ecco che tuo padre ed io, addolorati, ti cercavamo. E rispose loro: Perché mi cercavate? Non sapevate che io devo occuparmi di quel che spetta al Padre mio? Ed essi non compresero ciò che aveva loro detto. E se ne andò con loro e ritornò a Nazareth, e stava soggetto ad essi. Però sua madre serbava in cuor suo tutte queste cose. E Gesú cresceva in sapienza, in statura e in grazia innanzi a Dio e agli uomini.


Omelia:



All'Offertorio:



Durante la Comunione (B.Hurd):





Antifona finale alla Beata Vergine Maria:








Jacopo Palma il Vecchio, Sacra Famiglia, Ca' Rezzonico, Venezia.

mercoledì 6 gennaio 2021

Epifania di NSGC a Padova


Santa Messa cantata alle ore 11:00 presso la chiesa di San Canziano (vulgo santa Rita) a Padova (nelle vicinanze di Piazza delle Erbe).
Celebrante mons S.Zorzi.
Cantore A.Franzoni.

(photo and video by Alessandro Franzoni)




Introito (Ecce advenit):





VANGELO

Cum natus esset Iesus in Béthlehem Iuda in diébus Heródis regis, ecce, Magi ab Oriénte venerunt Ierosólymam, dicéntes: Ubi est, qui natus est rex Iudæórum? Vidimus enim stellam eius in Oriénte, et vénimus adoráre eum. Audiens autem Heródes rex, turbatus est, et omnis Ierosólyma cum illo. Et cóngregans omnes principes sacerdotum et scribas pópuli, sciscitabátur ab eis, ubi Christus nasceretur. At illi dixérunt ei: In Béthlehem Iudæ: sic enim scriptum est per Prophétam: Et tu, Béthlehem terra Iuda, nequaquam mínima es in princípibus Iuda; ex te enim éxiet dux, qui regat pópulum meum Israël. Tunc Heródes, clam vocátis Magis, diligénter dídicit ab eis tempus stellæ, quæ appáruit eis: et mittens illos in Béthlehem, dixit: Ite, et interrogáte diligénter de púero: et cum invenéritis, renuntiáte mihi, ut et ego véniens adórem eum. Qui cum audíssent regem, abiérunt. Et ecce, stella, quam víderant in Oriénte, antecedébat eos, usque dum véniens staret supra, ubi erat Puer. Vidéntes autem stellam, gavísi sunt gáudio magno valde. Et intrántes domum, invenérunt Púerum cum María Matre eius, et procidéntes adoravérunt eum. Et, apértis thesáuris suis, obtulérunt ei múnera, aurum, thus et myrrham. Et re sponso accépto in somnis, ne redírent ad Heródem, per aliam viam revérsi sunt in regiónem suam.

(Vangelo secondo Matteo 2, 1 - 12)

Traduzione:

Nato Gesú, in Betlemme di Giuda, al tempo del re Erode, ecco arrivare dei Magi dall’Oriente, dicendo: Dov’è nato il Re dei Giudei? Abbiamo visto la sua stella in Oriente e siamo venuti per adorarlo. Sentite tali cose, il re Erode si turbò, e con lui tutta Gerusalemme. E, adunati tutti i sommi sacerdoti e gli scribi del popolo, voleva sapere da loro dove doveva nascere Cristo. E questi gli risposero: A Betlemme di Giuda, perché cosí è stato scritto dal Profeta: E tu Betlemme, terra di Giuda, non sei la minima tra i príncipi di Giuda: poiché da te uscirà il duce che reggerà il mio popolo Israele. Allora Erode, chiamati a sé di nascosto i Magi, si informò minutamente circa il tempo dell’apparizione della stella e, mandandoli a Betlemme, disse loro: Andate e cercate diligentemente il bambino, e quando l’avrete trovato fatemelo sapere, affinché io pure venga ad adorarlo. Quelli, udito il re, partirono: ed ecco che la stella che avevano già vista ad Oriente li precedeva, finché, arrivata sopra il luogo dov’era il bambino, si fermò. Veduta la stella, i Magi gioirono di grandissima gioia, ed entrati nella casa trovarono il bambino con Maria sua madre e prostratisi, lo adorarono. E aperti i loro tesori, gli offrirono in dono oro, incenso e mirra. Avvertiti poi in sogno di non passare da Erode, tornarono al loro paese per un altra strada.


Canto del Noveritis dopo il Vangelo:



Omelia:





Antifona finale alla Beata Vergine Maria:



domenica 3 gennaio 2021

SSmo Nome di Gesù a Padova


Santa Messa cantata alle ore 11:00 presso la chiesa di San Canziano a Padova (nelle vicinanze di piazza delle Erbe).
Celebrante mons S.Zorzi.
Cantore A.Franzoni.

(photo by Alessandro Franzoni)






VANGELO

In illo témpore: Postquam consummáti sunt dies octo, ut circumciderétur Puer: vocátum est nomen eius Iesus, quod vocátum est ab Angelo, priúsquam in útero conciperétur.

(Vangelo secondo Luca 2, 21)

Traduzione:

In quel tempo: Passati gli otto giorni, il bambino doveva essere circonciso, e gli fu posto il nome Gesù: come era stato indicato dall’Angelo prima di essere concepito.


Omelia:



All'Offertorio (Jesu decus angelicum - Jesu dulcis memoria):



lunedì 28 dicembre 2020

28 dicembre: SS Innocenti


Jacopo Palma il Giovane, La strage dei Santi Innocenti, Palazzo Barberini, Roma

(photo by Francesco Bianco)




VANGELO

In illo témpore: Angelus Dómini appáruit in somnis Ioseph, dicens: Surge, et áccipe Púerum et Matrem eius, et fuge in Ægýptum, et esto ibi, usque dum dicam tibi. Futúrum est enim, ut Heródes quærat Púerum ad perdéndum eum. Qui consúrgens accépit Púerum et Matrem eius nocte, et secéssit in Ægýptum: et erat ibi usque ad óbitum Heródis: ut adimplerétur quod dictum est a Dómino per Prophétam dicéntem: Ex Ægýpto vocávi Fílium meum. Tunc Heródes videns, quóniam illúsus esset a Magis, irátus est valde, et mittens occídit omnes púeros, qui erant in Béthlehem et in ómnibus fínibus eius, a bimátu et infra, secúndum tempus, quod exquisíerat a Magis. Tunc adimplétum est, quod dictum est per Ieremíam Prophetam dicéntem: Vox in Rama audíta est, plorátus et ululátus multus: Rachel plorans fílios suos, et nóluit consolári, quia non sunt.

(Vangelo secondo Matteo 2, 13 - 18)

Traduzione:

Partiti i Magi, ecco un Angelo del Signore apparire a Giuseppe in sogno e dirgli: «Levati, prendi il bambino e sua madre, e fuggi in Egitto; e resta là finché non t'avviserò, perché Erode cercherà del bambino per farlo morire». Egli, alzatosi, durante la notte, prese il bambino e la madre di lui e si ritirò in Egitto, ove stette fino alla morte cii Erode, affinché si adempisse quanto era stato detto dal Signore per il profeta: «Dall'Egitto ho richiamato il mio Figlio». Allora Erode, vedendosi burlato dai Magi, s'irritò grandemente e mandò ad uccidere tutti i fanciulli maschi che erano in Betlemme e in tutti·i suoi dintorni, dai due anni in giù, secondo il tempo che aveva rilevato dai Magi. Allora si adempì ciò che era stato detto per bocca del profeta Geremia: «Un grido si è udito in Rama di gran pianto e lamento: Rachele che piange i figli suoi, e non vuole esser consolata, perché non ci sono più».

sabato 26 dicembre 2020

26 dicembre: santo Stefano


Vittore Carpaccio, Predica di Santo Stefano, olio su tela, per la Scuola di Santo Stefano di Venezia, ora al Louvre, Parigi.

(photo by Franceso Bianco)




VANGELO

In illo témpore: Dicébat Iesus scribis et pharisaeis: Ecce, ego mitto ad vos prophétas, et sapiéntes, et scribas, et ex illis occidétis et crucifigétis, et ex eis flagellábitis in synagógis vestris, et persequémini de civitáte in civitátem: ut véniat super vos omnis sanguis iustus, qui effúsus est super terram, a sánguine Abel iusti usque ad sánguinem Zacharíæ, filii Barachíæ, quem occidístis inter templum et altáre. Amen, dico vobis, vénient hæc ómnia super generatiónem istam. Ierúsalem, Ierúsalem, quæ occídis prophétas, et lápidas eos, qui ad te missi sunt, quóies vólui congregáre fílios tuos, quemádmodum gallína cóngregat pullos suos sub alas, et noluísti? Ecce, relinquétur vobis domus vestra desérta. Dico enim vobis, non me vidébitis ámodo, donec dicátis: Benedíctus, qui venit in nómine Dómini.

(Vangelo secondo Matteo 23, 34 - 39

Traduzione:

In quel tempo: Gesù diceva agli Scribi e ai Farisei: ecco che io vi mando Profeti e savi e scribi, e di questi ne ucciderete, ne crocifiggerete e ne flagellerete nelle vostre sinagoghe, e li perseguiterete di città in città, in modo che ricada su voi tutto il sangue innocente versato sulla terra, dal sangue del giusto Abele fino al sangue di Zaccaria, figlio di Barachia, che uccideste tra il tempio e l’altare. In verità vi dico: tutto ciò ricadrà su questa generazione. Gerusalemme, Gerusalemme, che uccidi i profeti e lapidi quelli che ti sono mandati, quante volte ho voluto radunar i tuoi figli, come la gallina raduna i suoi pulcini sotto le ali, e non hai voluto! Ecco, vi sarà lasciata deserta la vostra casa. Dico infatti che non mi vedrete più, finché non diciate: Benedetto colui che viene nel nome del Signore.

venerdì 25 dicembre 2020

Santo Natale (Messa del Giorno) a Padova


Santa Messa cantata "In die" del Santo Natale di NSGC alle ore 11:00 presso la chiesa di San Canziano a Padova (nelle vicinanze di piazza delle Erbe).
Celebrante mons S.Zorzi.
Cantore A.Franzoni.

(photo and video by Alessandro Franzoni)





All'ingresso:




VANGELO

In princípio erat Verbum, et Verbum erat apud Deum, et Deus erat Verbum. Hoc erat in princípio apud Deum. Omnia per ipsum facta sunt: et sine ipso factum est nihil, quod factum est: in ipso vita erat, et vita erat lux hóminum: et lux in ténebris lucet, et ténebræ eam non comprehendérunt. Fuit homo missus a Deo, cui nomen erat Ioánnes. Hic venit in testimónium, ut testimónium perhibéret de lúmine, ut omnes créderent per illum. Non erat ille lux, sed ut testimónium perhibéret de lúmine. Erat lux vera, quæ illúminat omnem hóminem veniéntem in hunc mundum. In mundo erat, et mundus per ipsum factus est, et mundus eum non cognóvit. In própria venit, et sui eum non recepérunt. Quotquot autem recepérunt eum, dedit eis potestátem fílios Dei fíeri, his, qui credunt in nómine eius: qui non ex sanguínibus, neque ex voluntáte carnis, neque ex voluntáte viri, sed ex Deo nati sunt. Et Verbum caro factum est, et habitávit in nobis: et vídimus glóriam eius, glóriam quasi Unigéniti a Patre, plenum grátiæ et veritátis.

(Vangelo secondo Giovanni 1, 1 - 14)

Traduzione:

In principio era il Verbo, e il Verbo era presso Dio, e il Verbo era Dio. Egli era in principio presso Dio. Tutto è stato fatto per mezzo di Lui, e senza di Lui nulla è stato fatto di ciò che è fatto. In Lui era la vita e la vita era la luce degli uomini. E la luce splende tra le tenebre e le tenebre non l’hanno accolta. Ci fu un uomo mandato da Dio, il cui nome era Giovanni. Questi venne come testimonio, per rendere testimonianza alla luce, affinché tutti credessero per mezzo di lui. Egli non era la luce, ma era per rendere testimonianza alla luce. Era la luce vera che illumina ogni uomo che viene in questo mondo. Era nel mondo, e il mondo fu fatto per mezzo di Lui, e il mondo non lo conobbe. Venne nella sua casa, e i suoi non lo accolsero. Ma a quanti lo accolsero diede il potere di diventare figli di Dio: a loro che credono nel suo nome: i quali non da sangue, né da volere di carne, né da volere di uomo, ma da Dio sono nati. E il Verbo si fece carne, e abitò tra noi: e noi abbiamo visto la sua gloria, gloria come di Unigénito dal Padre, pieno di grazia e di verità.


Omelia:



All'Offertorio:



Al Reditus:





domenica 20 dicembre 2020

Quarta domenica di Avvento a Padova


Santa Messa cantata alle ore 11:00 presso la chiesa di San Canziano a Padova (nelle vicinanze di piazza delle Erbe).
Celebrante mons S.Zorzi.
Cantore A.Franzoni.
Trasmissione in streaming via Facebook dell'intera Santa Messa al seguente link:

(photo and video by Alessandro Franzoni)






VANGELO

Anno quintodécimo impérii Tibérii Cǽsaris, procuránte Póntio Piláto Iudǽam, tetrárcha autem Galilǽæ Heróde, Philíppo autem fratre eius tetrárcha Iturǽæ et Trachonítidis regionis, et Lysánia Abilínæ tetrárcha, sub princípibus sacerdotum Anna et Cáipha: factum est verbum Domini super Ioannem, Zacharíæ filium, in deserto. Et venit in omnem regiónem Iordánis, prǽdicans baptísmum pæniténtiæ in remissiónem peccatórum, sicut scriptum est in libro sermónum Isaíæ Prophétæ: Vox clamántis in desérto: Paráte viam Dómini: rectas fácite sémitas eius: omnis vallis implébitur: et omnis mons et collis humiliábitur: et erunt prava in dirécta, et áspera in vias planas: et vidébit omnis caro salutáre Dei.

(Vangelo secondo Luca 3, 1 - 6)

Traduzione:

Nell’anno decimoquinto dell’impero di Tiberio Cesare, essendo governatore della Giudea Ponzio Pilato, Erode tetrarca della Galilea, e Filippo, suo fratello, tetrarca dell’Iturea e della regione Traconítide, e Lisània tetrarca di Abilene, essendo sommi sacerdoti Anna e Càifa: la parola del Signore venne nel deserto su Giovanni, figlio di Zaccaria. E costui andò nelle terre intorno al Giordano, predicando il battesimo di penitenza in remissione dei peccati, come sta scritto nel libro del profeta Isaia: Voce di uno che grida nel deserto: preparate la via del Signore: appianate i suoi sentieri: saranno colmate tutte le valli, e i monti e i colli saranno abbassati: i sentieri tortuosi saranno rettificati e quelli scabrosi appianati: e ogni uomo vedrà la salvezza di Dio.


Omelia:





Antifona finale alla Beata Vergine (Alma Redemptoris Mater):



mercoledì 16 dicembre 2020

Con Maria verso il Natale


Luca Giordano, 1680, Immacolata Concezione, Palazzo Zevallos Stigliano a Napoli.

(photo by Francesco Bianco)


«…discendendo da Adamo ed Eva per via di naturale generazione, anche Maria, come tutti gli uomini, nell’atto in cui l’anima veniva unita al corpo, avrebbe dovuto contrarre la colpa originale. Ma per lei, affinché fosse una “degna abitazione di Dio” fu fatta eccezione: pertanto se gli altri vennero da Cristo Redentore liberati dal peccato originale, dopo averlo contratto, la Vergine fu preservata dal contrarlo. Oggi celebriamo quest’unica eccezione alla legge comune: un’indicibile speranza!».
La liturgia antica da oggi fino al Natale è anche profondamente mariana: il Vangelo di oggi, mercoledì delle Quattro Tempora d’Avvento, è quello dell’Annunciazione secondo San Luca; venerdì sarà quello della Visitazione; ancora l’Annunciazione tornerà nella Messa Rorate di sabato e Domenica prossima, IV d’Avvento, due su quattro delle antifone della Messa sono dedicate a Maria, con l’Ave Maria all’Offertorio e il bellissimo “Ecce Virgo concipiet” come Communio.
Immergiamoci quindi nel mistero mariano con l’omelia di Mons. Marco Agostini, Cerimoniere pontificio, per la festa dell’Immacolata dello scorso 8 dicembre presso la chiesa di Sant'Anna in Latrerano in via Merulana a Roma.


Sia lodato Gesù Cristo! La festa odierna era già arcanamente racchiusa nelle antiche parole, appena udite, dell’arcangelo Gabriele “Ave Maria gratia plena”, però tutto è divenuto più chiaro quando il Beato Pio IX proclamò il Dogma dell’Immacolata Concezione: “La Beatissima Vergine, nel primo istante della sua concezione, per singolare grazia e privilegio concessole da Dio onnipotente in previsione dei meriti di Gesù Cristo Salvatore del genere umano, fu preservata immune da ogni macchia di peccato originale” (Pio IX, “Ineffabilis Deus”). Maria, dunque, è la piena di grazia fin dal suo affacciarsi al mondo. Il dogma fu proclamato in giorni non facili per il pontificato romano e per la Chiesa, dove gravi preoccupazioni umane avrebbero potuto avere il sopravvento: ma Papa, cardinali e vescovi, con sguardo soprannaturale, attesero al loro compito principale di confermare e pascere i fratelli nella fede (cfr. Lc 22,31-34). Dopo una gestazione e meditazione di quasi due millenni, il papa nel 1848 ritenne che fosse giunto il momento della proclamazione dogmatica: nominò una commissione di cardinali e teologi per esaminare a fondo la questione della definibilità del privilegio mariano. La commissione, stabilito che per la definibilità di una nuova dottrina era necessario che essa fosse contenuta almeno implicitamente in una delle due fonti della Rivelazione, la Scrittura e la Tradizione, accertò che l’immacolato concepimento di Maria ben documentato nella Tradizione aveva solide testimonianze anche nella S. Scrittura. Allora, col parere favorevole di vescovi e teologi, forte del “sensus fidei” dei fedeli, Pio IX procedette nella Basilica Vaticana alla solenne definizione del dogma. 
Se nei primi tre secoli del I millennio la dottrina era implicita esprimendosi soprattutto nel parallelismo Eva-Maria, dal IV secolo essa divenne più chiara. Nella lotta contro il pelagianesimo la questione dell’Immacolata Concezione fu posta a S. Agostino, per la prima volta, in termini precisi. Nel VII secolo, poi, S. Sofronio accennò direttamente al tema della preservazione dalla colpa originale. Per tutta la prima metà del II millennio, la professione di fede nel singolare privilegio crebbe nella Chiesa greca, mentre in quella latina s’instaurò un dibattito che durò per secoli. Scuola di Parigi, Francescani, Domenicani discutevano talvolta aspramente: e più si dibatteva più la festa della Concezione si diffondeva tra i fedeli. Allora il papa Sisto IV con la costituzione “Cum praecelsa” (27 febbraio del 1477) approvò solennemente la Festa dell’Immacolata Concezione celebrandola con Messa e Ufficiatura composti dal veronese Leonardo de Nogarolis. Le controversie continuarono costringendo il papa a intervenire nuovamente con la bolla “Grave nimis”.
La seconda metà del II millennio è, in Occidente, sotto il segno del trionfo della sentenza immacolatista, mentre l’Oriente, dopo 15 secoli di concordia nell’asserzione del privilegio, entrava in un’epoca di discordie originate dal crescente favore che ad esso si accordava nella Chiesa Cattolica. L’elaborazione teologica fece progressi: ci si chiese se l’Immacolata Concezione fosse verità di fede o almeno potesse diventarlo. Nella VI sessione del Concilio di Trento (1546) la corrente favorevole alla definizione dogmatica dell’insigne privilegio, ottenne che nel decreto sull’universalità del peccato originale fossero aggiunte parole importanti “sull’Immacolata Vergine Maria”. Sempre nel contesto della polemica tra macolisti e immacolisti, papa Alessandro VII, con la costituzione “Sollicitudo omnium Ecclesiarum” (8 dicembre 1661) precisò l’oggetto della festa dichiarando che si trattava della preservazione dell’anima della Vergine dalla colpa originale, nel primo istante della sua creazione e infusione al corpo, per speciale grazia e privilegio di Dio, in vista dei meriti di Cristo suo Figlio, Redentore del Genere Umano.
La conseguenza fu che diocesi, re, popoli e città si misero sotto la protezione dell’Immacolata e si fondarono Congregazioni religiose in suo onore. Anche l’impegno di difendere il privilegio e appianare la via alla definizione dogmatica crebbe tra i teologi; molti s’impegnarono con voto a versare il proprio sangue, se necessario, per la sua difesa. Questo atto filiale di amore, denominato “voto sanguinario”, fu emesso anche da S. Alfonso Maria de Liguori. Il 6 dicembre 1708 con la bolla “Commissi nobis”, Clemente XI estese “de jure” la festa dell’Immacolata Concezione all’intera Chiesa. L’opposizione dei Lumi, che ha il suo campione nell’opera di Ludovico Muratori, per il singolare privilegio poco poté contro l’entusiasmo dei fedeli e dei dotti. Alle crescenti richieste di vescovi, re e Ordini religiosi il Papa ripose con la proclamazione del dogma l’8 dicembre del 1854.
Ogni dogma, definito o “in fieri”, ha generato lungo i secoli immagini adatte per il culto. Fino alla “Cum praecelsa” di Sisto IV le immagini riferentisi alla Concezione di Maria Vergine mostravano l’incontro di Gioachino e Anna alla porta Aurea del tempio di Gerusalemme (Giotto, Cappella degli Scrovegni a Padova, 1303-1305). Dopo la costituzione l’iconografia si fece più articolata, addirittura, caso più unico che raro nell’arte sacra, rispecchiando anche le posizioni contrastanti dei dottori della Chiesa. A Città di Castello ci sono due dipinti che riguardano l’Immacolata Concezione: uno nella Pinacoteca Comunale, l’altro sull’altar maggiore della chiesa delle Murate, ambedue riconducibili alla cerchia di Nicolò Circignani detto il Pomarancio (anni ‘60-70 del Cinquecento). Complessa e didascalica quella del Museo, più scarna ed essenziale quella delle Murate, ma lo schema iconografico è lo stesso. Vi è rappresentato l’albero che stava nel mezzo del giardino di Eden quello della vita e della conoscenza del bene e del male (cfr. Gn 2,8-10). Ai piedi dell’albero giacciono sconfitti Adamo ed Eva incatenati. Avvinghiato all’albero l’antico serpente, il Tentatore, in sembianze femminili quello delle Murate e più demoniache quello del Museo, mentre tiene le catene dei Progenitori. Sopra il tronco, dove s’allarga la chioma dell’albero, splende nel sole dorato, tra le nubi, circondata dagli angeli, l’Immacolata con le dodici stelle e la luna sotto i piedi mentre l’Eterno s’affaccia dall’alto nell’atto di donarla come Nuova Eva e di riceverla come Assunta. Il Dogma è ben rappresentato: discendendo da Adamo ed Eva per via di naturale generazione, anche Maria, come tutti gli uomini, nell’atto in cui l’anima veniva unita al corpo, avrebbe dovuto contrarre la colpa originale. Ma per lei, affinché fosse una “degna abitazione di Dio” fu fatta eccezione: pertanto se gli altri vennero da Cristo Redentore liberati dal peccato originale, dopo averlo contratto, la Vergine fu preservata dal contrarlo. Oggi celebriamo quest’unica eccezione alla legge comune: un’indicibile speranza! Benedetto XVI nell’Omelia dell’8 dicembre 2005 scrive: “Dobbiamo dire che in questo racconto è descritta non solo la storia dell’inizio, ma la storia di tutti i tempi, e che tutti portiamo dentro di noi una goccia del veleno di quel modo di pensare illustrato dalle immagini della Genesi. Questa goccia di veleno la chiamiamo peccato originale”. Oggi si fatica a parlare di peccato, di peccato originale, persino tra gli uomini di Chiesa si arriva a “pensare che in fondo il male sia buono, pensiamo che patteggiare un po’ col male, riservarsi un po’ di libertà contro Dio sia, in fondo un bene, addirittura necessario. Guardando però il mondo intorno a noi vediamo che non è così, che il male avvelena sempre, non innalza l’uomo, ma lo abbassa e umilia, non lo rende più grande, più puro e più ricco, ma lo danneggia e lo fa diventare più piccolo…
Questo dobbiamo imparare il giorno dell’Immacolata: l’uomo che si affida totalmente a Dio trova la vera libertà, la vastità grande e creativa della libertà nel bene. L’uomo che si volge verso Dio non diventa più piccolo, ma più grande, perché grazie a Dio e con Lui diventa grande, diventa divino, diventa veramente sé stesso. E più l’uomo è vicino a Dio, più è vicino agli uomini”. Questi pensieri sembrano materializzarsi allorquando, in questo giorno, omaggiamo l’Immacolata anche con una visita in Piazza di Spagna, come ha fatto il Papa questa mattina all’alba. L’Immacolata nel suo giorno ci regala Grazie e sorprese.
Sia lodato Gesù Cristo!


FONTE: Coetus Fidelium San Remigio Vescovo (Verona)