martedì 25 gennaio 2022

25 gennaio: Conversione di san Paolo


Caravaggio, Conversione di san Paolo, 1600-1601, Collezione privata Odescalchi, Roma.

(photo by Francesco Bianco)




VANGELO

In illo témpore: Dixit Petrus ad Iesum: Ecce, nos relíquimus ómnia, et secúti sumus te: quid ergo erit nobis? Iesus autem dixit illis: Amen, dico vobis, quod vos, qui secúti estis me, in regeneratióne, cum séderit Fílius hóminis in sede maiestátis suæ, sedébitis et vos super sedes duódecim, iudicántes duódecim tribus Israël. Et omnis, qui relíquerit domum, vel fratres, aut soróres, aut patrem, aut matrem, aut uxórem, aut fílios, aut agros, propter nomen meum, céntuplum accípiet, et vitam ætérnam possidébit. 

(Vangelo secondo Matteo 19, 27 - 29)

Traduzione:

In quel tempo Pietro disse a Gesù: «Ecco noi abbiamo lasciato ogni cosa e ti abbiamo seguito; che cosa adunque avremo noi?». E Gesù disse loro: «In verità vi dico: Voi che mi avete seguito, nella rigenerazione, quando il Figlio dell'uomo sederà sul trono della sua gloria, sederete anche voi sopra dodici troni a giudicare le dodici tribù di Israele. E chiunque avrà lasciato casa, fratelli o sorelle, o padre o madre, o moglie o figli, o campi per amore del nome mio, riceverà il centuplo e possederà la vita eterna».

venerdì 21 gennaio 2022

21 gennaio: Sant'Agnese


Lorenzo Gramiccia, Sant'Agnese, XVIII secolo.
In primo piano Madonna processionale.
Dalla chiesa di San Simeon Grando a Venezia.

(photo by Alessandro Franzoni)




Omelia del card Muller, 21/01/2020

Chiesa di sant'Agnese in Agone, Roma.


Ciò che ci affascina nei giovani d’oggi non è soltanto il loro aspetto grazioso, ma anche il loro rendimento sportivo o scolastico e la loro apertura al futuro. Alcuni diventano persino dei modelli per la loro generazione. La sedicenne svedese Greta Thunberg, per esempio, è diventata un’icona del movimento ambientalista mondiale. Preghiamo dunque affinché il battage mediatico creatosi attorno a lei non finisca per nuocerle. 

La dodicenne fanciulla romana Agnese, invece, non è un idolo effimero del suo tempo, ma un ideale imperituro della fede cristiana. Ella ancora oggi, 1700 anni dopo la sua morte, non è dimenticata. I cattolici di tutto il mondo ammirano questa ragazza per il suo eroismo e la venerano come santa. In merito alla sua morte patita in fedeltà a Dio, il grande Padre della Chiesa sant’Ambrogio di Milano affermò: «Ecco pertanto in una sola vittima un doppio martirio, di purezza e di religione. Ed ella rimase vergine e ottenne il martirio» (De Virg. II, 9).

Già da bambina Agnese seppe distinguere chiaramente tra l’unico vero Dio e i tanti falsi idoli venerati dai pagani. Il mondo è stato creato per l’uomo, gli serve da abitazione e fonte per procurarsi il cibo. L’uomo esiste in virtù di se stesso ed è creato naturalmente orientato verso Dio, Colui nel quale soltanto il nostro cuore trova riposo. Coloro che sono creati a immagine e somiglianza di Dio vivono nella consapevolezza della loro dignità di essere figli e figlie di Dio. E perciò non temiamo né le forze distruttive della natura, né i capricci del destino o l’ira dei tiranni. Non pratichiamo un culto della personalità dei ricchi, belli e potenti. La gloria del mondo è passeggera e tutti gli uomini sono mortali. «Perché il salario del peccato è la morte; ma il dono di Dio è la vita eterna in Cristo Gesù, nostro Signore» (Rm 6, 23).

A Roma i primi cristiani avevano raggiunto la libertà della fede nell’unico Dio, sacrificando la loro vita nella lotta contro una strapotenza pagana pressoché invincibile, che trovò espressione nel culto dell’imperatore, nell’alta cultura degli eruditi e nella mentalità superstiziosa delle grandi masse. Non ricadendo nelle vecchie forme di culto dei futili idoli e delle loro immagini e statue in legno, pietra e metallo, seguiremo il loro esempio: «Non chiameremo più “dio nostro” l’opera delle nostre mani» (Os 14,4). L’idolatria non è un’eccitante immersione nelle culture esotiche e nei loro riti di fertilità con connotazioni sessuali. Infatti, la fede negli dei e nei demoni e l’invocazione degli elementi da parte degli sciamani oscura la verità della salvezza e cioè il fatto che è mediante Gesù che siamo «liberati dalla schiavitù della corruzione per entrare nella libertà della gloria dei figli di Dio» (Rm 8, 21). 

Sfortunatamente per loro, molti uomini del nostro tempo hanno dimenticato o deliberatamente tagliato le loro radici cristiane. Seguendo una religione sostitutiva neo-pagana, hanno iniziato di nuovo ad “assolutizzare” il cosmo, il nostro pianeta, l’evoluzione, il world wide web, la tecnologia. Si comportano come se queste realtà passeggere potessero dare all’uomo la ragione ultima e il sostegno di cui ha bisogno. Nella loro stoltezza pagana si congratulano per la presunta “conoscenza scientifica” che l’uomo sia solo un animale e la morte la fine di tutto. Si fanno beffe della nostra fede nell’imperitura dignità dell’uomo e considerano la resurrezione della carne una favola per bambini, ignorando il fatto che già la nostra ragione ci dice che la natura non produce nulla inutilmente. O dovremmo forse credere che il Creatore della natura abbia creato l’uomo invano, dotandolo della perpetua ricerca della verità e dell’inestinguibile anelito alla felicità, soltanto per prenderlo in giro?

Con il sangue della sua giovane vita, sant’Agnese ha testimoniato Cristo, Figlio di Dio e unico Salvatore del mondo. E così ella incoraggia anche noi qui a Roma ed in Europa, a professare la nostra fede cattolica pubblicamente e senza aver paura degli uomini. La fede degli apostoli Pietro e Paolo è la radice della cultura che, da Roma e dall’Italia, ha raggiunto tutta l’Europa, conferendole la sua identità cristiana. Solo nel Cristianesimo c’è un futuro per l’Italia, il neopaganesimo invece condurrà alla sua rovina certa. Ogni possibile dialogo con l’anziano Scalfari è fiato sprecato se l’ateo, nella sua confusione, ne trae la conclusione che il Papa avrebbe negato la divinità di Cristo. Infatti, per quale altra ragione il vescovo romano è il Papa di tutta la Chiesa cattolica, se non perché confessa giorno e notte, con san Pietro: «Tu sei il Cristo, il Figlio del Dio vivente» (Mt 16,16)?

I cattolici farebbero bene a collaborare con tutti coloro spiritualmente e moralmente in grado di assumersi la responsabilità per il futuro economico, politico, culturale e religioso dell’Europa. L’unica fonte da cui sgorga l’acqua pulita per la rinascita della Città Eterna e di tutta l’Italia è l’immagine cristiana dell’uomo. È più meritevole di fiducia un politico che tiene in alto il rosario in un gesto simbolico di uno che abbatte la croce di Cristo con un gesto concreto. 

Siccome il neopaganesimo nega la concezione dell’uomo come immagine di Dio, esso si rivela anche ostile alla vita. Il Cristianesimo invece ci insegna che ogni vita umana è sacra dal momento del concepimento fino all’ultimo respiro. Perciò la nostra risposta all’aborto e all’eutanasia, al cambiamento di sesso e alla distruzione del matrimonio e della famiglia, può essere solo un categorico no! Per un cristiano non valgono né le ideologie politiche di destra né quelle di sinistra; egli non si lascia sedurre dalle religioni neopagane della natura o accecare dall’ateismo di stampo neoliberale e neomarxista. A un cattolico maturo non si deve dire per quale politico democratico debba votare oppure no. Chi crede in Dio conosce un solo comandamento: l’amore di Dio e del prossimo.

L’Italia e l’Europa avranno un futuro soltanto se punteranno su un rinnovamento culturale, morale e religioso nella fede in Gesù Cristo, Figlio del Dio vivente. Attraverso la sua resurrezione dai morti ha vinto l’odio, il peccato e la morte. E nel segno della Sua Croce si colloca anche la rinascita dell’Italia cattolica. Sant’Agnese, prega Dio per i tuoi romani, per l’Italia cattolica e per l’Europa cristiana. Amen.

giovedì 20 gennaio 2022

20 gennaio: SS Fabiano e Sebastiano martiri


Affresco dei SS Rocco, Fabiano e Sebastiano, chiesa di San Pietro a Benna (Biella).



Due grandi Martiri si dividono gli onori di questo giorno: l'uno Pontefice della Chiesa di Roma; l'altro, fedele di questa Chiesa Madre. Fabiano ricevette la corona del martirio nell'anno 250, sotto la persecuzione di Decio; quella di Diocleziano incoronò Sebastiano nel 288. Considereremo separatamente i meriti di questi due atleti di Cristo.
Dietro l'esempio dei suoi predecessori san Clemente e sant'Antero, il Papa Fabiano ebbe particolare cura di far redigere gli Atti dei Martiri; ma la persecuzione di Diocleziano, che ha fatto sparire un gran numero di quei preziosi monumenti, ci ha privati del racconto delle sue sofferenze e del suo martirio. Solo alcuni particolari della sua vita pastorale sono giunti fino a noi; ma possiamo farci una idea delle sue virtù dall'elogio che fa di lui san Cipriano, il quale lo chiama uomo incomparabile in una lettera scritta al Papa san Cornelio successore di Fabiano. Il vescovo di Cartagine celebra anche la purezza e la santità della vita del Pontefice, che dominò con fronte serena le tempeste da cui fu agitata la Chiesa al suo tempo. È bello contemplare questo capo tranquillo e venerabile su cui andò a posarsi una colomba per indicare il successore di Pietro, il giorno in cui il popolo e il clero di Roma erano radunati per l'elezione del Papa, dopo il martirio di Antero. Quel riferimento a Cristo designato come Figlio di Dio nelle acque del Giordano dalla divina colomba, rende ancora più sacro il sublime carattere di Fabiano. Depositario del potere di rigenerazione che risiede nelle acque dopo il battesimo di Cristo, egli ebbe a cuore la propagazione del Cristianesimo; e fra i Vescovi che consacrò per annunciare la fede in vari luoghi, la Chiesa delle Gallie ne riconosce parecchi come suoi principali fondatori.
Così sono passati i giorni del tuo Pontificato, lunghi e tempestosi, o Fabiano! Ma, presagendo l'avvenire pacifico che Dio riservava alla sua Chiesa, non volevi che i magnifici esempi dell'era dei Martiri andassero perduti per i secoli futuri, e la tua sollecitudine vegliava alla loro conservazione. Le fiamme ci hanno sottratto gran parte dei tesori che tu avevi raccolti per noi e possiamo ricostruire appena pochi particolari della tua stessa vita; ma ne sappiamo abbastanza per lodare Dio di averti scelto in quei tempi difficili, e per celebrare oggi il glorioso trionfo che riportò la tua costanza. La colomba che ti indicò come l'eletto del cielo, posandosi sul tuo capo, ti designava come il Cristo visibile sulla terra, ti votava alle cure apostoliche e al martirio e ammoniva tutta la Chiesa di riconoscerti e di ascoltarti. Tu dunque, o santo Pontefice, che hai avuto questo aspetto di rassomiglianza con l'Emmanuele nel mistero dell'Epifania, pregalo per noi affinché si degni di manifestarsi sempre più alle nostre menti e ai nostri cuori.
Dopo gli Apostoli Pietro e Paolo, che formano la sua maggior gloria, Roma iscrive all'inizio dei suoi fasti i suoi due più valorosi martiri Lorenzo e Sebastiano, e le sue due più illustri vergini, Cecilia ed Agnese. Ora, ecco che il tempo di Natale esige, per far onore al Cristo che nasce, una parte di questa nobile corte. Lorenzo e Cecilia appariranno a loro volta per accompagnare altri misteri; oggi, è chiamato a prestare il suo servizio presso l'Emmanuele il capo della coorte pretoriana, Sebastiano; domani sarà Agnese ad essere ammessa presso lo Sposo divino che ha preferito a tutto.
Si immagini un giovane il quale si sottrae a tutti i legami che lo trattenevano a Milano, patria sua, per il solo motivo che la persecuzione non vi imperversava con abbastanza rigore, mentre a Roma la tempesta è nel pieno della sua violenza (cfr. il XX discorso di sant'Ambrogio sul Sal 118 - PL 15, c. 1497). Teme per la costanza dei Cristiani; ma sa che, più d'una volta, i soldati di Cristo, coperti dell'armatura dei soldati di Cesare, si sono introdotti nelle prigioni ed hanno rianimato il coraggio dei confessori. È la missione a cui egli aspira, aspettando il giorno in cui potrà egli stesso cogliere la palma. Viene dunque a sostenere quelli che le lacrime dei genitori avevano scossi; i carcerieri cedendo alla forza della sua fede e dei suoi miracoli, affrontano il martirio, e perfino un magistrato romano chiede di essere istruito nella dottrina che dà tanto potere agli uomini. Ricolmo dei segni del favore di Diocleziano e di Massimiano Ercole, Sebastiano dispone a Roma d'un'influenza così salutare per il Cristianesimo, che il papa Caio lo proclama il Difensore della Chiesa.
Dopo aver inviato al cielo innumerevoli martiri, l'eroe ottiene infine la corona, oggetto dei suoi desideri. Con la sua coraggiosa confessione incorre nella disgrazia di Diocleziano, al quale preferisce l'Imperatore celeste che unicamente aveva servito sotto l'elmo e la clamide. È consegnato agli arcieri di Mauritania che lo spogliano, lo legano e lo colpiscono con le loro frecce. Se le pie cure di Irene lo richiamano alla vita, è solo per spirare sotto i colpi, in un ippodromo attiguo al palazzo dei Cesari.
Questi sono i soldati del nostro neonato Re; ma con quale sollecitudine li onora la sua munificenza! Roma cristiana, capitale della Chiesa, sorge su sette Basiliche principali, come l'antica Roma su sette colli; il nome e la tomba di Sebastiano decorano uno di quei sette santuari. Fuori le mura della città eterna, sulla via Appia, sorge nella solitudine la Basilica di S. Sebastiano. Vi è custodito il corpo di san Fabiano; ma i primi onori di quel tempio sono per il soldato che aveva voluto essere seppellito in quel luogo, come un servo fedele, presso il pozzo in fondo al quale furono nascosti per parecchi anni i corpi dei santi Apostoli, quando bisognò sottrarli alle ricerche di persecutori.
In cambio dello zelo di san Sebastiano per le anime dei fedeli che egli tanto desiderò preservare dal contagio del paganesimo, Dio gli ha concesso di essere l'intercessore del popolo cristiano contro il flagello della peste. Questo potere del santo martire è stato provato fin dal 680, a Roma, sotto il pontificato di sant'Agatone [1].
Valoroso soldato dell'Emmanuele, tu riposi ora ai suoi piedi. Dall'alto del cielo, volgi lo sguardo sulla cristianità che applaude ai tuoi trionfi. In questo periodo dell'anno, tu ci appari come il fedele custode della culla del divino Bambino, e l'ufficio che adempivi alla corte dei principi della terra, lo eserciti ora nel palazzo del Re dei re. Degnati di introdurvi e di proteggervi i nostri voti e le nostre preghiere.
Con quale compiacenza ascolterà le tue preghiere l'Emmanuele che tu hai amato con tanto amore! Nell'ardore di versare il tuo sangue per il suo servizio, non ti basta un volgare teatro; ti ci voleva Roma, questa Babilonia inebriata del sangue dei Martiri - come dice san Giovanni. Ma non volevi solo salire presto in cielo; il tuo zelo per i fratelli ti rendeva inquieto per la loro costanza. Cercavi allora di penetrare nelle oscure prigioni dove essi rientravano sfiniti per le torture; ed andavi a rinsaldare la generosità vacillante. Si sarebbe detto che avessi ricevuto l'ordine di formare la milizia del Re dei cieli, e che non dovessi entrare in cielo se non in compagnia dei guerrieri scelti da te per la custodia della sua persona.
Infine, è giunto il momento in cui devi pensare alla tua stessa corona, è suonata l'ora della confessione. Ma, per un atleta come te, o Sebastiano, non basta un solo martirio. Invano gli arcieri hanno esaurito su di te le loro frecce; ti è rimasta ancora tutta la vita, e la vittima è sempre intatta per una seconda immolazione. Questi furono i cristiani dei primi tempi, e noi siamo i loro figli.
Dunque, o guerriero del Signore, considera l'estrema debolezza dei nostri cuori nei quali languisce l'amore di Cristo; abbi pietà dei tuoi ultimi discendenti. Tutto ci spaventa, tutto ci accascia, e troppo spesso siamo, anche a nostra insaputa, nemici della croce. Dimentichiamo che non possiamo stare insieme con i Martiri, se i nostri cuori non sono generosi come fu il loro. Siamo vili nella lotta contro il mondo e le sue vanità, contro le inclinazioni del nostro cuore e le attrattive dei sensi; e quando abbiamo fatto con Dio una facile pace, sigillata dal pegno del suo amore, crediamo che non ci resti altro che camminare dolcemente verso il cielo, senza prove e senza sacrifici volontari. Sottraici a simili illusioni, o Sebastiano, ridestaci dal nostro sonno, e rianima quindi l'amore che dorme nelle nostre anime.
Difendici dal contagio dell'esempio e dalla padronanza delle massime del mondo che si presentano con un falso volto di cristianesimo. Rendici bramosi della nostra santificazione, vigilanti sulle nostre inclinazioni, zelanti per la salvezza dei nostri fratelli, amici della croce, e distaccati dal nostro corpo. Per quelle frecce che hanno trafitto le tue membra, allontana da noi i colpi che il nemico vuol vibrarci nell'ombra.
Armaci, o soldato di Cristo, della celeste armatura che ci descrive il grande Apostolo nella sua Lettera agli Efesini (6, 13-17); metti sul nostro cuore la corazza della giustizia, che lo difenderà contro il peccato; copri il nostro capo coll'elmo della salvezza, cioè con la speranza dei beni futuri, speranza che è ugualmente lontana dall'inquietudine e dalla presunzione; poni al nostro braccio lo scudo della fede, duro come il diamante e contro il quale verranno ad infrangersi le tentazioni del nemico che vorrebbe sviare la nostra mente per sedurre il nostro cuore; e poni infine nella nostra mano la spada della parola di Dio, con la quale distruggeremo tutti gli errori e rovesceremo tutti i vizi, poiché il cielo e la terra passano, e la Parola di Dio resta, come nostra regola e nostra speranza.
Difensore della Chiesa, così chiamato per bocca d'un santo Papa Martire, leva la tua spada per difenderla ancora. Abbatti i suoi nemici, sventa i loro perversi piani, dacci quella pace che la Chiesa gusta così di rado e durante la quale si prepara a nuove lotte. Benedici le armi cristiane nel giorno in cui dovremo lottare contro i nemici esterni. Proteggi Roma che onora la tua tomba. Salva la Francia, che si gloriò a lungo di possedere una parte delle tue sacre ossa. Allontana da noi i flagelli della peste le malattie contagiose. Ascolta la voce di coloro che, ogni anno, ti implorano per la conservazione degli animali che il Signore ha dato all'uomo per aiutarlo nelle sue fatiche. E infine, con le tue preghiere, assicuraci il riposo della vita presente, ma soprattutto i beni dell'eternità.

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[1] Cosi pure a Milano nel 1573 e a Lisbona nel 1599. La scelta del Vangelo e dell'antifona per il communio deriva da questo potere.

da: dom Prosper Guéranger, L'anno liturgico. - I. Avvento - Natale - Quaresima - Passione, trad. it. P. Graziani, Alba, 1959, p. 351-355  

mercoledì 19 gennaio 2022

19 gennaio: san Bassiano


Urna del Santo, dalla cattedrale di Lodi.

(photo by Graeme Jolly)




Inno a san Bassiano:

Te, Bassiane, canticis
laeti volentes tollimus,
Laudam regendam Numinis
cui credidit clementia.

Tu sancto ab igne pércitus
castus refulges moribus;
dies precando transigis
largusque egénis subvenis.

Aegros lavas, ac dévios
quos ducit error advocas,
sanctaeque cunctis sédulus
exempla vitae porrigis.

Adstas amans Ambrosio
dum mors caducis abripit:
et mox perennis gaudii
illi comes adiungeris.

Christi secutos dogmata
fidem fatéri strenue
da corde et ore, caelitum
ut inseramur agmini.

Doa Patri sit gloria
eiusque soli Filio,
cum Spiritu Paraclito
nunc et per omne saeculorum. Amen.

martedì 18 gennaio 2022

18 gennaio: santa Prisca


Vista dell'abside della chiesa di Santa Prisca in Roma e delle reliquie della Santa martire del primo secolo esposte in occasione delle Statio Quaresimali. 
Si intravvede la pala d'altare raffigurante il battesimo della Santa da parte di San Pietro, di Domenico Cresti, detto il Passignano, realizzata verso il 1600.

(photo by Agnese Bazzucchi.)




Dal martirologio

Passione di santa Prisca, Vergine e Martire, la quale, sotto l'Imperatore Claudio, dopo molti tormenti, fu coronata col martirio.
La celebrazione odierna vuole comunque onorare la fondatrice della chiesa titolare sull'Aventino, alla quale si riferisce l'epigrafe funeraria del V secolo, conservata nel chiostro di S. Paolo fuori le mura. L'antica chiesa, cara a chi ama riscoprire gli angoli intatti dell'antica Roma, nell'ombra discreta e riposante delle sue navate, sorge sulle fondamenta di una grande casa romana del II secolo, come hanno provato recenti scavi archeologici.

Ma gli Acta S. Priscae, che ne fissano il martirio sotto Claudio II (268-270) e la sepoltura sulla via Ostiense, donde poi il suo corpo sarebbe stato portato sull'Aventino, non hanno maggiori titoli di credibilità della suggestiva leggenda, che colloca S. Prisca nell'epoca in cui S. Pietro svolse il suo lavoro missionario a Roma.

S. Prisca sarebbe stata battezzata all'età di tredici anni dallo stesso Principe degli apostoli e avrebbe coronato il suo amore a Cristo con la palma del martirio, stabilendo al tempo stesso un primato, suggerito anche dal nome romano, che significa "prima": ella sarebbe stata infatti la prima donna in Occidente a testimoniare col martirio la sua fede in Cristo. La protomartire romana sarebbe stata decapitata durante la persecuzione di Claudio, verso la metà del primo secolo. Il corpo della giovinetta venne sepolto, sempre secondo questa tradizione, nelle catacombe di Priscilla, le più antiche di Roma.
Nel secolo VIII si cominciò ad identificare la martire romana con Prisca, moglie di Aquila, di cui parla S. Paolo: "Salutate Prisca e Aquila, miei collaboratori in Gesù Cristo, i quali hanno esposto la loro testa per salvarmi la vita. Ad essi devo rendere grazie non solo io, ma anche tutte le chiese dei gentili" (Rm 16,3). Si cominciò così a parlare del "titulus Aquilae et Priscae" modificando il primitivo titolo di cui si ha notizia già nel sinodo romano del 499. Il titolo cardinalizio con cui si è voluto onorare la chiesa di S. Prisca, una santa oggi quasi dimenticata dai calendari, sta a testimoniare la devozione che fin dai primi secoli di vita cristiana riscuoteva questa "primizia" dell'umile pescatore di Galilea. La chiesa di S. Prisca, sorta sul luogo di una casa romana che secondo la leggenda avrebbe ospitato S. Pietro, conserva nella cripta un capitello cavo, usato dallo stesso apostolo, per battezzare i catecumeni.

lunedì 17 gennaio 2022

17 gennaio: sant'Antonio Abate


Dalla chiesa di San Francesco, presso Pienza.

(photo by Elena Uliana)




VANGELO

In illo témpore: Dixit Iesus discípulis suis: Sint lumbi vestri præcíncti, et lucernæ ardéntes in mánibus vestris, et vos símiles homínibus exspectántibus dóminum suum, quando revertátur a núptiis: ut, cum vénerit et pulsáverit, conféstim apériant ei. Beáti servi illi, quos, cum vénerit dóminus, invénerit vigilántes: amen, dico vobis, quod præcínget se, et fáciet illos discúmbere, et tránsiens ministrábit illis. Et si vénerit in secúnda vigília, et si in tértia vigília vénerit, et ita invénerit, beáti sunt servi illi. Hoc autem scitóte, quóniam, si sciret paterfamílias, qua hora fur veníret, vigiláret útique, et non síneret pérfodi domum suam. Et vos estóte paráti, quia, qua hora non putátis, Fílius hóminis véniet.

(Vangelo secondo Luca 12, 35 - 40)

Traduzione:

In quel tempo: Disse Gesù ai suoi discepoli: «I vostri fianchi sian cinti ed accese nelle vostre mani le lucerne, come coloro che aspettano il loro padrone quando torni da nozze, per aprirgli appena giunge e picchia. Beati quei servi che il padrone, arrivando, troverà desti. In verità vi dico, che, cintosi, li farà sedere a tavola e si metterà a servirli. E se giungerà alla seconda vigilia e se giungerà alla terza vigilia e li troverà così, beati loro! Sappiate pero che se il padrone conoscesse in qual ora viene il ladro, veglierebbe senza dubbio, e non si lascerebbe sfondare la casa. E anche voi tenetevi pronti, perché, nell'ora che non pensate, verrà il Figlio dell'uomo.


Preghiera a sant'Antonio Abate

O trionfatore glorioso del Demonio, indarno armato in multiformi maniere contro di Voi, sant'Antonio Abate, proseguite la valorosa opera vostra su l'inferno, congiurato ai nostri danni. Da quei corpi funesti salvate le anime nostre, fortificandoli nelle spirituali battaglie: ai nostri corpi impetrate costante la sanità. Dilungate dagli armenti e dai campi ogni maligno influsso. E la vita presente, vostra mercè, tranquilla per noi, ci sia saggio e apparecchio alla pace perfetta della vita eterna. Amen.

domenica 16 gennaio 2022

Seconda domenica dopo l'Epifania ad Ancignano di Sandrigo (Vicenza)


Santa Messa letta alle ore 18:30 presso la chiesa di San Pancrazio ad Ancignano di Sandrigo (Vicenza).
Celebrante don Konrad Zu Loewenstein dei Missionari della Santa Croce.

(photo and video by Alessandro Franzoni)




VANGELO

In illo témpore: Núptiæ factæ sunt in Cana Galilǽæ: et erat Mater Iesu ibi. Vocátus est autem et Iesus, et discípuli eius ad núptias. Et deficiénte vino, dicit Mater Iesu ad eum: Vinum non habent. Et dicit ei Iesus: Quid mihi et tibi est, mulier? nondum venit hora mea. Dicit Mater eius minístris: Quodcúmque díxerit vobis, fácite. Erant autem ibi lapídeæ hýdriæ sex pósitæ secúndum purificatiónem Iudæórum, capiéntes síngulæ metrétas binas vel ternas. Dicit eis Iesus: Implete hýdrias aqua. Et implevérunt eas usque ad summum. Et dicit eis Iesus: Hauríte nunc, et ferte architriclíno. Et tulérunt. Ut autem gustávit architriclínus aquam vinum fáctam, et non sciébat unde esset, minístri autem sciébant, qui háuserant aquam: vocat sponsum architriclínus, et dicit ei: Omnis homo primum bonum vinum ponit: et cum inebriáti fúerint, tunc id, quod detérius est. Tu autem servásti bonum vinum usque adhuc. Hoc fecit inítium signórum Iesus in Cana Galilǽæ: et manifestávit glóriam suam, et credidérunt in eum discípuli eius.

(Vangelo secondo Giovanni 2, 1 - 11)

Traduzione:

In quel tempo: Vi furono delle nozze in Cana di Galilea, e li vi era la Madre di Gesù. E alle nozze fu invitato anche Gesù con i suoi discepoli. Venuto a mancare il vino, la Madre di Gesù disse a Lui: Non hanno più vino. E Gesù rispose: Che ho a che fare con te, o donna? La mia ora non è ancora venuta. Disse sua Madre ai domestici: Fate tutto quello che vi dirà. Orbene, vi erano lì sei pile di pietra, preparate per la purificazione dei Giudei, ciascuna contenente due o tre metrete. Gesù disse loro: Empite d’acqua le pile. E le empirono fino all’orlo. Gesù disse: Adesso attingete e portate al maestro di tavola. E portarono. E il maestro di tavola, non appena ebbe assaggiato l’acqua mutata in vino, non sapeva donde l’avessero attinta, ma i domestici lo sapevano; chiamato lo sposo gli disse: Tutti servono da principio il vino migliore, e danno il meno buono quando sono brilli, ma tu hai conservato il vino migliore fino ad ora. Così Gesù, in Cana di Galilea dette inizio ai miracoli, e manifestò la sua gloria, e i suoi discepoli credettero in lui.


Omelia:




Giotto, Nozze di Cana, Cappella degli Scrovegni a Padova.

giovedì 13 gennaio 2022

13 gennaio: Ottava dell'Epifania (Battesimo di NSGC)


Battesimo di Cristo al Giordano, particolare dalla pala di Giovanni Bellini presso la Basilica di Santa Corona a Vicenza.

(photo by Alberto Bordignon)






VANGELO

In illo témpore: Vidit Ioánnes Iesum veniéntem ad se, et ait: Ecce Agnus Dei, ecce, qui tollit peccátum mundi. Hic est, de quo dixi: Post me venit vir, qui ante me factus est: quia prior me erat. Et ego nesciébam eum, sed ut manifestétur in Israël, proptérea veni ego in aqua baptízans. Et testimónium perhíbuit Ioánnes, dicens: Quia vidi Spíritum descendéntem quasi colúmbam de coelo, et mansit super eum. Et ego nesciébam eum: sed qui misit me baptizáre in aqua, ille mihi dixit: Super quem víderis Spíritum descendéntem, et manéntem super eum, hic est, qui baptízat in Spíritu Sancto. Et ego vidi: et testimónium perhíbui, quia hic est Fílius Dei.

(Vangelo secondo Giovanni 1, 29 - 34)

Traduzione:

In quel tempo, Giovanni vede vedere Gesù verso di lui e dice: «Ecco l’agnello di Dio, che toglie il peccato del mondo. Questi è colui di cui ho detto: “Dopo di me viene un uomo che mi ha sopravanzato perché era prima di me”. Ed io non lo conoscevo; ma son venuto a battezzare in acqua proprio perché egli fosse manifestato a Israele». E Giovanni testimoniò dicendo: «Ho contemplato lo Spirito discendere come colomba dal cielo e fermarsi su di Lui. Ed io non lo conoscevo; ma Colui il quale mi ha inviato a battezzare in acqua mi ha detto: “Chi battezza in Spirito Santo è Colui sul quale vedrai scendere e fermarsi lo Spirito”. Ed io ho visto e ho attestato che è Lui il Figlio di Dio».

mercoledì 12 gennaio 2022

12 gennaio: Sant'Aelredo di Rievaulx OCist

 

(foto dal web)




In breve

Figlio di un sacerdote uxorato, passò una prima parte della sua vita presso la corte del Re San Davide I di Scozia, dove ebbe incarichi di economo e amministratore, fino a diventare Maestro di Palazzo; preso da una crisi di coscienza, lasciò tutti gli incarichi amministrativi e mondani per diventare monaco cistercense, entrando nell'Abbazia di Rievaulx.
Inviato presso l'Abbazia di Revesby, tornò successivamente in quella di Rievaulx in qualità di Abate, dove trascorse il resto della sua vita, uscendone solo come visitatore di alcuni monasteri di Inghilterra, Scozia e Francia; uno dei Santi più popolari del Medioevo cattolico, fu autore di numerose opere spirituali e ascetiche (conosciute e apprezzate ancora oggi) e storiche e, anche, di un'opera di teologia politica in cui elencava i tratti del sovrano cristiano ideale.

martedì 11 gennaio 2022

11 gennaio: san Leucio vescovo


Statua del Santo, dalla cattedrale di San Leucio ad Atessa (Chieti), XIV secolo.

(foto dal web)




La "costola" di san Leucio

Secondo la leggenda, mentre si trovava in pellegrinaggio nella zona di Atessa Leucio d’Alessandria, primo vescovo di Brindisi, venne a sapere che un drago seminava il terrore tra gli abitanti di Ate e Tixia, i due nuclei abitativi che poi si sono congiunti dando vita ad Atessa. La bestia dimorava in una grotta, presso il fondo paludoso del Rio Falco – tornando ai fatti storici, da questo habitat paludoso è probabile che si siano diffuse non poche epidemie - e il Santo decise di combatterla. Aiutato da Dio stesso, o, secondo un’altra versione, da San Michele che gli procurò una spada, egli riuscì a mettere fine alla vita dell’animale, a cui venne tolta una costola perché la popolazione la custodisse in ricordo dell’eccezionale avvenimento. 
Probabilmente si tratta di una costola del torace di un elefante o di qualche bestia marina estinta.

lunedì 10 gennaio 2022

Perchè amo il Rito tradizionale? (di F.Righini)



"Perchè amo il Rito tradizionale?" In risposta ad un sacerdote che mi rivolgeva tale domanda, ho scritto una risposta piuttosto articolata, che oso credere meritevole di lettura e che presento qui arricchita da alcune note.

«Innanzitutto, padre, la ringrazio per la serena curiosità priva di pregiudizi: ciò le rende veramente onore dal punto di vista e umano e pastorale.
Per parte mia vorrei fugare l’idea che il rito antico sia un rifugio dalla cattiva celebrazione del rito nuovo. La scelta dell’antica liturgia avviene per ragioni che ritengo fondate sull’oggettività del rito, che lo portano quanto a corrispondere o meno a delle preferenze personali di base che sono innate o sviluppate lungo la crescita della persona, e lo scelgo a parità di correttezza e solennità della celebrazione: ad una messa solenne in latino e canto gregoriano celebrata secondo il messale di Paolo VI dall’abate di Solesmes preferisco la stessa messa celebrata secondo il messale antico dall’abate del Barroux o di Norcia, alla messa bassa (recitata) celebrata devotamente in una intima cappella da un bravo sacerdote preferisco quella tridentina celebrata allo stesso modo dallo stesso bravo sacerdote.
Rinvengo nel rito antico due ordini di aspetti che lo rendono migliore: quelli dal punto di vista del contenuto del rito (trovo quindi che il rito antico – messa, ufficio divino, sacramenti, sacramentali – permetta una più ricca e completa esposizione dei misteri divini e dei tesori della spiritualità occidentale: ciò non significa che il rito nuovo ne sia del tutto privo, ma solo che ne sia meno ricco), e quelli dal punto di vista della sua adequazione all’intima natura umana. Il rito antico (di nuovo, dalla messa ai sacramentali) ha una perfetta organicità che, essendosi sviluppata lungo almeno quindici secoli, è capace di parlare a quegli aspetti costanti e profondi della natura, che non cambiano lungo il corso della storia (per questo, credo, la liturgia tradizionale attrae molti giovani che, come me quando lo conobbi la prima volta, non ne avevano mai sentito parlare prima, e magari non sono nemmeno cattolici o cristiani tout court).
Un esempio di questi aspetti è il reiterarsi in breve tempo (un anno in luogo dei tre della liturgia riformata da Paolo VI) di una liturgia ricca e varia, ma sempre uguale in una danza cosmica attorno al sole che è Cristo[1]: tutti gli anni so ormai in anticipo quali testi verranno cantati in chiesa a Pasqua, a Natale, quella tale domenica della quaresima o dell’avvento, conosco ormai a memoria – gli anglofoni direbbero, con più suggestiva espressione, a cuore: by heart – le antifone della messa, la loro musica gregoriana, ed il loro rapporto con la pericope scritturale[2], conosco quali salmi sono cantati o recitati nell’ufficio in quella data ora e in quel dato giorno della settimana – il salterio essendo ripartito sue sette invece che su ventuno giorni – quali sono le lezioni dei mattutini ed i loro responsori. Questo non per dire che conosco a memoria i libri liturgici (non è vero, anche se molte antifone effettivamente le ricordo), ma che questa costante ripetizione mi permette di vivere ed essere immerso in una liturgia che diventa presto parte dello stesso respiro della mia anima, che si fa carne e sangue, che è veramente parte della mia vita ed una parte famigliare, riconosciuta, amata: vivo attraverso l’anno liturgico nello stesso modo in cui, percorrendo una strada che mi sia abituale fin dalla nascita, riconosco ogni cantone, ogni campanile, ogni albero, stagno o roggia che incontro.
Un altro esempio è quello che nel bel libro del 1990 scritto dal musicista cattolico americano Thomas Day, Why Catholics can’t sing[3] l’autore chiama “l’accadere del rito”[4]: esso è oggettivo ed impersonale nel suo avere luogo, presente davanti ai miei occhi nel presbiterio illuminato, non dipende dalla mia volontà, dalle mie preferenze, dalla mia partecipazione (è ovvio, come ha appena letto, che vi partecipo eccome, ma esso avverrebbe lo stesso, anche se io non ci fossi, anche se radicalmente io non fossi: una sensazione simile non mi è mai capitata col rito nuovo, pur sapendo che anch’esso è liturgia e, metafisicamente, ha gli stessi caratteri di oggettività di quello antico). In questa liturgia indipendente e libera dalle nostre umane miserie intuisco la partecipazione della Chiesa trionfante, degli angeli e dei santi, e la comunione con tutta la Chiesa militante diffusa nel mondo[5]».

(di F.Righini)


Versione in inglese dell'articolo: QUI


NOTE

[1] Questo è messo in risalto dall’incentrare l’intero procedere della liturgia in una rivoluzione della terra attorno all’astro lucente, in un solo anno solare, invece che in tre, una modifica resa necessaria dalla pretesa di una maggiore ricchezza scritturale, ma che rende difficile la ruminatio, per dirla con gli antichi monaci benedettini, dei testi sacri i quali rischiano di affollarsi troppo numerosi nella mente del fedele e finanche del chierico, e scardina in modo arbitrario quel principio simbolico per il quale microcosmo e macrocosmo si corrispondono riassunti nell’alfa e omega che è Cristo glorioso: il corso del cosmo non corrisponde più a quello della celebrazione, il disporsi dei corpi e delle anime nel rito non trova più la propria rispondenza e risonanza nel procedere delle stagioni, l’opus Dei-liturgia viene separato dall’opus Dei-creazione. Cfr su questi temi le tre Note sopra la liturgia – in particolare la seconda - di Cristina Campo (edizione recente: Cristina Campo, Sotto falso nome, Milano, Adelphi, 1998, pp. 129-135), ed il breve ma suggestivo libretto del grande musicologo svizzero Marius Schneider, Singende Steine (edizione italiana recente: Marius Schneider, Pietre che cantano, Milano, SE, 2005).

[2] Cfr. Fulvio Rampi, Del canto gregoriano, Dialoghi sul canto proprio della Chiesa, a cura di Maurizio Cariani e Fabrizio Lonardi, Milano, Rugginenti, 2006, pp. 46-59.

[3] Thomas Day, Why Catholics can’t sing, The Culture of Catholicism and the Triumph of Bad Taste, New York, Crossroad, 1990.

[4] Mi sia consentita un’ampia citazione del testo stesso: «Roman Catholicism used to know all about the idea of letting liturgy be liturgy. (Like the Orthodox, it knew how to make “the people” feel that they were actors on a cosmic theater set.) But the church is rapidly moving away from this way of doing things to a system which tries to appease each constituency and subconstituency within “the people.” In other words, it is moving away from a ritual which simply takes place (the historic method) to something that is presented to a constituency. The tehologians may say otherwise, but members of the laity have the impression that, in the “new” Mass, the priest, musicians, and assistants seem to be presenting a show at the congregation. Let me give the reader two “pictures” which clarify this important distinction between the event which “takes place” and the one which is “presented to” a congregation. In the 1950s I attended the somber Tenebrae service during Holy Week in Philadelphia0s Catholic cathedral. A choir of seminarians, seated in the front of the church, elegantly chanted one Latin psalm after another, without accompaniment. Now and then, a priest would appear, beautifully chant one of the readings (again, in Latin), and then disappear into the sacristy. Aside from seminarians, there was a total of about six members of the laity in the congregation. The time of day was inconvenient for most people; the cathedral had made almost no effort to publicize Tenebrae or explain it. But nobody worried about the small “turnout.” Nobody was embarrassed. Liturgy of all sorts just “was,” whether two people were there or two hundred. My second picture takes us to a large urban unviersity. I was strolling past the university’s large chapel and heard some impressive music coming from it. I decided to follow the sounds to their origin. There, inside the chapel, I beheld a robed and paid choir of about twenty, under the direction of the finest organist within a radius of a hundred miles. As I stood there at the entrance of the edifice, I froze in a mild form o terror, because the five ro so clergymen who were conducting this interdenominational service were all intensely staring at me with a mixture of rage and hope. I was the third member of a congregation of three and my toes were curling. Tenebrae “took place.” The interdenominational service was “presented to” a congregation. In the first event, everybody, including the six laypeople in the cavernous church, was part of an action which moved forward, in one direction. In the second event, the service moved toward the congregation, which was not there.» (op. cit., pp. 80-81).

[5] Non ho citato il collegamento evidente a tutti – proprio a tutti, persino agli atei, da quelli che firmarono i famosi appelli di Una Voce e della Latin Mass Society negli anni sessanta del secolo scorso al noto autore francese Michel Onfray, che ha recentemente pubblicato sul Figaro una apologia del rito tradizionale dal suo punto di vista di non credente – fra liturgia latina e civilizzazione occidentale: nella musica, nella poesia, nelle arti figurative. Anch’esso mi collega, seppure in maniera meno mistica, alle innumerevoli generazioni cristiane che mi hanno preceduto, e più specificamente al meglio della loro cultura. Saper di avere a disposizione “nei propri forzieri” i più alti pinnacoli della civiltà occidentale, e tuttavia non poterli offrire all’altare di Dio: questo sarebbe orribile ma esula dall’essenza della liturgia in sé e per sé.

domenica 9 gennaio 2022

Domenica della Sacra Famiglia ad Ancignano di Sandrigo (Vicenza)


Santa Messa letta alle ore 18:30 presso la chiesa di San Pancrazio ad Ancignano di Sandrigo (Vicenza).
Celebrante don Konrad Zu Loewenstein dei Missionari della Santa Croce.

(photo by Alessandro Franzoni)






VANGELO

Cum factus esset Iesus annórum duódecim, ascendéntibus illis Ierosólymam secúndum consuetúdinem diéi festi, consummatísque diébus, cum redírent, remánsit puer Iesus in Ierúsalem, et non cognovérunt paréntes eius. Existimántes autem illum esse in comitátu, venérunt iter diéi, et requirébant eum inter cognátos et notos. Et non inveniéntes, regréssi sunt in Ierúsalem, requiréntes eum. Et factum est, post tríduum invenérunt illum in templo sedéntem in médio doctórum, audiéntem illos et interrogántem eos. Stupébant autem omnes, qui eum audiébant, super prudéntia et respónsis eius. Et vidéntes admiráti sunt. Et dixit Mater eius ad illum: Fili, quid fecísti nobis sic? Ecce, pater tuus et ego doléntes quærebámus te. Et ait ad illos: Quid est, quod me quærebátis? Nesciebátis, quia in his, quæ Patris mei sunt, opórtet me esse? Et ipsi non intellexérunt verbum, quod locútus est ad eos. Et descéndit cum eis, et venit Názareth: et erat súbditus illis. Et Mater eius conservábat ómnia verba hæc in corde suo. Et Iesus proficiébat sapiéntia et ætáte et grátia apud Deum et hómines.

(Vangelo secondo Luca 2, 42 - 52)

Traduzione:

Quando Gesú raggiunse i dodici anni, essendo essi saliti a Gerusalemme, secondo l’usanza di quella solennità, e, passati quei giorni, se ne ritornarono, il fanciullo Gesú rimase a Gerusalemme, né i suoi genitori se ne avvidero. Ora, pensando che egli fosse nella comitiva, fecero una giornata di cammino, dopo di che lo cercarono tra i parenti e i conoscenti. Ma non avendolo trovato, tornarono a cercarlo a Gerusalemme. E avvenne che dopo tre giorni lo trovarono nel Tempio, mentre sedeva in mezzo ai Dottori, e li ascoltava e li interrogava, e tutti gli astanti stupivano della sua sapienza e delle sue risposte. E, vistolo, ne fecero le meraviglie. E sua madre gli disse: Figlio perché ci ha fatto questo? Ecco che tuo padre ed io, addolorati, ti cercavamo. E rispose loro: Perché mi cercavate? Non sapevate che io devo occuparmi di quel che spetta al Padre mio? Ed essi non compresero ciò che aveva loro detto. E se ne andò con loro e ritornò a Nazareth, e stava soggetto ad essi. Però sua madre serbava in cuor suo tutte queste cose. E Gesú cresceva in sapienza, in statura e in grazia innanzi a Dio e agli uomini.



Giovanni Antonio Fumiani, Ritrovamento di Gesù nel Tempio, presso le Gallerie dell'Accademia di Venezia.

(photo by Francesco Bianco)

sabato 8 gennaio 2022

8 gennaio: sant'Abo di Tblisi


(foto dal web)




In breve

Sant'Abo di Tbilisi (+ 786), originario di Baghad, in Mesopotamia, nacque da padre arabo musulmano, apprendendo i rudimenti del Corano e dell'Islam come della legge islamica e civile, divenendo molto versato in esse; giunto a Tbilisi, nell'attuale Georgia, venne a contatto con la vera religione cristiana, che si mise a studiare con fervore e alla quale aderì.
Portato davanti al giudice per aver apostatato dall'Islam, ed essendosi rifiutato di abiurare, venne per questo decapitato; divenne il seguito il Patrono di Tbilisi, capitale della Georgia.

venerdì 7 gennaio 2022

AVVISO SACRO: Santa Messa in latino ad Orvieto (Terni)


La Santa Messa tradizionale è celebrata dai canonici dell'Istituto di Cristo Re Sommo Sacerdote la seconda e la quarta domenica di ogni mese alle ore 17:30, presso la chiesa di Santa Maria dei Servi in via Belisario ad Orvieto (provincia di Terni) in centro storico.
Dalle 16:30 il sacerdote è disponibile per le confessioni.


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giovedì 6 gennaio 2022

Epifania di NSGC a Padova


Santa Messa cantata alle ore 11:00 presso la chiesa di san Canziano in centro a Padova, nei pressi di piazza delle Erbe.
Celebrante mons S.Zorzi.
E' intervenuta la Schola Cantorum "Santa Cecilia" della Rettoria.

(photo by @valerio.cal)




Canto del Noveritis:



VANGELO

Cum natus esset Iesus in Béthlehem Iuda in diébus Heródis regis, ecce, Magi ab Oriénte venerunt Ierosólymam, dicéntes: Ubi est, qui natus est rex Iudæórum? Vidimus enim stellam eius in Oriénte, et vénimus adoráre eum. Audiens autem Heródes rex, turbatus est, et omnis Ierosólyma cum illo. Et cóngregans omnes principes sacerdotum et scribas pópuli, sciscitabátur ab eis, ubi Christus nasceretur. At illi dixérunt ei: In Béthlehem Iudæ: sic enim scriptum est per Prophétam: Et tu, Béthlehem terra Iuda, nequaquam mínima es in princípibus Iuda; ex te enim éxiet dux, qui regat pópulum meum Israël. Tunc Heródes, clam vocátis Magis, diligénter dídicit ab eis tempus stellæ, quæ appáruit eis: et mittens illos in Béthlehem, dixit: Ite, et interrogáte diligénter de púero: et cum invenéritis, renuntiáte mihi, ut et ego véniens adórem eum. Qui cum audíssent regem, abiérunt. Et ecce, stella, quam víderant in Oriénte, antecedébat eos, usque dum véniens staret supra, ubi erat Puer. Vidéntes autem stellam, gavísi sunt gáudio magno valde. Et intrántes domum, invenérunt Púerum cum María Matre eius, et procidéntes adoravérunt eum. Et, apértis thesáuris suis, obtulérunt ei múnera, aurum, thus et myrrham. Et re sponso accépto in somnis, ne redírent ad Heródem, per aliam viam revérsi sunt in regiónem suam.

(Vangelo secondo Matteo 2, 1 - 12)

Traduzione:

Nato Gesú, in Betlemme di Giuda, al tempo del re Erode, ecco arrivare dei Magi dall’Oriente, dicendo: Dov’è nato il Re dei Giudei? Abbiamo visto la sua stella in Oriente e siamo venuti per adorarlo. Sentite tali cose, il re Erode si turbò, e con lui tutta Gerusalemme. E, adunati tutti i sommi sacerdoti e gli scribi del popolo, voleva sapere da loro dove doveva nascere Cristo. E questi gli risposero: A Betlemme di Giuda, perché cosí è stato scritto dal Profeta: E tu Betlemme, terra di Giuda, non sei la minima tra i príncipi di Giuda: poiché da te uscirà il duce che reggerà il mio popolo Israele. Allora Erode, chiamati a sé di nascosto i Magi, si informò minutamente circa il tempo dell’apparizione della stella e, mandandoli a Betlemme, disse loro: Andate e cercate diligentemente il bambino, e quando l’avrete trovato fatemelo sapere, affinché io pure venga ad adorarlo. Quelli, udito il re, partirono: ed ecco che la stella che avevano già vista ad Oriente li precedeva, finché, arrivata sopra il luogo dov’era il bambino, si fermò. Veduta la stella, i Magi gioirono di grandissima gioia, ed entrati nella casa trovarono il bambino con Maria sua madre e prostratisi, lo adorarono. E aperti i loro tesori, gli offrirono in dono oro, incenso e mirra. Avvertiti poi in sogno di non passare da Erode, tornarono al loro paese per un altra strada.



Scuola di Maratta (XVII secolo), Adorazione dei Magi, Museo d'Arte di Ancona.