lunedì 29 giugno 2026

SS Pietro e Paolo a Lviv (Ucraina)


Santa Messa letta nel Rito Proprio dominicano Antico alle ore 8:30 presso la Kaplytsya Rozena (a lato della chiesa detta dei Carmelitani) a Lviv, Ucraina.
Celebrante p. Igor Gnius OP.

(photo by Alessandro Franzoni)






VANGELO

In illo témpore: Venit Iesus in partes Cæsaréæ Philippi, et interrogábat discípulos suos, dicens: Quem dicunt hómines esse Fílium hóminis? At illi dixérunt: Alii Ioánnem Baptístam, alii autem Elíam, álii vero Ieremíam aut unum ex Prophétis. Dicit illis Iesus: Vos autem quem me esse dícitis? Respóndens Simon Petrus, dixit: Tu es Christus, Fílius Dei vivi. Respóndens autem Iesus, dixit ei: Beátus es, Simon Bar Iona: quia caro et sanguis non revelávit tibi, sed Pater meus, qui in cœlis est. Et ego dico tibi, quia tu es Petrus, et super hanc petram ædificábo Ecclésiam meam, et portæ ínferi non prævalébunt advérsus eam. Et tibi dabo claves regni cœlórum. Et quodcúmque ligáveris super terram, erit ligátum et in cœlis: et quodcúmque sólveris super terram, erit solútum et in cœlis.

Vangelo di Matteo 16, 13 - 19

Traduzione:

In quel tempo: Gesú, venuto nei dintorni di Cesarea di Filippo, cosí interrogò i suoi discepoli: Gli uomini chi dicono che sia il Figlio dell’uomo? Essi risposero: Alcuni dicono che è Giovanni Battista, altri Elia, altri ancora Geremia o qualche altro profeta. Disse loro Gesú: E voi, chi dite che io sia? Simone Pietro rispose: Tu sei il Cristo, il Figlio di Dio vivente. E Gesú: Beato sei tu, Simone figlio di Giona, perché non la carne o il sangue ti hanno rivelato questo, ma il Padre mio che è nei cieli. E io ti dico: Tu sei Pietro, e su questa pietra io edificherò la mia Chiesa, e le porte dell’inferno non prevarranno contro di essa. Io darò a te le chiavi del regno dei cieli, e tutto ciò che legherai sulla terra, sarà legato anche nei cieli, e tutto ciò che scioglierai sulla terra, sarà sciolto anche nei cieli.


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domenica 28 giugno 2026

Quinta domenica dopo Pentecoste a Lviv (Ucraina)


Santa Messa letta nel Rito Proprio dominicano Antico alle ore 13:00 presso la Kaplytsya Rozena (a lato della chiesa detta dei Carmelitani) a Lviv, Ucraina.
Celebrante p. Igor Gnius OP.

(photo by Alessandro Franzoni)






VANGELO

In illo témpore: Dixit Iesus discípulis suis: Nisi abundáverit iustítia vestra plus quam scribárum et pharisæórum, non intrábitis in regnum cœlórum. Audístis, quia dictum est antíquis: Non occídes: qui autem occíderit, reus erit iudício. Ego autem dico vobis: quia omnis, qui iráscitur fratri suo, reus erit iudício. Qui autem díxerit fratri suo, raca: reus erit concílio. Qui autem díxerit, fátue: reus erit gehénnæ ignis. Si ergo offers munus tuum ad altáre, et ibi recordátus fúeris, quia frater tuus habet áliquid advérsum te: relínque ibi munus tuum ante altáre et vade prius reconciliári fratri tuo: et tunc véniens ófferes munus tuum.

Vangelo di Matteo 5, 20 - 24

Traduzione:

In quel tempo: Gesú disse ai suoi discepoli: Se la vostra giustizia non sarà stata più grande di quella degli scribi e dei farisei, non entrerete nel Regno dei Cieli. Avete sentito che è stato detto agli antichi: Non uccidere; chi infatti avrà ucciso sarà condannato in giudizio. Ma io vi dico che chiunque si adira col fratello sarà condannato in giudizio. Chi avrà detto a suo fratello: raca, imbecille, sarà condannato nel Sinedrio. E chi gli avrà detto: pazzo; sarà condannato al fuoco della geenna. Se dunque porti la tua offerta all’altare e allora ti ricordi che tuo fratello ha qualcosa contro di te, lascia la tua offerta all’altare e va prima a riconciliarti con tuo fratello, e poi, ritornato, fa la tua offerta.




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mercoledì 24 giugno 2026

24 giugno: Natività di san Giovanni Battista


Tintoretto, Natività di san Giovanni Battista, dalla chiesa di San Zaccaria, Venezia.

(photo by Francesco Bianco)




VANGELO

Elísabeth implétum est tempus pariéndi, et péperit fílium. Et audiérunt vicíni et cognáti eius, quia magnificávit Dóminus misericórdiam suam cum illa, et congratulabántur ei. Et factum est in die octávo, venérunt circumcídere púerum, et vocábant eum nómine patris sui Zacharíam. Et respóndens mater eius, dixit: Nequáquam, sed vocábitur Ioánnes. Et dixérunt ad illam: Quia nemo est in cognatióne tua, qui vocátur hoc nómine. Innuébant autem patri eius, quem vellet vocári eum. Et póstulans pugillárem, scripsit, dicens: Ioánnes est nomen eius. Et miráti sunt univérsi. Apértum est autem illico os eius et lingua eius, et loquebátur benedícens Deum. Et factus est timor super omnes vicínos eórum: et super ómnia montána Iudææ divulgabántur ómnia verba hæc: et posuérunt omnes, qui audíerant in corde suo, dicéntes: Quis, putas, puer iste erit? Etenim manus Dómini erat cum illo. Et Zacharías, pater eius, repletus est Spíritu Sancto, et prophetávit, dicens: Benedíctus Dóminus, Deus Israël, quia visitávit et fecit redemptiónem plebis suæ.

Vangelo di Luca 1, 57 - 68

Traduzione:

Si compí il tempo in cui Elisabetta doveva partorire, ed ella partorí un figlio. I vicini e i parenti, avendo udito che il Signore aveva mostrata la sua misericordia verso di lei, se ne congratulavano. Dopo otto giorni, vennero a circoncidere il bambino, e volevano chiamarlo Zaccaria, come suo padre. Ma sua madre intervenne, dicendo: No, invece avrà nome Giovanni. Le replicarono: Non c’è nessuno nel tuo parentado che abbia questo nome. E facevano dei cenni al padre, per sapere come voleva che fosse chiamato. Ed egli chiesta una tavoletta, vi scrisse: il suo nome è Giovanni. E tutti restarono stupefatti. In quel momento la sua bocca si aprí e la sua lingua si sciolse, ed egli parlava benedicendo il Signore. Il timore invase l’intero vicinato, e la fama dell’accaduto si diffuse per tutte le montagne della Giudea. Quanti udivano queste cose, vi riflettevano e andavano dicendo: Che bambino sarà mai questo? Perché la mano del Signore era con lui. E Zaccaria, suo padre, fu ripieno di Spirito Santo, e profetò dicendo: Benedetto sia il Signore Dio d’Israele, perché ha visitato e redendo il suo popolo.


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martedì 23 giugno 2026

23 giugno: Vigilia della Natività di San Giovanni Battista


Domenico Bigordi detto il Ghirlandaio, L'apparizione dell'angelo a Zaccaria, affresco presso la Cappella Tornabuoi in Santa Maria Novella, Firenze.

(photo by Francesco Bianco)




VANGELO

Fuit in diébus Heródis, regis Iudææ, sacérdos quidam nómine Zacharías, de vice Abía, et uxor illíus de filiábus Aaron, et nomen eius Elísabeth. Erant autem iusti ambo ante Deum, incedéntes in ómnibus mandátis et iustificatiónibus Dómini sine queréla, et non erat illis fílius, eo quod esset Elísabeth stérilis, et ambo processíssent in diébus suis. Factum est autem, cum sacerdótio fungerétur in órdine vicis suæ ante Deum, secúndum consuetúdinem sacerdótii, sorte éxiit, ut incénsum póneret, ingréssus in templum Dómini: et omnis multitúdo pópuli erat orans foris hora incénsi. Appáruit autem illi Angelus Dómini, stans a dextris altáris incénsi. Et Zacharias turbátus est, videns, et timor írruit super eum. Ait autem ad illum Angelus: Ne tímeas, Zacharía, quóniam exaudíta est deprecátio tua: et uxor tua Elísabeth páriet tibi fílium, et vocábis nomen eius Ioánnem: et erit gáudium tibi et exsultátio, et multi in nativitáte eius gaudébunt: erit enim magnus coram Dómino: et vinum, et síceram non bibet, et Spíritu Sancto replébitur adhuc ex útero matris suæ: et multos filiórum Israël convértet ad Dóminum, Deum ipsórum: et ipse præcédet ante illum in spíritu et virtúte Elíæ: ut convértat corda patrum in fílios, et incrédulos ad prudéntiam iustórum, paráre Dómino plebem perféctam.

Vangelo di Luca 1, 5 - 17

Traduzione: 

Al tempo di Erode, re della Giudea, vi era un sacerdote di nome Zaccaria, della classe di Abia, che aveva in moglie una discendente di Aronne, di nome Elisabetta. Ambedue erano giusti davanti a Dio e osservavano irreprensibili tutte le leggi e le prescrizioni del Signore. Essi non avevano figli, perché Elisabetta era sterile e tutti e due erano avanti negli anni.
Avvenne che, mentre Zaccaria svolgeva le sue funzioni sacerdotali davanti al Signore durante il turno della sua classe, gli toccò in sorte, secondo l'usanza del servizio sacerdotale, di entrare nel tempio del Signore per fare l'offerta dell'incenso. Fuori, tutta l'assemblea del popolo stava pregando nell'ora dell'incenso. Apparve a lui un angelo del Signore, ritto alla destra dell'altare dell'incenso. Quando lo vide, Zaccaria si turbò e fu preso da timore. Ma l'angelo gli disse: "Non temere, Zaccaria, la tua preghiera è stata esaudita e tua moglie Elisabetta ti darà un figlio, e tu lo chiamerai Giovanni. Avrai gioia ed esultanza, e molti si rallegreranno della sua nascita, perché egli sarà grande davanti al Signore; non berrà vino né bevande inebrianti, sarà colmato di Spirito Santo fin dal seno di sua madre e ricondurrà molti figli d'Israele al Signore loro Dio. Egli camminerà innanzi a lui con lo spirito e la potenza di Elia, per ricondurre i cuori dei padri verso i figli e i ribelli alla saggezza dei giusti e preparare al Signore un popolo ben disposto".


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lunedì 22 giugno 2026

22 giugno: san Paolino da Nola


(photo by Alessandro Franzoni)




In breve

Nato a Bordeaux, in Gallia, nel 355 da una famiglia patrizia romana, dove il padre era funzionario imperiale. Istruito dal poeta Ausonio, Paolino venne introdotto nello studio delle lettere e nella magistratura, tanto che già nel 381 era governatore della Campania. Qui entrò in contatto con la storia del martirio di san Felice a tal punto da abbandonare ogni cosa e ritornare verso casa. Durante il viaggio si fermò a Milano per chiedere consiglio a Sant’Ambrogio, il quale lo confermò nella fede e lo spronò a dedicarsi al Signore. Tornato in Patria, sposò Terasia, dalla quale ebbe un figlio che morì dopo soli otto giorni. Per dimenticare questo dolore, si dedicò a un’intensa vita sociale, intrattenendo e coltivando rapporti intellettuali con i maestri del tempo. Ebbe però un problema alla vista, che i medici non riuscivano a curare.

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sabato 20 giugno 2026

20 giugno: san Silverio


(foto dal web)



In breve

Nativo di Frosinone, Silverio, eletto nel 536, è Papa per circa un anno e mezzo. Coinvolto nella guerra tra Bizantini e Goti per il possesso della penisola italica, lotta strenuamente contro le eresie monofisite. Per ordine dell’imperatrice Teodora viene esiliato sull’isola di Ponza, dove muore.


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venerdì 19 giugno 2026

19 giugno: santa Giuliana Falconieri


(photo by Roberto De Albentiis)




VANGELO

In illo témpore: Dixit Iesus discípulis suis parábolam hanc: Simile erit regnum cœlórum decem virgínibus: quæ, accipiéntes lámpades suas, exiérunt óbviam sponso et sponsæ. Quinque autem ex eis erant fátuæ, et quinque prudéntes: sed quinque fátuæ, accéptis lampádibus, non sumpsérunt óleum secum: prudéntes vero accepérunt óleum in vasis suis cum lampádibus. Horam autem faciénte sponso, dormitavérunt omnes et dormiérunt. Média autem nocte clamor factus est: Ecce, sponsus venit, exíte óbviam ei. Tunc surrexérunt omnes vírgines illæ, et ornavérunt lámpades suas. Fátuæ autem sapiéntibus dixérunt: Date nobis de óleo vestro: quia lámpades nostræ exstinguúntur. Respondérunt prudéntes, dicéntes: Ne forte non suffíciat nobis et vobis, ite pótius ad vendéntes, et émite vobis. Dum autem irent émere, venit sponsus: et quæ parátæ erant, intravérunt cum eo ad núptias, et clausa est iánua. Novíssime vero véniunt et réliquæ vírgines, dicéntes: Dómine, Dómine, aperi nobis. At ille respóndens, ait: Amen, dico vobis, néscio vos. Vigiláte ítaque, quia néscitis diem neque horam.

Vangelo di Matteo 25, 1 - 13

Traduzione:

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli questa parabola: «Il regno dei cieli sarà simile a dieci vergini che presero le loro lampade e uscirono incontro allo sposo e alla sposa. Ma cinque di esse erano stolte e cinque prudenti. Le cinque stolte, nel prendere le lampade, non presero l'olio con sé; le prudenti, invece, insieme con le lampade presero anche l'olio, nei loro vasi. Tardando a venire lo sposo, si assopirono tutte e si addormentarono. Ma a mezzanotte si udì un clamore: “Ecco viene lo sposo: uscitegli incontro”. Allora tutte le vergini si alzarono e prepararono le loro lampade. E dissero le stolte alle prudenti: “Dateci un po' del vostro olio, poiché le nostre lampade stanno per spegnersi”. Risposero le prudenti dicendo: “Non basterebbe né a noi, né a voi: andate piuttosto dai rivenditori e compratevene”. Mentre esse andavano, giunse lo Sposo; e quelle che erano pronte entrarono con lui alla festa nuziale, e la porta fu chiusa. All'ultimo momento, giunsero anche le altre vergini e dicevano: O Signore, Signore, aprici!". Ma egli rispose: “In verità vi dico: non vi conosco”. Vigilate, dunque, poiché non sapete né il giorno né l'ora».


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giovedì 18 giugno 2026

18 giugno: Sant'Efrem il Siro


Icona raffigurante la La Dormizione di Sant'Efrem il Siro, E.Tzanfournaris (XVI-XVII secolo), Pinacoteca Vaticana.

(foto dal web)




In breve

Sant'Efrem il Siro, morto a Edessa (nell'odierna Turchia) il 9 giugno 373, è stato un diacono, teologo e uno dei più grandi poeti in lingua siriaca del Cristianesimo antico. Soprannominato "Cetra dello Spirito Santo", compose innumerevoli inni, poesie e commentari biblici che univano una profonda dottrina mariana e cristologica a una straordinaria bellezza letteraria; meriti che gli valsero nel 1920 il titolo di Dottore della Chiesa da parte di Papa Benedetto XV, il pontefice della celebre definizione di “inutile strage” riferita alla Prima Guerra Mondiale. La narrazione dettagliata della morte e del funerale di Sant'Efrem il Siro, alla base della codifica dell'iconografia della sua Dormizione, è tradizionalmente attribuita a una fonte agiografica la cui stesura o diffusione originaria è legata a san Gregorio di Nissa: fu proprio lui a pronunciare un famosissimo Panegirico in onore di sant'Efrem, descrivendone le virtù, l'ascesi e il distacco finale dal mondo. 

(da Ars Europa)


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mercoledì 17 giugno 2026

17 giugno: San Ranieri da Pisa


(foto dal web)




In breve

Nacque nel 1118 da Gandulfo Scacceri e Mingarda Buzzacherini. Malgrado gli sforzi dei genitori desiderosi di impartirgli un'educazione rigorosa, visse la giovinezza all'insegna dello svago e del divertimento. Ma a diciannove anni la sua vita cambiò. Fu decisivo l'incontro con Alberto, un eremita proveniente dalla Corsica che si era stabilito nel monastero pisano di San Vito. Scelse quindi di abbracciare in pienezza la fede, tanto da partire per la Terra Santa. A 23 anni decise di vivere in assoluta povertà, liberandosi di tutte le ricchezze per darle ai poveri. Trascorse un lungo periodo presso gli eremiti di Terra Santa vivendo esclusivamente di elemosine. Mangiava due volte alla settimana sottoponendo il suo corpo a grandi sacrifici. Tornato a Pisa nel 1154, circondato dalla fama di santità, vi operò miracoli, così come aveva fatto in Terra Santa. Morì venerdì 17 giugno 1161. Nel 1632 venne eletto patrono principale della diocesi e della città di Pisa.


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lunedì 15 giugno 2026

15 giugno: SS Vito, Modesto e Crescenzia


(photo by Alessandro Franzoni)




In breve

Vito, detto anche Guido, apparteneva a un'illustre famiglia siciliana. Suo padre, a sua insaputa, lo aveva battezzato e lo consegnò al giudice Valeriano perché fosse flagellato.
Le preghiere del Santo gli procurarono la guarigione, ma non lo convertirono. Vito fu poi salvato dalla crudeltà del padre da Modesto, suo precettore, e Crescentia, sua nutrice, che lo portarono in un'altra regione. Lì, la sua santità brillò così intensamente che Diocleziano si rivolse a lui per liberare il figlio, tormentato dal demonio. Guido lo guarì, ma l'ingrato principe, incapace di indurre questo Santo al culto di falsi dèi, lo fece arrestare insieme a Modesto e Crescentia. Furono immersi in un calderone di piombo fuso e resina ardente e le loro membra furono distese su una ruota. Dopo averli messi alla prova come oro nella fornace, Dio li liberò da tutte queste sofferenze e li colmò di gioia, riservando loro un posto d'onore al banchetto celeste.
Morirono nel 303.


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domenica 14 giugno 2026

Terza domenica dopo Pentecoste a Venezia


Santa Messa letta alle ore 11:00 presso la chiesa di san Simon Piccolo a Venezia (fronte stazione ferroviaria).
Celebrante don Joseph Kramer FSSP.

(photo by Alessandro Franzoni)




VANGELO

In illo témpore: Erant appropinquántes ad Iesum publicáni et peccatóres, ut audírent illum. Et murmurábant pharisǽi et scribæ, dicéntes: Quia hic peccatóres recipit et mandúcat cum illis. Et ait ad illos parábolam istam, dicens: Quis ex vobis homo, qui habet centum oves: et si perdíderit unam ex illis, nonne dimíttit nonagínta novem in desérto, et vadit ad illam, quæ períerat, donec invéniat eam? Et cum invénerit eam, impónit in húmeros suos gaudens: et véniens domum, cónvocat amícos et vicínos, dicens illis: Congratulámini mihi, quia invéni ovem meam, quæ períerat? Dico vobis, quod ita gáudium erit in cœlo super uno peccatóre pœniténtiam agénte, quam super nonagínta novem iustis, qui non índigent pœniténtia. Aut quæ múlier habens drachmas decem, si perdíderit drachmam unam, nonne accéndit lucérnam, et evérrit domum, et quærit diligénter, donec invéniat? Et cum invénerit, cónvocat amícas et vicínas, dicens: Congratulámini mihi, quia invéni drachmam, quam perdíderam? Ita dico vobis: gáudium erit coram Angelis Dei super uno peccatóre pœniténtiam agénte.

Vangelo di Luca 15, 1 - 10

Traduzione:

In quel tempo: Si erano accostati a Gesú pubblicani e peccatori per ascoltarlo. E scribi e farisei mormoravano, dicendo: Riceve i peccatori e mangia con essi. Allora egli disse questa parabola: Chi di voi, avendo cento pecore, perdutane una, non lascia le novantanove nel deserto e va in cerca di quella smarrita finché la ritrova? E ritrovatala, non la pone contento sulle spalle e, tornato a casa, raduna amici e vicini, dicendo loro: Congratulatevi con me, perché ho ritrovata la pecora che si era smarrita? Io vi dico che in cielo vi sarà piú gioia per un peccatore che fa penitenza, che non per novantanove giusti che non hanno bisogno di penitenza. E qual è quella donna che, avendo dieci dracme, se ne avrà perduta una, non accende la lucerna e non spazza tutta la casa e non cerca diligentemente finché non la ritrova? E appena l’avrà ritrovata non chiama le amiche e le vicine, dicendo loro: Congratulatevi con me, perché ho ritrovata la dracma che avevo perduta? Io vi dico che vi sarà un grande gàudio tra gli Angeli di Dio per un peccatore che fa penitenza.




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sabato 13 giugno 2026

Sant'Antonio da Padova a Padova


Santa Messa letta alle ore 16:00 presso la chiesa di San Canziano in centro a Padova (nelle vicinanze di piazza delle Erbe.
Celebrante don Bertrand Lacroix FSSP.

(photo by Alessandro Franzoni)




VANGELO

In illo témpore: Dixit Iesus discípulis suis: Vos estis sal terræ. Quod si sal evanúerit, in quo saliétur? Ad níhilum valet ultra, nisi ut mittátur foras, et conculcétur ab homínibus. Vos estis lux mundi. Non potest cívitas abscóndi supra montem pósita. Neque accéndunt lucérnam, et ponunt eam sub módio, sed super candelábrum, ut lúceat ómnibus qui in domo sunt. Sic lúceat lux vestra coram homínibus, ut vídeant ópera vestra bona, et gloríficent Patrem vestrum, qui in cœlis est. Nolíte putáre, quóniam veni sólvere legem aut prophétas: non veni sólvere, sed adimplére. Amen, quippe dico vobis, donec tránseat cœlum et terra, iota unum aut unus apex non præteríbit a lege, donec ómnia fiant. Qui ergo solvent unum de mandátis istis mínimis, et docúerit sic hómines, mínimus vocábitur in regno cœlórum: qui autem fécerit et docúerit, hic magnus vocábitur in regno cœlórum.

Vangelo di Matteo 5, 13 - 19

Traduzione:

In quel tempo Gesù disse ai suoi discepoli: «Voi siete il sale della terra. E se il sale perde la sua virtù, come lo si riattiverà? Non è più buono che ad essere gettato via e calpestato dalla gente. Voi siete la luce del mondo. Non può rimanere nascosta una città posta sopra un monte. Né si accende la lucerna per riporla sotto il moggio, ma sul candeliere, perché faccia lume a quanti sono in casa. Così risplenda la vostra luce dinanzi agli uomini, affinché vedano le vostre opere buone e glorifichino il Padre vostro che è nei cieli. Non crediate che io sia venuto ad abrogare la Legge o i Profeti, ma a completare. In verità vi dico che finché non passi il cielo e la terra non passerà un solo iota o un apice solo della Legge, che tutto non sia compiuto. Chi pertanto violerà uno dei minimi di questi comandamenti e insegnerà così agli uomini, sarà tenuto minimo nel regno dei cieli; ma colui che avrà operato ed insegnato, sarà tenuto grande nel regno dei cieli».




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venerdì 12 giugno 2026

Sacro Cuore di NSGC







VANGELO

In illo témpore: Iudǽi - quóniam Parascéve erat, - ut non remanérent in cruce córpora sábbato - erat enim magnus dies ille sábbati, - rogavérunt Pilátum, ut frangeréntur eórum crura, et tolleréntur. Venérunt ergo mílites: et primi quidem fregérunt crura et alteríus, qui crucifíxus est cum eo. Ad Iesum autem cum veníssent, ut vidérunt eum iam mórtuum, non fregérunt eius crura, sed unus mílitum láncea latus eius apéruit, et contínuo exívit sanguis et aqua. Et qui vidit, testimónium perhíbuit: et verum est testimónium eius. Et ille scit quia vera dicit, ut et vos credátis. Facta sunt enim hæc ut Scriptúra implerétur: Os non comminuétis ex eo. Et íterum alia Scriptúra dicit: Vidébunt in quem transfixérunt.

Vangelo di Giovanni 19, 31 - 37

Traduzione:

In quel tempo: I Giudei, siccome era la Parasceve, affinché i corpi non rimanessero sulla croce durante il sabato - era un gran giorno quel sabato - pregarono Pilato che fossero rotte loro le gambe e fossero deposti. Andarono dunque i soldati e ruppero le gambe ad entrambi i crocifissi al fianco di Gesù. Giunti a Gesù, e visto che era morto, non gli ruppero le gambe: ma uno dei soldati gli aprì il fianco con una lancia, e subito ne uscì sangue e acqua. E chi vide lo attesta: testimonianza verace di chi sa di dire il vero: affinché voi pure crediate. Tali cose sono avvenute affinché si adempisse la Scrittura: Non romperete alcuna delle sue ossa. E si avverasse l’altra Scrittura che dice: Volgeranno gli sguardi a colui che hanno trafitto.


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La festa del Sacratissimo Cuore di Gesù ci riporta al racconto dell’ora della Croce così come ce la descrive l’evangelista Giovanni nella pagina del Vangelo di oggi. Gesù è già morto, ha già consegnato il suo testamento al discepolo amato, un testamento che consiste nella consegna di sua Madre. Ha già gridato la sua solitudine. Ha già fatto consegna del suo spirito nelle braccia del Padre. Gesù è morto, e i versetti del Vangelo di oggi sembrano voler descrivere semplicemente i gesti di sgombero della scena. I soldati romani vogliono velocizzare l’operazione e così spezzano le gambe ai crocifissi per avvantaggiarne la morte. “Venuti però da Gesù e vedendo che era già morto, non gli spezzarono le gambe, ma uno dei soldati gli colpì il fianco con la lancia e subito ne uscì sangue e acqua”. Accade così che quella che doveva essere semplicemente una verifica della sua morte, diventi una finestra sul Suo Mistero. Quella trafittura ci fa affacciare sullo stesso Cuore di Cristo da cui scaturiscono “il sangue e l’acqua” simbolo dei sacramenti. Sappiamo così che il gesto più alto dell’amore di Cristo, che è il donare la vita per ciascuno di noi, continua ad essere visibile, presente ed efficace in quel “sangue e in quell’acqua” che i sacramenti rendono costantemente presenti. Soprattutto nell’Eucarestia quella ferita, quel Cuore, quell’amore vivo, continua ad essere presente e in mezzo a noi. Noi siamo costantemente amati di un Amore che non è un amore qualunque, ma che è un Amore che dà la vita. Tutte le volte che ci accostiamo all’Eucarestia ci accostiamo a un Amore così, un Amore che salva perché riempie la vita di significato. Infatti sentirsi amati fino al punto di sapere che chi ti ama è disposto a morire per te, riempie la tua vita di un significato che ti salva ma non solo in senso simbolico ma in maniera reale. Per questo Giovanni ci tiene ad aggiungere: “Chi ha visto ne dà testimonianza”. Perché su questa roba non si scherza: o è vero o non lo è. O è un fatto o è fuffa.

(don Luigi Maria Epicoco)



Dalle Litanie del Sacro Cuore:



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martedì 9 giugno 2026

9 giugno: SS Primo e Feliciano


(foto dal web)




In breve

Primo e Feliciano erano due fratelli, anziani patrizi romani che avevano consacrato la loro vita a opere di carità, specialmente a favore dei cristiani imprigionati a causa della loro fede. Riuscirono a sottrarsi alla persecuzione per molti anni, ma attorno al 297, sotto gli imperatori Diocleziano e Massimiano, furono arrestati e poiché si rifiutarono di sacrificare agli dei pagani furono imprigionati e frustati. Condotti al quindicesimo miglio della via Nomentana, furono giudicati da un magistrato di nome Promoto, torturati e condannati alla decapitazione.
Il magistrato giudicante tentò di vincere la resistenza di Feliciano dicendogli che suo fratello aveva abiurato, ma egli si rifiutò di credere alla cosa dicendo: «Ho ottant'anni e ne ho trascorsi trenta nel servire il Cristo, sono pronto a morire per lui». Allora Primo fu fatto uscire di prigione e gli fu detto che Feliciano aveva obbedito agli imperatori e sacrificato agli dei, ma egli rispose coraggiosamente: «Invano tentate d'ingannarmi. So che mio fratello non ha rinnegato il suo Signore e Dio per adorare idoli vani».
Durante il pontificato di Teodoro (642-649) le loro reliquie furono traslate a S. Stefano Rotondo al Celo, e un mosaico, ancora esistente, fu posto dietro il luogo dove erano venerate e li raffigura sotto un'immagine di Cristo.



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sabato 6 giugno 2026

6 giugno: san Norberto


(foto dal web)




In breve

“Illustre del Nord”, questo il significato del suo nome. Arcivescovo di Magdeburgo e fondatore dell’ordine di Prémontrè. Nato nel 1080/85, in Germania o Olanda (le fonti sono discordanti). Il padre era a servizio dell’arcivescovo di Colonia. Ancora giovane, Norberto fu nominato canonico della chiesa di Xanten, per essere poi educato alla corte di Federico I. Successivamente passò alla Corte dell’Imperatore Enrico V, dove ebbe modo di conoscere i contrasti sulle questioni politiche e religiose del tempo, ma anche condurre una vita disordinata e spensierata.
Resasi vacante la sede vescovile di Cambrai, l’Imperatore offrì la sede a Norberto, il quale la rifiutò e se ne tornò a Xanten. Una cosa però si chiedeva: come faceva l’Imperatore a proporgli un tale incarico solo per “simpatia”, senza provvedere a formarlo alla missione? E ripensando alle discussioni del passato e osservando il livello culturale-spirituale del clero e dei vescovi, comprese bene su quali aspetti era necessario lavorare. Intanto, lungo la strada del rientro, raccontano le fonti sulla Vita, venne colpito da un fulmine che rischiò di ucciderl;: cadendo a terra e resosi conto che non era accaduto nulla, lesse questo episodio come un “segno di Dio” che lo invitava a fidarsi unicamente di Lui. In quell’incidente comprese che pur conducendo una vita agiata e apparentemente sicura, in realtà nulla gli garantiva la vita… se non Dio solo. Decise così di entrare nel monastero di san Benedetto a Siegburg, fino ad essere ordinato sacerdote dall’arcivescovo di Colonia, Federico.

Tra i predicatori mendicanti

A quel tempo c’erano i predicatori mendicanti, uomini che avevano scelto di vivere di quanto la provvidenza offriva loro. Lungo il loro peregrinare, predicavano e cercavano di testimoniare il vangelo. Anche Norberto vi aderì per un periodo, conquistando cuori e intelligenze per il suo modo affabile e per i contenuti profondi della sua parola. Ma proprio la folla che si riuniva attorno a lui per ascoltarlo, suscitò non poche invidie in alcuni Vescovi, i quali cominciarono a mettere in dubbio il contenuto delle sue predicazioni. Norberto decise così di scendere a Roma per esporre direttamente al Papa la questione. Il Papa, dopo averlo ascoltato, lodò i contenuti, la sua opera e lo incoraggiò a proseguire. Nel viaggio di rientro, però, non si diresse subito verso la Germania, dove i suoi nemici sarebbero stati pronti a eliminarlo.

L'Ordine Premostratense

Strada facendo predicava il vangelo a quanti incontrava: le regioni del Reno, il Belgio… Morto papa Gelasio, venne eletto Callisto II: Norberto andò anche da lui per ricevere dovuto riconoscimento e questi non solo glielo accordò, ma gli indicò il vescovo di Laon, Bartolomeo. Questi, dopo aver ascoltato Norberto, gli propose di fondare una vita cenobitica e così nacque l’Ordine di Prémontré, dal nome della città di fondazione.  Siamo nel 1121. Come regola di base scelsero la Regola di Sant’Agostino, più attinente alla vita apostolica, confronto a quella di san Benedetto. Nel 1123 si diresse verso la città di Anversa, nella diocesi di Cambrai, per una serie di problemi che vi erano sorti. Di fronte agli sbandamenti spirituali e alla banalizzazione dell’Eucaristia e degli altri sacramenti da parte di sacerdoti poco idonei e formati, Norberto reagì con la predicazione e con l’esempio. La sua opera fu di tale portata, che venne istituita la festa del “Trionfo di Norberto”, dove veniva celebrata la presenza reale di Cristo nell’Eucaristia, da lui celebrata con profonda devozione e spiegata in ogni sua catechesi. Per questo fatto è a lui attribuito il titolo di “Apostolo del santissimo Sacramento”.

Arcivescovo di Magdeburgo

Giunto a Speyer, trovò le autorità impegnate nel decidere chi poteva essere nominato arcivescovo di Magdeburgo. Si trattava di una Sede delicata, in quanto centro e riferimento della vita cattolica in Germania. La concomitanza di questi due momenti – l’arrivo di Norberto e la discussione in atto – portarono alla nomina proprio di Norberto ad Arcivescovo. Data la precaria situazione in cui versavano i sacerdoti, sia a livello culturale che spirituale, chiamò in soccorso i fratelli premostratensi, per i quali fondò un monastero. La scelta si rivelò importante, tanto che ben presto i sacerdoti che abbracciarono la vita cenobitica e di povertà superò quella dei sacerdoti diocesani. Dalla “Vita sancti Norberti”: “Molto spesso Norberto suggeriva ai suoi questi tre punti: purezza (dell’anima e dell’ambiente) nei riguardi dell’altare e dei santi misteri; correzione (fraterna), in capitolo e altrove, delle colpe e negligenze; esercizio della carità e dell’ospitalità nei confronti dei poveri”.
Ma l’opera di Norberto non si fermò alla sua diocesi.

I due Papi

Alla morte di Onorio II, nel 1130, erano stati eletti due Papi: prima Innocenzo II e poi Anacleto II. L’unità della Chiesa era in pericolo. Mentre Bernardo di Chiaravalle cercava ogni modo per far riconoscere il legittimo papa in Francia, stessa cosa faceva Norberto in Germania. La controversia durò fino al 1132, quando Norberto accompagnò l’Imperatore Lotario di Germania a Roma, e Bernardo fece la stessa cosa per la parte francese. Anacleto venne così deposto e l’unità della Chiesa preservata. In quel contesto, l’imperatore – visto il grande favore fatto al Papa – chiese di poter nuovamente eleggere i Vescovi nel suo impero e, mentre il Papa stava per cedere alla richiesta, intervennero Bernardo e Norberto per fermarlo, sostenendo che anche se è vero che l’imperatore aveva liberato la chiesa dallo scisma, non doveva però ora privarla della libertà.

La morte

Norberto morì il 6 giugno 1134. Inizialmente venne sepolto nella chiesa del cenobio, tra i suoi “fratelli”. Ma quando al tempo della Riforma la città di Magdeburgo passò ai protestanti, i premostratensi fecero di tutto per portare via le reliquie, dato che i protestanti non coltivavano la devozione per le reliquie dei santi. Nel 1626 si potè aprire il sepolcro e portare il corpo a Praga, dove l’abate di Strahow concesse che lì venisse portato. Nel 1627 le spoglie furono così deposte nella chiesa del cenobio dei Canonici Premostratensi a Strahow, nella città di Praga, dove venne innalzato un altare. La sua vita e la sua opera fu sempre affiancata a quella di san Bernardo,  entrambe impegnati nella riforma dei costumi e della cultura del loro tempo. 


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