mercoledì 1 aprile 2026

Mercoledì Santo


Dittico con scene della Passione di Cristo, 1350-1375 ca., ambiente parigino, avorio con montature in metallo, The Metropolitan Museum of Art, New York, particolare dell'Orazione al Monte degli Ulivi.

(foto dal web)




Passione di Nostro Signore secondo il Vangelo di San Luca.

In quel tempo: Uscito Gesù di casa, se ne andò, secondo il suo solito, al Monte Oliveto, e lo seguirono pure i suoi discepoli. Giunto colà, disse loro: J. Pregate, perché non abbiate a entrare in tentazione. C. Egli poi si distaccò da loro quanto un tiro di sasso e, messosi in ginocchio, pregava, dicendo: J. Padre, se vuoi, allontana da me questo calice; non si faccia peraltro la mia volontà, ma la tua. C. Gli apparve allora un Angelo dal cielo che lo confortò. Ed, entrato in agonia, più lungamente pregava. E gli venne un sudore come di gocce di sangue che cadeva fino a terra. E quando si fu alzato dall'orazione e si fu avvicinato ai suoi discépoli, li trovò che dalla tristezza dormivano. Disse loro perciò: J. Ma perché dormite? Alzatevi e pregate, se non volete entrare in tentazione. C. Diceva così, quand'ecco arrivò là una turba di gente, e quello che aveva nome Giuda, uno dei dodici, precedeva tutti; e si accostò a Gesù per dargli un bacio. Gesù però gli disse: J. Giuda, con un bacio tu tradisci il Figliò dell'uomo? C. Vedendo, coloro che gli stavano vicini, dove sarebbe andata a finire la cosa, gli dissero: S. Signore, e se noi adoperassimo la spada? C. Infatti uno di essi percosse un servo del capo dei sacerdoti e gli recise l'orecchio destro. Ma Gesù, riallacciando il discorso, disse: J. Basta così! C. E toccatogli l'orecchio, glielo risanò. Rivolto quindi ai capi dei sacerdoti e ai magistrati del tempio, ed agli anziani del popolo che erano andati là, soggiunse: J. Siete venuti con spade e con bastoni quasi che io fossi stato un ladrone; mentre tutti i giorni ero nel tempio, e voi non moveste una mano contro di me. Ma questa è l'ora vostra ed è la potestà delle tenebre. C. Arrestato che l'ebbero, lo condussero a casa del sommo sacerdote; mentre Pietro lo seguiva alla lontana. Dopo avere acceso un fuoco in mezzo al cortile, quella gente ci si era messa attorno, e Pietro con loro. Avendolo veduto una serva, mentr'egli si scaldava, e avendolo sbirciato ben bene per assicurarsene, esclamò: S. Anche quest'uomo era con lui. C. Ma egli lo negò, dicendo: S. Donna, io non lo conosco. C. E dopo un po' un altro, vedendolo, disse: S. Anche tu sei di costoro. C. Ma Pietro rispose: S. Buon uomo, non sono io. C. E dopo un intervallo quasi di un'ora, un altro affermava con dire: S. Senza dubbio egli era con lui, dal momento che egli è Galileo. C. E Pietro: S. Uomo, io non so quello che dici. C. Ma mentr'egli parlava, ecco che un gallo cantò. E il Signore si voltò e guardò Pietro. Egli allora si rammentò di quel che Gesù gli aveva detto: «Prima che il gallo canti, mi avrai rinnegato tre volte». E levatosi di là, pianse amaramente. Coloro intanto che tenevano legato Gesù, Io schernivano e lo percuotevano, e lo bendavano e gli davano schiaffi, e poi lo interrogavano, dicendogli: S. Indovina chi t'ha percosso? E tant'altre cose, bestemmiando, dicevano contro di lui. C. E come si fu fatto giorno, si radunarono gli anziani del popolo e i capi dei sacerdoti e gli scribi, e portarono Gesù nel sinedrio, e gli domandarono: S. Dicci se sei il Cristo. C. Rispose: J. Se vi dico di sì, voi non mi credete; se poi interrogo voi, non mi risponderete, ne mi metterete in libertà. Ma d'ora in avanti il Figlio dell'uomo starà seduto alla destra della potenza di Dio. C. E allora gli dissero tutti: S. Tu dunque sei Figlio di Dio? C. Rispose: J. Voi stessi lo dite che sono. C. Ma quelli conclusero: S. Che c'è più bisogno di aver testimoni? Noi stessi l'abbiamo appreso dalle stesse sue labbra. C. Levatasi su tutta quella moltitudine, lo condussero a Pilato. E lì cominciarono ad accusarlo, dicendo: S. L'abbiamo sorpreso, mentre sobillava il nostro popolo e lo sconsigliava a pagare a Cesare il tributo, e mentre affermava di essere il Cristo re. C. Pilato però lo interrogò con dirgli: S. Tu sei il re dei giudei? C. Egli rispose: J. Tu lo dici! C. Disse perciò Pilato ai capi dei sacerdoti: S. Io non trovo nulla di colpevole in quest'uomo. C. Ma quelli insistevano e dicevano: S. Mette sottosopra il popolo, insegnando per tutta la Giudea dopo aver principiato dalla Galilea fin qua. C. Sentendo ricordare la Galilea, Pilato domandò se egli fosse Galileo. Saputo, quindi, che egli era della giurisdizione d'Erode, lo mandò a lui, trovandosi egli pure in Gerusalemme in quei giorni. Al veder pertanto Gesù, Erode provò gran piacere. Egli era bramoso da gran tempo di vederlo, perché aveva sentito dir molte cose di lui, e perché sperava di vedergli fare qualche miracolo. Gli rivolse quindi molte domande; ma lui non gli rispose. E i capi dei sacerdoti e gli scribi insistevano ed accusarlo con più accanimento; mentre Erode con i suoi soldati lo derideva. E, dopo averlo vestito, per scherno, d'una veste bianca, lo rimandò a Pilato. Così Erode e Pilato diventarono amici in quel medesimo giorno, mentre prima erano nemici tra loro. Pilato, allora, adunati i capi dei sacerdoti e i magistrati del popolo, disse loro: S. Mi presentaste quest'uomo come sollevatore del popolo; ed ecco che, interrogatolo alla vostra presenza, non ho trovato in lui colpa alcuna delle tante accuse portate contro di lui. Ma nemmeno Erode! Infatti vi mandai da lui, ed ecco qua che nulla gli è stato fatto che sia degno di morte. Gli darò pertanto un castigo, e poi lo rimetterò in libertà. C. Ora egli era obbligato, in occasione della festa, a liberare in grazia loro uno dal carcere. Ma tutto il popolo ad una voce gridò: S. Levaci di mezzo lui, e lasciaci libero. Barabba! C. Il quale Barabba era stato messo in prigione a causa d'una rivolta e d'un omicidio commesso. Perciò Pilato parlò loro di nuovo, con l’intendimento di liberare Gesù. Ma essi, rispondendogli, gridavano: S. Crocifiggilo! Crocifiggilo! C. E per la terza volta disse loro: S. Ma che male ha egli fatto? Io non trovo in lui nessuna ragione di morte. Gli darò dunque una punizione e poi lo libererò. C. Ma essi incalzavano con voci sempre più grosse e chiedevano che fosse crocifisso. E così con sempre maggiore insistenza! Pilato allora sentenziò che fosse soddisfatta la loro richiesta. Liberò, cioè, quello che per omicidio e per ribellione era stato messo in prigione, e rilasciò Gesù al loro arbitrio. E mentre lo portavano via, fermarono un certo Simone di Cirene che tornava dalla campagna, e lo costrinsero a portare la croce, andando dietro Gesù. Lo seguiva molta turba di popolo e di donne, le quali piangevano ed emettevano lamenti per lui. E Gesù, volto verso di loro, disse: J. Figliuole di Gerusalemme, non piangete su di me; piangete piuttosto sopra voi stesse e sopra i vostri figliuoli; perché verranno giorni, nei quali sarà detto: Beate le sterili, e beati quei seni che non hanno generato e le mammelle che non hanno dato mai latte! Cominceranno allora a dire ai monti: Cadete sopra di noi!, e alle colline: Ricopriteci! Perché, se queste cose avvengono a un legno verde, che ne sarà di quello secco? C. Ed erano condotti insieme a lui due altri malfattori, perché dovevano esser giustiziati. Giunti che furono in un luogo chiamato Calvario, vi crocifissero Gesù e i due ladroni: uno alla sua destra e uno alla sua .sinistra. E Gesù diceva: J. Padre, perdona loro, perché non san quello che fanno. C. E, per dividersene le vesti, le tirarono a sorte. Il popolo poi se ne stava lì a vedere, e i caporioni cogli altri lo deridevano, dicendo: S. Salvò gli altri; ora salvi se stesso, se davvero è il Cristo, l'eletto di Dio. C. Lo insultavano ancora i soldati, mentre gli si avvicinavano e gli porgevano l'aceto. Dicevano: S. Se tu sei il re dei giudei, salvati. C. Era poi stata posta un'iscrizione sopra il capo di lui, scritta in greco, in latino e in ebraico: - Questo è il Re dei Giudei-. Uno di quei due ladroni, ivi giustiziati, lo bestemmiava, dicendogli: S. Se sei il Cristo, salva te stesso e noi. C. Ma l'altro [ladrone] per risposta lo sgridava, dicendogli: S. Nemmeno tu temi Dio, dal momento che ti trovi nello stesso supplizio? E, purtroppo, giustamente noi ci troviamo qui subendo un trattamento degno delle nostre azioni; ma lui non ha fatto nulla di male. C. E disse a Gesù: S. Signore, ricordati di me, arrivato che sarai nel tuo regno. C. E Gesù gli rispose: J. In verità ti dico: Oggi sarai con me in paradiso. C. Era quasi l'ora sesta, e si fece un gran buio per tutta la terra fino all'ora nona. E il sole si oscurò, e il velo del tempio si squarciò per il mezzo. Ed esclamando [Gesù] con gran voce, disse: J. Padre, nelle tue mani raccomando il mio spirito. C. E così dicendo, spirò. Considerando pertanto il centurione quello che era avvenuto, glorificò Iddio dicendo: S. Veramente quest'uomo era un giusto! C. E tutta la folla di coloro che erano stati presenti a quello spettacolo ed erano testimoni di quello che avveniva, se ne tornarono indietro battendosi il petto. Tutti i conoscenti di lui poi, come pure le donne che l'avevano seguito dalla Galilea, se ne tenevano lontani, osservando tali cose. Ma ecco arrivare un tale, chiamato Giuseppe, che era decurione, uomo buono e giusto. Egli non aveva preso mai parte alle decisioni, né all'operato degli altri; cittadino d'Arimatea, città della Giudea, egli pure aspettava il Regno di Dio. Si presentò perciò a Pilato e gli domandò il corpo di Gesù. Dopo averlo deposto, Io avvolse in un lenzuolo e lo compose in un sepolcro scavato nel sasso, dove fino allora non era stato mai sepolto nessuno.


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martedì 31 marzo 2026

Martedì Santo


Jacopo Robusti detto il Tintoretto, Giuda guida i soldati alla cattura di Gesù nel Getzemani, Scuola Grande di San Rocco, Venezia.

(photo by Francesco Bianco)




Passione di Nostro Signore secondo il Vangelo di Marco

Giunsero intanto a un podere chiamato Getsèmani, ed egli disse ai suoi discepoli: "Sedetevi qui, mentre io prego". Prese con sé Pietro, Giacomo e Giovanni e cominciò a sentire paura e angoscia. Gesù disse loro: "La mia anima è triste fino alla morte. Restate qui e vegliate". Poi, andato un pò innanzi, si gettò a terra e pregava che, se fosse possibile, passasse da lui quell'ora. E diceva: "Abbà, Padre! Tutto è possibile a te, allontana da me questo calice! Però non ciò che io voglio, ma ciò che vuoi tu". Tornato indietro, li trovò addormentati e disse a Pietro: "Simone, dormi? Non sei riuscito a vegliare un'ora sola? Vegliate e pregate per non entrare in tentazione; lo spirito è pronto, ma la carne è debole".  Allontanatosi di nuovo, pregava dicendo le medesime parole. Ritornato li trovò addormentati, perché i loro occhi si erano appesantiti, e non sapevano che cosa rispondergli. Venne la terza volta e disse loro: "Dormite ormai e riposatevi! Basta, è venuta l'ora: ecco, il Figlio dell'uomo viene consegnato nelle mani dei peccatori. Alzatevi, andiamo! Ecco, colui che mi tradisce è vicino". E subito, mentre ancora parlava, arrivò Giuda, uno dei Dodici, e con lui una folla con spade e bastoni mandata dai sommi sacerdoti, dagli scribi e dagli anziani. Chi lo tradiva aveva dato loro questo segno: "Quello che bacerò, è lui; arrestatelo e conducetelo via sotto buona scorta". Allora gli si accostò dicendo: "Rabbì" e lo baciò. Essi gli misero addosso le mani e lo arrestarono. Uno dei presenti, estratta la spada, colpì il servo del sommo sacerdote e gli recise l'orecchio. Allora Gesù disse loro: "Come contro un brigante, con spade e bastoni siete venuti a prendermi. Ogni giorno ero in mezzo a voi a insegnare nel tempio, e non mi avete arrestato. Si adempiano dunque le Scritture!". Tutti allora, abbandonandolo, fuggirono.
Un giovanetto però lo seguiva, rivestito soltanto di un lenzuolo, e lo fermarono.
Ma egli, lasciato il lenzuolo, fuggì via nudo. Allora condussero Gesù dal sommo sacerdote, e là si riunirono tutti i capi dei sacerdoti, gli anziani e gli scribi. Pietro lo aveva seguito da lontano, fin dentro il cortile del sommo sacerdote; e se ne stava seduto tra i servi, scaldandosi al fuoco. Intanto i capi dei sacerdoti e tutto il sinedrio cercavano una testimonianza contro Gesù per metterlo a morte, ma non la trovavano. Molti infatti attestavano il falso contro di lui e così le loro testimonianze non erano concordi. Ma alcuni si alzarono per testimoniare il falso contro di lui, dicendo: "Noi lo abbiamo udito mentre diceva: Io distruggerò questo tempio fatto da mani d'uomo e in tre giorni ne edificherò un altro non fatto da mani d'uomo". Ma nemmeno su questo punto la loro testimonianza era concorde. Allora il sommo sacerdote, levatosi in mezzo all'assemblea, interrogò Gesù dicendo: "Non rispondi nulla? Che cosa testimoniano costoro contro di te?". Ma egli taceva e non rispondeva nulla. Di nuovo il sommo sacerdote lo interrogò dicendogli: "Sei tu il Cristo, il Figlio di Dio benedetto?". Gesù rispose: "Io lo sono!

E vedrete il Figlio dell'uomo
seduto alla destra della Potenza
e venire con le nubi del cielo".

Allora il sommo sacerdote, stracciandosi le vesti, disse: "Che bisogno abbiamo ancora di testimoni? Avete udito la bestemmia; che ve ne pare?". Tutti sentenziarono che era reo di morte.
Allora alcuni cominciarono a sputargli addosso, a coprirgli il volto, a schiaffeggiarlo e a dirgli: "Indovina". I servi intanto lo percuotevano. Mentre Pietro era giù nel cortile, venne una serva del sommo sacerdote e, vedendo Pietro che stava a scaldarsi, lo fissò e gli disse: "Anche tu eri con il Nazareno, con Gesù". Ma egli negò: "Non so e non capisco quello che vuoi dire". Uscì quindi fuori del cortile e il gallo cantò. E la serva, vedendolo, ricominciò a dire ai presenti: "Costui è di quelli".
Ma egli negò di nuovo. Dopo un poco i presenti dissero di nuovo a Pietro: "Tu sei certo di quelli, perché sei Galileo". Ma egli cominciò a imprecare e a giurare: "Non conosco quell'uomo che voi dite". Per la seconda volta un gallo cantò. Allora Pietro si ricordò di quella parola che Gesù gli aveva detto: "Prima che il gallo canti due volte, mi rinnegherai per tre volte". E scoppiò in pianto. Al mattino i sommi sacerdoti, con gli anziani, gli scribi e tutto il sinedrio, dopo aver tenuto consiglio, misero in catene Gesù, lo condussero e lo consegnarono a Pilato. Allora Pilato prese a interrogarlo: "Sei tu il re dei Giudei?". Ed egli rispose: "Tu lo dici". I sommi sacerdoti frattanto gli muovevano molte accuse.
Pilato lo interrogò di nuovo: "Non rispondi nulla? Vedi di quante cose ti accusano!". Ma Gesù non rispose più nulla, sicché Pilato ne restò meravigliato. Per la festa egli era solito rilasciare un carcerato a loro richiesta. Un tale chiamato Barabba si trovava in carcere insieme ai ribelli che nel tumulto avevano commesso un omicidio. La folla, accorsa, cominciò a chiedere ciò che sempre egli le concedeva.
Allora Pilato rispose loro: "Volete che vi rilasci il re dei Giudei?".  Sapeva infatti che i sommi sacerdoti glielo avevano consegnato per invidia.  Ma i sommi sacerdoti sobillarono la folla perché egli rilasciasse loro piuttosto Barabba. Pilato replicò: "Che farò dunque di quello che voi chiamate il re dei Giudei?". Ed essi di nuovo gridarono: "Crocifiggilo!". Ma Pilato diceva loro: "Che male ha fatto?". Allora essi gridarono più forte: "Crocifiggilo!". E Pilato, volendo dar soddisfazione alla moltitudine, rilasciò loro Barabba e, dopo aver fatto flagellare Gesù, lo consegnò perché fosse crocifisso. Allora i soldati lo condussero dentro il cortile, cioè nel pretorio, e convocarono tutta la coorte. Lo rivestirono di porpora e, dopo aver intrecciato una corona di spine, gliela misero sul capo. Cominciarono poi a salutarlo: "Salve, re dei Giudei!". E gli percuotevano il capo con una canna, gli sputavano addosso e, piegando le ginocchia, si prostravano a lui. Dopo averlo schernito, lo spogliarono della porpora e gli rimisero le sue vesti, poi lo condussero fuori per crocifiggerlo. Allora costrinsero un tale che passava, un certo Simone di Cirène che veniva dalla campagna, padre di Alessandro e Rufo, a portare la croce. Condussero dunque Gesù al luogo del Gòlgota, che significa luogo del cranio, e gli offrirono vino mescolato con mirra, ma egli non ne prese. Poi lo crocifissero e si divisero le sue vesti, tirando a sorte su di esse quello che ciascuno dovesse prendere. Erano le nove del mattino quando lo crocifissero. E l'iscrizione con il motivo della condanna diceva: Il re dei Giudei. Con lui crocifissero anche due ladroni, uno alla sua destra e uno alla sinistra. . I passanti lo insultavano e, scuotendo il capo, esclamavano: "Ehi, tu che distruggi il tempio e lo riedifichi in tre giorni, salva te stesso scendendo dalla croce!". Ugualmente anche i sommi sacerdoti con gli scribi, facendosi beffe di lui, dicevano: "Ha salvato altri, non può salvare se stesso! Il Cristo, il re d'Israele, scenda ora dalla croce, perché vediamo e crediamo". E anche quelli che erano stati crocifissi con lui lo insultavano. Venuto mezzogiorno, si fece buio su tutta la terra, fino alle tre del pomeriggio. Alle tre Gesù gridò con voce forte: Eloì, Eloì, lemà sabactàni?, che significa: Dio mio, Dio mio, perché mi hai abbandonato? Alcuni dei presenti, udito ciò, dicevano: "Ecco, chiama Elia!". Uno corse a inzuppare di aceto una spugna e, postala su una canna, gli dava da bere, dicendo: "Aspettate, vediamo se viene Elia a toglierlo dalla croce". Ma Gesù, dando un forte grido, spirò. Il velo del tempio si squarciò in due, dall'alto in basso. Allora il centurione che gli stava di fronte, vistolo spirare in quel modo, disse: "Veramente quest'uomo era Figlio di Dio!". C'erano anche alcune donne, che stavano ad osservare da lontano, tra le quali Maria di Màgdala, Maria madre di Giacomo il minore e di Joses, e Salome, che lo seguivano e servivano quando era ancora in Galilea, e molte altre che erano salite con lui a Gerusalemme. Sopraggiunta ormai la sera, poiché era la Parascève, cioè la vigilia del sabato, Giuseppe d'Arimatèa, membro autorevole del sinedrio, che aspettava anche lui il regno di Dio, andò coraggiosamente da Pilato per chiedere il corpo di Gesù. Pilato si meravigliò che fosse già morto e, chiamato il centurione, lo interrogò se fosse morto da tempo.  Informato dal centurione, concesse la salma a Giuseppe. Egli allora, comprato un lenzuolo, lo calò giù dalla croce e, avvoltolo nel lenzuolo, lo depose in un sepolcro scavato nella roccia. Poi fece rotolare un masso contro l'entrata del sepolcro.


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lunedì 30 marzo 2026

Lunedì Santo


Jacopo Robusti detto il Tintoretto, Cristo in casa di Marta e Maria (particolare), Alte Pinakothek, Monaco di Baviera, Germania.

(photo by Francesco Bianco)




VANGELO

Ante sex dies Paschæ venit Iesus Bethániam, ubi Lázarus fúerat mórtuus, quem suscitávit Iesus. Fecérunt autem ei cenam ibi: et Martha ministrábat, Lázarus vero unus erat ex discumbéntibus cum eo. María ergo accépit libram unguénti nardi pístici pretiósi, et unxit pedes Iesu, et extérsit pedes eius capíllis suis: et domus impléta est ex odóre unguénti. Dixit ergo unus ex discípulis eius, Iudas Iscariótes, qui erat eum traditúrus: Quare hoc unguéntum non véniit trecéntis denáriis, et datum est egénis? Dixit autem hoc, non quia de egénis pertinébat ad eum, sed quia fur erat, et lóculos habens, ea, quæ mittebántur, portábat. Dixit ergo Iesus: Sínite illam, ut in diem sepultúræ meæ servet illud. Páuperes enim semper habétis vobíscum: me autem non semper habétis. Cognóvit ergo turba multa ex Iudǽis, quia illic est: et venérunt, non propter Iesum tantum, sed ut Lázarum vidérent, quem suscitávit a mórtuis.

Vangelo di Giovanni 12, 1 - 9

Traduzione:

Sei giorni prima di Pasqua. Gesù andò a Betania dov'era Làzzaro, il morto che Gesù aveva risuscitato. E quivi gli fecero una cena. Marta serviva, e Lazzaro era uno dei' suoi commensali. Or Maria prese una libbra di profumo di nardo puro molto prezioso, ne unse i piedi di Gesù, e glieli asciugò coi' suoi capelli; e la casa fu riempita dall'odore dell'unguento. Allora uno dei suoi discepoli, Giuda Iscariota, che stava per tradirlo, disse: Perché non si è venduto questo profumo per trecento denari da dare ai poveri? Diceva così, non perché gli importasse dei poveri, ma perché era ladro e, siccome teneva la borsa, rubava quel che ci si metteva dentro. Gesù dunque disse: «Lasciatela stare; che l'ha fatto [quasi in anticipazione] per il giorno della mia sepoltura. Dei poveri ne avete sempre con voi, ma me non mi avete sempre». Or una gran folla di Giudei seppe che Gesù era lì; e vennero non solamente per Gesù, ma anche per veder Lazzaro, che egli aveva risuscitato da morte.


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domenica 29 marzo 2026

Domenica delle Palme a Venezia


Benedizione delle Palme e Processione alle ore 10:30.
Santa Messa cantata alle ore 11:00 presso la chiesa di San Simon Piccolo (fronte stazione ferroviaria) a Venezia.
Celebrante don Joseph Kramer FSSP.

(photo and video by Alessandro Franzoni)

Passione di NSGC secondo san Matteo.

Arrivò alfine ad un luogo, nominato Getsemani, e Gesù disse ai suoi discepoli: J. Fermatevi qui, mentre io vado più in là a fare orazione. C. E presi con sé Pietro e i due figli di Zebedeo, cominciò a farsi triste e ad essere mesto. E disse loro: J. È afflitta l'anima mia fino a morirne. Rimanete qui e vegliate con me. C. E fattosi un poco più in avanti, si prostrò a terra colla faccia e disse: J. Padre mio, se è possibile, passi da me questo calice. In ogni modo non come voglio io [si faccia], ma come vuoi tu. C. E tornò dai suoi discepoli e li trovò che dormivano. Disse quindi a Pietro: J. E cosi, non poteste vegliare un'ora con me? Vegliate e pregate, perché non siate sospinti in tentazione. Lo spirito, in realtà, è pronto, ma è fiacca la carne. C. Di nuovo se ne andò per la seconda volta, e pregò, dicendo: J. Padre mio, se non può passar questo calice senza che io lo beva, sia fatta la tua volontà. C. E ritornò di nuovo a loro, e li ritrovò addormentati. I loro occhi erano proprio oppressi dal sonno. E, lasciatili stare, andò nuovamente a pregare per la terza volta, dicendo le stesse parole. Fu allora che si riavvicinò ai suoi discepoli e disse loro: J. Dormite pure e riposatevi. Oramai l'ora è vicina, e il Figlio dell'uomo sarà consegnato nelle mani dei peccatori. Alzatevi e andiamo; ecco che è vicino colui che mi tradirà. C. Diceva appunto così, quando arrivò Giuda, uno dei dodici e con lui una gran turba di gente con spade e bastoni, mandata dai capi dei sacerdoti e dagli anziani del popolo. Il traditore, aveva dato loro questo segnale, dicendo: S. Quello che io bacerò, è proprio lui; pigliatelo. C. E, senza indugiare, accostatosi a Gesù, disse: S. Salve, o Maestro! C. E gli dette un bacio. Gesù gli disse: J. Amico, a che fine sei tu venuto? C. E allora si fecero avanti gli misero le mani addosso e lo catturarono. Ma ecco che uno di quelli che erano con Gesù, stesa la mano, sfoderò una spada e, ferito un servo del principe dei sacerdoti, gli staccò un orecchio. Allora gli disse Gesù: J. Rimetti al suo posto la spada, perché chi darà di mano alla spada, di spada perirà. Credi tu forse che io non possa pregare il Padre mio, e che egli non possa fornirmi all'istante più di dodici legioni di Angeli? Come dunque potranno verificarsi le Scritture, dal momento che deve succedere così? C. In quel punto medesimo disse Gesù alle turbe: J. Come un assassino siete venuti a prendermi, con spade e bastoni. Ogni giorno io me ne stavo nel tempio a insegnare, e allora non mi prendeste mai. C. E tutto questo avvenne, perché si compissero le scritture dei Profeti. Dopo ciò, tutti i discepoli lo abbandonarono, dandosi alla fuga. Ma quelli, afferrato Gesù, lo condussero a Caifa; principe dei sacerdoti, presso il quale si erano radunati gli scribi e gli anziani. Pietro però lo aveva seguito alla lontana fino all'atrio del principe dei sacerdoti; ed, entrato là, si era messo a sedere coi servi allo scopo di vedere la fine. I capi dei sacerdoti intanto e tutto il consiglio cercavano una falsa testimonianza contro Gesù per aver modo di metterlo a morte; ma non trovandola, si fecero avanti molti falsi testimoni. Per ultimo se ne presentarono altri due, e dissero: S. Costui disse: Io posso distruggere il tempio di Dio, e in tre giorni posso rifabbricarlo. C. Levatosi su allora il principe dei sacerdoti, disse [a Gesù]: S. Io ti scongiuro per il Dio vivo, che tu ci dica, se sei il Cristo, figlio di Dio. C. Gesù rispose: J. Tu l'hai detto. Anzi vi dico che vedrete altresì il Figlio dell'uomo, assiso alla destra della Potenza di Dio, venir giù sulle nubi del cielo. C. Il principe dei sacerdoti allora si strappò le vesti, dicendo: S. Egli ha bestemmiato! Che abbiamo più bisogno di testimoni? Voi stessi ora ne avete sentito la bestemmia! Che ve ne pare? C. Egli ha bestemmiato! Che abbiamo più bisogno di testimoni? Voi stessi ora ne avete sentito la bestemmia! Che ve ne pare? C. È reo di morte! C. Allora gli sputarono in faccia e lo ammaccarono coi pugni. Altri poi lo schiaffeggiarono e gli dicevano: S. Indovina, o Cristo, chi è che ti ha percosso. C. Pietro intanto se ne stava seduto fuori nell'atrio. Or gli si accostò una serva e gli disse: S. Anche tu eri con Gesù di Galilea. C. Ma egli, alla presenza di tutti, negò, dicendo: S. Non capisco quello che dici. C. Mentre poi stava per uscire dalla porta, lo vide un'altra serva e disse ai presenti: S. Anche lui era con Gesù Nazareno! C. E di nuovo egli negò giurando: S. Io non conosco quest'uomo! C. Di lì a poco gli si avvicinarono coloro che si trovavano là, e dissero a Pietro: S. Tu sei davvero uno di quelli, perché anche il tuo accento ti da a conoscere per tale. C. Cominciò allora a imprecare e a scongiurare che non aveva mai conosciuto quell'uomo. E a un tratto il gallo cantò; allora Pietro si rammentò del discorso di Gesù: «Prima che il gallo canti, tu mi avrai rinnegato tre volte»; ed uscito di là, pianse amaramente. Fattosi poi giorno, tutti i capi dei sacerdoti e gli anziani del popolo congiurarono insieme contro Gesù per metterlo a morte; e, legatolo, lo portarono via e lo presentarono al governatore Ponzio Pilato. Il traditore Giuda, allora, visto che Gesù era stato condannato, sospinto dal rimorso, riportò ai capi dei sacerdoti e agli anziani i trenta denari, e disse: S. Ho fatto male, tradendo il sangue d'un innocente! C. Ma essi risposero: S. Che ci importa? Pensaci tu! C. Gettate perciò nel tempio le trenta monete d'argento, egli si ritirò di là, andando a impiccarsi con un laccio. I capi dei sacerdoti per altro, raccattate le monete, dissero: S. Non conviene metterle colle altre nel tesoro, essendo prezzo di sangue. C. Dopo essersi consultati tra di loro, acquistarono con esse un campo d'un vasaio per seppellirvi i forestieri. Per questo, quel campo fu chiamato Aceldama, vale a dire, campo del sangue; e ciò fino ad oggi. Così si verificò quello che era stato predetto per mezzo di Geremia profeta: «Ed hanno ricevuto i trenta denari d'argento, prezzo di colui che fu venduto dai figliuoli d'Israele, e li hanno impiegati nell'acquisto del campo d'un vasaio, come mi aveva imposto il Signore». Gesù pertanto si trovò davanti al governatore, che lo interrogò, dicendogli: S. Sei tu il re dei giudei? C. Gesù gli rispose: J. Tu lo dici. C. Ed essendo stato accusato dai capi dei sacerdoti e dagli anziani, non rispose nulla. Gli disse allora Pilato: S. Non senti di quanti capi d'accusa ti fanno carico? C. Ma egli non replicò parola, cosicché il governatore ne rimase fortemente meravigliato. Nella ricorrenza della festività [pasquale] il governatore era solito di rilasciare al popolo un detenuto a loro piacimento. Ne aveva allora in prigione uno famoso, chiamato Barabba. A tutti coloro perciò che si erano ivi radunati, Pilato disse: S. Chi volete che io vi lasci libero? Barabba, oppure Gesù, chiamato il Cristo? C. Sapeva bene che per invidia gliel'avevano condotto lì. Mentre intanto egli se ne stava seduto in tribunale, sua moglie gli mandò a dire: S. Non aver nulla da fare con quel giusto, perché oggi in sogno ho dovuto soffrire tante ansie per via di lui! C. Ma i capi dei sacerdoti e gli anziani sobillarono il popolo, perché fosse chiesto Barabba e fosse ucciso Gesù. In risposta allora il governatore disse loro: S. Chi volete che vi sia rilasciato? C. E quei risposero: S. Barabba. C. Replicò loro Pilato: S. Che ne farò dunque di Gesù, chiamato il Cristo? C. E ad una voce, tutti risposero: S. Crocifiggilo! C. Disse loro il governatore: S. Ma che male ha fatto? C. Ed essi gridarono più forte, dicendo: S. Sia crocifisso! C. Vedendo Pilato che non si concludeva nulla, ma anzi che si accresceva il tumulto, presa dell'acqua, si lavò le mani alla presenza del popolo, dicendo: S. Io sono innocente del sangue di questo giusto; è affar vostro! C. E per risposta tutto quel popolo disse: S. Il sangue di lui ricada sopra di noi e sopra i nostri figli! C. Allora rilasciò libero Barabba; e, dopo averlo fatto flagellare, consegnò loro Gesù, perché fosse crocifisso. I soldati del governatore poi trascinarono Gesù nel pretorio e gli schierarono attorno tutta la coorte; e lo spogliarono, rivestendolo d'una clamide di color rosso. Intrecciata poi una corona di spine, gliela posero in testa, e nella mano destra [gli misero] una canna. E piegando il ginocchio davanti a lui, lo deridevano col dire: S. Salve, o re dei Giudei. C. E dopo avergli sputato addosso, presagli la canna, con essa lo battevano nel capo. E dopo che l'ebbero schernito, gli levarono di dosso la clamide, gli rimisero le sue vesti, e lo condussero via per crocifiggerlo. Nell'uscire [di città], trovarono un tale di Cirene, chiamato Simone, e lo costrinsero a pigliare la croce. E arrivarono a un luogo, detto Golgota, cioè, del cranio. E dettero da bere [a Gesù] del vino mescolato con fiele; ma avendolo egli gustato, non lo volle bere. E dopo che l'ebbero crocifisso, se ne divisero le vesti, tirandole a sorte. E ciò perché si adempisse quello che era stato detto dal Profeta, quando disse: «Si sono divisi i miei abiti ed hanno messo a sorte la mia veste». E, postisi a sedere, gli facevano la guardia. E al di sopra del capo di lui, appesero, scritta, la causa della sua condanna: - Questi è Gesù, re dei Giudei -. Furono allora crocifissi insieme con lui due ladroni: uno a destra ed uno a sinistra. E quelli che passavano di li, lo schernivano, crollando il capo, e dicevano: S. Tu che distruggi il tempio di Dio e che lo ricostruisci in tre giorni, salva te stesso; se sei il Figlio di Dio, scendi giù dalla croce. C. Parimenti anche i capi dei sacerdoti lo deridevano, beffandosi di lui cogli scribi e cogli anziani del popolo, e dicendo: S. Salvò gli altri, e non può salvare se stesso. Se è il re d'Israele, discenda ora dalla croce, e noi gli crederemo. Confidò in Dio. Se vuole, Iddio lo liberi ora! O non disse che era Figliuolo di Dio? C. E questo pure gli rinfacciavano i ladroni che erano stati crocifissi con lui. Si fece poi un gran buio dall'ora sesta fino all'ora nona. E verso l'ora nona Gesù gridò con gran voce: J. Eli, Eli, lamma sabacthani; C. cioè: Dio mio, Dio mio, perché mi hai abbandonato? Ed alcuni che erano li vicini, sentitolo, dissero: S. Costui chiama Elia! C. E subito uno di loro, correndo, presa una spugna, l'inzuppò nell'aceto, e fermatala in vetta a una canna, gli dette da bere. Gli altri invece dicevano: S. Lasciami vedere, se viene Elia a liberarlo. C. Ma Gesù, gridando di nuovo a gran voce, rese lo spirito.

Ed ecco che il velo del tempio si divise in due parti dall'alto in basso; e la terra tremò; e le pietre si spaccarono, le tombe si aprirono, e molti corpi di Santi che vi erano sepolti, resuscitarono. Usciti anzi dai monumenti dopo la resurrezione di Lui, entrarono nella città santa e comparvero a molti. Il centurione poi e gli altri che con lui facevano la guardia a Gesù, veduto il terremoto e le cose che succedevano, ne ebbero gran paura e dissero: S. Costui era davvero il Figliuolo di Dio. C. C'erano pure lì, in disparte, molte donne che avevano seguito Gesù dalla Galilea per assisterlo, tra le quali era Maria Maddalena, e Maria di Giacomo e di Giuseppe, e la madre dei figli di Zebedeo. Essendosi poi fatta sera, arrivò un uomo, ricco signore di Arimatea, chiamato Giuseppe, discepolo anche lui di Gesù. Egli si era presentato a Pilato per chiedergli il corpo di Gesù; e Pilato aveva dato ordine che ne fosse restituito il corpo. E, prèsolo, Giuseppe lo avvolse in un lenzuolo pulito, e lo pose in un sepolcro nuovo, che si era già fatto scavare in un masso; e, dopo aver ribaltata alla bocca della tomba una gran lapide, se ne andò.

Vangelo secondo Matteo 26:36-75; 27:1-60


Ave Regina Caelorum (Tonus solemnis):



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sabato 28 marzo 2026

28 marzo: Miracolo del Prezioso Sangue a Ferrara


Ricorrenza del Miracolo del Prezioso Sangue a Ferrara.
Basilica di Santa Maria in Vado a Ferrara.

(photo by Alessandro Franzoni)




Il 28 marzo 1171, giorno di Pasqua, a Ferrara avvenne un miracolo importantissimo.
All’interno della chiesa di Santa Maria in Vado (diverrà Basilica poi nel XV secolo), era in corso una funzione religiosa eucaristica e mentre il priore Pietro da Verona, assistito da padre Bono, padre Leonardo e padre Aimone spezzò l’ostia consacrata, da essa zampillò un fiotto di sangue che andò a macchiare il sovrastante catino absidale.
Appena appresa la notizia, accorsero il vescono di Ferrara Amato e il suo omologo ravennate, Gherardo che presero ad interrogare i testimoni, concordando che quello, era il reale sangue di Cristo.
Il fatto fu narrato anche da Giraldo Cambrense nel 1197 all’interno del suo scritto, la Gemma Ecclesiastica.
Papa Eugenio IV ricordò l’avvenimento in una sua bolla del 30 marzo 1442 e papa Benedetto XVI citò l’avvenimento nel ‘De servorum Dei beatificatione et beatorum canonizatione’.
Entrando nella basilica rinascimentale, il Preziosissimo Sangue potrà essere osservato, nel transetto di destra, nella cosiddetta ‘Cappella del Prodigio’, eretta alla fine del XVI secolo.




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venerdì 27 marzo 2026

27 marzo: san Giovanni Damasceno


(foto dal web)


Colletta

Omnípotens sempitérne Deus, qui, ad cultum sacrarum imáginum asseréndum, beátum Ioánnem coelésti doctrina et admirábili spíritus fortitúdine imbuísti: concéde nobis eius intercessióne et exémplo; ut, quorum cólimus imagines, virtútes imitémur et patrocínia sentiámus. Per Dominum etc..

(Dalla Messa propria)

Traduzione:

O Dio onnipotente ed eterno, che per affermare il culto delle sacre immagini colmasti il beato Giovanni di celeste dottrina e di mirabile forza di spirito; concedici, in grazia della sua intercessione e a suo esempio, di imitare le virtù e di sperimentare il patrocinio dei santi, di cui veneriamo le immagini.


Dall'Udienza generale di Papa Benedetto XVI, 6 maggio 2009:

Cari fratelli e sorelle,
vorrei parlare oggi di Giovanni Damasceno, un personaggio di prima grandezza nella storia della teologia bizantina, un grande dottore nella storia della Chiesa universale. Egli è soprattutto un testimone oculare del trapasso dalla cultura cristiana greca e siriaca, condivisa dalla parte orientale dell’Impero bizantino, alla cultura dell’Islàm, che si fa spazio con le sue conquiste militari nel territorio riconosciuto abitualmente come Medio o Vicino Oriente. Giovanni, nato in una ricca famiglia cristiana, giovane ancora assunse la carica – rivestita forse già dal padre - di responsabile economico del califfato. Ben presto, però, insoddisfatto della vita di corte, maturò la scelta monastica, entrando nel monastero di san Saba, vicino a Gerusalemme. Si era intorno all’anno 700. Non allontanandosi mai dal monastero, si dedicò con tutte le sue forze all’ascesi e all’attività letteraria, non disdegnando una certa attività pastorale, di cui danno testimonianza soprattutto le sue numerose Omelie. La sua memoria liturgica è celebrata il 4 Dicembre. Papa Leone XIII lo proclamò Dottore della Chiesa universale nel 1890.
Di lui si ricordano in Oriente soprattutto i tre Discorsi contro coloro che calunniano le sante immagini, che furono condannati, dopo la sua morte, dal Concilio iconoclasta di Hieria (754). Questi discorsi, però, furono anche il motivo fondamentale della sua riabilitazione e canonizzazione da parte dei Padri ortodossi convocati nel II Concilio di Nicea (787), settimo ecumenico. In questi testi è possibile rintracciare i primi importanti tentativi teologici di legittimazione della venerazione delle immagini sacre, collegando queste al mistero dell’Incarnazione del Figlio di Dio nel seno della Vergine Maria.
Giovanni Damasceno fu inoltre tra i primi a distinguere, nel culto pubblico e privato dei cristiani, fra adorazione (latreia) e venerazione (proskynesis): la prima si può rivolgere soltanto a Dio, sommamente spirituale, la seconda invece può utilizzare un’immagine per rivolgersi a colui che viene rappresentato nell’immagine stessa. Ovviamente, il Santo non può in nessun caso essere identificato con la materia di cui l’icona è composta. Questa distinzione si rivelò subito molto importante per rispondere in modo cristiano a coloro che pretendevano come universale e perenne l’osservanza del divieto severo dell’Antico Testamento sull’utilizzazione cultuale delle immagini. Questa era la grande discussione anche nel mondo islamico, che accetta questa tradizione ebraica della esclusione totale di immagini nel culto. Invece i cristiani, in questo contesto, hanno discusso del problema e trovato la giustificazione per la venerazione delle immagini. Scrive il Damasceno: “In altri tempi Dio non era mai stato rappresentato in immagine, essendo incorporeo e senza volto. Ma poiché ora Dio è stato visto nella carne ed è vissuto tra gli uomini, io rappresento ciò che è visibile in Dio. Io non venero la materia, ma il creatore della materia, che si è fatto materia per me e si è degnato abitare nella materia e operare la mia salvezza attraverso la materia. Io non cesserò perciò di venerare la materia attraverso la quale mi è giunta la salvezza. Ma non la venero assolutamente come Dio! Come potrebbe essere Dio ciò che ha ricevuto l’esistenza a partire dal non essere?…Ma io venero e rispetto anche tutto il resto della materia che mi ha procurato la salvezza, in quanto piena di energie e di grazie sante. Non è forse materia il legno della croce tre volte beata?... E l’inchiostro e il libro santissimo dei Vangeli non sono materia? L’altare salvifico che ci dispensa il pane di vita non è materia?... E, prima di ogni altra cosa, non sono materia la carne e il sangue del mio Signore? O devi sopprimere il carattere sacro di tutto questo, o devi concedere alla tradizione della Chiesa la venerazione delle immagini di Dio e quella degli amici di Dio che sono santificati dal nome che portano, e che per questa ragione sono abitati dalla grazia dello Spirito Santo. Non offendere dunque la materia: essa non è spregevole, perché niente di ciò che Dio ha fatto è spregevole” (Contra imaginum calumniatores, I, 16, ed. Kotter, pp. 89-90). Vediamo che, a causa dell’incarnazione, la materia appare come divinizzata, è vista come abitazione di Dio. Si tratta di una nuova visione del mondo e delle realtà materiali. Dio si è fatto carne e la carne è diventata realmente abitazione di Dio, la cui gloria rifulge nel volto umano di Cristo. Pertanto, le sollecitazioni del Dottore orientale sono ancora oggi di estrema attualità, considerata la grandissima dignità che la materia ha ricevuto nell’Incarnazione, potendo divenire, nella fede, segno e sacramento efficace dell’incontro dell’uomo con Dio. Giovanni Damasceno resta, quindi, un testimone privilegiato del culto delle icone, che giungerà ad essere uno degli aspetti più distintivi della teologia e della spiritualità orientale fino ad oggi. E’ tuttavia una forma di culto che appartiene semplicemente alla fede cristiana, alla fede in quel Dio che si è fatto carne e si è reso visibile. L’insegnamento di san Giovanni Damasceno si inserisce così nella tradizione della Chiesa universale, la cui dottrina sacramentale prevede che elementi materiali presi dalla natura possano diventare tramite di grazia in virtù dell’invocazione (epiclesis) dello Spirito Santo, accompagnata dalla confessione della vera fede.
In collegamento con queste idee di fondo Giovanni Damasceno pone anche la venerazione delle reliquie dei santi, sulla base della convinzione che i santi cristiani, essendo stati resi partecipi della resurrezione di Cristo, non possono essere considerati semplicemente dei ‘morti’. Enumerando, per esempio, coloro le cui reliquie o immagini sono degne di venerazione, Giovanni precisa nel suo terzo discorso in difesa delle immagini: “Anzitutto (veneriamo) coloro fra i quali Dio si è riposato, egli solo santo che si riposa fra i santi (cfr Is 57,15), come la santa Madre di Dio e tutti i santi. Questi sono coloro che, per quanto è possibile, si sono resi simili a Dio con la loro volontà e per l’inabitazione e l’aiuto di Dio, sono detti realmente dèi (cfr Sal 82,6), non per natura, ma per contingenza, così come il ferro arroventato è detto fuoco, non per natura ma per contingenza e per partecipazione del fuoco. Dice infatti: Sarete santi, perché io sono santo (Lv 19,2)” (III, 33, col. 1352 A). Dopo una serie di riferimenti di questo tipo, il Damasceno poteva perciò serenamente dedurre: “Dio, che è buono e superiore ad ogni bontà, non si accontentò della contemplazione di se stesso, ma volle che vi fossero esseri da lui beneficati che potessero divenire partecipi della sua bontà: perciò creò dal nulla tutte le cose, visibili e invisibili, compreso l’uomo, realtà visibile e invisibile. E lo creò pensando e realizzandolo come un essere capace di pensiero (ennoema ergon) arricchito dalla parola (logo[i] sympleroumenon) e orientato verso lo spirito (pneumati teleioumenon)” (II, 2, PG 94, col. 865A). E per chiarire ulteriormente il pensiero, aggiunge: “Bisogna lasciarsi riempire di stupore (thaumazein) da tutte le opere della provvidenza (tes pronoias erga), tutte lodarle e tutte accettarle, superando la tentazione di individuare in esse aspetti che a molti sembrano ingiusti o iniqui (adika), e ammettendo invece che il progetto di Dio (pronoia) va al di là della capacità conoscitiva e comprensiva (agnoston kai akatalepton) dell’uomo, mentre al contrario soltanto Lui conosce i nostri pensieri, le nostre azioni, e perfino il nostro futuro” (II, 29, PG 94, col. 964C). Già Platone, del resto, diceva che tutta la filosofia comincia con lo stupore: anche la nostra fede comincia con lo stupore della creazione, della bellezza di Dio che si fa visibile.
L’ottimismo della contemplazione naturale (physikè theoria), di questo vedere nella creazione visibile il buono, il bello, il vero, questo ottimismo cristiano non è un ottimismo ingenuo: tiene conto della ferita inferta alla natura umana da una libertà di scelta voluta da Dio e utilizzata impropriamente dall’uomo, con tutte le conseguenze di disarmonia diffusa che ne sono derivate. Da qui l’esigenza, percepita chiaramente dal teologo di Damasco, che la natura nella quale si riflette la bontà e la bellezza di Dio, ferite dalla nostra colpa, “fosse rinforzata e rinnovata” dalla discesa del Figlio di Dio nella carne, dopo che in molti modi e in diverse occasioni Dio stesso aveva cercato di dimostrare che aveva creato l’uomo perché fosse non solo nell’“essere”, ma nel “bene-essere” (cfr La fede ortodossa, II, 1, PG 94, col. 981°). Con trasporto appassionato Giovanni spiega: Era necessario che la natura fosse rinforzata e rinnovata e, fosse indicata e insegnata concretamente la strada della virtù (didachthenai aretes hodòn), che allontana dalla corruzione e conduce alla vita eterna… Apparve così all’orizzonte della storia il grande mare dell’amore di Dio per l’uomo (philanthropias pelagos)…” E’ una bella espressione. Vediamo, da una parte, la bellezza della creazione e, dall’altra, la distruzione fatta dalla colpa umana. Ma vediamo nel Figlio di Dio, che discende per rinnovare la natura, il mare dell’amore di Dio per l’uomo. Continua Giovanni Damasceno: “Egli stesso, il Creatore e il Signore, lottò per la sua creatura trasmettendole con l’esempio il suo insegnamento… E così il Figlio di Dio, pur sussistendo nella forma di Dio, abbassò i cieli e discese… presso i suoi servi… compiendo la cosa più nuova di tutte, l’unica cosa davvero nuova sotto il sole, attraverso cui si manifestò di fatto l’infinita potenza di Dio” (III, 1. PG 94, coll. 981C-984B).
Possiamo immaginare il conforto e la gioia che diffondevano nel cuore dei fedeli queste parole ricche di immagini tanto affascinanti. Le ascoltiamo anche noi, oggi, condividendo gli stessi sentimenti dei cristiani di allora: Dio vuole riposare in noi, vuole rinnovare la natura anche tramite la nostra conversione, vuol farci partecipi della sua divinità. Che il Signore ci aiuti a fare di queste parole sostanza della nostra vita.


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mercoledì 25 marzo 2026

25 marzo: Annunciazione di NSGC


Gentile Bellini, Annunciazione del Signore, 1475, ora al Museo Nacional Thyssen-Bornemisza a Madrid (Spagna).

(photo by Francesco Bianco)




Introito (Vultum tuum deprecabuntur):





VANGELO

In illo témpore: Missus est Angelus Gábriel a Deo in civitátem Galilææ, cui nomen Názareth, ad Vírginem desponsátam viro, cui nomen erat Ioseph, de domo David, et nomen Vírginis María. Et ingréssus Angelus ad eam, dixit: Ave, grátia plena; Dóminus tecum: benedícta tu in muliéribus. Quæ cum audísset, turbáta est in sermóne eius: et cogitábat, qualis esset ista salutátio. Et ait Angelus ei: Ne tímeas, María, invenísti enim grátiam apud Deum: ecce, concípies in útero et páries fílium, et vocábis nomen eius Iesum. Hic erit magnus, et Fílius Altíssimi vocábitur, et dabit illi Dóminus Deus sedem David, patris eius: et regnábit in domo Iacob in ætérnum, et regni eius non erit finis. Dixit autem María ad Angelum: Quómodo fiet istud, quóniam virum non cognósco? Et respóndens Angelus, dixit ei: Spíritus Sanctus supervéniet in te, et virtus Altíssimi obumbrábit tibi. Ideóque et quod nascétur ex te Sanctum, vocábitur Fílius Dei. Et ecce, Elísabeth, cognáta tua, et ipsa concépit fílium in senectúte sua: et hic mensis sextus est illi, quæ vocátur stérilis: quia non erit impossíbile apud Deum omne verbum. Dixit autem María: Ecce ancílla Dómini, fiat mihi secúndum verbum tuum.

Vangelo di Luca 1, 26 - 38

Traduzione:

In quel tempo: L’Angelo Gabriele fu mandato da Dio in una città della Galilea, chiamata Nazaret, ad una Vergine sposata con un uomo della stirpe di Davide che si chiamava Giuseppe, e il nome della Vergine era Maria. Ed entrato da lei, l’Angelo disse: Ave, piena di grazia: il Signore è con te: benedetta tu tra le donne. Udendo ciò ella si turbò e pensava che specie di saluto fosse quello. E l’Angelo soggiunse: Non temere, Maria, perché hai trovato grazia davanti a Dio, ecco che concepirai e partorirai un figlio, cui porrai nome Gesù. Esso sarà grande e chiamato figlio dell’Altissimo; e il Signore Iddio gli darà il trono di Davide, suo padre, e regnerà in eterno sulla casa di Giacobbe, e il suo regno non avrà fine. Disse allora Maria all’Angelo: Come avverrà questo, che non conosco uomo ? E l’Angelo le rispose. Lo Spirito Santo scenderà in te e ti adombrerà la potenza dell’Altissimo. Perciò quel santo che nascerà da te sarà chiamato Figlio di Dio. Ed ecco che Elisabetta, tua parente, ha concepito anch’essa un figlio, in vecchiaia: ed è già al sesto mese, lei che era chiamata sterile: poiché niente è impossibile a Dio. E Maria disse: si faccia di me secondo la tua parola.


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martedì 24 marzo 2026

24 marzo: san Gabriele Arcangelo


Giovanni Bellini, San Gabriele annunciante, dal Polittico di San Vincenzo Ferrer, 1460 circa, presso la Basilica di San Giovanni e Paolo a Venezia.

(photo by Francesco Bianco)






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