lunedì 29 agosto 2011

29 agosto: Decollazione di san Giovanni Battista


Storie del Battista, Basilica di San Marco a Venezia, mosaico, metà XIII secolo.

(photo by Alessandro Franzoni)




VANGELO

In illo témpore: Misit Heródes, ac ténuit Ioánnem, et vinxit eum in cárcere propter Herodíadem, uxorem Philíppi fratris sui, quia dúxerat eam. Dicebat enim Ioánnes Heródi: Non licet tibi habére uxórem fratris tui. Heródias autem insidiabátur illi, et volébat occídere eum, nec póterat. Heródes enim metuébat Ioánnem, sciens eum virum iustum et sanctum: et custodiébat eum, et audíto eo multa faciébat, et libénter eum audiébat. Et cum dies opportúnus accidísset, Heródes natális sui coenam fecit princípibus et tribúnis et primis Galilææ. Cumque introísset fília ipsíus Herodíadis, et saltásset, et placuísset Heródi simúlque recumbéntibus; rex ait puéllæ: Pete a me, quod vis, et dabo tibi. Et iurávit illi: Quia quidquid petiéris dabo tibi, licet dimídium regni mei. Quæ cum exiísset, dixit matri suæ: Quid petam? At illa dixit: Caput Ioánnis Baptístæ. Cumque introísset statim cum festinatióne ad regem, petívit dicens: Volo, ut protínus des mihi in disco caput Ioánnis Baptístæ. Et contristátus est rex: propter iusiurándum et propter simul discumbéntes nóluit eam contristáre: sed misso spiculatóre, præcépit afférri caput eius in disco. Et decollávit eum in cárcere. Et áttulit caput eius in disco: et dedit illud puéllæ, et puella dedit matri suæ. Quo audíto, discípuli eius venérunt et tulérunt corpus eius: et posuérunt illud in monuménto.

(Vangelo secondo Marco 6, 17 - 29)

Traduzione:

Erode aveva fatto arrestare e incatenare Giovanni in prigione ad istigazione di Erodiade, moglie di Filippo suo fratello, che egli aveva sposata. Perché Giovanni diceva ad Erode: «Non ti è lecito tenere la moglie di tuo fratello». Erodiade dunque tramava contro di lui volendo farlo morire; ma non ci riusciva, perché Erode temeva Giovanni, sapendolo uomo giusto e santo, e vegliava su di lui; e molte cose faceva dopo averlo consultato, e volentieri l'ascoltava. Ma venne il giorno opportuno in cui Erode, per il suo dì natalizio, imbandì un convitto ai grandi della corte, ai capitani e ai primi della Galilea. Ora la figlia della stessa Erodiade, si presentò a ballare, ed essendo piaciuta ad Erode e ai convitati, il re disse alla fanciulla : «Chiedimi quel che vuoi; io te lo darò, fosse anche la metà del mio regno». Costei, uscita, domandò a sua madre: «Cosa chiederò?». E quella le disse: «La testa di Giovanni Battista». E ritornata subito, frettolosamente, dal re, gli fece la domanda dicendo: «Voglio che tu mi dia adesso in un bacile la testa di Giovanni Battista». Il re ne fu rattristato; ma a causa del giuramento e dei convitati, non volle opporle un rifiuto. Spedì una guardia, con l'ordine che fosse portato il capo di Giovanni Battista in un vassoio. E quegli, andato, lo decollò nella prigione, e portò in un bacile la testa di lui; e la dette alla fanciulla, e la fanciulla la dette alla madre. Il che risaputosi, i suoi discepoli andarono a prendere il suo corpo; e lo deposero in un sepolcro.

venerdì 26 agosto 2011

26 agosto: san Zefirino


(photo by Piergiorgio Seveso)


Per saperne di più

Nativo di Roma, in qualche annuale appare sotto il nome di Geferino. Il suo papato iniziò sotto il terrore di Settimio Severo, il quale convinto assertore della religione politeistica, oltre che per pratici motivi attinenti il dominio delle provincie romane, aveva sposato Giulia Domna, di un antico casato sacerdotale dell'antica città siriana di Emesa dove veniva praticato il culto al "dio sole".
La scintilla che innescò nuove crudeli repressioni fu la mancata partecipazione dei cristiani ai festeggiamenti del decennale dell'imperatore pro salute impetorum, perchè marcatamente pagani. 
Oltre a ciò dovette continuare a combattere ulteriori eresie, contrastato da Ippolito sul metodo di lotta e che sfocerà successivamente nel primo scisma cristiano, quello di Ippolito.
Sant' Ippolito fu teologo e scrittore di cultura greca, divenne esponente della teologia del logos. Avversario di Zefirino e di quello che diventerà papa e santo Callisto. Fu probabilmente in contatto con la dinastia dei Severi ma dagli stessi abbandonato e deportato in Sardegna, da Massimo il Trace, dove trovò il martirio. 
Nonostante tutto però, Zefirino riuscì ad organizzare ancora di più la gerarchia ecclesiastica nominando per la prima volta un suo vicario (Callisto) con compiti più pratici che teologici.
A lui si deve la volontà di organizzare i cimiteri cristiani che furono spostati dalla via Salaria alla via Appia, dove già esistevano quelli di Pretestato e Domitilla.

Uno dei cimiteri fu chiamato "la cripta dei papi" dove il primo ad esservi tumulato fu proprio Zefirino.