domenica 31 marzo 2019

Quarta domenica di Quaresima "in Laetare" ad Ancignano di Sandrigo (Vicenza)


Santa Messa letta con cantici alle ore 17:00 presso la chiesa di San Pancrazio ad Ancignano di Sandrigo (Vicenza), preceduta dalla recita del Santo Rosario alle ore 16:30.
Celebrante don Joseph Kramer FSSP.
All'organo il m. F.Guzzonato.

(photo by Alessandro Franzoni)


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VANGELO

In illo témpore: Abiit Iesus trans mare Galilaeæ, quod est Tiberíadis: et sequebátur eum multitúdo magna, quia vidébant signa, quæ faciébat super his, qui infirmabántur. Súbiit ergo in montem Iesus: et ibi sedébat cum discípulis suis. Erat autem próximum Pascha, dies festus Iudæórum. Cum sublevásset ergo óculos Iesus et vidísset, quia multitúdo máxima venit ad eum, dixit ad Philíppum: Unde emémus panes, ut mandúcent hi? Hoc autem dicebat tentans eum: ipse enim sciébat, quid esset factúrus. Respóndit ei Philíppus: Ducentórum denariórum panes non suffíciunt eis, ut unusquísque módicum quid accípiat. Dicit ei unus ex discípulis eius, Andréas, frater Simónis Petri: Est puer unus hic, qui habet quinque panes hordeáceos et duos pisces: sed hæc quid sunt inter tantos? Dixit ergo Iesus: Fácite hómines discúmbere. Erat autem fænum multum in loco. Discubuérunt ergo viri, número quasi quinque mília. Accépit ergo Iesus panes, et cum grátias egísset, distríbuit discumbéntibus: simíliter et ex píscibus, quantum volébant. Ut autem impléti sunt, dixit discípulis suis: Collígite quæ superavérunt fragménta, ne péreant. Collegérunt ergo, et implevérunt duódecim cóphinos fragmentórum ex quinque pánibus hordeáceis, quæ superfuérunt his, qui manducáverant. Illi ergo hómines cum vidíssent, quod Iesus fécerat signum, dicébant: Quia hic est vere Prophéta, qui ventúrus est in mundum. Iesus ergo cum cognovísset, quia ventúri essent, ut ráperent eum et fácerent eum regem, fugit íterum in montem ipse solus.

(Vangelo secondo Giovanni 6, 1 - 15)

Traduzione:

In quel tempo: Gesú se ne andò di là del mare di Galilea, cioè di Tiberiade, e lo seguiva una gran folla, perché vedeva i miràcoli da lui fatti a favore dei malati. Gesú salí quindi sopra un monte: ove si pose a sedere con i suoi discépoli. Ed era vicina la Pasqua, festa dei Giudei. Alzando gli occhi, Gesú vide che una gran folla veniva da lui, e disse a Filippo: Dove compreremo pane per cibare questa gente? E lo diceva per métterlo alla prova, perché egli sapeva cosa stava per fare. Filippo gli rispose: Duecento danari di pane non bàstano per costoro, anche a darne un píccolo pezzo a ciascuno. Gli disse uno dei suoi discépoli, Andrea fratello di Simone Pietro: C’è qui un ragazzo che ha cinque pani d’orzo e due pesci: ma che è questo per tanta gente? Ma Gesú disse: Fate che costoro si méttano a sedere. Vi era molta erba sul posto. E quegli uòmini si mísero a sedere, ed erano quasi cinquemila. Gesú prese dunque i pani, rese grazie, e li distribuí a coloro che sedevano: e cosí fece per i pesci, finché ne vòllero. Saziati che fúrono, disse ai suoi discépoli: Raccogliete gli avanzi, onde non vàdano a male. Li raccòlsero ed empírono dòdici canestri di frammenti dei cinque pani di orzo, che érano avanzati a coloro che avévano mangiato. E questi, quindi, veduto il miràcolo fatto da Gesú, díssero: Questi è veramente quel profeta che doveva venire al mondo. Ma Gesú, sapendo che sarébbero venuti a prénderlo per forza, per farlo re, fuggí di nuovo da solo sul monte.



Omelia:



giovedì 28 marzo 2019

28 marzo: San Giovanni da Capestrano





Colletta:

Deus, qui per beátum Ioánnem fidéles tuos in virtúte sanctíssimi nóminis Iesu de Crucis inimícis triumpháre fecísti: præsta, quǽsumus; ut, spirituálium hóstium, eius intercessióne, superátis insídiis, corónam iustítiæ a te accípere mereámur.

(Dalla messa propria)

Traduzione:

Dio, per mezzo del beato Giovanni desti ai tuoi fedeli di trionfare sui nemici della croce in virtù del nome santissimo di Gesù; concedici che, per sua intercessione, superate le insidie dei nemici spirituali, meritiamo di ricevere da te la giusta corona.

lunedì 25 marzo 2019

Annunciazione di Nostro Signore Gesù Cristo alla Beata Vergine Maria a Venezia


Santa Messa solenne nella ricorrenza liturgica dell'Annunciazione del Signore alla Beata Vergine Maria, presso la Basilica di San Marco a Venezia (Cappella della Nicopeja)

Il sacro rito è stato officiato da don Michele Tomasin, del clero dell'Arcidiocesi Metropolitana di Gorizia, assistito dal padre Alberto Fiorini OCD in qualità di diacono e da don Rodrigo de La Vega della diocesi di Saragozza (Spagna) in qualità di suddiacono.

All'organo settecentesco della cappella, il M° Massimo Bisson ha accompagnato la sacra funzione, eseguendo i canti gregoriani dell'Ordinario (Kyriale IX Cum jubilo prescritto per le feste della Madonna) e del Proprio (Vultum tuum).

La celebrazione è stata organizzata dall'alacre lavoro di Traditio Marciana nella persona di Nicolò Ghigi.

(photo and video by Alessandro Franzoni)








VANGELO

In illo témpore: Missus est Angelus Gábriel a Deo in civitátem Galilaeæ, cui nomen Názareth, ad Vírginem desponsátam viro, cui nomen erat Ioseph, de domo David. et nomen Vírginis María. Ei ingréssus Angelus ad eam, dixit: Ave, grátia plena; Dóminus tecum: benedícta tu in muliéribus. Quæ cum audísset, turbáta est in sermóne eius: et cogitábat, qualis esset ista salutátio. Et ait Angelus ei: Ne tímeas, María, invenísti enim grátiam apud Deum: ecce, concípies in útero et páries fílium, et vocábis nomen eius Iesum. Hic erit magnus, et Fílius Altíssimi vocábitur, et dabit illi Dóminus Deus sedem David, patris eius: et regnábit in domo Iacob in aetérnum, et regni eius non erit finis. Dixit autem María ad Angelum: Quómodo fiet istud, quóniam virum non cognósco? Et respóndens Angelus, dixit ei: Spíritus Sanctus supervéniet in te, et virtus Altíssimi obumbrábit tibi. Ideóque et quod nascétur ex te Sanctum, vocábitur Fílius Dei. Et ecce, Elísabeth, cognáta tua, et ipsa concépit fílium in senectúte sua: et hic mensis sextus est illi, quæ vocátur stérilis: quia non erit impossíbile apud Deum omne verbum. Dixit autem María: Ecce ancílla Dómini, fiat mihi secúndum verbum tuum.

(Vangelo secondo Luca 1, 26 - 38)

Traduzione:

In quel tempo: L’Angelo Gabriele fu mandato da Dio in una città della Galilea, chiamata Nazaret, ad una Vergine sposata con un uomo della stirpe di Davide che si chiamava Giuseppe, e il nome della Vergine era Maria. Ed entrato da lei, l’Angelo disse: Ave, piena di grazia: il Signore è con te: benedetta tu tra le donne. Udendo ciò ella si turbò e pensava che specie di saluto fosse quello. E l’Angelo soggiunse: Non temere, Maria, perché hai trovato grazia davanti a Dio, ecco che concepirai e partorirai un figlio, cui porrai nome Gesù. Esso sarà grande e chiamato figlio dell’Altissimo; e il Signore Iddio gli darà il trono di Davide, suo padre, e regnerà in eterno sulla casa di Giacobbe, e il suo regno non avrà fine. Disse allora Maria all’Angelo: Come avverrà questo, che non conosco uomo ? E l’Angelo le rispose. Lo Spirito Santo scenderà in te e ti adombrerà la potenza dell’Altissimo. Perciò quel santo che nascerà da te sarà chiamato Figlio di Dio. Ed ecco che Elisabetta, tua parente, ha concepito anch’essa un figlio, in vecchiaia: ed è già al sesto mese, lei che era chiamata sterile: poiché niente è impossibile a Dio. E Maria disse: si faccia di me secondo la tua parola.




Omelia:



Litanie alla Beata Vergine Maria in Tono Patriarchino:



domenica 24 marzo 2019

Terza domenica di Quaresima ad Ancignano di Sandrigo (Vicenza)


Santa Messa letta alle ore 17:00 presso la chiesa di San Pancrazio ad Ancignano di Sandrigo (Vicenza), 
preceduta dalla recita del Santo Rosario alle ore 16:30.
Celebrante don Joseph Kramer FSSP

(photo and video by Alessandro Franzoni)






VANGELO

In illo témpore: Cum intrásset Iesus Ierosólymam, commóta est univérsa cívitas, dicens: Quis est hic? Pópuli autem dicébant: Hic est Iesus Prophéta a Názareth Galilaeæ. Et intrávit Iesus in templum Dei, et eiiciébat omnes vendéntes, et eméntes in templo; et mensas nummulariórum et cáthedras vendéntium colúmbas evértit: et dicit eis: Scriptum est: Domus mea domus oratiónis vocábitur: vos autem fecístis illam spelúncam latrónum. Et accessérunt ad eum cæci et claudi in templo: et sanávit eos. Vidéntes autem príncipes sacerdótum et scribæ mirabília, quæ fecit, et púeros clamantes in templo, et dicéntes: Hosánna fílio David: indignáti sunt, et dixérunt ei: Audis, quid isti dicunt? Iesus autem dixit eis: Utique. Numquam legístis: Quia ex ore infántium et lacténtium perfecísti laudem? Et relíctis illis, ábiit foras extra civitátem in Bethániam: ibíque mansit.

(Vangelo secondo Matteo 21, 10 - 17)

Traduzione:

In quel tempo: Gesù stava liberando un indemoniato che era muto. E non appena cacciò il demonio, il muto parlò e le turbe ne rimàsero meravigliate. Ma alcuni díssero: Egli caccia i démoni in virtù di Belzebù, il príncipe dei démoni. Altri poi, per tentarlo, gli chiedévano un segno dal cielo. Ma egli, avendo scorto i loro pensieri, disse loro: Qualunque regno diviso in partiti contràrii va in perdizione, e una casa rovina sull’altra. Se anche sátana è in discordia con sé stesso, come sussisterà il suo regno? Giacché dite che io scaccio i démoni in virtú di Belzebù. Se io scaccio i demoni in virtú di Belzebù, in virtú di chi li scacciano i vostri figli? Per questo saranno essi i vostri giúdici. Se io col dito di Dio scaccio i démoni, certo è venuto a voi il regno di Dio. Quando il forte armato custodisce il suo àtrio, è al sicuro tutto quello che egli possiede. Ma se un altro più forte di lui lo sovrasta e lo vince, porta via tutte le armi in cui egli poneva la sua fiducia e ne spartisce le spoglie. Chi non è con me, è contro di me; e chi non raccoglie con me, disperde. Quando lo spírito immondo è uscito da un uomo, cammina per luoghi deserti, cercando réquie, e, non trovandola, dice: Ritornerò nella mia casa, donde sono uscito. E, venendo, la trova spazzata e adorna. Allora va, e prende con sé altri sette spíriti peggiori di lui, ed éntrano ad abitarvi, e la fine di quell’uomo è peggiore del principio. Ora avvenne che, mentre diceva queste cose, una donna alzò la voce di tra le turbe e gli disse: Beato il ventre che ti ha portato e il seno che hai succhiato. Ma egli disse: Beati piuttosto coloro che ascoltano la parola di Dio e la ossérvano.


Omelia:

sabato 23 marzo 2019

Sabato della seconda settimana di Quaresima a Venezia


Santa Messa letta presso la chiesa di San Simeon Piccolo, Venezia.
Celebrante don Joseph Kramer FSSP.

(photo by Alessandro Franzoni)






VANGELO

In illo témpore: Dixit Iesus pharisaeis et scribis parábolam istam: Homo quidam hábuit duos fílios, et dixit adolescéntior ex illis patri: Pater, da mihi portiónem substántiæ, quæ me cóntingit. Et divísit illis substántiam. Et non post multos dies, congregátis ómnibus, adolescéntior fílius péregre proféctus est in regiónem longínquam, et ibi dissipávit substántiam suam vivéndo luxurióse. Et postquam ómnia consummásset, facta est fames válida in regióne illa, et ipse coepit egére. Et ábiit, et adhaesit uni cívium regiónis illíus. Et misit illum in villam suam, ut pásceret porcos. Et cupiébat implére ventrem suum de síliquis, quas porci manducábant: et nemo illi dabat. In se autem revérsus, dixit: Quanti mercennárii in domo patris mei abúndant pánibus, ego autem hic fame péreo? Surgam, et ibo ad patrem meum, et dicam ei: Pater, peccávi in coelum et coram te: iam non sum dignus vocari fílius tuus: fac me sicut unum de mercennáriis tuis. Et surgens venit ad patrem suum. Cum autem adhuc longe esset, vidit illum pater ipsíus, et misericórdia motus est, et accúrrens cécidit super collum eius, et osculátus est eum. Dixítque ei fílius: Pater, peccávi in coelum et coram te, iam non sum dignus vocari fílius tuus. Dixit autem pater ad servos suos: Cito proférte stolam primam, et indúite illum, et date ánulum in manum eius, et calceaménta in pedes eius: et addúcite vítulum saginátum et occídite, et manducémus et epulémur, quia hic fílius meus mórtuus erat, et revíxit: períerat, et invéntus est. Et coepérunt epulári. Erat autem fílius eius senior in agro: et cum veníret, et appropinquáret dómui, audívit symphóniam et chorum: et vocávit unum de servis, et interrogávit, quid hæc essent. Isque dixit illi: Frater tuus venit, et occídit pater tuus vítulum saginátum, quia salvum illum recépit. Indignátus est autem, et nolébat introíre. Pater ergo illíus egréssus, coepit rogáre illum. At ille respóndens, dixit patri suo: Ecce, tot annis sérvio tibi, et numquam mandátum tuum præterívi, et numquam dedísti mihi hædum, ut cum amícis meis epulárer: sed postquam fílius tuus hic, qui devorávit substántiam suam cum meretrícibus, venit, occidísti illi vítulum saginátum. At ipse dixit illi: Fili, tu semper mecum es, et ómnia mea tua sunt: epulári autem et gaudére oportébat, quia frater tuus hic mórtuus erat, et revíxit: períerat, et invéntus est.

(Vangelo secondo Luca 15, 11 - 32)

Traduzione:

In quel tempo Gesù disse ai Farisei e agli Scribi questa parabola: «Un uomo aveva due figliuoli, e il più giovane di essi disse al padre: “Padre, dammi la parte dei beni che mi spetta”. E divise tra loro il patrimonio. Dopo alcuni giorni, messa insieme ogni cosa, il figlio minore emigrò in lontano paese, e là scialacquò il suo, vivendo dissolutamente. E come ebbe dato fondo ad ogni cosa, venne in quel paese una grande carestia ed egli cominciò a mancare del necessario. Andò allora a servizio di uno degli abitanti del paese, che lo mandò nei suoi campi a badare ai porci. E bramava d'empire il ventre colle ghiande che mangiavano i porci, ma nessuno gliene dava. Allora rientrato in sé disse: “Quanti garzoni in casa di mio padre han pane in abbondanza, mentre io qui muoio di fame! M'alzerò, e andrò da mio padre, e gli dirò: Padre, ho peccato contro il cielo e contro di te, non son più degno d'esser chiamato tuo figlio; trattami come uno dei tuoi garzoni”. E, alzatosi, andò da suo padre. Era ancor lontano quando suo padre lo vide, e ne restò commosso, gli corse incontro e gli si gettò al collo e lo baciò. E il figlio gli disse: “Padre, ho peccato contro il cielo e contro di te; non son più degno di essere chiamato tuo figlio”. Ma il padre ordinò ai suoi servi: “Presto, portate qua la veste più bella, rivestitelo e mettetegli al dito l'anello ed ai piedi i calzari: prendete il vitello più grasso e ammazzatelo; e si mangi e si banchetti, perché questo mio figlio era morto ed è risuscitato; era perduto ed è stato ritrovato”. Così cominciarono a far grande festa. Ora il figlio maggiore era in campagna, e quando di ritorno fu vicino a casa, sentì sonare e danzare; chiamò perciò uno dei servi e gli domandò che volessero dire quelle cose. Ed egli rispose: “È tornato tuo fratello; e tuo padre ha ammazzato il vitello grasso perché lo ha riavuto sano”. Allora costui montò in collera e non voleva entrare, e suo padre dovette uscire a pregarnelo. Ma rispose al padre suo: “Ecco, da tanti anni io ti servo, e non ho mai trasgredito un tuo comando, eppure non mi hai dato neppure un capretto da godermelo cogli amici, ma appena è arrivato questo tuo figlio che ha divorato tutta la sua parte con le meretrici, hai per lui ammazzato il vitello grasso". E il padre a lui: “Figlio, tu stai sempre con me e tutto il mio è tuo; ma era giusto banchettare e far festa, perché questo tuo fratello era morto e tornò in vita, era perduto ed è stato ritrovato"».

Visita del patriarca F.Moraglia a San Simeon Piccolo (Venezia)


Visita pastorale del patriarca di Venezia S.E. Rev.ma Francesco Moraglia alla cappellania della Fraternità Sacerdotale San Pietro, presso la chiesa di San Simeon Piccolo. Adorazione Solenne con predica.







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Foto e video di don Morris Pasian, segretario del Patriarca
(pubblicate su Gente Veneta versione online):











giovedì 21 marzo 2019

San Benedetto Abate a Padova


Santa Messa cantata presso la chiesa di San Benedetto Novello a Padova, per le cure del Comitato San Canziano - Padova.
E' intervenuta la Schola Cantorum "Scriptoria" di Este
(direttore don M.Bellinazzo).

(photo and video by Alessandro Franzoni)






VANGELO

In illo témpore: Dixit Iesus pharisaeis: Homo quidam erat dives, qui induebátur púrpura et bysso: et epulabátur cotídie spléndide. Et erat quidam mendícus, nómine Lázarus, qui iacébat ad iánuam eius, ulcéribus plenus, cúpiens saturári de micis, quæ cadébant de mensa dívitis, et nemo illi dabat: sed et canes veniébant et lingébant úlcera eius. Factum est autem, ut morerétur mendícus, et portarétur ab Angelis in sinum Abrahæ. Mórtuus est autem et dives, et sepúltus est in inférno. Elevans autem óculos suos, cum esset in torméntis, vidit Abraham a longe, et Lázarum in sinu eius: et ipse clamans, dixit: Pater Abraham, miserére mei, et mitte Lázarum, ut intíngat extrémum dígiti sui in aquam, ut refrígeret linguam meam, quia crúcior in hac flamma. Et dixit illi Abraham: Fili, recordáre, quia recepísti bona in vita tua, et Lázarus simíliter mala: nunc autem hic consolátur, tu vero cruciáris. Et in his ómnibus, inter nos et vos chaos magnum firmátum est: ut hi, qui volunt hinc transíre ad vos, non possint, neque inde huc transmeáre. Et ait: Rogo ergo te, pater, ut mittas eum in domum patris mei. Hábeo enim quinque fratres, ut testétur illis, ne et ipsi véniant in hunc locum tormentórum. Et ait illi Abraham: Habent Móysen et Prophétas: áudiant illos. At ille dixit: Non, pater Abraham: sed si quis ex mórtuis íerit ad eos, pæniténtiam agent. Ait autem illi: Si Móysen et Prophétas non áudiunt, neque si quis ex mórtuis resurréxerit, credent.

(Vangelo secondo Luca 16, 19 - 31)

Traduzione:

In quel tempo Gesù disse ai Farisei: «C'era un uomo ricco, il quale vestiva porpora e bisso e tutti i giorni banchettava splendidamente. E c'era un mendico, chiamato Lazzaro, il quale, pieno di piaghe, stava buttato al portone di lui, bramoso di sfamarsi con le briciole che cadevano dalla tavola del ricco, ma nessuno gliele dava: venivano invece i cani a leccare le sue piaghe. Or avvenne che il mendico morì, e fu portato dagli Angeli nel seno di Abramo. Morì anche il ricco e fu sepolto nell'inferno. Allora alzando gli occhi, mentre era nei tormenti, egli vide lontano Abramo, e Lazzaro nel suo seno. E disse, gridando: “Padre Abramo, abbi pietà di me e manda Lazzaro a bagnar la punta del suo dito nell'acqua, per rinfrescarmi la lingua, perché io spasimo in questa fiamma”. Ma Abramo gli disse: “Figliolo, ricordati che tu avesti i beni in vita, mentre Lazzaro allora ebbe dei mali: e quindi ora lui è consolato e tu soffri. E poi, tra noi e voi c'è un grande abisso, tale che quelli che vogliono di qui passare a voi non possono, né di costà a noi possono valicare”. E quello replicò: “Allora, o padre, ti prego, che tu lo mandi a casa del padre mio, ché ho cinque fratelli, affinché li avverta di queste cose e non vengano anch'essi in questo luogo di tormenti”. E Abramo gli rispose: “Hanno Mosè ed i profeti: ascoltino quelli”. Replicò l'altro: “No, padre Abramo, ma se uno dai morti andrà presso di loro, si convertiranno”. Ma Abramo gli rispose: “Se non ascoltano Mosè ed i profeti, non crederanno nemmeno se uno risuscitasse da morte”».


Communio (Fidelis servus):







mercoledì 20 marzo 2019

Un'altra finestra sul (buio?) Medioevo.. (n.5)


SS Vincenzo e Teodoro, affresco proveniente dalla chiesa rupestre di San Nicola presso Faggiano (Taranto), fine XIII sec/inizi XIV.

(foto dal web)

domenica 17 marzo 2019

Seconda domenica di Quaresima a Padova


Santa Messa letta con cantici presso la chiesa di San Canziano (Padova).
Celebrante don S.Zorzi.

(photo by Alessandro Franzoni)






VANGELO

In illo témpore: Assúmpsit Iesus Petrum, et Iacóbum, et Ioánnem fratrem eius, et duxit illos in montem excélsum seórsum: et transfigurátus est ante eos. Et resplénduit fácies eius sicut sol: vestiménta autem eius facta sunt alba sicut nix. Et ecce, apparuérunt illis Móyses et Elías cum eo loquéntes. Respóndens autem Petrus, dixit ad Iesum: Dómine, bonum est nos hic esse: si vis, faciámus hic tria tabernácula, tibi unum, Móysi unum et Elíæ unum. Adhuc eo loquénte, ecce, nubes lúcida obumbrávit eos. Et ecce vox de nube, dicens: Hic est Fílius meus diléctus, in quo mihi bene complácui: ipsum audíte. Et audiéntes discípuli, cecidérunt in fáciem suam, et timuérunt valde. Et accéssit Iesus, et tétigit eos, dixítque eis: Súrgite, et nolíte timére. Levántes autem óculos suos, néminem vidérunt nisi solum Iesum. Et descendéntibus illis de monte, præcépit eis Iesus, dicens: Némini dixéritis visiónem, donec Fílius hóminis a mórtuis resúrgat. 

(Vangelo secondo Matteo 17, 1 - 9)

Traduzione:

In quel tempo: Gesù prese con sé Pietro, Giacomo e Giovanni, suo fratello, e li condusse sopra un alto monte, in disparte. E fu trasfigurato in loro presenza: il suo volto brillò come il sole, e le sue vesti divennero càndide come la neve. Ed ecco apparire loro Mosè ed Elia, i quali conversavano con lui. Pietro disse a Gesù: Signore, è bene che noi stiamo qui, se vuoi faremo qui tre tende, una per te, una per Mosè e una per Elia. Mentre egli parlava ancora, una núvola luminosa li circondò, ed una voce dalla núvola disse: Questo è il mio Figlio prediletto, in cui mi sono compiaciuto, ascoltàtelo. E i discépoli, udito ciò, càddero col viso a terra, e fúrono presi da gran timore. Ma Gesù, accostatosi, li toccò e disse: Levàtevi e non temete. Ed essi, alzati gli occhi, vídero Gesù tutto solo. Poi, mentre scendévano dal monte, Gesù diede loro quest’ordine: Non parlate ad alcuno di questa visione finché il Figlio dell’uomo sia resuscitato dai morti.

sabato 16 marzo 2019

Sante Messe private a Palazzo Massimo (Roma)


Direttamente da Palazzo Massimo alle Colonne, a Roma,
Sante Messe private in ricordo del miracolo di San Filippo Neri.

(foto riservate)






(photo by Graeme Jolly)





Il 16 marzo di ogni anno viene commemorato a Roma il miracolo di S. Filippo Neri che nel 1583 riportò in vita il giovane Paolo Massimo e in tale occasione è possibile visitare il luogo in cui tale miracolo avvenne: il Palazzo Massimo alle Colonne e, in particolare, la stanza trasformata in cappella.

Il primo gennaio del 1583 il giovane Paolo, allora quattordicenne, figlio del Principe Fabrizio Massimo, discepolo di S. Filippo, si ammalò di una febbre che sarebbe durata sessantacinque giorni. Filippo lo visitava ogni giorno, ma non poté assisterlo negli ultimi istanti della sua vita, poiché proprio quando giunsero i messaggeri per avvisarlo della fine ormai imminente, stava celebrando la Messa. Al suo arrivo nel palazzo il ragazzo dunque era già morto. San Filippo, commosso, entrò nella stanza e si gettò all’estremità del letto. Pregò per alcuni minuti intensamente, con le sue consuete palpitazioni del cuore e il tremore del corpo. Con l’acqua santa poi cosparse il volto del ragazzo, mettendogliene un po’ anche in bocca. Soffiò sul suo volto e lo chiamò a gran voce: “Paolo! Paolo!”. Il ragazzo si risvegliò come da un sonno profondo, aprì gli occhi e disse: “Padre, ho dimenticato di riferire un peccato, vorrei confessarmi”. San Filippo ascoltò la sua confessione e lo assolse. Gli parlò di sua madre e di sua sorella, ormai defunte, e il giovane rispondeva con prontezza, come se fosse in salute. Filippo domandò a Paolo se a quel punto poteva morire di buon grado; Paolo disse di sì. Filippo glielo domandò una seconda volta, e Paolo disse: “Sì, volentieri – specialmente per vedere mia madre e mia sorella in Paradiso”. “Va’, e che tu sia benedetto, e prega Dio per me”, disse S. Filippo mentre lo benediceva; subito dopo, con aria serena, il ragazzo spirò tranquillamente tra le sue braccia.

La commemorazione del miracolo è anche l’occasione per visitare uno dei palazzi più belli del primo Rinascimento romano, quello che viene descritto come il capolavoro di Baldassarre Peruzzi.







(photo by John Egan)