giovedì 30 luglio 2020

30 luglio: SS Abdon e Sennen


Sepolcro dei Santi Martiri Abdon e Sennen sotto l'altare della Basilica romana di San Marco al Campidoglio.

(photo by Giuliano Zoroddu)




DAL MARTIROLOGIO

Nobili fratelli originari della Persia, condotti a Roma dopo una campagna militare, si convertirono alla vera fede cristiana e, affrancatisi dalla schiavitù, si dedicarono al seppellimento dei martiri e alla diffusione della nuova fede e, per questo, vennero arrestati, e, una volta rifiutatisi di onorare i falsi dei pagani, torturati e uccisi; Santi molto popolari, sono i Patroni dei bambini, soprattutto di quelli malati. Festa il 30 luglio.


ATTI DEL MARTIRIO DEI SANTI ABDON E SENNEN

1. A quel tempo cominciò Decio a cercare con premura i cristiani, ed estese a tale uopo la sua autorità su di tutta la Persia. Allora perché non fu possibile di tenere nascoste le lucerne sotto del moggio, furono poste invece sul candelabro, affinché risplendessero a tutti quei, che trovavansi nella casa del Signore. Vennero pertanto a Decio i pagani e gli dissero: “Ecco che quegli a cui tu donasti il sangue e la vita nella tua vittoria, raccolgono i corpi dei cristiani, e li nascondono in un lor podere; e non si umiliano agli dei, né obediscono ai tuoi comandi col prestare ad essi i dovuti onori”. Disse Decio: “Chi sono mai questi profani?”. Risposero quelli: essere Abdon e Sennen. Nella medesima ora ordinò Decio che gli fossero presentati Abdon e Sennen, i quali come che vennero al cospetto di Decio disse ad essi: “Così dunque voi siete divenuti stolti? Oppure non vi rammentate, che come ribelli agli dei siete stati da essi consegnati nelle mani dei romani e nostre?”. Rispose Abdon: “Noi divenimmo maggiormente vincitori coll’ajuto di Dio, e del nostro Signore Gesù Cristo che regna in eterno”. Decio adirato soggiunse: “Non sapete voi che la vostra vita è umiliata nelle mie mani?”. Rispose Abdon e disse: “Noi siamo umiliati al nostro Dio Padre e Signore Gesù Cristo, che degnossi per la nostra salute di venir sulla terra, ed umiliarsi”. Quindi comandò Decio che fossero legati da catene, e chiusi in una stretta prigione. Allora dissero Adon e Sennen: “Ecco la gloria, che abbiamo sempre sperato da Signore”.

2. Nel medesimo tempo fu annunziata a Decio la morte di Galba (ossia di Gordiano), e si mosse alla volta di Roma. Venne poi Decio dopo quattro mesi a Roma seco conducendo i beatissimi regoli Abdon e Sennen stretti da catene per il nome del nostro Signore Gesù Cristo, riserbandoli, perché erano nobili, per la gloria del trionfo, onde servissero di spettacolo ai romani…

3. Allora Decio ordinò che si convocasse il senato; ed avendo conferito e presi i concerti sul proposito con Valeriano prefetto ai ventotto del mese di luglio, vollero gli si presentassero i regoli cristiani Abdon e Sennen, ch’egli avea condotto dalla Persia, macerati dal carcere: e disse Decio al senato: “Ascolti il vostro consesso o padri coscritti: i numi diedero nelle nostre mani questi nemici ferocissimi; ecco gl’inimici della repubblica e del romano impero”. E furono introdotti legati da catene, e riccamente vestiti con molto oro e pietre preziose; appena furono veduti dai senatori, rimasero questi presi da meraviglia per il loro aspetto; imperciocché tanta grazia diede il Signore ai suoi servi, ch’eccitasse piuttosto negli astanti la compassione, che lo sdegno.

4. Quindi ordinò Decio che venisse Claudio capo de’ sacerdoti[1] del Campidoglio, e questi recossi sul luogo dell’adunanza seco portando il tripode; e disse allora Decio cesare ad Abdon e Sennen: “Sagrificate agli dei, e siate regoli della romana libertà, e possederete le cose tutte nostre, la pace dell’impero, e sarete premiati con ricchezze ed onori; provvedete a voi stessi”. Risposero Abdon e Sennen: “Noi immeritevoli e peccatori abbiamo offerto una volta per sempre il sagrificio e l’oblzione al Signor nostro Gesù Cristo, e non ai tuoi numi”. Decio disse: “Devono prepararsi a costoro acerbissimi tormenti”, e comandò che si tenessero pronti gli orsi feroci, e i leoni. Risposero Abdon e Sennen: “A che tardi? Fa ciò che credi: noi viviamo sicuri nel Signor nostro Gesù Cristo, che può distruggere tutt’i tuoi pensamenti, e te stesso”.

5. Nel giorno appresso vennero taluni e enunciarono a Decio che molti orsi e leoni erano periti nelle custodie del vivario. Allora Decio adirato ordinò, che gli si preparasse il suo posto nell’anfiteatro[2]; ma come però vi giunse non volle entrarvi, ma prescrisse al prefetto di Roma Valeriano, che se quelli non avessero adorato il dio Sole, morissero lacerati dai morsi delle belve. Valeriano all’istante disse ad Abdon e Sennen: “Provvedete alla nobiltà della vostra nascita, e presentate l’incenso al dio Sole; lo che se voi non effettuerete, dovrete perire per i morsi delle fiere”. Risposero Abdon e Sennen: “Noi adoriamo il Signor nostro Gesù Cristo; e non ci siamo mai umiliati con culto ai vani simulacri lavorati dalle mani degli uomini”. Sul momento li fece spogliare dei loro vestimenti, e pieno di furore li condusse avanti il simulacro del Sole, ch’era posto d’appresso all’anfiteatro. Quei beatissimi martiri dispreggiando il simulacro, e sputandogli d’innanzi, dissero a Valeriano: “Fa pure adesso ciò, che hai stabilito di fare”.

6. Comandò allora Valeriano al banditore che mentre i martiri venivano battuti colle piombarle dicesse ad alta voce: “Non vogliate bestemmiare i dei”; poscia li fece introdurre nell’anfiteatro, affinché fossero consumati dalle belve. Ed appena entrarono i santi Abdon e Sennen dissero al cospetto di Valeriano: “Nel nome del Signor nostro Gesù Cristo entriamo alla corona; egli t’inibisca immondo spirito di recarci nocumento”, e segnatisi col segno della croce entrarono nell’anfiteatro. Presentati che furono al cospetto di Valeriano nudi coi loro corpi, ma rivestiti del corpo di Cristo, disse il prefetto: “Siano lasciati due leoni e quattro orsi”; i quali appena furono liberi vennero ruggendo ai piedi dei santi Abdon e Sennen, e non si scostarono punto da essi, ma stavano bensì alla loro custodia. Disse Valeriano: “Ora apparisce la loro arte magica”: e niuno poteva accostarsi ai santi per l’impeto delle belve.

7. Valeriano pieno di furore comandò ai gladiatori ch’entrassero armati dei loro tridenti, e gli uccidessero: i quali appena caddero morti, gli furono legati i piedi per ordine di Valeriano, e balzati avanti il simulacro del Sole vicino all’anfiteatro, giacquero ivi i corpi per tre giorni ad esempio e terrore de’ cristiani. Dopo il terzo giorno venne un tal Quirino cristiano suddiacono, che abitava non lungi dall’anfiteatro, e raccolse di notte tempo quei corpi, e li ripose ai 30 di luglio in un arca di piombo, e li seppellì in sua casa. Riposarono in quel luogo nascosti i corpi dei santi Abdon e Sennen per molti anni fino al tempo di Costantino: allora avvenne che essendo già Costantino addivenuto cristiano[3], questi beati martiri rivelassero il luogo della loro sepoltura; dalla quale tolti i santi loro corpi furono trasportati e tumulati nel cimiterio di Ponziano[4].

Da: Gli Atti della Passione degli illustri santi martiri Abdon e Sennen, illustrati colla storia e coi monumenti da monsignore Domenico Bartolini, Roma, 1859, 13-18.

martedì 28 luglio 2020

Un'altra finestra sul (buio?) Medioevo.. (n.20)


Affresco del XV secolo che illustra il celebre "Miracolo dell'impiccato" operato da San Giacomo a Santo Domingo de la Calzada.
Presso la chiesa di San Giacomo al Bosco a Cellio (Pavia) detta anche "San Jacopo Pitto".

(photo by D.Ruoppolo)




PER SAPERNE DI PIU'

Localmente denominato San Jacu Pittu. Oggi in posizione isolata, un tempo era posto lungo una strada pubblica.
Scarse sono le notizie sull’edificio, di antica costruzione, che originariamente aveva una lunghezza della navata di circa m 5 (Inventario Taverna del 1618). L’oratorio ebbe una fase di abbandono o limitato uso dal XVI secolo. Entro il 1684, anno della riconsacrazione dell’oratorio, fu ristrutturato con l’allungamento della navata (dalle attuali lesene all’entrata) e probabilmente il suo innalzamento. Attualmente misura m 8,70 x 4. I lavori proseguirono nel secolo successivo con la realizzazione del tetto, che solo gradualmente fu coperto da beole in sostituzione della paglia ancora presente nel 1760.  

L’oratorio era affrescato; purtroppo sono rimasti solo frammenti di una Maiestas Domini nel catino absidale; ben conservata è invece l’Annunciazione sull’arco trionfale; dei due Santi sottostanti rimangono solo frammenti delle aureole.
La parete sud è in buone condizioni e presenta due riquadri: nel primo il “miracolo dell’Impiccato” o di San Domingo de la Calzada riferito a san Giacomo Maggiore; nel secondo le figure di santa Caterina d’Alessandria e sant’Antonio Abate. All’esterno un san Cristoforo è in pessime condizioni.
All’autore di questi affreschi è stato assegnato il nome convenzionale di “Maestro di S. Jacu Pittu”, pittore itinerante che lasciò altre opere in Valsesia, nel novarese, in Val Vigezzo e in Canton Ticino. Il suo stile, piuttosto ripetitivo nelle iconografie e nelle tipologie delle figure, invece è curato e minuzioso nei tessuti e nelle cornici impreziosite da motivi geometrici tipici di un repertorio largamente impiegato in diverse botteghe operanti tra l’ultimo quarto del XIV secolo e il primo quarto del XV secolo.

lunedì 27 luglio 2020

27 luglio: san Pantaleone


Il maestoso soffitto della chiesa di san Pantalon a Venezia, opera di Gian Antonio Fumani, raffigurante il martirio e la Gloria del Santo, un eccezionale olio su tela dipinto tra il 1680 e il 1704, di 443 metri quadrati circa.

(photo by Alessandro Franzoni)




In sintesi

Pantaleone nacque nella seconda metà del III secolo a Nicomedia in Turchia. Diventerà successivamente medico e sarà perseguitato dall'imperatore di Costantinopoli Galerio per la sua adesione alla fede cristiana. Fu condannato a morte nel 305: gli furono inchiodate le braccia sulla testa, che poi il boia gli mozzò. È il patrono di medici.


Dal Martirologio Romano

A Nicomedia in Bitinia, nell’odierna Turchia, san Pantaleone, martire, venerato in Oriente per avere esercitato la sua professione di medico senza chiedere in cambio alcun compenso.

Martirologio tradizionale (27 luglio): A Nicomedia la passione di san Pantaleone medico, il quale, per la fede di Cristo, dall'Imperatore Massimiano fu preso e straziato colla pena dell'eculeo e con fiaccole accese, ma in mezzo a queste pene fu confortato da un'apparizione del Signore, e finalmente, percosso colla spada, compì il martirio.

domenica 26 luglio 2020

Terzo giorno del Triduo a sant'Anna a Brescia


Santa Messa solenne "in terzo" alle ore 18:00 presso la benemerita chiesa di San Zeno al Foro a Brescia nella piazza omonima in occasione del Triduo Sacro in onore di sant'Anna.
Celebrazione preceduta alle ore 17:30 da Adorazione Eucaristica e recita del Santo Rosario.
A seguire la tradizionale benedizione dell'uva.

(photo by Alessandro Franzoni)











Noi vogliam Dio!

sabato 25 luglio 2020

Secondo giorno del Triduo a sant'Anna a Brescia


Santa Messa solenne "in terzo" alle ore 18:00 presso la benemerita chiesa di San Zeno al Foro a Brescia nella piazza omonima in occasione del Triduo Sacro in onore di sant'Anna.
Celebrazione preceduta alle ore 17:30 da Adorazione Eucaristica e recita del Santo Rosario.
A seguire la tradizionale benedizione dell'uva.

(photo by Alessandro Franzoni)











Inno a sant'Anna:






Jacopo Bassano, Sant'Anna in trono tra i SS Girolamo e Francesco, olio su tela, Gallerie dell'Accademia a Venezia.

(photo by Luigi Baldin)

25 luglio: san Giacomo Apostolo





Capizzi Nova Santiago

Pochi sanno che Capizzi, antica borgo di origini remote, sia stato il primo paese in Sicilia ad aver posseduto una reliquia dell’Apostolo Giacomo il Maggiore. Nel 1426 d.C. infatti, il cavaliere gerosolomitano Sancho de Heredia trasferisce dalla terra santa alcune reliquie nel territorio capitino, tra queste la giuntura di un dito di San Giacomo Apostolo Maggiore, il braccio di San Nicolò di Bari, il capello della Vergine Maria e il legno della vera Croce.

Il Santuario, già esistente dal XII secolo, diviene così centro principale del culto nei confronti del santo spagnolo, dando vita ad innumerevoli pellegrinaggi da qualsiasi parte dell’isola; questo, grazie ai vari privilegi papali e vescovili che concedevano l’indulgenza plenaria a tutti quei fedeli che varcavano il portale della Chiesa in occasione di alcune date stabilite. Ciò, però, suscitò l’invidia dell’Arcidiocesi di Messina, che anche in virtu’ del consenso del re Alfonso riuscì ad ottenere il trasferimento della reliquia da Capizzi a Messina. I capitini tuttavia si ribellarono energicamente a questa decisione e cosi la reliquia venne divisa in due parti. Questo non fece cessare il flusso dei pellegrinaggi e ne è testimonianza il fatto che nel XVI secolo la chiesa verrà ampliata da una a tre navate proprio per accogliere un maggior numero di pellegrini. A distanza di circa sei secoli, San Giacomo rimane un gran punto di riferimento per i fedeli capitini che lo venerano ed a lui si confidano per avvicinarsi a Dio, una fede che si accresce sempre più, di generazione in generazione.

Oggi, grazie all’interesse dell’Arciprete Don Antonio Cipriano, si vuole far rientrare il Santuario Diocesano in quel circuito regionale e perché no nazionale dei pellegrinaggi religiosi. Tutto questo dando vita a delle iniziative nuove che mirano alla conoscenza della tradizione e della storia legata al culto di questo grande Santo. Infatti, i fedeli avranno la possibilità di venerare la sacra reliquia visitando la chiesa, dove ogni 25 del mese si terrà una messa dedicata a San Giacomo Apostolo Maggiore. In occasione di questa celebrazione si pregherà inoltre, per le intenzioni dei singoli fedeli che avranno lasciato un bigliettino all’interno del cesto predisposto nella chiesa. Altra importante iniziativa è la nascita del notiziario del Santuario Diocesano che porta il nome di “Boanerghes – la voce del figlio del tuono” con cadenza trimestrale, in cui verranno pubblicate tutte le attività proposte, le preghiere, gli inni e i pensieri dei fedeli. Inoltre, i pellegrini che visiteranno il tempio avranno l’opportunità di ricevere “L’Aurea Jacopea” un documento che ne attesta la visita o l’avvenuto pellegrinaggio, simile alla “Compostela” in Spagna: tutti gli interessati dovranno presentare la richiesta tramite la parrocchia di appartenenza al Rettore del Santuario Diocesano di San Giacomo di Capizzi.

Iniziative molto importanti che permetteranno ai fedeli di entrare in contatto con la figura di questo grande santo, che è lì, sul suo trono, ad aspettare tutti quei devoti che vorranno approcciarsi a lui.

(credits: Seby Giaimi)


venerdì 24 luglio 2020

24 luglio: santa Cristina


Jacopo Palma il Giovane, Santa Cristina trafitta dai dardi, Pinacoteca degli Eremitani, Padova.

(photo by Francesco Bianco)




Preghiera a santa Cristina:

O Dio, Padre buono e misericordioso,
che scegli le creature miti e deboli
per confondere la potenza del mondo,
nella santa vergine e martire Cristina
ci hai dato un mirabile esempio
di semplice e puro candore di cuore,
di intrepida fortezza
per affermare e difendere la fede
e di eroica costanza
nel sostenere le sofferenze del martirio,
concedi a noi suoi devoti,
di resistere alle debolezze
della condizione umana,
di vivere alla luce del Vangelo,
di sentirci tutti fratelli in Cristo
e membra vive della Chiesa.
Amen.

domenica 19 luglio 2020

Settima domenica dopo Pentecoste ad Ancignano di Sandrigo (Vicenza)


Santa Messa letta con cantici alle ore 17:00 presso la chiesa di San Pancrazio ad Ancignano di Sandrigo (Vicenza). 
Preceduta dalla recita del Santo Rosario alle ore 16:30.
Celebrante don Joseph Kramer FSSP.
All'organo il m. M.Canale.

(photo and video by Alessandro Franzoni)



All'Ingresso:



VANGELO

In illo témpore: Dixit Iesus discípulis suis: Atténdite a falsis prophétis, qui véniunt ad vos in vestiméntis óvium, intrínsecus autem sunt lupi rapáces: a frúctibus eórum cognoscétis eos. Numquid cólligunt de spinis uvas, aut de tríbulis ficus? Sic omnis arbor bona fructus bonos facit: mala autem arbor malos fructus facit. Non potest arbor bona malos fructus fácere: neque arbor mala bonos fructus fácere. Omnis arbor, quæ non facit fructum bonum, excidétur et in ignem mittétur. Igitur ex frúctibus eórum cognoscétis eos. Non omnis, qui dicit mihi, Dómine, Dómine, intrábit in regnum cœlórum: sed qui facit voluntátem Patris mei, qui in cœlis est, ipse intrábit in regnum cœlórum.

(Vangelo secondo Matteo 7, 15 - 21)

Traduzione:

In quel tempo: Gesú disse ai suoi discepoli: Guardatevi dai falsi profeti, che vengono a voi sotto l’aspetto di pecore, ma che nell’intimo sono lupi rapaci: li riconoscerete dai loro frutti. Forse che alcuno raccoglie l’uva dalle spine o il fico dai rovi? Cosí ogni albero buono dà buoni frutti; mentre l’albero cattivo dà frutti cattivi. Non può l’albero buono produrre frutti cattivi, né l’albero cattivo produrre frutti buoni. Ogni albero che dà frutti cattivi sarà tagliato e gettato nel fuoco. Dunque, dai loro frutti li riconoscerete. Non chiunque mi dirà: Signore, Signore, entrerà nel regno dei cieli, ma chi fa la volontà del Padre mio, che è nei cieli, questi entrerà nel regno dei cieli.


Omelia:



All'Offertorio:





Salve Regina ed Improvvisazione finale:

martedì 14 luglio 2020

14 luglio: san Francesco Solano OFM


G.A.Brunoni, olio su tela, XVIII secolo




IN BREVE

Nato in una nobile famiglia spagnola, entrò molto giovane tra i Francescani, in cui venne consacrato sacerdote e, successivamente, a causa della sua fama di uomo santo e asceta, inviato come missionario nel Nuovo Mondo; per più di vent'anni percorse i Paesi del Sud America predicando e compiendo miracoli (come la ripetizione del miracolo della Pentecoste per cui tutti gli indigeni, delle più diverse tribù e nazioni, lo potevano ascoltare come se parlasse in una lingua sola), motivo per cui è conosciuto come Taumaturgo del Nuovo Mondo.

Patrono di tutti i Paesi dell'America Latina in cui predicò, è anche Patrono minore delle missioni e dei missionari e delle missioni e dei missionari francescani, e la sua festa era un tempo celebrata nelle chiese perugine rette dai Padri Francescani.

domenica 12 luglio 2020

Sesta domenica dopo Pentecoste ad Ancignano di Sandrigo (Vicenza)


Santa Messa letta con cantici alle ore 17:00 presso la chiesa di San Pancrazio ad Ancignano di Sandrigo (Vicenza).
Preceduta dalla recita del Santo Rosario alle ore 16:30.
Celebrante don Joseph Kramer FSSP.
All'organo il m. MC.

(photo and video by Alessandro Franzoni)






Introduzione musicale:





VANGELO

In illo témpore: Cum turba multa esset cum Iesu, nec habérent, quod manducárent, convocátis discípulis, ait illis: Miséreor super turbam: quia ecce iam tríduo sústinent me, nec habent quod mandúcent: et si dimísero eos ieiúnos in domum suam, defícient in via: quidam enim ex eis de longe venérunt. Et respondérunt ei discípuli sui: Unde illos quis póterit hic saturáre pánibus in solitúdine? Et interrogávit eos: Quot panes habétis? Qui dixérunt: Septem. Et præcépit turbæ discúmbere super terram. Et accípiens septem panes, grátias agens fregit, et dabat discípulis suis, ut appónerent, et apposuérunt turbæ. Et habébant piscículos paucos: et ipsos benedíxit, et iussit appóni. Et manducavérunt, et saturáti sunt, et sustulérunt quod superáverat de fragméntis, septem sportas. Erant autem qui manducáverant, quasi quátuor mília: et dimísit eos.

(Vangelo secondo Marco 8, 1 - 9)

Traduzione:

In quel tempo: Radunatasi molta folla attorno a Gesú, e non avendo da mangiare, egli, chiamati i discepoli, disse loro: Ho compassione di costoro, perché già da tre giorni sono con me e non hanno da mangiare; e se li rimanderò alle loro case digiuni, cadranno lungo la via, perché alcuni di essi sono venuti da lontano. E gli risposero i suoi discepoli: Come potremo saziarli di pane in questo deserto? E chiese loro: Quanti pani avete? E risposero: Sette. E comandò alla folla di sedersi a terra. E presi i sette pani, rese grazie e li spezzò e li diede ai suoi discepoli per distribuirli, ed essi li distribuirono alla folla. Ed avevano alcuni pesciolini, e benedisse anche quelli e comandò di distribuirli. E mangiarono, e si saziarono, e con i resti riempirono sette ceste. Ora, quelli che avevano mangiato erano circa quattro mila: e li congedò.

Predica:





All'Exitus:



Per la lista completa dei video della Santa Messa,



G.Lanfranco, Miracolo dei pani e dei pesci, olio su tela, 1620, National Gallery d'Irlanda a Dublino.

(photo by https://wikioo.org/)


sabato 11 luglio 2020

11 luglio: Traslazione di san Benedetto


(photo by Nicolò Calore)




Chiesa di Santa Giustina a Padova. Altare del Santo Padre Benedetto presso la propria cappella, rivestita di damaschi rossi. La pala d'altare raffigura san Benedetto che accoglie san Placido e san Mauro, di Jacopo Palma il Giovane. Altare invece del Corbarelli. I due teleri ai lati del 1616 raffigurano a destra san Benedetto ricevente a Montecassino il re Totila, di Giovanni Battista Maganza, a sinistra invece san Benedetto che consegna la Regola agli Ordini monastici e cavallereschi, di Claudio Ridolfi.

mercoledì 8 luglio 2020

8 luglio: sant'Elisabetta di Portogallo


Santa Elisabetta salva un ragazzo caduto in un pozzo.

(photo by Francesco Bianco)





VANGELO

In illo témpore: Dixit Iesus discípulis suis parábolam hanc: Símile est regnum cœlórum thesáuro abscóndito in agro: quem qui invénit homo, abscóndit, et præ gáudio illíus vadit, et vendit univérsa, quæ habet, et emit agrum illum. Iterum símile est regnum cœlórum homini negotiatóri, quærénti bonas margarítas. Invénta autem una pretiósa margaríta, ábiit, et véndidit ómnia, quæ hábuit, et emit eam. Iterum símile est regnum cœlórum sagénæ, missæ in mare et ex omni génere píscium cóngreganti. Quam, cum impléta esset educéntes, et secus litus sedéntes, elegérunt bonos in vasa, malos autem foras misérunt. Sic erit in consummatióne sǽculi: exíbunt Angeli, et separábunt malos de médio iustórum, et mittent eos in camínum ignis: ibi erit fletus et stridor déntium. Intellexístis hæc ómnia? Dicunt ei: Etiam. Ait illis: Ideo omnis scriba doctus in regno cœlórum símilis est hómini patrifamílias, qui profert de thesáuro suo nova et vétera.

(Vangelo secondo Matteo 13, 44 - 52)

Traduzione:

In quel tempo Gesù disse ai suoi discepoli questa parabola: «È simile il regno dei cieli ad un tesoro nascosto in un campo, che un uomo trovatolo, tiene celato, e, tutto giulivo dell'accaduto, va a vendere quel che ha e compra quel campo. Ancora: Il regno dei cieli è simile ad un mercante che va in cerca di belle perle; trovatane una di gran pregio, va a vendere quanto ha e la compra. Il regno dei cieli inoltre è simile ad una rete gettata in mare, che ha preso ogni sorta di pesci. Quando è piena, i pescatori la tirano a riva, e sedutisi, ripongono in ceste i buoni, e buttan via i cattivi. Così avverrà alla fine del mondo: Verranno gli Angeli e toglieranno i cattivi di mezzo ai giusti e li getteranno nella fornace ardente: ivi sarà pianto e stridor di denti. Avete intese tutte queste cose?». Gli dicono: «Sì ». Ed Egli a loro: «Per questo ogni scriba istruito nel regno dei cieli, è simile ad un padre di famiglia che trae fuori dalla sua dispensa cose nuove e cose vecchie».

domenica 5 luglio 2020

Quinta domenica dopo Pentecoste a Venezia


Santa Messa letta alle ore 11:00 presso al chiesa di San Simon Piccolo a Venezia 
(fronte stazione ferroviaria).
Celebrante don Joseph Kramer FSSP.

(photo by @valerio.cal)




VANGELO

In illo témpore: Dixit Iesus discípulis suis: Nisi abundáverit iustítia vestra plus quam scribárum et pharisæórum, non intrábitis in regnum cœlórum. Audístis, quia dictum est antíquis: Non occídes: qui autem occíderit, reus erit iudício. Ego autem dico vobis: quia omnis, qui iráscitur fratri suo, reus erit iudício. Qui autem díxerit fratri suo, raca: reus erit concílio. Qui autem díxerit, fátue: reus erit gehénnæ ignis. Si ergo offers munus tuum ad altáre, et ibi recordátus fúeris, quia frater tuus habet áliquid advérsum te: relínque ibi munus tuum ante altáre et vade prius reconciliári fratri tuo: et tunc véniens ófferes munus tuum.

(Vangelo di Matteo 5, 20 - 24)

Traduzione:

In quel tempo: Gesú disse ai suoi discepoli: Se la vostra giustizia non sarà stata più grande di quella degli scribi e dei farisei, non entrerete nel Regno dei Cieli. Avete sentito che è stato detto agli antichi: Non uccidere; chi infatti avrà ucciso sarà condannato in giudizio. Ma io vi dico che chiunque si adira col fratello sarà condannato in giudizio. Chi avrà detto a suo fratello: raca, imbecille, sarà condannato nel Sinedrio. E chi gli avrà detto: pazzo; sarà condannato al fuoco della geenna. Se dunque porti la tua offerta all’altare e allora ti ricordi che tuo fratello ha qualcosa contro di te, lascia la tua offerta all’altare e va prima a riconciliarti con tuo fratello, e poi, ritornato, fa la tua offerta.


venerdì 3 luglio 2020

3 luglio: sant'Ireneo


(photo by Alessandro Franzoni)




VANGELO

In illo témpore: Dixit Iesus discípulis suis: Nolíte timére eos, qui occídunt corpus, ánimam autem non possunt occídere; sed pótius timéte eum, qui potest et ánimam et corpus pérdere in gehénnam. Nonne duo pásseres asse véneunt: et unus ex illis non cadet super terram sine Patre vestro? Vestri autem capílli cápitis omnes numeráti sunt. Nolíte ergo timére: multis passéribus melióres estis vos. Omnis ergo, qui confitébitur me coram homínibus, confitébor et ego eum coram Patre meo, qui in coelis est. Qui autem negáverit me coram homínibus, negábo et ego eum coram Patre meo, qui in coelis est.

(Vangelo secondo Matteo 10, 28 - 33)

Traduzione:

In quel tempo Gesù disse ai suoi discepoli: «Non temete coloro che uccidono il corpo, ma non possono uccidere l'anima; temete piuttosto colui che può mandare in perdizione anima e corpo nell'inferno. Non si vendono forse due passeri per un soldo? Eppure nemmeno uno di essi cadrà in terra senza il volere del Padre vostro. Orbene, quanto a voi, perfino i capelli del vostro capo sono tutti contati. Non temete dunque, voi valete di più di molti passeri. Chi dunque mi riconoscerà davanti agli uomini, anch'io lo riconoscerò davanti al Padre mio che è nei cieli. Chi invece mi rinnegherà davanti agli uomini, anch'io lo negherò davanti al Padre mio, che è nei cieli».