domenica 31 ottobre 2010

Domenica di Cristo Re a Venezia


Santa Messa letta presso la chiesa di San Simeon Piccolo a Venezia (fronte stazione).
Celebrante don Brice Messonier FSSP.

(foto dal defunto blog della Fraternità San Pietro a Venezia)




VANGELO

In illo témpore: Dixit Pilátus ad Iesum: Tu es Rex Iudæórum? Respóndit Iesus: A temetípso hoc dicis, an álii dixérunt tibi de me? Respóndit Pilátus: Numquid ego Iudǽus sum? Gens tua et pontífices tradidérunt te mihi: quid fecísti? Respóndit Iesus: Regnum meum non est de hoc mundo. Si ex hoc mundo esset regnum meum, minístri mei útique decertárent, ut non tráderer Iudǽis: nunc autem regnum meum non est hinc. Dixit ítaque ei Pilátus: Ergo Rex es tu? Respóndit Iesus: Tu dicis, quia Rex sum ego. Ego in hoc natus sum et ad hoc veni in mundum, ut testimónium perhíbeam veritáti: omnis, qui est ex veritáte, audit vocem meam.

(Vangelo di Giovanni 18, 33 - 37)

Traduzione:

In quel tempo: Pilato disse a Gesú: Sei tu il Re dei Giudei? Gesú gli rispose: Lo dici da te, o altri te l’hanno detto di me? Rispose Pilato: Sono forse Giudeo? La tua gente e i sommi sacerdoti ti hanno messo nelle mie mani. Che cosa hai fatto? Rispose Gesú: Il mio regno non è di questo mondo; se fosse di questo mondo, i miei ministri certo si adopererebbero perché non fossi dato in potere ai Giudei: dunque il mio regno non è di quaggiú. Allora Pilato gli disse: Dunque tu sei Re? Rispose Gesú: È come dici, io sono re. Per questo sono nato e per questo sono venuto al mondo, a rendere testimonianza alla verità. Chiunque sta per la verità, ascolta la mia voce.

lunedì 18 ottobre 2010

Domenico Zipoli, Storia di un missionario musicale in America Latina



Di Matteo Rossi

Ieri ricorreva l’anniversario della nascita di Domenico Zipoli, compositore annoverato trai “minori” nella schiera di musicisti cresciuti nelle navate di tante chiese, che mirabilmente hanno saputo riempire con le loro angeliche musiche. Certamente tutti gli organisti della Penisola conosceranno le celebri Sonate di Intavolatura per organo e cimbalo del 1715 e saranno soliti suonare la sua meravigliosa pastorale avanti l’introito della messa della Mezzanotte, il giorno del Santo Natale. Pertanto non vogliamo qui riferirci che velocemente alla sua produzione, che purtroppo giuntaci pesantemente mutila. Ciò che vorremmo ricordare è la sua vicenda biografica: nato a Prato il 17 ottobre 1688 lo vediamo spirare all’inizio nel 1726 a Córdoba, città dell’attuale Argentina, allora appartenente alla provincia del Paraguay dell’impero spagnolo. Fattosi gesuita nel 1716 era infatti partito come missionario per queste lontane lande, dove la Fede cattolica, dopo due secoli dall’arrivo nel Nuovo Mondo, ancora faticava ad imporsi sulle pagane credenze tuttora ivi diffuse. Negli anni precedenti, tra il 1709 (o 1710) lo troviamo attivo a Roma, dopo aver studiato con i migliori maestri italiani del suo tempo: Bernardo Pasquini e Domenico Scarlatti. La preparazione e il precoce talento gli fruttarono un crescente numero di incarichi di prestigio tra cui, nel 1715, il posto di organista nella chiesa dei Gesuiti, nello stesso anno in cui pubblicò la già ricordata raccolta di lavori per tastiera. Sorprendiamo dunque il maestro Zipoli preparare armi e bagagli e lasciare il cuore della cristianità per la sua periferia più remota, nel pieno della gloria mondana, quando il suo nome legavasi alla pagina grazie alla nera alchimia della stampa.

Partitosi da Roma verso Genova nell’aprile del 1716, lo ritroviamo far vela da Cadice verso Buenos Aires il 5 aprile 1717, accompagnato da Giovanni Battista Primoli, eminente architetto che grande e concreta traccia lascerà di sé nella missione sud americana. Dopo molte peripezie, comuni a tanti altri viaggiatori nel corso dei secoli, lo Zipoli raggiunge Córdoba nel pieno dell’estate, dove ben presto si iscrive al collegio gesuitico, completando nel 1724 gli studi necessari all’ordinazione sacerdotale. Per via della mancanza di un vescovo nella città, non riceverà mai il sacro crisma, colto anzitempo dalla falce sanguinolenta della tubercolosi, che lo condurrà prematuramente a morte il 2 gennaio 1726.

Solo nel 1724 Zipoli concluse con merito il corso di studi teologici, di normale durata triennale, perché nel periodo tra l’arrivo in terra spagnola e la morte si situa la sua intensa attività missionaria, non fatta di splendenti costruzioni come quella del Primoli, né di attività che oggi potremmo definire di soccorso materiale, ma radicata nel suo talento musicale e diretta alla crescita spirituale e religiosa degli assistiti. Tra i primi fra gli organisti romani, Zipoli si fece missionario sospinto dalla potenza del linguaggio musicale occidentale, di cui egli si rende campione in terra ancora semi-pagana, riconoscendone l’utilità per l’evangelizzazione dei popoli latino americani. Si impegnò dunque attivamente tra le remote genti come maestro di cappella, direttore di cori più o meno improvvisati, organista e naturalmente compositore per quelle voci che anelavano il cantare Cristo secondo il detto della Chiesa cattolica, apostolica e romana.

Araldo del Vangelo attraverso la sua musica, Zipoli seppe lasciare memoria di sé nei confini dell’orbe cattolico, dove una sua messa a tre voci e orchestra venne eseguita per molti anni dopo il suo trapasso, dimostrando le capacità del linguaggio artistico di cui era vero maestro. Seppe dunque imprimere nei cuori amerindi l’amore per la vera Liturgia e quindi per Cristo, la Madonna e i Santi, ai quali si levò anche dalle più discoste regioni del globo l’inno di Lode. Le melodie cristalline e i fluenti passaggi armonici che caratterizzano il suo stile chiaro e così fortemente italiano, come non poteva che essere, risuonarono per qualche tempo nell’uno e nell’altro emisfero. Ma cosa rese possibile tale mirabile prodigio dei tempi? La pretesa universalità della Musica? L’eccellenza del maestro e la mansuetudine degli autoctoni allievi?

Ciò che sostanziò e diede forma all’esperienza missionaria di Domenico Zipoli fu la sua ferma certezza nell’universalità veramente cattolica della Fede e del Rito di Santa Madre Chiesa, certezza che inevitabilmente accese in lui lo spirito missionario, quella necessità spirituale di portare a tutti i popoli il lieto annuncio, conservandolo nella sua purezza ed integrità, nell’unica forma cioè in cui esso può conquistare a Gesù le anime del mondo. Alla lieta novella e al fine della Salvezza delle anime piegò la nobile Arte, consapevole di quella gerarchia che deve dominare il Sacro ed il suo esprimersi secondo le salutari forme prescritte dalla Chiesa, non date solamente ad una parte della Terra, ma consegnate alla Chiesa da Nostro Signore perché potesse nell’unità di Fede, Rito e Disciplina trarre i popoli dalle tenebre del paganesimo alla luce di Cristo. Così la Musica si fece strumento e segno mirabile del legame che tutti sostiene nel vincolo del Suo Corpo mistico.

lunedì 11 ottobre 2010

11 ottobre: Divina Maternità della BVM


Bernardino da Tossignano, Museo Diocesano di Imola (Bologna), olio su tela.

(photo by Marco Violi)




VANGELO

In illo témpore: Cum redírent, remánsit puer Iesus in Ierúsalem, et non cognovérunt paréntes eius. Existimántes autem illum esse in comitátu, venérunt iter diei, et requirébant eum inter cognátos, et notos. Et non inveniéntes, regréssi sunt in Ierúsalem, requiréntes eum. Et factum est, post tríduum invenérunt illum in templo sedéntem in médio doctórum, audiéntem illos, et interrogántem eos. Stupébant autem omnes, qui eum audiébant, super prudéntia et respónsis eius. Et vidéntes admiráti sunt. Et dixit mater eius ad illum: Fili, quid fecísti nobis sic? ecce pater tuus, et ego doléntes quærebámus te. Et ait ad illos: Quid est quod me quærebátis? nesciebátis quia in his, quæ Patris mei sunt, opórtet me esse. Et ipsi non intellexérunt verbum, quod locútus est ad eos. Et descéndit cum eis, et venit Názareth: et erat súbditus illis.

(Vangelo secondo Luca 2, 43 - 51)

Traduzione:

In quel tempo, mentre essi se ne tornavano, il fanciullo Gesù rimase in Gerusalemme, senza che i suoi genitori se ne accorgessero. Credendo che egli si trovasse nella comitiva, fecero una giornata di cammino, e lo cercavano fra parenti e conoscenti. Ma, non avendolo trovato, tornarono a Gerusalemme per farne ricerca. E avvenne che lo trovarono tre giorni dopo, nel tempio, seduto in mezzo ai dottori e intento ad ascoltarli e a interrogarli. E tutti quelli che lo udivano restavano meravigliati della sua intelligenza e delle sue risposte. Nel vederlo, essi furono stupiti, e sua madre gli disse: «Figlio, perché facesti a noi così? Ecco, tuo padre ed io addolorati ti cercavamo». Ma egli rispose loro: «Perché mi cercavate? Non sapevate che è necessario che io sia nelle cose del Padre mio?». Essi però non compresero ciò che aveva detto loro. Ed egli scese con essi e tornò a Nazareth; ed era loro sottomesso.