lunedì 28 dicembre 2020

28 dicembre: SS Innocenti


Jacopo Palma il Giovane, La strage dei Santi Innocenti, Palazzo Barberini, Roma

(photo by Francesco Bianco)




VANGELO

In illo témpore: Angelus Dómini appáruit in somnis Ioseph, dicens: Surge, et áccipe Púerum et Matrem eius, et fuge in Ægýptum, et esto ibi, usque dum dicam tibi. Futúrum est enim, ut Heródes quærat Púerum ad perdéndum eum. Qui consúrgens accépit Púerum et Matrem eius nocte, et secéssit in Ægýptum: et erat ibi usque ad óbitum Heródis: ut adimplerétur quod dictum est a Dómino per Prophétam dicéntem: Ex Ægýpto vocávi Fílium meum. Tunc Heródes videns, quóniam illúsus esset a Magis, irátus est valde, et mittens occídit omnes púeros, qui erant in Béthlehem et in ómnibus fínibus eius, a bimátu et infra, secúndum tempus, quod exquisíerat a Magis. Tunc adimplétum est, quod dictum est per Ieremíam Prophetam dicéntem: Vox in Rama audíta est, plorátus et ululátus multus: Rachel plorans fílios suos, et nóluit consolári, quia non sunt.

(Vangelo secondo Matteo 2, 13 - 18)

Traduzione:

Partiti i Magi, ecco un Angelo del Signore apparire a Giuseppe in sogno e dirgli: «Levati, prendi il bambino e sua madre, e fuggi in Egitto; e resta là finché non t'avviserò, perché Erode cercherà del bambino per farlo morire». Egli, alzatosi, durante la notte, prese il bambino e la madre di lui e si ritirò in Egitto, ove stette fino alla morte cii Erode, affinché si adempisse quanto era stato detto dal Signore per il profeta: «Dall'Egitto ho richiamato il mio Figlio». Allora Erode, vedendosi burlato dai Magi, s'irritò grandemente e mandò ad uccidere tutti i fanciulli maschi che erano in Betlemme e in tutti·i suoi dintorni, dai due anni in giù, secondo il tempo che aveva rilevato dai Magi. Allora si adempì ciò che era stato detto per bocca del profeta Geremia: «Un grido si è udito in Rama di gran pianto e lamento: Rachele che piange i figli suoi, e non vuole esser consolata, perché non ci sono più».

sabato 26 dicembre 2020

26 dicembre: santo Stefano


Vittore Carpaccio, Predica di Santo Stefano, olio su tela, per la Scuola di Santo Stefano di Venezia, ora al Louvre, Parigi.

(photo by Franceso Bianco)




VANGELO

In illo témpore: Dicébat Iesus scribis et pharisaeis: Ecce, ego mitto ad vos prophétas, et sapiéntes, et scribas, et ex illis occidétis et crucifigétis, et ex eis flagellábitis in synagógis vestris, et persequémini de civitáte in civitátem: ut véniat super vos omnis sanguis iustus, qui effúsus est super terram, a sánguine Abel iusti usque ad sánguinem Zacharíæ, filii Barachíæ, quem occidístis inter templum et altáre. Amen, dico vobis, vénient hæc ómnia super generatiónem istam. Ierúsalem, Ierúsalem, quæ occídis prophétas, et lápidas eos, qui ad te missi sunt, quóies vólui congregáre fílios tuos, quemádmodum gallína cóngregat pullos suos sub alas, et noluísti? Ecce, relinquétur vobis domus vestra desérta. Dico enim vobis, non me vidébitis ámodo, donec dicátis: Benedíctus, qui venit in nómine Dómini.

(Vangelo secondo Matteo 23, 34 - 39

Traduzione:

In quel tempo: Gesù diceva agli Scribi e ai Farisei: ecco che io vi mando Profeti e savi e scribi, e di questi ne ucciderete, ne crocifiggerete e ne flagellerete nelle vostre sinagoghe, e li perseguiterete di città in città, in modo che ricada su voi tutto il sangue innocente versato sulla terra, dal sangue del giusto Abele fino al sangue di Zaccaria, figlio di Barachia, che uccideste tra il tempio e l’altare. In verità vi dico: tutto ciò ricadrà su questa generazione. Gerusalemme, Gerusalemme, che uccidi i profeti e lapidi quelli che ti sono mandati, quante volte ho voluto radunar i tuoi figli, come la gallina raduna i suoi pulcini sotto le ali, e non hai voluto! Ecco, vi sarà lasciata deserta la vostra casa. Dico infatti che non mi vedrete più, finché non diciate: Benedetto colui che viene nel nome del Signore.

venerdì 25 dicembre 2020

Santo Natale (Messa del Giorno) a Padova


Santa Messa cantata "In die" del Santo Natale di NSGC alle ore 11:00 presso la chiesa di San Canziano a Padova (nelle vicinanze di piazza delle Erbe).
Celebrante mons S.Zorzi.
Cantore A.Franzoni.

(photo and video by Alessandro Franzoni)





All'ingresso:




VANGELO

In princípio erat Verbum, et Verbum erat apud Deum, et Deus erat Verbum. Hoc erat in princípio apud Deum. Omnia per ipsum facta sunt: et sine ipso factum est nihil, quod factum est: in ipso vita erat, et vita erat lux hóminum: et lux in ténebris lucet, et ténebræ eam non comprehendérunt. Fuit homo missus a Deo, cui nomen erat Ioánnes. Hic venit in testimónium, ut testimónium perhibéret de lúmine, ut omnes créderent per illum. Non erat ille lux, sed ut testimónium perhibéret de lúmine. Erat lux vera, quæ illúminat omnem hóminem veniéntem in hunc mundum. In mundo erat, et mundus per ipsum factus est, et mundus eum non cognóvit. In própria venit, et sui eum non recepérunt. Quotquot autem recepérunt eum, dedit eis potestátem fílios Dei fíeri, his, qui credunt in nómine eius: qui non ex sanguínibus, neque ex voluntáte carnis, neque ex voluntáte viri, sed ex Deo nati sunt. Et Verbum caro factum est, et habitávit in nobis: et vídimus glóriam eius, glóriam quasi Unigéniti a Patre, plenum grátiæ et veritátis.

(Vangelo secondo Giovanni 1, 1 - 14)

Traduzione:

In principio era il Verbo, e il Verbo era presso Dio, e il Verbo era Dio. Egli era in principio presso Dio. Tutto è stato fatto per mezzo di Lui, e senza di Lui nulla è stato fatto di ciò che è fatto. In Lui era la vita e la vita era la luce degli uomini. E la luce splende tra le tenebre e le tenebre non l’hanno accolta. Ci fu un uomo mandato da Dio, il cui nome era Giovanni. Questi venne come testimonio, per rendere testimonianza alla luce, affinché tutti credessero per mezzo di lui. Egli non era la luce, ma era per rendere testimonianza alla luce. Era la luce vera che illumina ogni uomo che viene in questo mondo. Era nel mondo, e il mondo fu fatto per mezzo di Lui, e il mondo non lo conobbe. Venne nella sua casa, e i suoi non lo accolsero. Ma a quanti lo accolsero diede il potere di diventare figli di Dio: a loro che credono nel suo nome: i quali non da sangue, né da volere di carne, né da volere di uomo, ma da Dio sono nati. E il Verbo si fece carne, e abitò tra noi: e noi abbiamo visto la sua gloria, gloria come di Unigénito dal Padre, pieno di grazia e di verità.


Omelia:



All'Offertorio:



Al Reditus:





domenica 20 dicembre 2020

Quarta domenica di Avvento a Padova


Santa Messa cantata alle ore 11:00 presso la chiesa di San Canziano a Padova (nelle vicinanze di piazza delle Erbe).
Celebrante mons S.Zorzi.
Cantore A.Franzoni.
Trasmissione in streaming via Facebook dell'intera Santa Messa al seguente link:

(photo and video by Alessandro Franzoni)






VANGELO

Anno quintodécimo impérii Tibérii Cǽsaris, procuránte Póntio Piláto Iudǽam, tetrárcha autem Galilǽæ Heróde, Philíppo autem fratre eius tetrárcha Iturǽæ et Trachonítidis regionis, et Lysánia Abilínæ tetrárcha, sub princípibus sacerdotum Anna et Cáipha: factum est verbum Domini super Ioannem, Zacharíæ filium, in deserto. Et venit in omnem regiónem Iordánis, prǽdicans baptísmum pæniténtiæ in remissiónem peccatórum, sicut scriptum est in libro sermónum Isaíæ Prophétæ: Vox clamántis in desérto: Paráte viam Dómini: rectas fácite sémitas eius: omnis vallis implébitur: et omnis mons et collis humiliábitur: et erunt prava in dirécta, et áspera in vias planas: et vidébit omnis caro salutáre Dei.

(Vangelo secondo Luca 3, 1 - 6)

Traduzione:

Nell’anno decimoquinto dell’impero di Tiberio Cesare, essendo governatore della Giudea Ponzio Pilato, Erode tetrarca della Galilea, e Filippo, suo fratello, tetrarca dell’Iturea e della regione Traconítide, e Lisània tetrarca di Abilene, essendo sommi sacerdoti Anna e Càifa: la parola del Signore venne nel deserto su Giovanni, figlio di Zaccaria. E costui andò nelle terre intorno al Giordano, predicando il battesimo di penitenza in remissione dei peccati, come sta scritto nel libro del profeta Isaia: Voce di uno che grida nel deserto: preparate la via del Signore: appianate i suoi sentieri: saranno colmate tutte le valli, e i monti e i colli saranno abbassati: i sentieri tortuosi saranno rettificati e quelli scabrosi appianati: e ogni uomo vedrà la salvezza di Dio.


Omelia:





Antifona finale alla Beata Vergine (Alma Redemptoris Mater):



mercoledì 16 dicembre 2020

Con Maria verso il Natale


Luca Giordano, 1680, Immacolata Concezione, Palazzo Zevallos Stigliano a Napoli.

(photo by Francesco Bianco)


«…discendendo da Adamo ed Eva per via di naturale generazione, anche Maria, come tutti gli uomini, nell’atto in cui l’anima veniva unita al corpo, avrebbe dovuto contrarre la colpa originale. Ma per lei, affinché fosse una “degna abitazione di Dio” fu fatta eccezione: pertanto se gli altri vennero da Cristo Redentore liberati dal peccato originale, dopo averlo contratto, la Vergine fu preservata dal contrarlo. Oggi celebriamo quest’unica eccezione alla legge comune: un’indicibile speranza!».
La liturgia antica da oggi fino al Natale è anche profondamente mariana: il Vangelo di oggi, mercoledì delle Quattro Tempora d’Avvento, è quello dell’Annunciazione secondo San Luca; venerdì sarà quello della Visitazione; ancora l’Annunciazione tornerà nella Messa Rorate di sabato e Domenica prossima, IV d’Avvento, due su quattro delle antifone della Messa sono dedicate a Maria, con l’Ave Maria all’Offertorio e il bellissimo “Ecce Virgo concipiet” come Communio.
Immergiamoci quindi nel mistero mariano con l’omelia di Mons. Marco Agostini, Cerimoniere pontificio, per la festa dell’Immacolata dello scorso 8 dicembre presso la chiesa di Sant'Anna in Latrerano in via Merulana a Roma.


Sia lodato Gesù Cristo! La festa odierna era già arcanamente racchiusa nelle antiche parole, appena udite, dell’arcangelo Gabriele “Ave Maria gratia plena”, però tutto è divenuto più chiaro quando il Beato Pio IX proclamò il Dogma dell’Immacolata Concezione: “La Beatissima Vergine, nel primo istante della sua concezione, per singolare grazia e privilegio concessole da Dio onnipotente in previsione dei meriti di Gesù Cristo Salvatore del genere umano, fu preservata immune da ogni macchia di peccato originale” (Pio IX, “Ineffabilis Deus”). Maria, dunque, è la piena di grazia fin dal suo affacciarsi al mondo. Il dogma fu proclamato in giorni non facili per il pontificato romano e per la Chiesa, dove gravi preoccupazioni umane avrebbero potuto avere il sopravvento: ma Papa, cardinali e vescovi, con sguardo soprannaturale, attesero al loro compito principale di confermare e pascere i fratelli nella fede (cfr. Lc 22,31-34). Dopo una gestazione e meditazione di quasi due millenni, il papa nel 1848 ritenne che fosse giunto il momento della proclamazione dogmatica: nominò una commissione di cardinali e teologi per esaminare a fondo la questione della definibilità del privilegio mariano. La commissione, stabilito che per la definibilità di una nuova dottrina era necessario che essa fosse contenuta almeno implicitamente in una delle due fonti della Rivelazione, la Scrittura e la Tradizione, accertò che l’immacolato concepimento di Maria ben documentato nella Tradizione aveva solide testimonianze anche nella S. Scrittura. Allora, col parere favorevole di vescovi e teologi, forte del “sensus fidei” dei fedeli, Pio IX procedette nella Basilica Vaticana alla solenne definizione del dogma. 
Se nei primi tre secoli del I millennio la dottrina era implicita esprimendosi soprattutto nel parallelismo Eva-Maria, dal IV secolo essa divenne più chiara. Nella lotta contro il pelagianesimo la questione dell’Immacolata Concezione fu posta a S. Agostino, per la prima volta, in termini precisi. Nel VII secolo, poi, S. Sofronio accennò direttamente al tema della preservazione dalla colpa originale. Per tutta la prima metà del II millennio, la professione di fede nel singolare privilegio crebbe nella Chiesa greca, mentre in quella latina s’instaurò un dibattito che durò per secoli. Scuola di Parigi, Francescani, Domenicani discutevano talvolta aspramente: e più si dibatteva più la festa della Concezione si diffondeva tra i fedeli. Allora il papa Sisto IV con la costituzione “Cum praecelsa” (27 febbraio del 1477) approvò solennemente la Festa dell’Immacolata Concezione celebrandola con Messa e Ufficiatura composti dal veronese Leonardo de Nogarolis. Le controversie continuarono costringendo il papa a intervenire nuovamente con la bolla “Grave nimis”.
La seconda metà del II millennio è, in Occidente, sotto il segno del trionfo della sentenza immacolatista, mentre l’Oriente, dopo 15 secoli di concordia nell’asserzione del privilegio, entrava in un’epoca di discordie originate dal crescente favore che ad esso si accordava nella Chiesa Cattolica. L’elaborazione teologica fece progressi: ci si chiese se l’Immacolata Concezione fosse verità di fede o almeno potesse diventarlo. Nella VI sessione del Concilio di Trento (1546) la corrente favorevole alla definizione dogmatica dell’insigne privilegio, ottenne che nel decreto sull’universalità del peccato originale fossero aggiunte parole importanti “sull’Immacolata Vergine Maria”. Sempre nel contesto della polemica tra macolisti e immacolisti, papa Alessandro VII, con la costituzione “Sollicitudo omnium Ecclesiarum” (8 dicembre 1661) precisò l’oggetto della festa dichiarando che si trattava della preservazione dell’anima della Vergine dalla colpa originale, nel primo istante della sua creazione e infusione al corpo, per speciale grazia e privilegio di Dio, in vista dei meriti di Cristo suo Figlio, Redentore del Genere Umano.
La conseguenza fu che diocesi, re, popoli e città si misero sotto la protezione dell’Immacolata e si fondarono Congregazioni religiose in suo onore. Anche l’impegno di difendere il privilegio e appianare la via alla definizione dogmatica crebbe tra i teologi; molti s’impegnarono con voto a versare il proprio sangue, se necessario, per la sua difesa. Questo atto filiale di amore, denominato “voto sanguinario”, fu emesso anche da S. Alfonso Maria de Liguori. Il 6 dicembre 1708 con la bolla “Commissi nobis”, Clemente XI estese “de jure” la festa dell’Immacolata Concezione all’intera Chiesa. L’opposizione dei Lumi, che ha il suo campione nell’opera di Ludovico Muratori, per il singolare privilegio poco poté contro l’entusiasmo dei fedeli e dei dotti. Alle crescenti richieste di vescovi, re e Ordini religiosi il Papa ripose con la proclamazione del dogma l’8 dicembre del 1854.
Ogni dogma, definito o “in fieri”, ha generato lungo i secoli immagini adatte per il culto. Fino alla “Cum praecelsa” di Sisto IV le immagini riferentisi alla Concezione di Maria Vergine mostravano l’incontro di Gioachino e Anna alla porta Aurea del tempio di Gerusalemme (Giotto, Cappella degli Scrovegni a Padova, 1303-1305). Dopo la costituzione l’iconografia si fece più articolata, addirittura, caso più unico che raro nell’arte sacra, rispecchiando anche le posizioni contrastanti dei dottori della Chiesa. A Città di Castello ci sono due dipinti che riguardano l’Immacolata Concezione: uno nella Pinacoteca Comunale, l’altro sull’altar maggiore della chiesa delle Murate, ambedue riconducibili alla cerchia di Nicolò Circignani detto il Pomarancio (anni ‘60-70 del Cinquecento). Complessa e didascalica quella del Museo, più scarna ed essenziale quella delle Murate, ma lo schema iconografico è lo stesso. Vi è rappresentato l’albero che stava nel mezzo del giardino di Eden quello della vita e della conoscenza del bene e del male (cfr. Gn 2,8-10). Ai piedi dell’albero giacciono sconfitti Adamo ed Eva incatenati. Avvinghiato all’albero l’antico serpente, il Tentatore, in sembianze femminili quello delle Murate e più demoniache quello del Museo, mentre tiene le catene dei Progenitori. Sopra il tronco, dove s’allarga la chioma dell’albero, splende nel sole dorato, tra le nubi, circondata dagli angeli, l’Immacolata con le dodici stelle e la luna sotto i piedi mentre l’Eterno s’affaccia dall’alto nell’atto di donarla come Nuova Eva e di riceverla come Assunta. Il Dogma è ben rappresentato: discendendo da Adamo ed Eva per via di naturale generazione, anche Maria, come tutti gli uomini, nell’atto in cui l’anima veniva unita al corpo, avrebbe dovuto contrarre la colpa originale. Ma per lei, affinché fosse una “degna abitazione di Dio” fu fatta eccezione: pertanto se gli altri vennero da Cristo Redentore liberati dal peccato originale, dopo averlo contratto, la Vergine fu preservata dal contrarlo. Oggi celebriamo quest’unica eccezione alla legge comune: un’indicibile speranza! Benedetto XVI nell’Omelia dell’8 dicembre 2005 scrive: “Dobbiamo dire che in questo racconto è descritta non solo la storia dell’inizio, ma la storia di tutti i tempi, e che tutti portiamo dentro di noi una goccia del veleno di quel modo di pensare illustrato dalle immagini della Genesi. Questa goccia di veleno la chiamiamo peccato originale”. Oggi si fatica a parlare di peccato, di peccato originale, persino tra gli uomini di Chiesa si arriva a “pensare che in fondo il male sia buono, pensiamo che patteggiare un po’ col male, riservarsi un po’ di libertà contro Dio sia, in fondo un bene, addirittura necessario. Guardando però il mondo intorno a noi vediamo che non è così, che il male avvelena sempre, non innalza l’uomo, ma lo abbassa e umilia, non lo rende più grande, più puro e più ricco, ma lo danneggia e lo fa diventare più piccolo…
Questo dobbiamo imparare il giorno dell’Immacolata: l’uomo che si affida totalmente a Dio trova la vera libertà, la vastità grande e creativa della libertà nel bene. L’uomo che si volge verso Dio non diventa più piccolo, ma più grande, perché grazie a Dio e con Lui diventa grande, diventa divino, diventa veramente sé stesso. E più l’uomo è vicino a Dio, più è vicino agli uomini”. Questi pensieri sembrano materializzarsi allorquando, in questo giorno, omaggiamo l’Immacolata anche con una visita in Piazza di Spagna, come ha fatto il Papa questa mattina all’alba. L’Immacolata nel suo giorno ci regala Grazie e sorprese.
Sia lodato Gesù Cristo!


FONTE: Coetus Fidelium San Remigio Vescovo (Verona)

domenica 13 dicembre 2020

Terza domenica di Avvento a Padova

 

Santa Messa cantata alle ore 11:00 presso la chiesa di San Canziano a Padova (nelle vicinanze di piazza delle Erbe).
Celebrante mons S.Zorzi.
Interviene la neo costituita Schola Cantorum "Santa Cecilia" della Rettoria di San Canziano.
All'harmonium il m. M.Canale.

(photo and video by Alessandro Franzoni)






Introito (Gaudete in Domino):



VANGELO

In illo tempore: Misérunt Iudǽi ab Ierosólymis sacerdótes et levítas ad Ioánnem, ut interrogárent eum: Tu quis es? Et conféssus est, et non negávit: et conféssus est: Quia non sum ego Christus. Et interrogavérunt eum: Quid ergo? Elías es tu? Et dixit: Non sum. Prophéta es tu? Et respondit: Non. Dixérunt ergo ei: Quis es, ut respónsum demus his, qui misérunt nos? Quid dicis de te ipso? Ait: Ego vox clamántis in desérto: Dirígite viam Dómini, sicut dixit Isaías Prophéta. Et qui missi fúerant, erant ex pharisǽis. Et interrogavérunt eum, et dixérunt ei: Quid ergo baptízas, si tu non es Christus, neque Elías, neque Prophéta? Respóndit eis Ioánnes, dicens: Ego baptízo in aqua: médius autem vestrum stetit, quem vos nescítis. Ipse est, qui post me ventúrus est, qui ante me factus est: cuius ego non sum dignus ut solvam eius corrígiam calceaménti. Hæc in Bethánia facta sunt trans Iordánem, ubi erat Ioánnes baptízans.

(Vangelo secondo Giovanni 1, 19 - 28)

Traduzione:

In quel tempo: Da Gerusalemme mandarono a Giovanni sacerdoti e leviti per domandargli: Chi sei? Ed egli riconobbe, e non negò, e confessò: Non sono il Cristo. Allora gli chiesero: Chi sei dunque? Elia? E disse: Non lo sono. Sei il profeta? E rispose: No. E allora gli dissero: Chi sei, così che possiamo riferire a chi ci ha mandati? Cosa dici di te stesso? Disse: Sono una voce che grida nel deserto: Preparate la via del Signore, come disse il profeta Isaia. E quelli che erano stati inviati erano dei Farisei, e lo interrogarono dicendo: Come dunque battezzi se non sei il Cristo, né Elia, né il profeta? Giovanni rispose loro dicendo: Io battezzo con acqua, ma in mezzo a voi sta uno che non conoscete, che verrà dopo di me, ma che esisteva già prima di me, cui non sono degno di sciogliere il legaccio dei calzari. Ciò avvenne in Betània oltre il Giordano, dove Giovanni stava a battezzare.


Omelia:





Toccata per l'Elevazione (G.Frescobaldi):



Communio (Dicite pusillanimes):



Al Reditus (Pastorale, P.Fumagalli):



sabato 12 dicembre 2020

Nuovo sito internet DelMar Atelier

 

Nuovo sito internet DelMar Atelier: un'occasione per conoscere e diffondere la conoscenza di questa bella realtà, che fonde Arte, No-profit e Fede, a partire dal 2015.
Dalla cattolica Indonesia sino ai confini del mondo.


Qui il link a sito internet:


Il link alla pagina Facebook:

martedì 8 dicembre 2020

Immacolata Concezione della BVM a Padova


Santa Messa cantata alle ore 11:00 presso la chiesa di San Canziano a Padova (vicinanze di piazza delle Erbe) nella ricorrenza liturgica dell'Immacolata Concezione della Beata Vergine Maria.
Celebrante mons S.Zorzi.
E' intervenuta la Schola cantorum "Santa Cecilia" della Rettoria di San Canziano.

(photo and video by Alessandro Franzoni)






VANGELO

In illo témpore: Missus est Angelus Gábriël a Deo in civitátem Galilææ, cui nomen Názareth, ad Vírginem desponsátam viro, cui nomen erat Ioseph, de domo David, et nomen Vírginis María. Et ingréssus Angelus ad eam, dixit: Ave, grátia plena; Dóminus tecum: benedícta tu in muliéribus.

(Vangelo di Luca 1, 26 - 28)

Traduzione:

In quel tempo: Fu mandato da Dio l’Àngelo Gabriele in una città della Galilea chiamata Nàzaret, ad una Vergine sposata ad un uomo della casa di David, di nome Giuseppe, e la Vergine si chiamava Maria. Ed entrato da lei, l’Àngelo disse: Ave, piena di grazia: il Signore è con te: Benedetta tu fra le donne. 


Omelia:





Offertorio (Ave Maria, gregoriano):



Communio (Gloriosa dicta - O Sanctissima, o piissima):



(photo by @valerio.cal)

lunedì 7 dicembre 2020

7 dicembre: sant'Ambrogio

 

Le Reliquie del Santo nella Basilica omonima a Milano.

(photo by don Juan Andres Caniato)


VANGELO

In illo témpore: Dixit Iesus discípulis suis: Vos estis sal terræ. Quod si sal evanúerit, in quo saliétur? Ad níhilum valet ultra, nisi ut mittátur foras, et conculcétur ab homínibus. Vos estis lux mundi. Non potest cívitas abscóndi supra montem pósita. Neque accéndunt lucérnam, et ponunt eam sub módio, sed super candelábrum, ut lúceat ómnibus qui in domo sunt. Sic lúceat lux vestra coram homínibus, ut vídeant ópera vestra bona, et gloríficent Patrem vestrum, qui in coelis est. Nolíte putáre, quóniam veni sólvere legem aut prophétas: non veni sólvere, sed adimplére. Amen, quippe dico vobis, donec tránseat coelum et terra, iota unum aut unus apex non præteríbit a lege, donec ómnia fiant. Qui ergo solvent unum de mandátis istis mínimis, et docúerit sic hómines, mínimus vocábitur in regno coelórum: qui autem fécerit et docúerit, hic magnus vocábitur in regno coelórum.

(Vangelo secondo Matteo 5, 13 - 19)

Traduzione:

In quel tempo Gesù disse ai suoi discepoli: «Voi siete il sale della terra. E se il sale perde la sua virtù, come lo si riattiverà? Non è più buono che ad essere gettato via e calpestato dalla gente. Voi siete la luce del mondo. Non può rimanere nascosta una città posta sopra un monte. Né si accende la lucerna per riporla sotto il moggio, ma sul candeliere, perché faccia lume a quanti sono in casa. Così risplenda la vostra luce dinanzi agli uomini, affinché vedano le vostre opere buone e glorifichino il Padre vostro che è nei cieli. Non crediate che io sia venuto ad abrogare la legge o i Profeti, ma a completare. In verità vi dico che finché non passi il cielo e la terra non passerà un solo iota o un apice solo della Legge, che tutto non sia compiuto. Chi pertanto violerà uno dei minimi di questi comandamenti e insegnerà così agli uomini, sarà tenuto minimo nel regno dei cieli; ma colui che avrà operato ed insegnato, sarà tenuto grande nel regno dei cieli».



Gonfalone della Città di Milano, presso Museo delle Arti Decorative.

Gonfalone di Sant'Ambrogio, 1565-1566, su disegno di Giuseppe Arciboldi e Giuseppe Meda, ricamatori Scipione Delfinione, Giovanni Pusterla, Civiche raccolte di Arte Applicata del Castello Sforzesco, Milano. 
Il gonfalone fu commissionato dalla Magnifica Comunità della Città di Milano nel 1565, ai pittori Arciboldi e Meda che ne realizzarono il disegno e le parti dipinte a tempera, mentre i ricamatori Pusterla e Delfinione realizzarono le parti ricamate con la tecnica del riporto di tessuti preziosi e varie altre tecniche di ricamo, includendo tra l'altro molte pietre preziose.
Il gonfalone fu inaugurato l'otto di settembre del 1566, giorno della festa del Duomo (Santa Maria Nascente) e benedetto dal Cardinal Arcivescovo San Carlo Borromeo.
Il pregiato e prezioso Gonfalone misura 5 metri di altezza e tre metri e mezzo di larghezza. Per il suo uso ha subito vari restauri a causa D dell'usura e sostituito da una copia, mentre l'originale fu consegnato in deposito permanente al museo del castello Sforzesco.  

domenica 6 dicembre 2020

Seconda domenica di Avvento a Padova


Santa Messa cantata alle ore 11:00 presso la chiesa di San Canziano in centro a Padova, nelle vicinanze di piazza delle Erbe.
Celebrante mons S.Zorzi.
Interviene la neo costituita Schola Cantorum "Santa Cecilia" della Rettoria di San Canziano.
All'harmonium PM.

(photo and video by Alessandro Franzoni)






Prima dell'inizio della Santa Messa (J.S.Bach):



VANGELO

In illo tempore: Cum audísset Ioánnes in vínculis ópera Christi, mittens duos de discípulis suis, ait illi: Tu es, qui ventúrus es, an alium exspectámus? Et respóndens Iesus, ait illis: Eúntes renuntiáte Ioánni, quæ audístis et vidístis. Cæci vident, claudi ámbulant, leprósi mundántur, surdi áudiunt, mórtui resúrgunt, páuperes evangelizántur: et beátus est, qui non fúerit scandalizátus in me. Illis autem abeúntibus, cœpit Iesus dícere ad turbas de Ioánne: Quid exístis in desértum vidére? arúndinem vento agitátam? Sed quid exístis videre? hóminem móllibus vestitum? Ecce, qui móllibus vestiúntur, in dómibus regum sunt. Sed quid exístis vidére? Prophétam? Etiam dico vobis, et plus quam Prophétam. Hic est enim, de quo scriptum est: Ecce, ego mitto Angelum meum ante fáciem tuam, qui præparábit viam tuam ante te.

(Vangelo secondo Matteo 11, 2 - 10)

Traduzione:

In quel tempo: Non appena Giovanni, nel carcere, sentí delle opere del Cristo, mandò due suoi discepoli a chiedergli: Sei tu quello che deve venire o attenderemo un altro? E Gesú rispose loro: Andate e riferite a Giovanni ciò che avete udito e visto. I ciechi vedono, gli zoppi camminano, i lebbrosi sono mondati, i sordi odono, i morti resuscitano, i poveri sono evangelizzati: ed è beato chi non si scandalizzerà di me. Andati via quelli, Gesú incominciò a parlare di Giovanni alla folla: Cosa siete andati a vedere nel deserto? Una canna agitata dal vento? Ma cosa siete andati a vedere? Un uomo vestito mollemente? Ecco, quelli che vestono mollemente abitano nelle case dei re. Ma cosa siete andati a vedere? Un profeta? Vi dico anzi: piú che un profeta. Questi in vero è colui del quale è scritto: Ecco mando il mio angelo avanti a te, affinché ti prepari la via.


Omelia:



Durante l'Offertorio (J.S.Bach):




(photo by @valerio.cal)


Canto dell'Antifona mariana dopo il Prologo di Giovanni (Alma Redemptoris Mater):





All'Exitus:

venerdì 4 dicembre 2020

4 dicembre: san Pier Crisologo


G.A. Fornioni, San Pier Crisologo, Museo Pio IX a Imola.

(photo by Marco Violi)




VANGELO

In illo témpore: Dixit Iesus discípulis suis: Vos estis sal terræ. Quod si sal evanúerit, in quo saliétur? Ad níhilum valet ultra, nisi ut mittátur foras, et conculcétur ab homínibus. Vos estis lux mundi. Non potest cívitas abscóndi supra montem pósita. Neque accéndunt lucérnam, et ponunt eam sub módio, sed super candelábrum, ut lúceat ómnibus qui in domo sunt. Sic lúceat lux vestra coram homínibus, ut vídeant ópera vestra bona, et gloríficent Patrem vestrum, qui in coelis est. Nolíte putáre, quóniam veni sólvere legem aut prophétas: non veni sólvere, sed adimplére. Amen, quippe dico vobis, donec tránseat coelum et terra, iota unum aut unus apex non præteríbit a lege, donec ómnia fiant. Qui ergo solvent unum de mandátis istis mínimis, et docúerit sic hómines, mínimus vocábitur in regno coelórum: qui autem fécerit et docúerit, hic magnus vocábitur in regno coelórum.

(Vangelo secondo Matteo 5, 13 - 19)

Traduzione:

In quel tempo Gesù disse ai suoi discepoli: «Voi siete il sale della terra. E se il sale perde la sua virtù, come lo si riattiverà? Non è più buono che ad essere gettato via e calpestato dalla gente. Voi siete la luce del mondo. Non può rimanere nascosta una città posta sopra un monte. Né si accende la lucerna per riporla sotto il moggio, ma sul candeliere, perché faccia lume a quanti sono in casa. Cosi risplenda la vostra luce dinanzi agli uomini, affinché vedano le vostre opere buone e glorifichino il Padre vostro che è nei cieli. Non crediate che io sia venuto ad abrogare la Legge o i Profeti, ma a completare. In verità vi dico che finché non passi il cielo e la terra non passerà un solo iota o un apice solo della Legge, che tutto non sia compiuto. Chi pertanto violerà uno dei minimi di questi comandamenti e insegnerà così agli uomini, sarà tenuto minimo nel regno dei cieli; ma colui che avrà operato ed insegnato, sarà tenuto grande nel regno dei cieli».

mercoledì 2 dicembre 2020

2 dicembre: santa Bibiana (Viviana)


(photo by Alessandro Franzoni)


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IN BREVE

Non abbiamo notizie precise riguardo la vita di questa santa, alla quale papa Simplicio, nel V secolo, dedicò una chiesa sull'Esquilino. Eppure il culto di Bibiana è stato assai vivace, forse anche grazie al suo nome, che ha la stessa origine del nome di Viviana: un nome, nell'etimologia popolare, legato al verbo «vivere», e quindi sinonimo di vitalità, vivacità, e augurio di spirituale sopravvivenza. Secondo la «Passio Bibianae», questa santa sarebbe una delle vittime della persecuzione anticristiana dell'imperatore Giuliano l'Apostata (361 - 363), un devoto pagano che ostacolò la fede cristiana nonostante la libertà di culto proclamata grazie a Costantino nel 313. Secondo questa Passio, priva di valore storico, il governatore Apronio avrebbe mandato a morte i coniugi Fausto e Dafrosa, per impadronirsi dei loro beni. Poi volle costringere all'apostasia le loro figlie: Demetria e Bibiana. La prima sarebbe morta sotto tortura, mentre Bibiana, salda nella propria fede, dopo aver subito ogni tipo di angheria fu legata alla colonna e flagellata a morte. La chiesa sull'Esquilino sorgerebbe sulla tomba della martire.


VANGELO

In illo témpore: Dixit Iesus discípulis suis parábolam me: Símile est regnum cœlórum thesáuro abscóndito in agro: quem qui invénit homo, abscóndit, et præ gáudio illíus vadit, et vendit univérsa, quæ habet, et emit agrum illum. Iterum símile est regnum cœlórum hómini negotiatóri, quærénti bonas margarítas. Invénta autem una pretiósa margaríta, ábiit, et véndidit ómnia, quæ hábuit, et emit eam. Iterum símile est regnum cœlórum sagénæ, missæ in mare et ex omni génere píscium congregánti. Quam, cum impléta esset, educéntes, et secus litus sedéntes, elegérunt bonos in vasa, malos autem foras misérunt. Sic erit in consummatióne sǽculi: exíbunt Angeli, et separábunt malos de médio iustórum, et mittent eos in camínum ignis: ibi erit fletus et stridor déntium. Intellexístis hæc ómnia? Dicunt ei: Etiam. Ait illis: Ideo omnis scriba doctus in regno cœlórum símilis est hómini patrifamílias, qui profert de thesáuro suo nova et vétera.

(Vangelo secondo Matteo 13, 44 - 52)

Traduzione:

In quel tempo Gesù disse ai suoi discepoli questa parabola: «È simile il regno dei cieli ad un tesoro nascosto in un campo, che un uomo trovatolo, tiene celato, e, tutto giulivo dell'accaduto, va a vendere quel che ha e compra quel campo. Ancora: Il regno dei cieli è simile ad un mercante che va in cerca di belle perle; trovatane una di gran pregio, va a vendere quanto ha e la compra. Il regno dei cieli inoltre è simile ad una rete gettata in mare, che ha preso ogni sorta di pesci. Quando è piena, i pescatori la tirano a riva, e sedutisi, ripongono in ceste i buoni, e buttan via i cattivi. Così avverrà alla fine del mondo: Verranno gli Angeli e toglieranno i cattivi di mezzo ai giusti e li getteranno nella fornace ardente: ivi sarà pianto e stridor di denti. Avete intese tutte queste cose?». Gli dicono: «Sì ». Ed Egli a loro: «Per questo ogni scriba istruito nel regno dei cieli, è simile ad un padre di famiglia che trae fuori dalla sua dispensa cose nuove e cose vecchie».

lunedì 30 novembre 2020

30 novembre: sant'Andrea


El Greco, Sant'Andrea, Museo del Greco, a Toledo (Spagna).

(foto dal Web)




VANGELO

In illo témpore: Ambulans Iesus iuxta mare Galilææ, vidit duos fratres, Simónem, qui vocátur Petrus, et Andréam fratrem eius, mitténtes rete in mare - erant enim piscatóres - et ait illis: Veníte post me, et fáciam vos fíeri piscatóres hóminum. At illi contínuo, relíctis rétibus, secúti sunt eum. Et procédens inde, vidit álios duos fratres, Iacóbum Zebedæi et Ioánnem, fratrem eius, in navi cum Zebedæo patre eórum reficiéntes rétia sua: et vocávit eos. Illi autem statim, relíctis rétibus et patre, secúti sunt eum.

(Vangelo secondo Matteo 4, 18 - 22)

Traduzione:

In quel tempo camminando lungo il mare di Galilea, Gesù vide due fratelli: Simone detto Pietro e Andrea, suo fratello, che gettavano le reti in mare, essendo essi pescatori. E disse loro: «Venite dietro a me e vi farò pescatori di uomini». Ed essi, lasciate subito le reti, lo seguirono. E di lì andando innanzi, vide due altri fratelli: Giacomo di Zebedeo e Giovanni suo fratello, che in una barca, con Zebedeo loro padre, erano intenti a rassettar le reti, e li chiamò. Ed essi, lasciata subito la barca ed il padre, lo seguirono.


IL COMMENTO DEL LITUGO

Poniamo sant'Andrea al principio di questo Proprio dei Santi dell'Avvento perché, per quanto la sua festa cada spesso prima dell'apertura dell'Avvento, avviene tuttavia di tanto in tanto che questo sacro tempo è già cominciato quando si celebra dalla Chiesa la memoria del grande Apostolo. Questa festa è dunque destinata ogni anno a chiudere maestosamente il Ciclo cattolico che si spegne o a brillare in testa al nuovo che si è appena aperto. Senza dubbio, era giusto che l'Anno Cristiano, cominciasse e finisse con la Croce, che ci ha meritato ciascuno degli anni che alla misericordia divina piace concederci, e che deve apparire nell'ultimo giorno sulle nubi del cielo, come un sigillo posto sui tempi.

Diciamo questo perché ogni fedele deve sapere che sant'Andrea è l'Apostolo della Croce. A Pietro Gesù Cristo ha dato la solidità della Fede; a Giovanni la tenerezza dell'Amore; Andrea ha ricevuto la missione di presentare la Croce del Divino Maestro. Ora, è con l'aiuto di queste tre prerogative, Fede, Amore e Croce, che la Chiesa si rende degna del suo Sposo: tutto in essa ricalca questo triplice carattere. È dunque per questo che dopo i due Apostoli che abbiamo nominati, sant'Andrea costituisce l'oggetto d'un culto particolare nella Liturgia universale.

Ma leggiamo le gesta dell'eroico pescatore del lago di Genezareth, chiamato a diventare più tardi il successore di Cristo stesso e il compagno di Pietro sul legno della Croce. La Chiesa le ha attinte dagli antichi Atti del Martirio del santo Apostolo.

La maggior parte degli storici moderni pongono tra gli scritti apocrifi la celebre lettera dei sacerdoti e dei diaconi dell'Acaia che riferisce il martirio di sant'Andrea e dalla quale l'Ufficio del 30 novembre ha attinto i suoi tratti più belli. Tutti ammettono nondimeno che è un documento della più remota antichità. I Protestanti l'hanno rigettata soprattutto cerche vi si trova un'esplicita professione di fede nella realtà del Sacrificio della Messa e del sacramento dell'Eucaristia.

VITA. - Andrea Apostolo, nato a Betsaida, borgo della Galilea, era fratello di Pietro e discepolo di san Giovanni. Avendo sentito quest'ultimo dire di Cristo: "Ecco l'Agnello di Dio!", seguì Gesù, e gli condusse il fratello. Più tardi, mentre egli pescava insieme con il fratello nel mare della Galilea, furono entrambi chiamati, prima di tutti gli altri Apostoli, dal Signore che, passando vicino, disse loro: "Seguitemi: vi farò pescatori di uomini". Essi subito, lasciate le reti, lo seguirono. Dopo la passione e la risurrezione, Andrea andò a predicare la fede cristiana nella provincia che gli era toccata in sorte, la Scizia d'Europa; quindi percorse l'Epiro e la Tracia e con la predicazione e i miracoli convertì a Gesù Cristo una moltitudine innumerevole. Giunto a Patrasso, città dell'Acaia, fece abbracciare a molti la verità del Vangelo, e non esitò a riprendere coraggiosamente il proconsole Egeo, che resisteva alla predicazione evangelica, rimproverandogli di voler essere il giudice degli uomini, mentre i demoni lo ingannavano fino a fargli misconoscere il Cristo Dio, Giudice di tutti gli uomini.

Egeo adirato gli dice: Finiscila di esaltare il tuo Cristo che simili propositi non hanno impedito che venisse crocifisso dai Giudei. E siccome Andrea continuava tuttavia a predicare intrepido che Gesù Cristo s'era lui stesso offerto alla Croce per la salvezza del genere umano, Egeo lo interrompe con un discorso empio, e lo avverte di pensare alla sua salvezza, sacrificando agli dei. Andrea gli dice: Per me, c'è un Dio onnipotente, solo e vero Dio, al quale sacrifico tutti i giorni, non già le carni dei tori né il sangue dei capri, ma l'Agnello senza macchia immolato sull'altare; e tutto il popolo partecipa alla sua carne, e l'Agnello che è sacrificato rimane integro e pieno di vita. Perciò Egeo, fuor di sé dalla collera, lo fa gettare in prigione. Il popolo ne avrebbe facilmente tratto fuori il suo Apostolo, se quest'ultimo non avesse calmato la folla, scongiurandola di non impedirgli di giungere alla corona del martirio.

Poco dopo, condotto davanti al tribunale, siccome esaltava il mistero della Croce e rimproverava ancora al Proconsole la sua empietà, Egeo esasperato ordinò che lo si mettesse in croce, per fargli imitare la morte di Cristo. Fu allora che, giunto sul luogo del martirio e vedendo la croce, Andrea esclamò da lontano: O buona Croce che hai tratto la tua gloria dalle membra del Signore, Croce lungamente bramata, ardentemente amata, cercata senza posa e finalmente preparata ai miei ardenti desideri, toglimi di mezzo agli uomini, e restituiscimi al mio Signore, affinché per te mi riceva Colui che per te mi ha riscattato. Fu dunque infisso alla croce, sulla quale rimase vivo per due giorni, senza cessar di predicare la fede di Gesù Cristo, e passò così a Colui del quale si era augurato di imitare la morte. I Sacerdoti e i Diaconi dell'Acaia, che hanno scritto la sua Passione, attestano che hanno visto e sentito tutte quelle cose così come le hanno narrate. Le sue ossa furono trasportate dapprima a Costantinopoli, sotto l'imperatore Costanzo, e quindi ad Amalfi. Il suo capo, recato a Roma sotto il papa Pio II, fu posto nella basilica di S. Pietro.

Preghiamo ora, in unione con la Chiesa, questo santo Apostolo il cui nome e la cui memoria costituiscono la gloria di questo giorno; rendiamogli onore, e chiediamogli il soccorso di cui abbiamo bisogno.

Sei tu, o beato Andrea, che incontriamo per primo in quella mistica via dell'Avvento nella quale camminiamo, cercando il nostro divin Salvatore Gesù Cristo; e ringraziamo Dio per averci voluto concedere un simile incontro. Quando Gesù, nostro Messia, si rivelò al mondo, tu avevi già prestato docile orecchio al santo Precursore che annunciava il suo avvicinarsi, e fosti uno dei primi fra i mortali a confessare, nel figlio di Maria, il Messia promesso nella Legge e nei Profeti. Ma non volesti rimanere il solo confidente di così meraviglioso Segreto; facesti presto partecipe della Buona Novella Pietro tuo fratello, e lo conducesti a Gesù. Santo Apostolo, anche noi desideriamo il Messia, il Salvatore delle anime nostre; poiché tu l'hai trovato, degnati dunque di condurre anche noi a lui. Poniamo sotto la tua protezione il sacro periodo di attesa e di preparazione che ci rimane da percorrere, fino al giorno in cui il Salvatore tanto atteso apparirà nel mistero della sua meravigliosa Nascita. Aiutaci nel renderci degni di vederlo in mezzo alla notte radiosa in cui apparirà. Il battesimo della penitenza ti preparò a ricevere la insigne grazia di conoscere il Verbo di vita; ottieni anche a noi di essere veramente pentiti e di purificare i nostri cuori, in questo sacro tempo, affinché possiamo contemplare con i nostri occhi Colui che ha detto: Beati i puri di cuore, perché vedranno Dio.

Tu sei potente per introdurre le anime presso il Signore Gesù, o glorioso Andrea, poiché colui stesso che il Signore doveva costituire Capo di tutto il gregge fu presentato da te al divino Messia. Non dubitiamo che il Signore abbia voluto, chiamandoti a sé in questo giorno, assicurare la tua intercessione ai cristiani che, cercando nuovamente, ogni anno, Colui nel quale tu vivi per sempre, vengono a chiedere la via che conduce a lui.

Questa via, tu ce l'hai insegnata, è la via della fedeltà, della fedeltà fino alla Croce. Tu vi hai camminato con coraggio; e poiché la Croce conduce a Gesù Cristo, hai amato con passione la Croce. Prega, o Apostolo santo, affinché comprendiamo l'amore della Croce; affinché, dopo averlo compreso, lo mettiamo in pratica. Il tuo fratello ci dice nella sua Epistola: Poiché Cristo ha sofferto nella carne, armatevi, o fratelli, di questo pensiero (1Pt 4,1). Tu, o beato Andrea, ci presenti oggi il commento vivente di questa massima. Poiché il tuo Maestro è stato crocifisso, hai voluto esserlo anche tu. Dall'alto del trono a cui sei stato elevato con la Croce, prega dunque affinché la Croce sia per noi l'espiazione dei peccati che ci coprono, l'estinzione delle fiamme mondane che ci bruciano, e infine il mezzo per unirci con l'amore a Colui che solo l'amore vi ha affisso.

Ma, per quanto importanti e preziose siano per noi le lezioni della Croce, ricordati, o grande Apostolo, che esso è la consumazione e non il principio. È il Dio bambino, il Dio della mangiatoia che noi dobbiamo innanzitutto conoscere e gustare; è l'Agnello di Dio indicatoti da san Giovanni che noi abbiamo sete di contemplare. Il tempo attuale è quello dell'Avvento, e non quello della dolorosa Passione del Redentore. Fortifica dunque il nostro cuore per il giorno della battaglia; ma aprilo in questo momento alla compunzione e alla tenerezza. Poniamo sotto il tuo patrocinio la grande opera della nostra preparazione alla Venuta di Cristo nei nostri cuori.

Ricordati anche, o beato Andrea, della santa Chiesa di cui sei una delle colonne, e che hai irrorata con il tuo sangue; leva le tue potenti mani su di essa, davanti a Colui per il quale essa milita senza posa. Chiedi che la Croce che essa porta attraverso questo mondo sia alleviata; prega anche perché ami quella Croce, e vi attinga la forza e la vera felicità. Ricordati in particolar modo della santa Romana Chiesa, Madre e Maestra di tutte le altre, e ottienile la vittoria e la pace mediante la Croce, per il tenero amore che ha per te. Visita nuovamente, nel tuo Apostolato, la Chiesa di Costantinopoli, che ha perduto la vera luce insieme con l'unità, perché non ha voluto rendere omaggio a Pietro, tuo fratello, che tu hai onorato come tuo Capo per amore del comune Maestro. Infine, prega per il regno di Scozia, che da quattro secoli ha dimenticato la tua dolce tutela; fa' che i giorni dell'errore siano abbreviati, e che quella metà dell'Isola dei Santi rientri presto, insieme con l'altra, sotto il vincastro dell'Unico Pastore.

da: dom Prosper Guéranger, L'anno liturgico. - I. Avvento - Natale - Quaresima - Passione, trad. it. P. Graziani, Alba, 1959, p. 252-255