domenica 13 febbraio 2011

Sesta domenica dopo l'Epifania a Venezia


Santa Messa cantata presso la chiesa di San Simeon Piccolo (fronte stazione).
Celebrante don Konrad Zu Loewenstein FSSP.

(photo by Shawn Tribe)


VANGELO

In illo témpore: Dixit Iesus turbis parábolam hanc: Símile est regnum cœlórum grano sinápis, quod accípiens homo seminávit in agro suo: quod mínimum quidem est ómnibus semínibus: cum autem créverit, maius est ómnibus oléribus, et fit arbor, ita ut vólucres cœli véniant et hábitent in ramis eius. Aliam parábolam locútus est eis: Símile est regnum cœlórum ferménto, quod accéptum múlier abscóndit in farínæ satis tribus, donec fermentátum est totum. Hæc ómnia locútus est Iesus in parábolis ad turbas: et sine parábolis non loquebátur eis: ut implerétur quod dictum erat per Prophétam dicéntem: Apériam in parábolis os meum, eructábo abscóndita a constitutióne mundi.

(Vangelo secondo Matteo 13, 31 - 35)

Traduzione:

In quel tempo: Gesù disse alle turbe questa parabola: Il regno dei cieli è simile a un grano di senape, che un uomo prese e seminò nel suo campo: e questo grano è la più piccola di tutte le sementi, ma, cresciuta che sia, è più grande di tutti gli erbaggi e diventa un albero: così che gli uccelli dell’aria vanno e si riposano sui suoi rami. E disse loro un’altra parabola: Il regno dei cieli è simile a un po’ di lievito, che una donna mescola a tre staia di farina, così che tutto sia fermentato. Gesù disse tutte queste parabole alle turbe: e mai parlava loro se non in parabole: affinché si adempisse il detto del Profeta: aprirò la mia bocca in parabole, manifesterò cose nascoste dalla fondazione del mondo.


Omelia:

In queste ultime domeniche dopo l'Epifania, la santa Messa, come ho menzionato l'altra volta, comincia con le parole: " Adoráte Deum, omnes Angeli eius ".
La settimana scorsa, ne ho colto l'occasione per parlare dell' Adorazione, in genere, oggi ne coglierò l'occasione per parlare dell'Adorazione propria alla santa Messa.

Come anche l'altra volta ho detto: l'atto principale dell'adorazione è il sacrificio, e il sacrificio per eccellenza è il Sacrificio della Croce, lo stesso Sacrificio della santa Messa. Questo Sacrificio, come ogni sacrificio, consiste in tre elementi:
- l'offerta della Vittima;
- la distruzione della Vittima;
- e la comunicazione della grazia.

Nella santa Messa l'offerta della Vittima e l'Offertorio, quando nostro Signore Gesù Cristo + tramite il celebrante offre se stesso a Dio Padre nei simboli del pane e del vino, non offre pane e vino a Dio Padre, non avrebbe senso, ma offre se stesso al Padre in modo simbolico, in un modo che anticipa l'offerta di se stesso più tardi nel corso della santa Messa.
La distruzione della Vittima secondo l'opinione comune dei teologi, compreso il Dottor angelico san Tommaso d'Aquino, avviene alla Consacrazione, quando il Signore si immola sull'Altare con la spada spirituale delle parole di consacrazione, nell'immagine di san Gregorio Nazianzeno.
La comunicazione della grazia avviene soprattutto nella santa Comunione quando nostro Signore Gesù Cristo + si comunica se stesso ai fedeli, come la grazia increata.

La differenza tra i sacrifici dell'Antico Testamento e quell'unico Sacrificio del Nuovo Testamento è che, nell'Antico Testamento, un animale viene offerto ed immolato a Dio che poi elargisce la sua grazia sull'uomo, nel Nuovo Testamento Dio stesso si offre e si immola a Dio che poi elargisce se stesso sull'uomo. Vediamo chiaramente come il sacrificio dell'Antico Testamento non è che un'ombra e un segno di quel Sacrificio per eccellenza del Nuovo Testamento.
Noi che assistiamo alla santa Messa siamo chiamati ad unirci al Sacrificio del Figlio divino, al Suo Padre divino, col dono completo di noi stessi. All'Offertorio offriamo a Dio tutte le nostre azioni, le nostre gioie, le nostre sofferenze, la nostra persona e persino la nostra vita intera. Alla Consacrazione ci immoliamo completamente a Lui nello spirito, come i santi Martiri si sono immolati completamente a Lui nel corpo. Alla santa Comunione come riscambio per il Suo dono intero di se a noi, ci diamo interamente a Lui, e nel ringraziamento che raccomando a tutti, almeno per qualche minuto dopo la santa Messa, prolunghiamo questo dono di noi stessi a Lui per la gloria del Suo santissimo Nome. Così partecipiamo al santo Sacrificio della Messa, sacrificandoci con l'Ostia Divina all'Offertorio, alla Consacrazione, dandoci a Lui nella santa Comunione.

Questo sacrificio che facciamo di noi alla santa Messa in modo diretto ed esplicito, lo dobbiamo fare anche in ogni momento della nostra vita, cioè, in modo indiretto ed implicito: tutte le nostre azioni, tutte le nostre gioie e pene vengono offerte, quando sono compiute o sentite a Dio, così la nostra persona e la nostra vita viene trasformata in un olocausto alla Maestà Divina, viene santificata e divinizzata. Le pene e le difficoltà non ci conducono più all'impazienza, al risentimento, alle lamentele in pensiero o parola, ad un atteggiamento nichilista che la vita non abbia senso, che Dio non esista, che non si occupi di me, ad un atteggiamento in una parola di sfiducia in Dio, ma nella luce della fede divengono occasioni per un atto di offerta, un atto di amore verso Dio, per guadagnare meriti per l'eternità, questo Sacrificio. Questo atto principale dell'adorazione che compiamo con tutta la nostra vita e in particolar modo alla santa Messa è un sacrificio, totale, di noi stessi.

Il Signore disse: se uno non avrà rinunciato a tutto, non potrà essere il mio discepolo.

Voglio concludere in questo riguardo con un passo di Tommaso da Kempis nel suo libro L'Imitazione di Cristo.

"Parola del diletto.
Con le braccia stese sulla Croce, tutto nudo il corpo, io offersi liberamente me stesso a Dio Padre, per i tuoi peccati, cosicché nulla fosse in me che non si trasformasse in sacrificio, per placare Iddio. Allo stesso modo anche tu devi offrire a me volontariamente te stesso, con tutte le tue forze e con tutto il tuo slancio, dal più profondo del cuore, in oblazione pura e santa. Che cosa posso io desiderare da te più di questo, che tu cerchi di offrirti a me interamente? Qualunque cosa tu mi dia, fuor che te stesso, l'ho per un nulla, perché io non cerco il tuo dono, ma te. Come non ti basterebbe avere tutto, all'infuori di me, così neppure a me potrebbe piacere qualunque cosa tu mi dessi, senza l'offerta di te. Offriti a me; da te stesso totalmente a Dio: così l'oblazione sarà gradita. Ecco, io mi offersi tutto al Padre, per te; diedi persino tutto il mio corpo e il mio sangue in cibo, perché io potessi essere tutto tuo e perché tu fossi sempre con me. Se tu, invece, resterai chiuso in te, senza offrire volontariamente te stesso secondo la mia volontà, l'offerta non sarebbe piena e la nostra unione non sarebbe perfetta" (Imitazione di Cristo Libro IV cap.VIII)

venerdì 4 febbraio 2011

4 febbraio: san Giuseppe da Leonessa (Perugia)


(foto dal web)




Agiografia:

Eufranio Desideri, terzo di otto figli, nacque a Leonessa, allora diocesi di Spoleto, l’8 gennaio 1556. A quindici anni maturò la sua vocazione tra i Cappuccini e trascorse molti anni della sua formazione a Perugia, nel convento di Montemalbe, dove, da novizio, scrisse una significativa professione di fede e di fedeltà assoluta alla Chiesa. Ottenuta la patente di predicatore, iniziò la sua itineranza nei piccoli paesi della montagna umbro-marchigiana. Avendo chiesto di recarsi in missione, il 1° agosto 1587, in occasione del “perdono di Assisi”, ottenne l’obbedienza per far parte del gruppo di missionari che Sisto V inviò a Costantinopoli, i primi dopo i fatti di Lepanto; ed ivi operò tra i cristiani condannati alle galere. Scampato alla peste, volle tentare, come san Francesco, di avvicinare il sultano Murad III per annunciargli Cristo. Catturato, fu appeso per una mano e un piede al gancio, da cui fu liberato dopo atroci sofferenze per l’intervento dell’ambasciatore di Venezia e probabilmente della stessa sultana. Tornato in Italia nell’estate del 1589, fece relazione di tutto al papa, che lo ebbe caro. In Umbria si dedicò per un ventennio ad una attività di predicazione intensissima, fino a 7-8 sermoni al giorno, nei piccoli paesi – mai volle predicare nelle grandi città – operando anche sul piano sociale a difesa dei poveri, fondando monti frumentari e ospedali, promovendo pacificazioni clamorose anche per incarico dell’autorità, operando come taumaturgo a sollievo delle popolazioni bisognose per le frequenti carestie e pestilenze. Fu molto austero con se stesso per i digiuni, le penitenze, le veglie di preghiera. In queste sue peregrinazioni visitò frequentemente tutte le diocesi dell’Umbria. Quanto al territorio di Perugia: nel 1591 fu chiamato nel castello di Sant’Apollinare per convertire uno schiavo turco; nel 1596 predicò il quaresimale a Cerqueto, fondandovi un ospedale. Per la sua fama di santità il vescovo di Perugia, Napoleone Comitoli, gli scrisse il 4 luglio 1602 per esortarlo a predicare nella sua diocesi “in tutti quei luoghi che le parerà”, concedendogli indulgenze. Tra il 1605 e il 1606 fu a Città della Pieve come vicario; successivamente fu designato per un triennio come segretario del ministro provinciale e in tale veste tornò al convento di Montemalbe. Itinerari analoghi a quelli di Perugia possono essere ricostruiti per ogni diocesi dell’Umbria, da lui tutte ripetutamente visitate con corsi di predicazione. Morì il 4 febbraio 1612 nel convento di Amatrice. Ad appena otto giorni dalla morte il vicario generale di Spoleto dava ordine di raccogliere testimonianze sulla sua santa vita. Il suo corpo fu “trasferito” a Leonessa nella notte del 18 settembre 1639 in occasione d’un grave terremoto."

mercoledì 2 febbraio 2011

Candelora a Venezia


Presentazione al Tempio, dal portale della Sacrestia di san Simeone Profeta (Venezia).

(photo by Alessandro Franzoni)




Santa Messa cantata presso la chiesa di San Simon Piccolo (fronte stazione).
Celebrante don Konrad Zu Loewenstein FSSP.


Omelia:

Queste ultime Messe, dopo l'Epifania prima del secondo ciclo dell'Anno liturgico, che va fino a Pasqua, le sante Messe cominciano con le parole "Adoráte Deum, omnes Angeli eius " e voglio cogliere l'occasione per parlare dell'Adorazione. Uno scrittore francese ha detto una volta: che si potrebbero risolvere tutti i problemi del mondo se l'uomo facesse una cosa sola, e questa cosa è adorare Dio. Questo è lo scopo della creazione dell'Uomo e degli Angeli. Questo scopo si raggiunge in parte già sulla terra, ma nella sua pienezza nel cielo, l'Adorazione è l'onore manifestato ad un Altro in virtù della Sua eccellenza superiore, per mostrare la propria sottomissione a Lui. L'Adorazione è sia interna, cioè mentale, sia esterna cioè corporale. L'Adorazione interna è più importante di quella esterna, ma tutte e due sono dovute a Dio dall'uomo perchè l'uomo è composto dalla mente e dal corpo, e deve adorare Iddio pienamente, ossia con mente e anima altrettanto. Di fatti l'atto esterno di adorazione è necessario per eccitare il nostro affetto per sottomettersi a Dio, e l'adorazione interna, se è autentica, ci preme a manifestarla in gesti esterni. L'obbligo di adorare Dio è la conseguenza della Sua eccellenza superiore, anzi, in infinita che esige la nostra pienissima sottomissione. Questo obbligo viene stesso dal primo Comandamento: "Io sono il Signore Dio tuo, non avrai altro Dio avanti a me", perchè questo Comandamento ci ordina di adorare Lui solo come nostro supremo Signore, viene espresso ugualmente nel Deuteronomio con le parole citate dal nostro Signore Gesù Cristo + a Satana: "adora il Signore Dio tuo, e a Lui solo rendi culto" (cfr. Tentazioni di Gesù + nel deserto, riportate nei vangeli di: Matteo 4,1-11, Marco 1,12-13 e Luca 4,1-13). L'Adorazione si rende a Dio in tutti gli atti del culto divino, e in un senso particolare nel culto del Santissimo Sacramento e che, per ricordare, non è ne segno, ne figura, ne virtù (come hanno preteso gli eretici), non è pane che contiene Dio, come tutte le cose contengono Dio, non è pane benedetto, non è pane sacro, non è neanche la divinità sotto le apparenze di pane, ma Gesù Cristo + sotto l'apparenza di pane nella Sua divinità e la sua umanità diventato Sangue ed Anima, per questo il Santissimo Sacramento esige il culto particolare dell'adorazione. Per ricordare quando il Santissimo Sacramento è esposto, si fa una doppia genuflessione e un inchino di testa profondo entrando in chiesa, passando davanti al Sacramento e lasciando la chiesa; quando il Sacramento è nel Tabernacolo si fa una genuflessione semplice entrando, passando e uscendo, si prende l'acqua benedetta si fa un segno di Croce + venendo e partendo, e non si parla, se si deve comunicare qualche cosa ad altrui nella chiesa, si fa a voce bassa. In questo riguardo, carissimi fedeli, non possiamo non accennare alla mancanza di adorazione da parte dei fedeli moderni, purtroppo anche membri del clero, intermediari che siamo fra Dio e l'uomo, entrando in chiesa passando davanti al Santissimo senza il minimo segno di rispetto, parlando a voce alta come se fossero in un luogo di incontro pubblico, o in un museo, anche al telefonino e, carissimi amici, ricevendo la santissima Eucarestia dopo esser mancati alla santa Messa domenicale, o alla santa purezza con altrui o da soli.... La Santa Eucarestia è, come scrive Romano Amerio: il fastigio del sacro, il mezzo per cui tutte le anime vengono condotte indietro all'Uno Dio, che è la loro origine, non c'è niente che è più grande, più glorioso, ne più prezioso sulla terra, se abbiamo trascurato la Santissima Eucarestia, abbiamo trascurato tutto! L'atto principale dell'Adorazione è il Sacrificio nel quale la sottomissione dell'uomo a Dio viene espressa, nel senso stretto, nella distruzione di una cosa sensibile che rappresenta l'uomo stesso, così l'uomo riconosce la perfezione infinita e la maestà dell'Essere Divino, il Suo sovrano dominio sopra l'uomo, che è venuto all'esistenza che esiste e che è stato salvato per mezzo Suo. La distruzione della cosa sensibile rappresenta l'offerta definitiva a Dio della vita e di tutto l'essere dell'uomo il suo corpo, la sua anima, la sua intelligenza e la sua volontà e tutto ciò che è. Il Sacrificio perfetto, l'atto di Adorazione perfetto è quello del Calvario, perchè è il Sacrificio di Dio a Dio, il puro e il perfetto Sacrificio, il Sacrificio per eccellenza. Questo Sacrificio viene perpetuato nel santo Sacrificio della Messa che è lo stesso Sacrificio. A questo Sacrificio l'uomo partecipa: il celebrante in modo sacramentale e spirituale, il fedele in modo spirituale. La partecipazione spirituale a questo Sacrificio consiste nel sacrificare se stessi in unione col santo Sacrificio del Calvario. Quanto sublime è la nostra vocazione cattolica, non è per niente che siamo obbligati ad assistere alla Santa Messa ogni settimana! Adoriamo dunque Dio durante la Santa Messa, e ogni giorno col sacrificio di noi stessi e di tutta la nostra vita, tutta la nostra persona, le gioie e le pene, affinchè un giorno possiamo adorarLo pienamente in Cielo con gli Angeli, secondo lo scopo unico della nostra creazione.