domenica 6 settembre 2026

Quindicesima domenica dopo Pentecoste


(photo by Alessandro Franzoni)




VANGELO

In illo témpore: Ibat Iesus in civitátem, quæ vocátur Naim: et ibant cum eo discípuli eius et turba copiósa. Cum autem appropinquáret portæ civitátis, ecce, defúnctus efferebátur fílius únicus matris suæ: et hæc vidua erat: et turba civitátis multa cum illa. Quam cum vidísset Dóminus, misericórdia motus super eam, dixit illi: Noli flere. Et accéssit et tétigit lóculum. - Hi autem, qui portábant, stetérunt. - Et ait: Adoléscens, tibi dico, surge. Et resédit, qui erat mórtuus, et cœpit loqui. Et dedit illum matri suæ. Accépit autem omnes timor: et magnificábant Deum, dicéntes: Quia Prophéta magnus surréxit in nobis: et quia Deus visitávit plebem suam.

Vangelo di Luca 7, 11 - 16

Traduzione:

In quel tempo: Gesú andava verso una città chiamata Naim, seguito dai suoi discepoli e da gran folla. E giunse vicino alla porta della città mentre si portava a seppellire il figlio unico di una vedova, la quale era accompagnata da un gran numero di persone. Vedutala, il Signore, mosso a compassione di lei, le disse: Non piangere. Si avvicinò alla bara e la toccò. Egli disse: Giovinetto, a te dico, alzati. Il morto si alzò a sedere, e cominciò a parlare, e Gesú lo rese a sua madre. Tutti furono presi da gran timore e glorificavano Dio, dicendo: Un profeta grande è apparso tra noi, e Dio ha visitato il suo popolo.


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sabato 5 settembre 2026

5 settembre: san Lorenzo Giustiniani


Girolamo Pellegrini, Gloria di San lorenzo Giustiniani, catino absidale della Cattedrale di San Pietro di Castello a Venezia.

(photo by Nicola de Grandi)




VANGELO

In illo témpore: Dixit Iesus discípulis suis parábolam hanc: Homo péregre proficíscens vocávit servos suos, et trádidit illis bona sua. Et uni dedit quinque talénta, álii autem duo, álii vero unum, unicuíque secúndum própriam virtútem, et proféctus est statim. Abiit autem, qui quinque talénta accéperat, et operátus est in eis, et lucrátus est ália quinque. Simíliter et, qui duo accéperat, lucrátus est ália duo. Qui autem unum accéperat, ábiens fodit in terram, et abscóndit pecúniam dómini sui. Post multum vero témporis venit dóminus servórum illórum, et pósuit ratiónem cum eis. Et accédens qui quinque talénta accéperat, óbtulit ália quinque talénta,dicens: Dómine, quinque talénta tradidísti mihi, ecce, ália quinque superlucrátus sum. Ait illi dóminus eius: Euge, serve bone et fidélis, quia super pauca fuísti fidélis, super multa te constítuam: intra in gáudium dómini tui. Accéssit autem et qui duo talénta accéperat, et ait: Dómine, duo talénta tradidísti mihi, ecce, ália duo lucrátus sum. Ait illi dóminus eius: Euge, serve bone et fidélis, quia super pauca fuísti fidélis, super multa te constítuam: intra in gáudium dómini tui.

Vangelo di Matteo 25, 14 - 23

Traduzione:

In quel tempo Gesù disse ai suoi discepoli questa parabola: «Un uomo, in procinto di partire, chiamati i servi consegnò loro i suoi beni: a chi diede cinque talenti, a chi due, a chi uno: a ciascuno secondo la sua capacità, e subito partì. Tosto colui, che aveva ricevuto cinque talenti, andò a negoziarli e ne guadagnò altri cinque. Similmente quello che ne aveva ricevuti due, ne guadagnò altri due. Ma colui che ne aveva ricevuto uno andò a fare una buca nella terra e vi nascose il danaro del suo padrone. Or molto tempo dopo ritornò il padrone di quei servi, e li chiamò a render conto. E venuto quello che aveva ricevuto cinque talenti, ne presentò altri cinque dicendo: “Signore, me ne desti cinque, ecco ne ho guadagnati altri cinque”. E il padrone a lui: “Bene, servo buono e fedele, perché sei stato fedele nel poco, ti darò potere su molto; entra nella gioia del tuo Signore". E presentatosi l'altro che aveva ricevuto due talenti, disse: “Signore, me ne hai affidati due; eccone guadagnati altri due". E il padrone a lui: “Bene, servo buono e fedele, perché sei stato fedele, nel poco, ti darò potere su molto: entra nella gioia del tuo Signore"».


AGIOGRAFIA

Nato il 1 luglio 1381 dalla nobile famiglia veneziana dei Giustiniani, dopo aver trascorso la fanciullezza in singolare gravità di costumi, a undici anni fu invitato da una bellissima fanciulla, che gli si presentò come la Sapienza di Dio, ai casti sponsali dell'anima a Cristo, cui egli ben volentieri acconsentì, dovendo qualche anno dopo fuggir di casa per evitare il matrimonio carnale che volevagli propinare la madre. Intanto, scelse attentamente in quale congregazione religiosa entrare, trascorrendo un periodo di massima mortificazione, durante il quale, per esempio, dormiva su nude tavole. Finalmente, entrò nella società dei Canonici regolari dell'isola di S. Giorgio in Alga, entro alla quale fu ordinato diacono nel 1404, sacerdote tre anni dopo e priore nel 1409, applicando le più rigide forme di mortificazione personale, combattendo se stesso e i propri nobili natali, disprezzando la casa paterna nella quale più metterà piede se non per adempiere ai doverosi uffici in occasione della morte della madre, umiliandosi abbiettamente nell'andare a mendicare per i canti delle strade, sopportando ingiurie e calunnie, dedicandosi frequentemente all'orazione mentale, dalla quale spesso entrava in estasi e in perfetta unione con Dio, pel quale il cuore suo ardeva sì tanto da infiammare anche i cuori dei confratelli più vacillanti. Notevolissima battaglia, quella di San Lorenzo Giustiniani, che lo portò alfine alla vittoria sopra di se stesso, la quale sarebbe valsa da fulgido esempio per tutta la riforma cattolica dei secoli successivi. Non un grande oratore, ma un predicatore eccellente, che sapeva far valere il contenuto dei suoi sermoni mettendoli in pratica lui per primo, la qual cosa gli valse la nomina pontificia (da parte di Gregorio XIII) di priore di due diverse congreghe vicentine.

Nel 1433 ricevette da Papa Eugenio IV, ch'era stato suo confratello a S. Giorgio in Alga, la nomina a Vescovo di Castello, la cui consacrazione avvenne il 5 settembre dell'anno stesso, giorno in cui se ne fa memoria liturgica. Pur elevato alla pienezza del sacerdozio, non mancò di osservare la stessa morigeratezza che sempre l'aveva contraddistinto. Si legge nella sua agiografia contenuta nel Breviario Romano: Non cambiando per nulla il suo abituale tenore di vita, conservò continuamente a tavola, nella suppellettile e nel letto, la stessa povertà che aveva sempre praticata. Non aveva che pochi domestici, dicendo ch'egli possedeva un'altra grande famiglia, cioè i poveri di Cristo. A qualsiasi ora si andava da lui, era sempre pronto per tutti, a tutti prodigando la sua carità paterna, e non esitando anche a caricarsi di debiti per soccorrere alla loro indigenza. Richiesto con quale speranza lo facesse: Del mio Signore, rispondeva, il quale potrà facilmente prendersi i miei debiti. E che la sua speranza non fosse delusa dalla divina provvidenza, lo mostravano i soccorsi insperati che gli giungevano continuamente. Costruì più monasteri di vergini, ch'egli formò colla sua vigilanza alla pratica della vita perfetta. Si applicò sommamente a ritrarre le donne dalle pompe del secolo e dalle vanità degli abbigliamenti, e a riformare la disciplina e i costumi nel clero.
Colpito da un morbo mortale, rifiutò il morbido giaciglio che gli era stato approntato, non ritenendolo conforme ai dolori e ai patimenti con cui era morto Nostro Signore, e preferì un letto di scomodità e sofferenza, attorno al quale per due giorni interi si radunò l'intera città lagunare, a piangere il suo santo vescovo. La morte gli sopravvenne l'8 gennaio 1456, attestata da canti angelici uditi da certi monaci Certosini. Il suo santo corpo, che si mantenne integro e incorrotto spirante un odore soave, colla faccia colorita, per più di due mesi che restò insepolto, e fu insignito di nuovi miracoli operatisi dopo morte; dopodiché fu sepolto nell'allora Cattedrale di S. Pietro in Castello. In considerazione di che, il sommo Pontefice Alessandro VIII l'iscrisse nel numero dei Santi. Innocenzo XII poi assegnò la celebrazione della sua festa al 5 settembre, giorno in cui il sant'uomo era stato innalzato la prima volta sulla cattedra episcopale.

Veramente degno si mostrò dunque del dono che gli fu fatto l'8 ottobre 1451, quando Papa Niccolò IV soppresse l'antico e degradato Patriarca di Grado, trasferendo il sì nobile titolo di Patriarca a San Lorenzo Giustiani, non già più Vescovo di Castello, ma Patriarca delle Venezie.
Circa i suoi doni profetici e mistici molto fu scritto. Particolare devozione aveva per l'ostia consacrata, alla quale si accostava con grandissima devozione durante la celebrazione della Messa, tanto che una volta, durante la Liturgia del Natale, anziché la particola vide anzi a sé Gesù infante. Un agiografo scrive di lui, riferendosi alle gravi crisi politiche internazionali che coinvolsero anche la Repubblica nella seconda metà del XV secolo: Era sì grande l'efficacia delle sue preghiere per il gregge affidatogli, che, secondo una testimonianza venuta una volta dal cielo, la repubblica dové la sua salvezza all'intercessione e ai meriti del suo vescovo. Spesso poi fuggì malattie e demoni con le sue preci, e lasciò molti e celestiali poemi di dottrina, pur ignorante quanto alle leggi della letteratura.


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giovedì 3 settembre 2026

3 settembre: san Pio X


(Foto dal Web)




VANGELO

In illo tempore, dicit Iesus Simoni Petro: Simon Ioannis, diligis me plus his? Dicit ei: Etiam Domine, tu scis quia amo te. Dicit ei: Pasce agnos meos. Dicit ei iterum: Simon Ioannis, diligis me? Ait illi: Etiam Domine, tu scis quia amo te. Dicit ei: Pasce agnos meos. Dicit ei tertio: Simon Ioannis, amas me? Contristatus est Petrus, quia dixit ei tertio: Amas me? et dixit ei: Domine, tu omnia nosti, tu scis quia amo te. Dixit ei: Pasce oves meas.

Vangelo di Giovanni 21, 15 - 17

Traduzione:

In quel tempo, disse Gesù a Simone Pietro: «Simone di Giovanni, mi ami tu più di costoro?». Gli risponde: «Signore, sì, tu sai che io ti amo». Gli dice Gesù: «Pasci i miei agnelli». Poi, per la seconda volta, gli chiede: «Simone di Giovanni, mi ami tu?». E Pietro: «Signore, sì, tu sai che io ti amo». Gli dice Gesù: «Pasci i miei agnelli». Per la terza volta gli chiede: «Simone di Giovanni, mi vuoi bene?». Si rattristò Pietro che per la terza volta gli avesse detto: mi vuoi bene? e gli rispose: «Signore, tu conosci tutto; tu sai che ti voglio bene!». Gesù soggiunse: «Pasci le mie pecore».


Preghiera

O Santo Pio X, mite ed umile di cuore,
a somiglianza di Gesù che tanto bene rappresentaste in mezzo a noi,
accogliete pietoso la nostra preghiera,
come paternamente ascoltaste in terra chiunque ricorreva a Voi.
Vedete quanto sono tristi i nostri giorni
e come i nemici di Dio combattono contro di Lui ed i Suoi figli!
Sorgete nella indomita fortezza del Vostro spirito
e proteggete la Chiesa;
difendete il Vostro Successore;
salvate tutti noi che,
uniti con Voi in un cuor solo,
Vi scongiuriamo di presentare al trono di Dio le nostre preghiere,
perché fra tanti pericoli la Chiesa e la società cristiana
cantino ancora una volta l'inno della liberazione, della vittoria e della pace.

Così sia.


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mercoledì 2 settembre 2026

2 settembre: santo Stefano Re d'Ungheria

 

(foto dal Web)




VANGELO

In illo témpore: Dixit Iesus discípulis suis parábolam hanc: Homo quidam nóbilis ábiit in regionem longínquam accípere sibi regnum, et reverti. Vocátis autem decem servis suis, dedit eis decem mnas, et ait ad illos: Negotiámini, dum vénio. Cives autem eius óderant eum: et misérunt legatiónem post illum, dicéntes: Nolumus hunc regnáre super nos. Et factum est, ut redíret accépto regno: et iussit vocári servos, quibus dedit pecúniam, ut sciret, quantum quisque negotiátus esset. Venit autem primus, dicens: Dómine, mna tua decem mnas acquisívit. Et ait illi: Euge, bone serve, quia in módico fuísti fidélis, eris potestátem habens super decem civitátes. Et alter venit, dicens: Dómine, mna tua fecit quinque mnas. Et huic ait: Et tu esto super quinque civitátes. Et alter venit, dicens: Dómine, ecce mna tua, quam hábui repósitam in sudário: tímui enim te, quia homo austérus es: tollis, quod non posuísti, et metis, quod non seminasti. Dicit ei: De ore tuo te iúdico, serve nequam. Sciébas, quod ego homo austérus sum, tollens, quod non pósui, et metens, quod non seminávi: et quare non dedísti pecúniam meam ad mensam, ut ego véniens cum usúris útique exegíssem illam? Et astántibus dixit: Auferte ab illo mnam et date illi, qui decem mnas habet. Et dixérunt ei: Dómine, habet decem mnas. Dico autem vobis: Quia omni habénti dabitur, et abundábit: ab eo autem, qui non habet, et, quod habet, auferetur ab eo.

Vangelo di Luca 19, 12 - 26

Traduzione:

In quel tempo, disse Gesù ai suoi discepoli questa parabola: «Un nobil uomo partì per un lontano paese a ricevere l'investitura d'un regno, e ritornare. Perciò chiamati a sé i suoi dieci servi, diede loro dieci mine e disse loro: “Negoziatele sino al mio ritorno”. Ma i suoi cittadini gli volevano male: e gli spedirono dietro un'ambasciata, dicendo: “Non vogliamo che costui regni su di noi". E avvenne che, tornato dopo preso il regno, fece chiamare a sé i suoi servi ai quali aveva dato il danaro, per sapere che traffico ne avessero fatto. E il primo venne a dire: “Signore, la tua mina ne ha fruttate dieci”. Ed egli disse: “Bravo, servo fedele, perché sei stato fedele nel poco abbi potere su dieci città”. Poi venne il secondo e disse: “Signore, la tua mina ne ha fruttate cinque". E rispose. anche a questo; “Anche tu comanda a cinque città”. Poi venne un altro a dirgli: “Signore, eccoti la tua mina che ho tenuta involta in una pezzuola, perché ho avuto paura di te che sei uomo duro: prendi quello che non hai messo e mieti quello che non hai seminato". Ed il padrone a lui: “Dalla tua bocca ti giudico, servo iniquo! Sapevi che sono uomo severo, che prendo quel che non ho messo, e mieto quello che non ho seminato; e perché allora non hai messo il mio danaro alla banca: ed io, al ritorno, l'avrei riscosso coi frutti?". E disse agli astanti: “Toglietegli la mina e datela a colui che ne ha dieci". Ma gli fecero osservare: “Signore, ne ha dieci". E io vi dico: “A chi ha, sarà dato, e a chi non ha, sarà tolto anche quello che ha”».


In breve:

Stefano nacque fra il 969 e il 975, intorno al 995-996 sposò Gisella, figlia del Duca di Baviera e nel 997 succedette al padre sul Trono d’Ungheria. Ciò lo costrinse a un’aspra guerra contro un altro pretendente alla Corona, e nel 1000 Papa Silvestro II, con il beneplacito dell’Imperatore Ottone III, gli fece pervenire le insegne regali: nel Natale di quello stesso anno Stefano fu consacrato e incoronato primo Re di Ungheria.
Tra i più importanti provvedimenti da lui adottati, vi fu quello riguardante la strutturazione della Chiesa ungherese: a questo proposito la tradizione gli attribuisce la creazione di dieci diocesi e la fondazione e il consolidamento di numerose abbazie, tra le quali spicca quella benedettina di Pannonhalma.
Egli stabilì poi che venisse costruita una chiesa comune ogni dieci villaggi. La cristianizzazione del popolo ungherese operata dal santo re si effettuò nel segno della riforma cluniacense. Per altro egli si mantenne in corrispondenza con l’abate di Cluny Odilo.
Inoltre, Stefano fece venire dall’estero molti ecclesiastici, affinché collaborassero alla sua opera di evangelizzazione: il più famoso di questi fu san Gerardo, proveniente da Venezia, che diventò vescovo e che perse la vita in seguito a una rivolta pagana.
Stefano ebbe massimamente a cuore la sicurezza dei pellegrini che si recavano in Terra Santa: rese meno precario il loro cammino lungo le terre balcaniche e fece costruire a Gerusalemme un alloggio per gli ungheresi che là si recavano.

È opportuno ricordare che la nuova chiesa da lui creata, con le scuole erette presso i capitoli e i chiostri, pose la basi dell’insegnamento in Ungheria. Stefano si dimostrò pure un valente sovrano, capace di rafforzare il suo regno e di condurre un’equilibrata politica estera.
Il santo re morì nel 1038 e fu canonizzato nel 1083, dopo che il nuovo sovrano Ladislao si era fatto protettore del suo culto, presentandosi così come il suo erede spirituale e una sorta di secondo fondatore del regno cristiano d’Ungheria.
La canonizzazione sarebbe avvenuta per ordine del papa Gregorio VII e alla presenza di un suo legato. Particolarmente interessante risulta il fatto che Stefano fu il primo sovrano medievale a essere santificato come “confessore” e non come martire, a motivo dei meriti religiosi da lui acquistati durante la vita: in Stefano la figura del re giusto si fonde con quella del santo cristiano e ciò rappresentò subito la chiara dimostrazione che un sovrano può diventare santo al fianco della Chiesa. 


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martedì 1 settembre 2026

1 settembre: sant'Egidio Abate


Melchiorre Jeli, Sant'Egidio colpito dagli arcieri del Re, particolare, 1814, Ancona.

(foto dal web)




In breve
L'epoca in cui visse l'abate Egidio (in francese Gilles) non si conosce con precisione. Alcuni storici lo identificano con l'Egidio inviato a Roma da S. Cesario di Arles all'inizio del secolo VI; altri lo collocano un secolo e mezzo più tardi, e altri ancora datano la sua morte tra il 720 e il 740. La leggenda in questo caso non ci viene in aiuto, poiché tra i vari episodi della vita del santo annovera anche quello che viene illustrato da due vetrate e da una scultura del portale della cattedrale di Chartres, in cui è raffigurato Sant'Egidio mentre celebra la Messa e ottiene il perdono di un peccato che l'imperatore Carlo Magno non aveva osato confessare a nessun sacerdote. La tomba del santo, venerata in un'abbazia della regione di Nimes, risaliva probabilmente all'epoca merovingica, anche se l'iscrizione non era anteriore al secolo X, data in cui fu anche composta la Vita del santo abate, intessuta di prodigi sul tipo delle pie leggende raccontate a scopo di edificazione. Numerose sono le testimonianze del suo culto in Francia, Belgio e Olanda.



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