sabato 28 ottobre 2023

SS Simone e Giuda a Roma


Santa Messa cantata alle ore 18:30 presso la chiesa della Santissima Trinità dei Pellegrini, Roma.
All'organo positivo e al canto il m. Christian Cattani.

(photo and video by Alessandro Franzni)




VANGELO

In illo témpore: Dixit Iesus discípulis suis: Hæc mando vobis, ut diligátis ínvicem. Si mundus vos odit: scitóte, quia me priórem vobis odio hábuit. Si de mundo fuissétis, mundus quod suum erat dilígeret; quia vero de mundo non estis, sed ego elegi vos de mundo, proptérea odit vos mundus. Mementóte sermónis mei, quem ego dixi vobis: Non est servus maior dómino suo. Si me persecúti sunt, et vos persequántur: si sermónem meum servavérunt, et vestrum servábunt. Sed hæc ómnia fácient vobis propter nomen meum: quia nésciunt eum, qui misit me. Si non veníssent et locútus fuíssem eis, peccátum non háberent: nunc autem excusatiónem non habent de peccáto suo. Qui me odit: et Patrem meum odit. Si ópera non fecíssem in eis, quæ nemo álius fecit, peccátum non háberent: nunc autem et vidérunt et odérunt et me et Patrem meum. Sed ut adimpleátur sermo, qui in lege eórum scriptus est: Quia ódio habuérunt me gratis.

Vangelo di Giovanni 15, 17 - 25

Traduzione:

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «Questo io vi ordino: di amarvi scambievolmente. Se il mondo vi odia, sappiate che prima di voi ha odiato me. Se voi foste del mondo, esso amerebbe ciò che è suo; invece, perché non gli appartenete, avendovi io tratti di mezzo al mondo. per questo esso vi odia. Ricordatevi di quella parola che vi dissi: non si dà servo più grande del suo padrone. Se hanno perseguitato me, perseguiteranno anche voi, se hanno osservata la mia parola, osserveranno anche la vostra. Ma tutto questo ve lo faranno per causa del mio nome; perché non conoscono colui che mi ha mandato. Se non fossi venuto e non avessi parlato loro, non avrebbero colpa; ora poi non hanno scusa del loro peccato. Chi odia me, odia anche il Padre mio. Se non avessi compiuto tra loro opere tali che nessun altro mai fece, sarebbero senza colpa; ora però hanno veduto e hanno odiato me e il Padre mio. Ma deve adempiersi la parola scritta nella loro legge: “Mi odiarono senza motivo"».


Sanctus dall'Editio Medicea:



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XIImo Pellegrinaggio "Populus Summorum Pontificum ad Petri Sedem": Seconda Giornata


Pellegrinaggio alla Tomba di San Pietro e Canto dell'Ufficio di Sesta dei SS Apostoli Simone e Giuda all'Altare della Cattedra di San Pietro.

(photo and video by Alessandro Franzoni)






Lorenzo Perosi, Tu es Petrus;



Salve Regina (tonus sollemnis) al termine del Canto dell'Ora Sesta:



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venerdì 27 ottobre 2023

XIImo Pellegrinaggio "Populus Summorum Pontificum ad Petri Sedem": Prima Giornata


Vespri Pontificali presieduti da Sua Ecc.za Rev.ma mons Athanasius Schneider ORC.

(photo and video by Alessandro Franzoni)




CAPITOLO

Fratress: Iam non estis hóspites et ádvenæ: sed estis cives Sanctórum et doméstici Dei: superædificáti super fundaméntum Apostolórum, et Prophetárum, ipso summo angulári lápide Christo Iesu.

Lettera agli Efesini 2, 19

Traduzione:

Fratelli: Voi non siete più ospiti e pellegrini, ma siete concittadini dei santi e della famiglia di Dio, edificati sul fondamento degli Apostoli e dei Profeti, essendo Gesù Cristo la pietra maestra e angolare.


Incensazioni durante il Magnificat:



Preghiera ai SS Simone e Giuda:

O Dio, che per mezzo dei tuoi beati Apostoli Simone e Giuda ci hai concesso di giungere alla conoscenza del tuo nome, concedici di celebrare con frutto la loro gloria eterna e di trarne profitto. Per il nostro Signore Gesù Cristo, tuo Figlio, che è Dio, e vive e regna con te, nell'unita dello Spirito Santo, per tutti i secoli dei secoli. Amen.




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mercoledì 25 ottobre 2023

lunedì 23 ottobre 2023

domenica 22 ottobre 2023

Ventunesima domenica dopo Pentecoste a Venezia


Santa Messa letta alle ore 11:00 presso la chiesa di san Simon Piccolo a Venezia (fronte stazione ferroviaria).
Celebrante don Joseph Kramer FSSP.

(photo by Alessandro Franzpni)






VANGELO

In illo témpore: Dixit Iesus discípulis suis parábolam hanc: Assimilátum est regnum cœlórum hómini regi, qui vóluit ratiónem pónere cum servis suis. Et cum cœpísset ratiónem pónere, oblátus est ei unus, qui debébat ei decem mília talénta. Cum autem non habéret, unde rédderet, iussit eum dóminus eius venúmdari et uxórem eius et fílios et ómnia, quæ habébat, et reddi. Prócidens autem servus ille, orábat eum, dicens: Patiéntiam habe in me, et ómnia reddam tibi. Misértus autem dóminus servi illíus, dimísit eum et débitum dimísit ei. Egréssus autem servus ille, invénit unum de consérvis suis, qui debébat ei centum denários: et tenens suffocábat eum, dicens: Redde, quod debes. Et prócidens consérvus eius, rogábat eum, dicens: Patiéntiam habe in me, et ómnia reddam tibi. Ille autem nóluit: sed ábiit, et misit eum in cárcerem, donec rédderet débitum. Vidéntes autem consérvi eius, quæ fiébant, contristáti sunt valde: et venérunt et narravérunt dómino suo ómnia, quæ facta fúerant. Tunc vocávit illum dóminus suus: et ait illi: Serve nequam, omne débitum dimísi tibi, quóniam rogásti me: nonne ergo opórtuit et te miseréri consérvi tui, sicut et ego tui misértus sum? Et irátus dóminus eius, trádidit eum tortóribus, quoadúsque rédderet univérsum débitum. Sic et Pater meus cœléstis fáciet vobis, si non remiséritis unusquísque fratri suo de córdibus vestris.

Vangelo di Matteo 18, 23 - 3

Traduzione:

In quel tempo: Gesú disse ai suoi discepoli questa parabola: Il regno dei cieli è simile a un re che volle fare i conti con i suoi servi. E avendo iniziato a fare i conti, gli fu presentato uno che gli era debitore di diecimila talenti. Ma non avendo costui modo di pagare, il padrone comandò che fosse venduto lui, sua moglie, i figli e quanto aveva, e cosí fosse saldato il debito. Il servo, però, gettatosi ai suoi piedi, lo supplicava: Abbi pazienza con me, e ti renderò tutto. Mosso a pietà, il padrone lo liberò, condonandogli il debito. Ma il servo, partito da lí, trovò uno dei suoi compagni che gli doveva cento denari: e, presolo per la gola, lo strozzava dicendo: Pagami quello che devi. E il compagno, prostratosi ai suoi piedi, lo supplicava: Abbi pazienza con me, e ti renderò tutto. Ma quegli non volle, e lo fece mettere in prigione fino a quanto lo avesse soddisfatto. Ora, avendo gli altri compagni veduto tal fatto, se ne attristarono grandemente e andarono a riferire al padrone tutto quello che era avvenuto. Questi allora lo chiamò a sé e gli disse: Servo iniquo, io ti ho condonato tutto quel debito, perché mi hai pregato: non dovevi dunque anche tu aver pietà di un tuo compagno, come io ho avuto pietà di te? E sdegnato, il padrone lo diede in mano ai carnefici fino a quando non avesse pagato tutto il debito. Lo stesso farà con voi il Padre mio celeste, se ognuno di voi non perdona di cuore al proprio fratello.


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Perchè amo il Rito Tradizionale? di Francesco Righini


(photo by Alessandro Franzoni)


"Perchè amo il Rito tradizionale?" In risposta ad un sacerdote che mi rivolgeva tale domanda, ho scritto una risposta piuttosto articolata, che oso credere meritevole di lettura e che presento qui arricchita da alcune note.

«Innanzitutto, padre, la ringrazio per la serena curiosità priva di pregiudizi: ciò le rende veramente onore dal punto di vista e umano e pastorale.
Per parte mia vorrei fugare l’idea che il rito antico sia un rifugio dalla cattiva celebrazione del rito nuovo. La scelta dell’antica liturgia avviene per ragioni che ritengo fondate sull’oggettività del rito, che lo portano quanto a corrispondere o meno a delle preferenze personali di base che sono innate o sviluppate lungo la crescita della persona, e lo scelgo a parità di correttezza e solennità della celebrazione: ad una messa solenne in latino e canto gregoriano celebrata secondo il messale di Paolo VI dall’abate di Solesmes preferisco la stessa messa celebrata secondo il messale antico dall’abate del Barroux o di Norcia, alla messa bassa (recitata) celebrata devotamente in una intima cappella da un bravo sacerdote preferisco quella tridentina celebrata allo stesso modo dallo stesso bravo sacerdote.
Rinvengo nel rito antico due ordini di aspetti che lo rendono migliore: quelli dal punto di vista del contenuto del rito (trovo quindi che il rito antico – messa, ufficio divino, sacramenti, sacramentali – permetta una più ricca e completa esposizione dei misteri divini e dei tesori della spiritualità occidentale: ciò non significa che il rito nuovo ne sia del tutto privo, ma solo che ne sia meno ricco), e quelli dal punto di vista della sua adequazione all’intima natura umana. Il rito antico (di nuovo, dalla messa ai sacramentali) ha una perfetta organicità che, essendosi sviluppata lungo almeno quindici secoli, è capace di parlare a quegli aspetti costanti e profondi della natura, che non cambiano lungo il corso della storia (per questo, credo, la liturgia tradizionale attrae molti giovani che, come me quando lo conobbi la prima volta, non ne avevano mai sentito parlare prima, e magari non sono nemmeno cattolici o cristiani tout court).
Un esempio di questi aspetti è il reiterarsi in breve tempo (un anno in luogo dei tre della liturgia riformata da Paolo VI) di una liturgia ricca e varia, ma sempre uguale in una danza cosmica attorno al sole che è Cristo[1]: tutti gli anni so ormai in anticipo quali testi verranno cantati in chiesa a Pasqua, a Natale, quella tale domenica della quaresima o dell’avvento, conosco ormai a memoria – gli anglofoni direbbero, con più suggestiva espressione, a cuore: by heart – le antifone della messa, la loro musica gregoriana, ed il loro rapporto con la pericope scritturale[2], conosco quali salmi sono cantati o recitati nell’ufficio in quella data ora e in quel dato giorno della settimana – il salterio essendo ripartito sue sette invece che su ventuno giorni – quali sono le lezioni dei mattutini ed i loro responsori. Questo non per dire che conosco a memoria i libri liturgici (non è vero, anche se molte antifone effettivamente le ricordo), ma che questa costante ripetizione mi permette di vivere ed essere immerso in una liturgia che diventa presto parte dello stesso respiro della mia anima, che si fa carne e sangue, che è veramente parte della mia vita ed una parte famigliare, riconosciuta, amata: vivo attraverso l’anno liturgico nello stesso modo in cui, percorrendo una strada che mi sia abituale fin dalla nascita, riconosco ogni cantone, ogni campanile, ogni albero, stagno o roggia che incontro.
Un altro esempio è quello che nel bel libro del 1990 scritto dal musicista cattolico americano Thomas Day, Why Catholics can’t sing[3] l’autore chiama “l’accadere del rito”[4]: esso è oggettivo ed impersonale nel suo avere luogo, presente davanti ai miei occhi nel presbiterio illuminato, non dipende dalla mia volontà, dalle mie preferenze, dalla mia partecipazione (è ovvio, come ha appena letto, che vi partecipo eccome, ma esso avverrebbe lo stesso, anche se io non ci fossi, anche se radicalmente io non fossi: una sensazione simile non mi è mai capitata col rito nuovo, pur sapendo che anch’esso è liturgia e, metafisicamente, ha gli stessi caratteri di oggettività di quello antico). In questa liturgia indipendente e libera dalle nostre umane miserie intuisco la partecipazione della Chiesa trionfante, degli angeli e dei santi, e la comunione con tutta la Chiesa militante diffusa nel mondo[5]».

(di F.Righini)


Versione in inglese dell'articolo: QUI


NOTE

[1] Questo è messo in risalto dall’incentrare l’intero procedere della liturgia in una rivoluzione della terra attorno all’astro lucente, in un solo anno solare, invece che in tre, una modifica resa necessaria dalla pretesa di una maggiore ricchezza scritturale, ma che rende difficile la ruminatio, per dirla con gli antichi monaci benedettini, dei testi sacri i quali rischiano di affollarsi troppo numerosi nella mente del fedele e finanche del chierico, e scardina in modo arbitrario quel principio simbolico per il quale microcosmo e macrocosmo si corrispondono riassunti nell’alfa e omega che è Cristo glorioso: il corso del cosmo non corrisponde più a quello della celebrazione, il disporsi dei corpi e delle anime nel rito non trova più la propria rispondenza e risonanza nel procedere delle stagioni, l’opus Dei-liturgia viene separato dall’opus Dei-creazione. Cfr su questi temi le tre Note sopra la liturgia – in particolare la seconda - di Cristina Campo (edizione recente: Cristina Campo, Sotto falso nome, Milano, Adelphi, 1998, pp. 129-135), ed il breve ma suggestivo libretto del grande musicologo svizzero Marius Schneider, Singende Steine (edizione italiana recente: Marius Schneider, Pietre che cantano, Milano, SE, 2005).

[2] Cfr. Fulvio Rampi, Del canto gregoriano, Dialoghi sul canto proprio della Chiesa, a cura di Maurizio Cariani e Fabrizio Lonardi, Milano, Rugginenti, 2006, pp. 46-59.

[3] Thomas Day, Why Catholics can’t sing, The Culture of Catholicism and the Triumph of Bad Taste, New York, Crossroad, 1990.

[4] Mi sia consentita un’ampia citazione del testo stesso: «Roman Catholicism used to know all about the idea of letting liturgy be liturgy. (Like the Orthodox, it knew how to make “the people” feel that they were actors on a cosmic theater set.) But the church is rapidly moving away from this way of doing things to a system which tries to appease each constituency and subconstituency within “the people.” In other words, it is moving away from a ritual which simply takes place (the historic method) to something that is presented to a constituency. The tehologians may say otherwise, but members of the laity have the impression that, in the “new” Mass, the priest, musicians, and assistants seem to be presenting a show at the congregation. Let me give the reader two “pictures” which clarify this important distinction between the event which “takes place” and the one which is “presented to” a congregation. In the 1950s I attended the somber Tenebrae service during Holy Week in Philadelphia0s Catholic cathedral. A choir of seminarians, seated in the front of the church, elegantly chanted one Latin psalm after another, without accompaniment. Now and then, a priest would appear, beautifully chant one of the readings (again, in Latin), and then disappear into the sacristy. Aside from seminarians, there was a total of about six members of the laity in the congregation. The time of day was inconvenient for most people; the cathedral had made almost no effort to publicize Tenebrae or explain it. But nobody worried about the small “turnout.” Nobody was embarrassed. Liturgy of all sorts just “was,” whether two people were there or two hundred. My second picture takes us to a large urban unviersity. I was strolling past the university’s large chapel and heard some impressive music coming from it. I decided to follow the sounds to their origin. There, inside the chapel, I beheld a robed and paid choir of about twenty, under the direction of the finest organist within a radius of a hundred miles. As I stood there at the entrance of the edifice, I froze in a mild form o terror, because the five ro so clergymen who were conducting this interdenominational service were all intensely staring at me with a mixture of rage and hope. I was the third member of a congregation of three and my toes were curling. Tenebrae “took place.” The interdenominational service was “presented to” a congregation. In the first event, everybody, including the six laypeople in the cavernous church, was part of an action which moved forward, in one direction. In the second event, the service moved toward the congregation, which was not there.» (op. cit., pp. 80-81).

[5] Non ho citato il collegamento evidente a tutti – proprio a tutti, persino agli atei, da quelli che firmarono i famosi appelli di Una Voce e della Latin Mass Society negli anni sessanta del secolo scorso al noto autore francese Michel Onfray, che ha recentemente pubblicato sul Figaro una apologia del rito tradizionale dal suo punto di vista di non credente – fra liturgia latina e civilizzazione occidentale: nella musica, nella poesia, nelle arti figurative. Anch’esso mi collega, seppure in maniera meno mistica, alle innumerevoli generazioni cristiane che mi hanno preceduto, e più specificamente al meglio della loro cultura. Saper di avere a disposizione “nei propri forzieri” i più alti pinnacoli della civiltà occidentale, e tuttavia non poterli offrire all’altare di Dio: questo sarebbe orribile ma esula dall’essenza della liturgia in sé e per sé.


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mercoledì 18 ottobre 2023

San Luca a Roma


Santa Messa letta alle 7:15 presso la chiesa della Santissima Trinità dei Pellegrini a Roma.

(photo by Alessandro Franzoni)




VANGELO

In illo témpore: Designávit Dóminus et álios septuagínta duos: et misit illos binos ante faciem suam in omnem civitátem et locum, quo erat ipse ventúrus. Et dicebat illis: Messis quidem multa, operárii autem pauci. Rogáte ergo Dóminum messis, ut mittat operários in messem suam. Ite: ecce, ego mitto vos sicut agnos inter lupos. Nolite portáre sácculum neque peram neque calceaménta; et néminem per viam salutavéritis. In quamcúmque domum intravéritis, primum dícite: Pax huic dómui: et si ibi fúerit fílius pacis, requiéscet super illum pax vestra: sin autem, ad vos revertétur. In eádem autem domo manéte, edentes et bibéntes quæ apud illos sunt: dignus est enim operárius mercéde sua. Nolíte transíre de domo in domum. Et in quamcúmque civitátem intravéritis, et suscéperint vos, manducáte quæ apponúntur vobis: et curáte infírmos, qui in illa sunt, et dícite illis: Appropinquávit in vos regnum Dei.

Vangelo di Luca 10, 1 - 9

Traduzione:

In quel tempo: Il Signore scelse anche altri settantadue discepoli e li mandò a due a due innanzi a sé in, ogni città e luogo dove egli era per andare. E diceva loro: «La messe è molta, ma gli operai sono pochi. Pregate dunque il padrone della messe che mandi operai per la sua mietitura. Andate! Ecco, io vi mando come agnelli in mezzo a lupi. Non portate né borsa, né sacca, né sandali; e per la strada non salutate nessuno. In qualunque casa entrerete, dite prima di tutto: “Pace a questa casa”. E se ci sarà un figlio di pace riposerà su di lui la pace vostra, altrimenti ritornerà a voi. E nella stessa casa restate, mangiando e bevendo di quel che vi dànno; perché l'operaio è degno della sua mercede. Non girate di casa in casa. E in qualunque città entrerete, se vi accolgono, mangiate di quel che vi sarà messo davanti e guarite gli infermi che ci sono, e dite loro: “Sta per venire a voi il Regno di Dio"».


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domenica 8 ottobre 2023

Diciannovesima domenica dopo Pentecoste a Roma


Santa Messa dialogata alle ore 16:00 presso la chiesa di Sant'Anna in via Merulana a Roma.
Celebrante odierno mons M.Agostini.

(photo Alessandro Franzoni)




VANGELO

In illo témpore: Loquebátur Iesus princípibus sacerdótum et pharisǽis in parábolis, dicens: Símile factum est regnum cœlórum hómini regi, qui fecit núptias fílio suo. Et misit servos suos vocáre invitátos ad nuptias, et nolébant veníre. Iterum misit álios servos, dicens: Dícite invitátis: Ecce, prándium meum parávi, tauri mei et altília occísa sunt, et ómnia paráta: veníte ad núptias. Illi autem neglexérunt: et abiérunt, álius in villam suam, álius vero ad negotiatiónem suam: réliqui vero tenuérunt servos eius, et contuméliis afféctos occidérunt. Rex autem cum audísset, iratus est: et, missis exercítibus suis, pérdidit homicídas illos et civitátem illórum succéndit. Tunc ait servis suis: Núptiæ quidem parátæ sunt, sed, qui invitáti erant, non fuérunt digni. Ite ergo ad exitus viárum et, quoscúmque invenéritis, vocáte ad núptias. Et egréssi servi eius in vias, congregavérunt omnes, quos invenérunt, malos et bonos: et implétæ sunt núptiæ discumbéntium. Intrávit autem rex, ut vidéret discumbéntes, et vidit ibi hóminem non vestítum veste nuptiáli. Et ait illi: Amíce, quómodo huc intrásti non habens vestem nuptiálem? At ille obmútuit. Tunc dixit rex minístris: Ligátis mánibus et pédibus eius, míttite eum in ténebras exterióres: ibi erit fletus et stridor déntium. Multi enim sunt vocáti, pauci vero elécti.

Vangelo di Matteo 22, 1 - 14

Traduzione:

In quel tempo: Gesú parlava ai príncipi dei sacerdoti e ai Farisei con parabole, dicendo: Il regno dei cieli è simile a un re, il quale celebrò le nozze del suo figlio: egli mandò i suoi servitori a chiamare gli invitati alle nozze; ma questi non volevano andare. Mandò di nuovo altri servitori a dire agli invitati: Il mio pranzo è già pronto: sono stati uccisi i miei tori e gli animali grassi, e tutto è pronto: venite alle nozze. Ma quelli non se ne curarono, e se ne andarono chi alla sua villa, chi al suo negozio. Altri poi, presi i servi di lui, li trattarono a contumelie e li uccisero. Udito ciò, il re si sdegnò: e mandate le sue milizie sterminò quegli omicidi e dette alle fiamme la loro città. Allora disse ai suoi servi: Le nozze sono pronte, ma quelli che erano stati invitati non furono degni. Andate, dunque agli angoli delle strade e quanti incontrerete chiamateli alle nozze. E andati i servi di lui per le strade, radunarono quanti trovarono, buoni e cattivi, sí che la sala del banchetto fu piena di convitati. Entrato il re per vedere i convitati, vide un uomo che non era in abito da nozze. E gli disse: Amico, come sei entrato qua, non avendo la veste nuziale? Ma quegli ammutolí. Allora il re disse ai suoi ministri: Legatelo mani e piedi, e gettatelo nelle tenebre esteriori: ivi sarà pianto e stridore di denti. Poiché molti sono i chiamati, e pochi gli eletti.


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domenica 1 ottobre 2023

Diciottesima domenica dopo Pentecoste a Venezia


Santa Messa cantata alle ore 11:00 presso la chiesa di San Simon Piccolo a Venezia (fronte stazione ferroviaria).
Celebrante don Joseph Kramer FSSP.

(photo by Alessandro Franzoni




VANGELO

In illo témpore: Ascéndens Iesus in navículam, transfretávit et venit in civitátem suam. Et ecce, offerébant ei paralýticum iacéntem in lecto. Et videns Iesus fidem illórum, dixit paralýtico: Confíde, fili, remittúntur tibi peccáta tua. Et ecce, quidam de scribis dixérunt intra se: Hic blasphémat. Et cum vidísset Iesus cogitatiónes eórum, dixit: Ut quid cogitátis mala in córdibus vestris? Quid est facílius dícere: Dimittúntur tibi peccáta tua; an dícere: Surge et ámbula? Ut autem sciátis, quia Fílius hóminis habet potestátem in terra dimitténdi peccáta, tunc ait paralýtico: Surge, tolle lectum tuum, et vade in domum tuam. Et surréxit et ábiit in domum suam. Vidéntes autem turbæ timuérunt, et glorificavérunt Deum, qui dedit potestátem talem homínibus.

Vangelo di Matteo 9, 1 - 8

Traduzione:

In quel tempo: Gesú, salito su una barca, ripassò il lago, e andò nella sua città. Quand’ecco gli presentarono un paralitico giacente nel letto. Veduta la loro fede, Gesú disse al paralitico: Figlio, confida: ti sono perdonati i tuoi peccati. Súbito alcuni scribi dissero in cuor loro: Costui bestemmia. E Gesú, avendo visto i loro pensieri, rispose: Perché pensate male in cuor vostro? Cos’è piú facile dire: Ti sono perdonati i tuoi peccati, o dire: Alzati e cammina? Ora, onde sappiate che il Figlio dell’uomo ha il potere sopra la terra di rimettere i peccati: Sorgi, disse al paralitico, piglia il tuo letto e vattene a casa tua. E quegli si alzò e se ne andò a casa sua. Vedendo ciò le turbe si intimorirono e glorificarono Iddio che diede agli uomini tanto potere.



Lucio Massari, Gesù guarisce il paralitico, olio su tela, 1600 ca, Musei Capitolini, Roma.

(foto dal web)


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giovedì 28 settembre 2023

28 settembre: san Venceslao


Statua del Santo Martire Venceslao dalla chiesa abbaziale di Zwiefalten in Germania.

(photo by Nicola de Grandi)




VANGELO

In illo témpore: Dixit Iesus discípulis suis: Nolíte arbitrári, quia pacem vénerim míttere in terram: non veni pacem míttere, sed gládium. Veni enim separáre hóminem advérsus patrem suum, et fíliam advérsus matrem suam, et nurum advérsus socrum suam: et inimíci hóminis doméstici eius. Qui amat patrem aut matrem plus quam me, non est me dignus: et qui amat fílium aut fíliam super me, non est me dignus. Et qui non áccipit crucem suam, et séquitur me, non est me dignus. Qui invénit ánimam suam, perdet illam: et qui perdíderit ánimam suam propter me, invéniet eam. Qui récipit vos, me récipit: et qui me récipit, récipit eum, qui me misit. Qui récipit prophétam in nómine prophétæ, mercédem prophétæ accípiet: et qui récipit iustum in nómine iusti, mercédem iusti accípiet. Et quicúmque potum déderit uni ex mínimis istis cálicem aquæ frígidæ tantum in nómine discípuli: amen, dico vobis, non perdet mercédem suam.

Vangelo di Matteo 10, 34 - 42

Traduzione:

In quel tempo disse Gesù ai suoi discepoli: «Non crediate che io sia venuto a mettere pace sulla terra. Non sono venuto a mettere la pace, ma la spada. Perché son venuto a dividere il figlio dal padre, la figlia dalla madre, la nuora dalla suocera; così che i nemici dell'uomo saranno quelli di casa. Chi ama il padre e la madre più di me, non è degno di me. E chi ama il figlio e la figlia più di me, non è degno di me. E chi non prende la sua croce e non mi segue, non è degno di me. Chi fa risparmio della sua vita, la perderà; e chi avrà perduta la sua vita per amor mio, la ritroverà. Chi riceve voi riceve me, e chi riceve me riceve Colui che mi ha mandato. Chi accoglie un profeta appunto perché profeta, riceverà premio da profeta; e chi riceve un giusto come giusto, riceverà premio da giusto. E chi avrà dato da bere, anche un solo bicchiere di acqua fresca, ad uno di questi piccoli, perché mio discepolo, in verità vi dico, non perderà la sua ricompensa».


AGIOGRAFIA:

Venceslao, re di Boemia, era figlio di Uratislao e di Drahomira e nipote di Boivoro, primo duca cristiano di Boemia e della beata Ludmilla. Suo padre Uratislao era un principe virtuoso, valoroso e benigno; ma la madre Drahomira, atea e pagana, univa ad una alterigia diabolica una grande crudeltà e perfidia. Venceslao ebbe anche un fratello più giovane, di nome Boleslao, perfido come la madre.

Ludmilla, nonna di questi due principi, volle Venceslao presso di sé, premendole educare l'erede secondo le massime del Cristianesimo. Venceslao ebbe per maestro un prete di santità e prudenza non comune, alle cui cure corrispose lodevolmente, mostrando già in tenera età il suo amore per lo studio e la virtù. Fu messo in seguito a compire gli studi in un collegio di Praga.

Era ancor giovane, quando gli morì il padre. La madre Drahomira allora prese le redini del regno. Questa pessima donna sfogò il suo odio contro il Cristianesimo, facendo atterrare le chiese, proibendo il culto pubblico e persino l'insegnamento della religione cristiana ai fanciulli. Revocò tutte le leggi emanate dal marito Uratislao in favore dei cristiani e scacciò i magistrati che non si professavano pagani. Gran numero di fedeli furono vittime di questo suo odio.

Non è a dire quanto grande fosse il dolore di Ludmilla per queste cose e quanto raddoppiasse i suoi sforzi e le sue preghiere perché Venceslao, erede al trono, un giorno ponesse termine a questi mali. E appena fu possibile, incitò Venceslao a prendere in mano le redini del governo, assicurando da parte sua protezione, preghiera e consiglio. Ma bisognava fare i conti col fratello Boleslao, educato e sostenuto dalla perfida Drahomira. Si decise di dividere il regno: la parte preponderante toccò a Boleslao e la Boemia propriamente detta rimase a Venceslao. Non contenta Drahomira volle sopprimere anche la pia Ludmilla, rea di aver educato cristianamente Venceslao. La fece infatti strangolare nel suo oratorio mentre stava in orazione. Ludmilla è venerata come martire di Boemia e la Chiesa ne celebra la solennità il 16 di settembre. Intanto scoppiò la guerra: Radislao, principe di Gurima, si portò con una potente armata negli stati del nostro santo; Venceslao. per difendersi prese anch'egli le armi. Quando i due eserciti si trovarono di fronte, Venceslao, divinamente ispirato, propose a Radislao di affidare l'esito della contesa a un duello, per impedire in tal modo spargimento di sangue innocente. Il principe di Gurima accettò, certo di vincere. Ma ecco che mentre combattevano, due Angeli si posero ai fianchi di Venceslao, dandogli la vittoria.

Lo zelo di Venceslao nel reprimere i disordini della nobiltà e difendere gli oppressi, gli attirarono molti nemici, e la stessa sua madre si mise a capo della congiura. A tradimento lo invitò nel suo palazzo, ed una notte, mentre Venceslao si recava a pregare, lo fece barbaramente trucidare. Era l'anno 936.


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domenica 24 settembre 2023

Diciassettesima domenica dopo Pentecoste a Venezia


Santa Messa cantata alle ore 11:00 presso la chiesa di San Simon Piccolo a Venezia (fronte stazione ferroviaria).
Celebrante don Joseph Kramer FSSP.

(photo by Alessandro Franzoni)







VANGELO

In illo témpore: Accessérunt ad Iesum pharisǽi: et interrogávit eum unus ex eis legis doctor, tentans eum: Magíster, quod est mandátum magnum in lege? Ait illi Iesus: Díliges Dóminum, Deum tuum, ex toto corde tuo et in tota ánima tua et in tota mente tua. Hoc est máximum et primum mandátum. Secúndum autem símile est huic: Díliges próximum tuum sicut teípsum. In his duóbus mandátis univérsa lex pendet et prophétæ. Congregátis autem pharisǽis, interrogávit eos Iesus, dicens: Quid vobis vidétur de Christo? cuius fílius est? Dicunt ei: David. Ait illis: Quómodo ergo David in spíritu vocat eum Dóminum, dicens: Dixit Dóminus Dómino meo, sede a dextris meis, donec ponam inimícos tuos scabéllum pedum tuórum? Si ergo David vocat eum Dóminum, quómodo fílius eius est? Et nemo poterat ei respóndere verbum: neque ausus fuit quisquam ex illa die eum ámplius interrogáre.

Vangelo di Matteo 22, 34 - 46

Traduzione:

In quel tempo: I Farisei si avvicinarono a Gesú, e uno di essi, dottore della legge, lo interrogò per tentarlo: Maestro, qual è il grande comandamento della legge? Gesú gli disse: Amerai il Signore Dio tuo con tutto il tuo cuore, con tutta la tua ànima e con tutta la tua mente. Questo è il piú grande e il primo comandamento. Il secondo poi è simile a questo: Amerai il prossimo tuo come te stesso. In questi due comandamenti è racchiusa tutta la legge e i profeti. Ed essendo i Farisei radunati insieme, Gesú domandò loro: Che cosa vi pare del Cristo? di chi è figlio? Gli risposero: Di Davide. Egli disse loro: Com’è allora che Davide in spirito lo chiama Signore, dicendo: Dice il Signore al mio Signore, siedi alla mia destra, sino a tanto che io metta i tuoi nemici a sgabello dei tuoi piedi? Se dunque Davide lo chiama Signore, com’è egli suo figlio? E nessuno sapeva rispondergli: né da quel momento in poi vi fu chi ardisse interrogarlo.


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sabato 23 settembre 2023

Sabato delle Quattro Tempora di Settembre a Venezia


Santa Messa letta alle ore 11:00 presso la chiesa di San Simon Piccolo, Venezia (fronte stazione ferroviaria).
Celebrante don Joseph Kramer FSSP.

(photo by Alessandro Franzoni)




VANGELO

In illo témpore: Dicébat Iesus turbis hanc similitúdinem: Arbórem fici habébat quidam plantátam in vínea sua, et venit quærens fructum in illa, et non invénit. Dixit autem ad cultórem víneæ: Ecce, anni tres sunt, ex quo vénio quærens fructum in ficúlnea hac, et non invénio: succíde ergo illam: ut quid étiam terram óccupat? At ille respóndens, dicit illi: Dómine, dimítte illam et hoc anno, usque dum fódiam circa illam et mittam stércora: et si quidem fécerit fructum: sin autem, in futúrum succídes eam. Erat autem docens in synagóga eórum sábbatis. Et ecce múlier, quæ habébat spíritum infirmitátis annis decem et octo: et erat inclináta, nec omníno póterat sursum respícere. Quam cum vidéret Iesus, vocávit eam ad se, et ait illi: Múlier, dimíssa es ab infirmitáte tua. Et impósuit illi manus, et conféstim erécta est, et glorificábat Deum. Respóndens autem archisynagógus, indígnans quia sábbato curásset Iesus, dicébat turbæ: Sex dies sunt, in quibus opórtet operári: in his ergo veníte, et curámini, et non in die sábbati. Respóndens autem ad illum Dóminus, dixit: Hypócritæ, unusquísque vestrum sábbato non solvit bovem suum aut ásinum a præsépio, et ducit adaquáre? Hanc autem fíliam Abrahæ, quam alligávit sátanas, ecce decem et octo annis, non opórtuit solvi a vínculo isto die sábbati? Et cum hæc díceret, erubescébant omnes adversárii eius: et omnis pópulus gaudébat in univérsis, quæ glorióse fiébant ab eo.

Vangelo di Luca 13, 6 - 17

Traduzione:

In quel tempo Gesù disse questa parabola: «Un uomo aveva un albero di fico piantato nella sua vigna, e andò per cercarvi frutto e non ne trovò. Allora disse al vignaiuolo: “Ecco, da tre anni vengo a cercar frutto da questo fico e non ne trovo: taglialo: a che occupa inutilmente terreno?". Ma quegli gli rispose: "Signore, lascialo ancora quest'anno, finché abbia scalzata la terra e vi abbia messo del concime: e se darà frutto, bene: se no, allora lo farai tagliare”». Era di sabato mentre stava ammaestrando in una sinagoga, ed ecco una donna, che da diciotto anni era inferma e così rattrappita da non poter punto guardar in su. Gesù, vistala, la chiamò a sé, e le disse: «Donna, tu sei liberata dalla tua infermità». E pose le mani su lei e in quell'atto si raddrizzò e glorificava Dio. Ma il capo della sinagoga, sdegnato che Gesù l'avesse guarita di sabato prese a dire al popolo: «Ci sono sei giorni per lavorare, in quelli dunque e non di sabato venite a farvi guarire». Ma il Signore riprese dicendo: «Ipocriti, ognuno di voi non scioglie di sabato il suo bue o asino dalla mangiatoia, e lo conduce a bere? E questa figliuola d'Abramo, tenuta già legata da satana per diciotto anni, non doveva esser sciolta da questo legame in giorno di sabato?». E mentre diceva queste cose arrossivano tutti i suoi avversari: e tutto il popolo godeva di tutte le opere gloriose che si facevano da lui.




Cosa sono le Quattro Tempora?

Quattro serie di tre giorni di digiuno e di astinenza, istituite dalla Chiesa al principio delle quattro stagioni dell'anno. Secondo S. Leone Magno questo digiuno è di origine ebraica; altri autori vi scorgono la continuazione delle ferie romane di carattere agricolo (feriae messis, vindemiae, sementiciae). Il Liber Pontificalis ne attribuisce l'istituzione al papa Callisto I (222). Da principio si avevano solamente tre tempora (ieiunium mensis IV, VII, X); nel sec. VI S. Gregorio Magno le fissò definitivamente al mercoledì, venerdì e sabato che precedono le domeniche 2ª di quaresima, 1ª dopo la pentecoste, 3ª di settembre e 3ª dell'avvento. Nel sabato delle tempora fu stabilito il tempo normale delle sacre ordinazioni.

Bibl.: L. Fischer Die kirchlichen Quatember. Ihre Entstehung, Entwicklung, ecc., Monaco 1914.

(da Enciclopedia Treccani online)


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