sabato 14 aprile 2012

Domenica in Albis a Mirano (Venezia)


Santa Messa cantata presso la chiesa parrocchiale di San Leopoldo Mandic a Mirano (Treviso).
Celebrante mons G.Vardanega.
In orario prefestivo il sabato pomeriggio.

(foto dal web)


VANGELO

In illo témpore: Cum sero esset die illo, una sabbatórum, et fores essent clausæ, ubi erant discípuli congregáti propter metum Iudæórum: venit Iesus, et stetit in médio, et dixit eis: Pax vobis. Et cum hoc dixísset, osténdit eis manus et latus. Gavísi sunt ergo discípuli, viso Dómino. Dixit ergo eis íterum: Pax vobis. Sicut misit me Pater, et ego mitto vos. Hæc cum dixísset, insufflávit, et dixit eis: Accípite Spíritum Sanctum: quorum remiseritis peccáta, remittúntur eis; et quorum retinuéritis, reténta sunt. Thomas autem unus ex duódecim, qui dícitur Dídymus, non erat cum eis, quando venit Iesus. Dixérunt ergo ei alii discípuli: Vídimus Dóminum. Ille autem dixit eis: Nisi vídero in mánibus eius fixúram clavórum, et mittam dígitum meum in locum clavórum, et mittam manum meam in latus eius, non credam. Et post dies octo, íterum erant discípuli eius intus, et Thomas cum eis. Venit Iesus, iánuis clausis, et stetit in médio, et dixit: Pax vobis. Deinde dicit Thomæ: Infer dígitum tuum huc et vide manus meas, et affer manum tuam et mitte in latus meum: et noli esse incrédulus, sed fidélis. Respóndit Thomas et dixit ei: Dóminus meus et Deus meus. Dixit ei Iesus: Quia vidísti me, Thoma, credidísti: beáti, qui non vidérunt, et credidérunt. Multa quidem et alia signa fecit Iesus in conspéctu discipulórum suórum, quæ non sunt scripta in libro hoc. Hæc autem scripta sunt, ut credátis, quia Iesus est Christus, Fílius Dei: et ut credéntes vitam habeátis in nómine eius. .

Vangelo di Giovanni 20, 19 - 31

Traduzione:

In quel tempo, la sera di quel giorno, il primo della settimana, essendo, per paura dei Giudei, chiuse le porte del luogo dove si trovavano i discepoli, venne Gesù, si presentò in mezzo a loro e disse: Pace a voi! E detto ciò mostrò loro le mani e il costato. E i discepoli gioirono nel vedere il Signore. Ed egli disse loro di nuovo: Pace a voi! Come il Padre ha mandato me, così anch’io mando voi. E detto questo, soffiò su di loro e disse: Ricevete lo Spirito Santo. A chi rimetterete i peccati, saranno rimessi; a chi li riterrete, essi saranno ritenuti. E uno dei dodici, Tommaso, detto Didimo, non era con loro quando venne Gesù. Ora gli altri discepoli gli dissero: Abbiamo visto il Signore. Ma egli rispose loro: Non crederò se non dopo aver visto nelle sue mani la piaga fatta dai chiodi e aver messo il mio dito dove erano i chiodi e la mia mano nella ferita del costato. Otto giorni dopo i discepoli si trovavano di nuovo in casa e Tommaso era con loro. Venne Gesù a porte chiuse e stando in mezzo a loro disse: Pace a voi! Poi disse a Tommaso: Metti qua il tuo dito, e guarda le mie mani; accosta anche la tua mano e mettila nel mio costato; e non voler essere incredulo, ma fedele. Tommaso gli rispose: Signore mio e Dio mio! E Gesù: Tommaso, tu hai creduto perché mi hai visto con i tuoi occhi; beati coloro che non vedono eppure credono. Gesù fece ancora, in presenza dei suoi discepoli, molti altri miracoli, che non sono stati scritti in questo libro. Queste cose sono state scritte, affinché crediate che Gesù è il Cristo, il Figlio di Dio, e affinché credendo, abbiate vita nel nome di lui





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domenica 25 marzo 2012

Domenica della Passione di NSGC a Venezia


Santa Messa cantata presso la chiesa di San Simon Piccolo a Venezia (fronte stazione).
Celebrante don Konrad Zu Loewenstein FSSP.

(photo by Alessandro Franzoni)




VANGELO

In illo témpore: Dicébat Iesus turbis Iudæórum: Quis ex vobis árguet me de peccáto? Si veritátem dico vobis, quare non créditis mihi? Qui ex Deo est, verba Dei audit. Proptérea vos non audítis, quia ex Deo non estis. Respondérunt ergo Iudaei et dixérunt ei: Nonne bene dícimus nos, quia Samaritánus es tu, et dæmónium habes? Respóndit Iesus: Ego dæmónium non hábeo, sed honorífico Patrem meum, et vos inhonorástis me. Ego autem non quæro glóriam meam: est, qui quærat et iúdicet. Amen, amen, dico vobis: si quis sermónem meum serváverit, mortem non vidébit in ætérnum. Dixérunt ergo Iudaei: Nunc cognóvimus, quia dæmónium habes. Abraham mórtuus est et Prophétæ; et tu dicis: Si quis sermónem meum serváverit, non gustábit mortem in ætérnum. Numquid tu maior es patre nostro Abraham, qui mórtuus est? et Prophétæ mórtui sunt. Quem teípsum facis? Respóndit Iesus: Si ego glorífico meípsum, glória mea nihil est: est Pater meus, qui gloríficat me, quem vos dícitis, quia Deus vester est, et non cognovístis eum: ego autem novi eum: et si díxero, quia non scio eum, ero símilis vobis, mendax. Sed scio eum et sermónem eius servo. Abraham pater vester exsultávit, ut vidéret diem meum: vidit, et gavísus est. Dixérunt ergo Iudaei ad eum: Quinquagínta annos nondum habes, et Abraham vidísti? Dixit eis Iesus: Amen, amen, dico vobis, antequam Abraham fíeret, ego sum. Tulérunt ergo lápides, ut iácerent in eum: Iesus autem abscóndit se, et exívit de templo. 

Vangelo secondo Giovanni 8, 46 - 59

Traduzione:

In quel tempo: Gesù disse alla folla dei Giudei: Chi di voi può accusarmi di peccato? Se vi dico la verità perché non mi credete? Chi è da Dio ascolta la parola di Dio. Per questo voi non l’ascoltate: perché non siete da Dio. Ma i Giudei gli rispòsero: Non abbiamo forse ragione di dire che sei un Samaritano e un posseduto dal demònio? Gesù rispose: Non sono posseduto dal demònio, bensí onoro il Padre mio e voi mi insultate. Io non cerco la gloria per me, c’è chi la cerca e giúdica. In verità, in verità vi dico: chi osserverà la mia parola non vedrà la morte in eterno. I Giudei gli díssero: Ora sappiamo per certo che sei posseduto dal demònio. Abramo è morto e pure i profeti, e tu dici: Chi osserverà la mia parola non vedrà la morte in eterno. Sei forse più grande del nostro padre Abramo, che è morto, o dei profeti, che sono pure morti? Chi pretendi di essere? Gesù rispose: Se mi glorífico da me stesso, la mia gloria è nulla; chi mi glorífica è il Padre mio che voi dite essere vostro Dio. Voi non lo conoscete, ma io lo conosco, e se dicessi di non conòscerlo sarei un bugiardo, come voi. Ma lo conosco e osservo la sua parola. Abramo, vostro padre, agognò di vedere il mio giorno: lo vide e ne gioí. I Giudei gli díssero: Non hai ancora cinquantanni e hai visto Abramo? Gesù rispose: In verità, in verità vi dico: prima che Abramo fosse, io sono. Allora raccòlsero delle pietre per scagliarle contro di lui, ma Gesù si nascose ed uscí dal tempio.


Omelia:

In nomine Patris, et Filii, et Spiritus Sancti.Dalla Domenica della Passione in poi, le Statue e le Croci della Chiesa sono coperte, affinché possiamo meditare dentro di noi, in modo più intimo, la Passione del Signore. Per aiutarci in questo lavoro in modo salutare voglio meditare oggi, brevemente, l'Agonia del Signore nell'orto del Getzemani.Là Egli soffriva la Passione, che era davanti ai Suoi occhi dal momento del Suo Concepimento e lo sarebbe stato sino alla Sua morte, nel modo più forte e più intenso. Getzemani, allora, significa etimologicamente "frantoio di olive" get-shemen, e spiritualmente significa il luogo dove, il Suo Preziosissimo Sangue esce da Lui mediante la Sua mortale agonia, come olio con cui siamo rifatti, unti e nutriti come accenna la Parola nel Cantico dei Cantici " oleum effussum nomen tuum " (1,1)."Coepit contristari et maestus esse / cominciò a provare tristezza e angoscia" (XXVI, 37), scrive San Matteo, la tristezza ora è l'emozione che si sente davanti ad un male che non si può fuggire, questo male era quintuplice:

1. La visione della Sua Passione e della Sua morte, i singoli tormenti, le flagellazioni, gli obbrobri, schiaffi, derisioni, blasfemie, la Croce e la morte in tutta la sua estensione, profondità ed acerbità che Lo fece gemere, tremare, languire, impallidire, indebolire, gettarsi per terra e sudare sangue. E questo per espiare il compiacimento del peccato di Adamo in quell'altro orto di Eden, e di tutti gli altri peccatori.
2. La visione di tutti i peccati e di ogni peccato di tutti gli uomini e di ogni uomo, da Adamo e fino alla fine del mondo; tutti i sacrilegi soprattutto verso il Santissimo Sacramento dell'Altare, gli omicidi, gli adulteri, le fornicazioni, i furti, le calunnie, le blasfemie e tutti i crimini, i più enormi e i più orrendi mai commessi assieme a tutto il dolore, tutta la vergogna e la compunzione che a loro appartenevano, come se Egli stesso li avesse tutti commessi. Vedendo con perfetta chiarezza il grande grado infinito della loro offesa all'infinita Maestà di Dio e suscitando in Se un dolore che ci corrispondesse, e questo per espiare pienamente tutte quelle offese al Padre Celeste.
3. La visione di tutte le sofferenze dei Martiri, dei Confessori, Pastori e Santi che accoglieva in Se per guadagnare ai Suoi Servi fedeli la grazia, la forza e la consolazione per poter subirle per Dio.
4. La visione della dannazione di molti uomini che malgrado tutte le Sue sofferenze si sarebbero persi l'anima, in gran numero, a causa della loro negligenza, indifferenza ed ingratitudine verso di Lui.
5. La visione della afflizione della Sua Beatissima Madre, soprattutto quando stava ai piedi della Croce poiché il dolore del Figlio trafiggerà come una spada l'Anima della Madre, e tornarono poi ad affliggere la propria anima con ancor maggior intensità, Egli soffrendo nel sommo grado di vedere affliggersi la Sua Madre a causa di Lui.
San Leone Magno afferma che "la Passione del Signore si prolunga sino alla fine dei secoli". Gli fa eco il filosofo Pascal nella sua meditazione sull'agonia del Signore: "Cristo - scrive - sarà in agonia fino alla fine del mondo. Durante questo tempo non bisogna dormire: Io pensavo a te nella Mia Agonia, quelle gocce di Sangue le ho versate per te. Vuoi costarmi sempre Sangue della mia umanità senza che tu versi neanche una lacrima? Io ti sono più amico del tale e di tal altro, perché ho fatto per te più di loro, ed essi non soffrirebbero mai quel che ho sofferto da te, non morirebbero mai per te nel tempo della tua infedeltà e delle tue crudeltà come ho fatto Io, e sono pronto a fare nei miei eletti e nel Santissimo Sacramento dell'Altare".

domenica 29 gennaio 2012

Quarta domenica dopo l'Epifania a Venezia


E come dimenticare il primo servizio da accolito alla Santa Messa nella nostra cara Forma Straordinaria del Rito Romano?

Chiesa di San Simon Piccolo, Venezia.
Celebrante don Konrad Zu Loewenstein FSSP.
E' intervenuta la Corale gregoriana "Aurea Luce".

(foto dal web)






VANGELO

In illo témpore: Ascendénte Iesu in navículam, secúti sunt eum discípuli eius: et ecce, motus magnus factus est in mari, ita ut navícula operirétur flúctibus, ipse vero dormiébat. Et accessérunt ad eum discípuli eius, et suscitavérunt eum, dicéntes: Dómine, salva nos, perímus. Et dicit eis Iesus: Quid tímidi estis, módicæ fídei? Tunc surgens, imperávit ventis et mari, et facta est tranquíllitas magna. Porro hómines miráti sunt, dicéntes: Qualis est hic, quia venti et mare obœ́diunt ei?

(Vangelo secondo Matteo 8, 23 - 27)

Traduzione:

In quel tempo: Gesù montò in barca, seguito dai suoi discepoli: ed ecco che una grande tempesta si levò sul mare, tanto che la barca era quasi sommersa dai flutti. Gesù intanto dormiva. Gli si accostarono i suoi discepoli e lo svegliarono, dicendogli: Signore, salvaci, siamo perduti. E Gesù rispose: Perché temete, o uomini di poca fede? Allora, alzatosi, comandò ai venti e al mare, e si fece gran bonaccia. Onde gli uomini ne furono ammirati e dicevano: Chi è costui al quale obbediscono i venti e il mare?




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domenica 8 gennaio 2012

Domenica della Santa Famiglia a Venezia


Raffaello, Santa Famiglia "Canigiani"


Santa Messa cantata presso la chiesa di San Simon Piccolo a Venezia (fronte stazione). 
Celebrante don Konrad Zu Loewenstein FSSP.


VANGELO

Cum factus esset Iesus annórum duódecim, ascendéntibus illis Ierosólymam secúndum consuetúdinem diéi festi, consummatísque diébus, cum redírent, remánsit puer Iesus in Ierúsalem, et non cognovérunt paréntes eius. Existimántes autem illum esse in comitátu, venérunt iter diéi, et requirébant eum inter cognátos et notos. Et non inveniéntes, regréssi sunt in Ierúsalem, requiréntes eum. Et factum est, post tríduum invenérunt illum in templo sedéntem in médio doctórum, audiéntem illos et interrogántem eos. Stupébant autem omnes, qui eum audiébant, super prudéntia et respónsis eius. Et vidéntes admiráti sunt. Et dixit Mater eius ad illum: Fili, quid fecísti nobis sic? Ecce, pater tuus et ego doléntes quærebámus te. Et ait ad illos: Quid est, quod me quærebátis? Nesciebátis, quia in his, quæ Patris mei sunt, opórtet me esse? Et ipsi non intellexérunt verbum, quod locútus est ad eos. Et descéndit cum eis, et venit Názareth: et erat súbditus illis. Et Mater eius conservábat ómnia verba hæc in corde suo. Et Iesus proficiébat sapiéntia et ætáte et grátia apud Deum et hómines.

Vangelo di Luca 2, 42 - 52

Traduzione:

Quando Gesú raggiunse i dodici anni, essendo essi saliti a Gerusalemme, secondo l’usanza di quella solennità, e, passati quei giorni, se ne ritornarono, il fanciullo Gesú rimase a Gerusalemme, né i suoi genitori se ne avvidero. Ora, pensando che egli fosse nella comitiva, fecero una giornata di cammino, dopo di che lo cercarono tra i parenti e i conoscenti. Ma non avendolo trovato, tornarono a cercarlo a Gerusalemme. E avvenne che dopo tre giorni lo trovarono nel Tempio, mentre sedeva in mezzo ai Dottori, e li ascoltava e li interrogava, e tutti gli astanti stupivano della sua sapienza e delle sue risposte. E, vistolo, ne fecero le meraviglie. E sua madre gli disse: Figlio perché ci ha fatto questo? Ecco che tuo padre ed io, addolorati, ti cercavamo. E rispose loro: Perché mi cercavate? Non sapevate che io devo occuparmi di quel che spetta al Padre mio? Ed essi non compresero ciò che aveva loro detto. E se ne andò con loro e ritornò a Nazareth, e stava soggetto ad essi. Però sua madre serbava in cuor suo tutte queste cose. E Gesú cresceva in sapienza, in statura e in grazia innanzi a Dio e agli uomini.

Omelia:

Per capire la natura della Sacra Famiglia occorre prima di tutto capire i suoi scopi. Gli scopi della Sacra Famiglia, come di ogni Famiglia e di ogni matrimonio, sono due: il bene dei figli e il bene degli sposi.Il bene dei figli è il primo scopo della Famiglia e consiste nella generazione e nella educazione dei figli. Nel caso della Sacra Famiglia, questa generazione, non era l'opera di un uomo, di san Giuseppe, ma da Dio stesso, e il frutto di questa generazione non era un uomo, una persona umana, ma una Persona Divina, ossia Gesù Cristo +. Questa è dunque una perfezione della Sacra Famiglia, che la generazione del figlio, che è il primo scopo della Famiglia, è opera di Dio stesso, il suo frutto, ugualmente, è Dio stesso. Nel caso della Sacra Famiglia, in altre parole, il Padre è Dio e il Figlio è Dio. Quanto a questa generazione del Figlio, la beatissima Vergine Maria e san Giuseppe non sono meramente passivi ma collaborano con i disegni eterni di Dio, perchè il loro legame matrimoniale e la loro vita in comune, sono il contesto della Natività e dell'educazione del Figlio. Collaborano, dunque, con Dio e collaborano, se non in modo carnale, bensì in modo verginale e dunque più perfetto.
Il bene degli Sposi è il secondo scopo della Sacra Famiglia, il bene degli sposi o in altre parole la loro assistenza reciproca. Questa assistenza reciproca loro, possiede anche una grande perfezione perchè viene indirizzata ad un fine più sublime di tutte le altre Famiglie, cioè l'educazione e la cura di Gesù Cristo stesso.Ora, i due scopi della Famiglia che sono il bene dei figli e il bene degli sposi, hanno come ultima meta la santificazione dei figli e di tutti i membri della Famiglia. La Sacra Famiglia costituisce in una eccezione in questo punto, perché la santificazione non viene dai genitori ma dal Figlio, che non ha bisogno della santificazione perchè è il Santo stesso ed è la fonte della santificazione della Sua Madre e di san Giuseppe.
Ogni membro della Sacra Famiglia è modello delle virtù proprie al suo stato:- san Giuseppe è modello della docilità alla volontà di Dio espressa a lui nelle ambasciate dall'Angelo; modello della cura paterna nel guidare la Sacra Famiglia a Betlemme, a Gerusalemme, a Nazareth ed in Egitto; è modello della Provvidenza ab-eterna nel suo lavoro.- la Madonna è modello di tutte le virtù manifestate nel racconto degli Evangelisti, particolarmente le virtù materne della sottomissione a Dio, la Preghiera e la pazienza.- il Signore Gesù + manifesta le virtù filiali di sottomissione, all'ubbidienza e all'umiltà e onore verso la Sua Madre e il Suo padre putativo, malgrado il fatto che è infinitamente superiore a loro essendo il loro Creatore e Dio.
Quanto all'amore di ognuno per ogni altro possiamo dire che più grande è il Santo più grande è il suo amore per Dio, dunque san Giuseppe essendo uno dei più grandi Santi che ci siano, eletto da Dio al rapporto, il più intimo che ci sia, con il Suo Divin Figlio, dopo quello con la Madonna e con la Sua Santissima Madre, aveva ed ha un amore immenso verso di Lui, e dopo di Lui verso la Sua Sposa Immacolata con cui è legato con  legame umano, il più intimo che ci sia.La Madonna perchè fu tutta umile e vuota di sè, nelle parole di sant'Alfonso, perciò fu tutta ripiena del Divino Amore, ardendo di dentro per amore, così che quando portava il Suo Figlio Divino tra le braccia poteva chiamarsi "Fuoco portante fuoco". In oltre, amando Dio più di tutti gli altri Santi, poteva anche amare il prossimo più di tutti gli altri Santi perchè, come dice san Tommaso, chi ama Dio ama tutte le cose amate da Dio e san Giuseppe era la persona umana più vicina a Lei e dunque aveva la pretesa, la più grande, al suo amore.
Quanto all'amore di Gesù Cristo + verso san Giuseppe e la Madonna, bisogna sapere anche che più grande è il Santo più lo ama Dio ed essendo san Giuseppe un Santo così grande, ed essendo la Madonna la Santa, la più grande di tutti, il Signore li amava in modo eccelso.Quanto al Suo amore per la Sua Madre in particolare, san Tommaso da Villanova scrive che "l'amava talmente che discese nel di lei seno a farsi uomo".Con questi esempi della Sacra Famiglia, carissimi fedeli, proviamo noi a compiere i nostri doveri verso i nostri genitori e, o i figli con la preghiera, con l'esempio e con la parola, quando riteniamo che sarà ascoltata. Amiamoli non con indulgenza eccessiva verso le loro debolezze ma nella carità e la misericordia, chiedendo aiuto alla Sacra Famiglia, per poter un giorno in compagnia di san Giuseppe e la Madonna, con tutti i nostri familiari, adorare il Volto ineffabile del Bambino Gesù nel Cielo, per tutti i secoli dei secoli. Amen!


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venerdì 6 gennaio 2012

Epifania di NSGC a Venezia


Santa Messa cantata presso la chiesa di San Simon Piccolo a Venezia (fronte stazione). 

Celebrante don Konrad Zu Loewenstein FSSP.





VANGELO


Cum natus esset Iesus in Béthlehem Iuda in diébus Heródis regis, ecce, Magi ab Oriénte venerunt Ierosólymam, dicéntes: Ubi est, qui natus est rex Iudæórum? Vidimus enim stellam eius in Oriénte, et vénimus adoráre eum. Audiens autem Heródes rex, turbatus est, et omnis Ierosólyma cum illo. Et cóngregans omnes principes sacerdotum et scribas pópuli, sciscitabátur ab eis, ubi Christus nasceretur. At illi dixérunt ei: In Béthlehem Iudae: sic enim scriptum est per Prophétam: Et tu, Béthlehem terra Iuda, nequaquam mínima es in princípibus Iuda; ex te enim éxiet dux, qui regat pópulum meum Israel. Tunc Heródes, clam vocátis Magis, diligénter dídicit ab eis tempus stellæ, quæ appáruit eis: et mittens illos in Béthlehem, dixit: Ite, et interrogáte diligénter de púero: et cum invenéritis, renuntiáte mihi, ut et ego véniens adórem eum. Qui cum audíssent regem, abiérunt. Et ecce, stella, quam víderant in Oriénte, antecedébat eos, usque dum véniens staret supra, ubi erat Puer. Vidéntes autem stellam, gavísi sunt gáudio magno valde. Et intrántes domum, invenérunt Púerum cum María Matre eius, ei procidéntes adoravérunt eum. Et, apértis thesáuris suis, obtulérunt ei múnera, aurum, thus et myrrham. Et re sponso accépto in somnis, ne redírent ad Heródem, per aliam viam revérsi sunt in regiónem suam.


Vangelo di Matteo 2, 1 - 12


Traduzione:


Nato Gesú, in Betlemme di Giuda, al tempo del re Erode, ecco arrivare dei Magi dall’Oriente, dicendo: Dov’è nato il Re dei Giudei? Abbiamo visto la sua stella in Oriente e siamo venuti per adorarlo. Sentite tali cose, il re Erode si turbò, e con lui tutta Gerusalemme. E, adunati tutti i sommi sacerdoti e gli scribi del popolo, voleva sapere da loro dove doveva nascere Cristo. E questi gli risposero: A Betlemme di Giuda, perché cosí è stato scritto dal Profeta: E tu Betlemme, terra di Giuda, non sei la minima tra i príncipi di Giuda: poiché da te uscirà il duce che reggerà il mio popolo Israele. Allora Erode, chiamati a sé di nascosto i Magi, si informò minutamente circa il tempo dell’apparizione della stella e, mandandoli a Betlemme, disse loro: Andate e cercate diligentemente il bambino, e quando l’avrete trovato fatemelo sapere, affinché io pure venga ad adorarlo. Quelli, udito il re, partirono: ed ecco che la stella che avevano già vista ad Oriente li precedeva, finché, arrivata sopra il luogo dov’era il bambino, si fermò. Veduta la stella, i Magi gioirono di grandissima gioia, ed entrati nella casa trovarono il bambino con Maria sua madre 



Omelia:


Epifania, carissimi fedeli, significa manifestazione, manifestazione di Gesù Cristo al mondo, soprattutto al mondo dei gentili rappresentato dai Magi. Questa Sua manifestazione si simbolizza nella Stella apparsa nel Cielo. La Stella significa in primo luogo Cristo la Luce, Lui è la Luce nel Suo rapporto al Suo Padre, "Luce da Luce", un riflesso della Luce perenne, uno specchio senza macchia dell'attività di Dio e immagine della Sua bontà, come leggiamo nel Libro della Sapienza. Poi è Luce nel suo rapporto all'uomo, la Luce degli uomini, come leggiamo nel Prologo di san Giovanni, la Luce vera, quella che illumina ogni uomo che viene in questo mondo, dobbiamo intendere la Luce, qua, come la Luce della ragione, la Luce della Fede e la Luce della Carità, perché ogni uomo gode della ragione e raggiungere alla Fede e la Carità se conduce una buona vita. 


Questa Stella su Betlemme brilla nella notte come la Luce che san Giovanni descrive nel Prologo: che splende nelle tenebre, ma le tenebre non l'hanno superata, cioè, la Luce che è Cristo + non sarà soppressa dalle tenebre dell'ignoranza, né del peccato, ma diverrà una fonte di Vita soprannaturale per tutti coloro che Lo accettano. Come dice già il padre di san Giovanni Battista, Zaccaria, quando profetizza: verrà a visitarci dall'alto un Sole che sorge, per rischiarare quelli che stanno nelle tenebre e nell'ombra della morte, e per dirigere i nostri passi sulla via della pace. In secondo luogo la Stella significa la Santissima Vergine Maria, come Stella o Donna di Luce, secondo due interpretazioni del Suo Nome, Lei splende al di sopra di questo mondo di tenebre dove, Piena di Grazia, accoglie in se stessa la Luce del Sole increato che è Dio, come Mediatrice di tutte le Grazie guida, con questa Luce, gli abitanti della terra verso il Sole eterno che è Dio. 


Di fatti il ruolo di Mediatrice, della Madonna, si vede chiaramente nel racconto dell'Epifania nelle parole: "entrati nella Casa videro il Bambino con Maria, Sua Madre". 

Ludolfo il certosino, commenta: I Magi avevano per Maestra, nella fede, quella Stella dolce e sovrana di cui l'Astro non era che la figura. Come rispondono i Magi all'apparizione del Signore, alla Sua Epifania? Prostratisi Lo adorarono, poi aprirono i loro scrigni e Gli offrirono in dono oro, incenso e mirra, e dopo fecero ritorno per un'altra strada, al loro Paese. 

Come risponderemo noi? Lo stesso commentatore scrive: offriremo al nostro Re l'oro della carità, al nostro Dio l'incenso delle nostre preghiere, al Redentore che soffre per noi la mirra amara della nostra compassione - e continua - e come i Magi allora, dopo aver adorato il Bambino prenderemo un'altra strada per tornare alla nostra Patria, perché la nostra Patria è l'innocenza e il Cielo. Siamo usciti per mezzo della superbia, la disubbidienza, l'attaccamento alle cose visibili, ci torneremo per mezzo dell'ubbidienza, la santa umiltà e l'indifferenza. L'amore per Dio è l'indifferenza del mondo! 

Facciamo allora che soprattutto queste virtù siano rinforzate in noi da questa Festa dell'Epifania e che ci conducano, per un'altra strada, in Cielo. Amen.



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domenica 1 gennaio 2012

Santo Nome di Gesù a Venezia


(photo by Daniela de Mori)

Santa Messa cantata presso la chiesa di san Simon Piccolo a Venezia (fronte stazione). 
Celebrante di don Konrad Zu Loewenstein FSSP.


VANGELO

In illo témpore: Postquam consummáti sunt dies octo, ut circumciderétur Puer: vocátum est nomen eius Iesus, quod vocátum est ab Angelo, priúsquam in útero conciperétur.

(Vangelo secondo Luca 2, 21)

Traduzione:

In quel tempo: Passati gli otto giorni, il bambino doveva essere circonciso, e gli fu posto il nome Gesú: come era stato indicato dall’Angelo prima di essere concepito.


Omelia:
In nomine Patris, et Filii, et Spiritus Sancti."Gli fu messo nome Gesù + come era stato chiamato dall'Angelo prima di essere concepito nel grembo della Madre." San Tommaso da Villanova spiega che questo Nome fu chiamato dall'Angelo e non fissato da lui. Non fu fissato neanche dalla Madonna, bensì dallo stesso Padre Celeste. Questo fatto viene profetizzato da Isaia quando dice: " Ti si chiamerà con un nome nuovo, che la bocca del Signore indicherà".
Ora, il nome che Dio da ad una persona o ad una cosa esprime la sua natura o funzione. Cosa significa, dunque, questo nome nuovo che è "Gesù" + ? Gesù significa Salvatore, come l'Arcangelo Gabriele aveva esposto a san Giuseppe con le parole: "Egli infatti salverà il suo popolo dai suoi peccati". San Tommaso da Villanova osserva che non lo chiamò "giudice, né custode, né vindice", ma Salvatore, e questo perché lo scopo dell'Incarnazione è proprio la salvezza del genere umano.
"Signore Gesù" - prega il santo - "questo Vostro Santo Nome mi da una fiducia sconfinata; Signore, sì, Voi siete proprio Gesù! Riconoscete il Vostro Nome, quello che il Padre Vi ha imposto, siate Gesù per me! Io riconosco di essere prigioniero, irretito nei lacci dei miei peccati, incatenato dalla mia cattiveria, stretto nei ferri della mia malvagità. Riconosco ciò che sono, anche Voi, Gesù, riconoscete ciò che siete!
 Di chi siete costituito il Salvatore, se non degli uomini perduti, dei prigionieri? Se non vi sono dei miseri, dei condannati da liberare, di chi sarete il Salvatore? Se io Vi ho rinnegato, Voi però Signore, siete fedele, e non potete rinnegare Voi stesso...Siete la Verità, Signore, e non potete contraddire il Vostro Nome +. Come Vi potreste chiamare il Salvatore se non Vi curaste di salvarci? Come Vi potremmo dire Misericordioso se a chi Vi chiede pietà Voi infliggeste una condanna? In Dio non c'è finzione, non è possibile l'inganno! Il Vostro Nome Signore è la Vostra Identità, Vi chiamate Gesù, perché siete Gesù + ".
Abbiamo dunque fiducia, ed invochiamo con fiducia il Suo Santo Nome, perché il Signore stesso ci ha detto: "Se chiederete qualcosa al Padre nel mio Nome, Egli ve la darà", e "se mi chiederete qualcosa nel Mio Nome, io ve la concederò", e san Pietro dice: "Chiunque invocherà il Nome del Signore, sarà salvato" - ad una condizione, tuttavia, aggiunge san Tommaso da Villanova: che Lo invochiamo dal profondo di un cuore sincero.
In virtù del Santo Nome di Gesù, san Pietro guarisce lo storpio presso la Porta Bella con le parole "nel Nome di Gesù Cristo + il Nazareno, cammina!" ed infatti, tutti i miracoli più grandi della Chiesa nel corso dei secoli sono stati operati in virtù del Suo Santo Nome +. Questo Nome guarisce gli ammalati, da la vista ai ciechi e la vita ai morti, mette in fuga i demoni e libera gli uomini dalle tentazioni più violente. Questo Nome fa scendere l'infinita Misericordia di Dio sul mondo nella Santa Messa, ed è il garante eterno che la Preghiera della Chiesa sarà esaudita dal Padre.
Che invochiamo questo Nome, dunque, con cuore sincero e sempre con profondo rispetto e sacro timore, ed invochiamolo costantemente. Che questo Nome, insieme al santo Nome della Madonna, sia la nostra unica speranza nella vita intera, e all'ora della nostra morte pronunciamo con grande devozione la preghiera meditata da san Tommaso da Villanova e santificata nel corso dei secoli dalla Chiesa: Gesù, sii il mio Salvatore! Jesus, sis mihi Jesus! Amen.

domenica 18 dicembre 2011

Quarta domenica di Avvento a Venezia


Santa Messa cantata presso la chiesa di San Simon Piccolo a Venezia (fronte stazione). 
Celebrante don Konrad Zu Loewenstein FSSP

(photo by Alessandro Franzoni)


VANGELO

Anno quintodécimo impérii Tibérii Cǽsaris, procuránte Póntio Piláto Iudǽam, tetrárcha autem Galilǽæ Heróde, Philíppo autem fratre eius tetrárcha Iturǽæ et Trachonítidis regionis, et Lysánia Abilínæ tetrárcha, sub princípibus sacerdotum Anna et Cáipha: factum est verbum Domini super Ioannem, Zacharíæ filium, in deserto. Et venit in omnem regiónem Iordánis, prǽdicans baptísmum pæniténtiæ in remissiónem peccatórum, sicut scriptum est in libro sermónum Isaíæ Prophétæ: Vox clamántis in desérto: Paráte viam Dómini: rectas fácite sémitas eius: omnis vallis implébitur: et omnis mons et collis humiliábitur: et erunt prava in dirécta, et áspera in vias planas: et vidébit omnis caro salutáre Dei.

Vangelo di Luca 3, 1 - 6

Traduzione:

Nell’anno decimoquinto dell’impero di Tiberio Cesare, essendo governatore della Giudea Ponzio Pilato, Erode tetrarca della Galilea, e Filippo, suo fratello, tetrarca dell’Iturea e della regione Traconítide, e Lisània tetrarca di Abilene, essendo sommi sacerdoti Anna e Càifa: la parola del Signore venne nel deserto su Giovanni, figlio di Zaccaria. E costui andò nelle terre intorno al Giordano, predicando il battesimo di penitenza in remissione dei peccati, come sta scritto nel libro del profeta Isaia: Voce di uno che grida nel deserto: preparate la via del Signore: appianate i suoi sentieri: saranno colmate tutte le valli, e i monti e i colli saranno abbassati: i sentieri tortuosi saranno rettificati e quelli scabrosi appianati: e ogni uomo vedrà la salvezza di Dio.

Omelia:

In questo sacro Tempo di Avvento, carissimi fedeli, un tema costante nella Santa Messa come oggi dell'Offertorio, è quello della Salutazione Angelica, l'Ave Maria, perciò volgiamo oggi, in quest'ultima domenica prima di Natale un breve sguardo su questo tema, ossia, sulla sola parola "Ave".
Ave significa pace e gioia, pace non solo per infondere la pace nell'anima della Madonna, ma innanzi tutto perché l'Annunciazione è una ambasciata di pace mediante cui Dio e l'uomo saranno riconciliati, una ambasciata di pace mediante cui Dio si unirà all'uomo per vincere il suo nemico, per riparare i danni fatti dall'uomo e per soggiogare il mondo intero al Regno pacifico ed eterno di Colui che è il Principe della Pace.
Pace e gioia, la gioia che viene dai beni elargiti da Dio sulla Santissima Madre di Dio, nelle parole di san Bernardo: l'estinzione della concupiscenza, il dominio e il primato di tutto l'Universo, la pienezza di tutte le grazie, di tutte le virtù, di tutti i doni, di tutte le beatitudini, di tutti i frutti dello Spirito, di tutte le scienze, della interpretazione dei sermoni, degli spiriti della profezia, dei discernimenti degli spiriti, delle operazioni delle virtù, la fecondità della verginità, la maternità del Figlio di Dio, l'essere Stella del mare, la Porta del Cielo e soprattutto la Regina della Misericordia.
Se era grande la gioia della Madonna che derivò dal possesso di tutti questi beni, infinitamente più grande era la gioia che derivò dal possesso di quel bene che è il Suo Bene, Dio stesso, perché con l'Incarnazione la Santissima Vergine Maria ha preso possesso in modo perfetto, in quanto era possibile ad un essere umano, di Dio stesso, la Seconda Persona della Santissima Trinità fatta Uomo, ha preso possesso di Lui in modo perfetto sia fisicamente, sia spiritualmente. Fisicamente in quanto l'ha contenuto nel Suo corpo stesso, nel paradiso terrestre del Suo grembo immacolato, secondo la parola di Geremia: "la donna cingerà l'uomo", e l'ha posseduto in modo perfetto spiritualmente in quanto la Sua anima, per questo scopo, fu fornita di tutte le grazie, le virtù e di tutti i doni di cui abbiamo già parlato. 
Ma siccome l'Arcangelo san Gabriele annuncia la pace non solo alla Madonna, ma anche a tutto il genere umano, così anche la gioia, perché con la nascita del Suo Figlio, come recitiamo nel Prefazio della Madonna: "versò sul mondo la luce eterna" sul mondo e in cielo, quella Luce eterna che è Gesù, che nelle parole dell'inno "è l'allegria dei cuori, la gioia delle valli, e il dolce premio della vita", e questa gioia celeste siamo capaci di possederla anche noi come un oggetto, non come un oggetto qualsiasi, ma come la Madonna stessa, anche se in grado inferiore, possederla in noi, perché il Signore stesso ha detto: "affinché la mia gioia sia in voi, e la vostra gioia sia piena", la possediamo in noi nella inabitazione sostanziale della Santissima Trinità, quando siamo nello stato di grazia, e nella Santa Comunione.
Ma c'è un altro significato della parola Ave che è "viva", che si riferisce ad Eva madre dei viventi. Chiamando la Madonna "viva" l'Arcangelo dunque, la dichiara "vera Madre dei viventi", vera madre dei viventi perché vera Madre della vera Vita che è Dio stesso, e perché vera Madre della Vita, la vera vita degli uomini che è la vita della Grazia, la Vita Eterna. E se la Madonna è la vera Madre della Vita, Eva non è la vera madre della vita, bensì la madre della Morte, perché la vita terrestre è la Morte in confronto alla Vita di Grazia e perché lei è la causa della nostra morte fisica, di tutti i suoi discendenti, tranne la Madonna, e della morte spirituale, dell'Inferno.
Questo contrasto tra la Madonna ed Eva la Chiesa lo vede espresso nel fatto che la parola Ave è l'inversione della parola Eva, come cantiamo nell'Inno Ave Maris Stella:
Sumens illud ave (...) Mutans Evae nomen/ Accogliendo quell'"Ave" (...) il nome mutante di Eva...
e la Chiesa considera che come Ave è l'inversione di Eva, la Madonna converte in benedizione tutte le maledizioni di Eva.
Questo contrasto tra la Madonna ed Eva, la Patristica lo espone come contrasto tra una vergine sciocca ed una vergine prudente, una donna superba ed una donna umile, la prima che fa assaporare dell'albero della morte, la seconda che fa assaporare dell'albero della vita, la prima l'amarezza di un cibo velenoso, la seconda la dolcezza di un Frutto Eterno.
Ora, la dolcezza di questo Frutto Eterno è il Frutto del Seno della Santissima Vergine Maria, e che desideriamo gustare a Natale, che desideriamo gustare e guardare con i propri occhi dopo questo nostro esilio, mostratoCi dalla Sua tenerissima Madre, Lui che è l'allegria dei cuori, il gaudio delle lacrime, il dolce premio della vita. Amen.


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giovedì 8 dicembre 2011

Immacolata Concezione della BVM a Venezia


Giorgio Vasari, Allegoria dell'Immacolata Concezione, Galleria degli Uffizi, Firenze.

(photo by Francesco Bianco)




Santa Messa cantata presso la chiesa di San Simon Piccolo, Venezia.
Celebrante don Konrad Zu Loewenstein FSSP.


Omelia:

"La Santissima Vergine Maria, nel primo istante della Sua Concezione, per singolare Grazia e privilegio di Dio Onnipotente, e in vista dei meriti di Cristo Gesù + Salvatore del genere umano, è stata preservata immune da ogni macchia del Peccato Originale".Questo è il Dogma dell'Immacolata Concezione proclamato nella Bolla Ineffabilis Deus del beato Pio IX nell'anno 1854.Cosa era questa macchia del Peccato Originale? Era lo stato di peccato mortale ereditato da tutti i figli di Eva insieme a una debolezza dell'intelletto e della volontà, di un certo staccamento dalle passioni, dal dominio della ragione. Da questa macchia di cui vediamo così chiaramente gli effetti in noi stessi e in tutti gli uomini, la Santissima Vergine Maria fu preservata.Ma la Santissima Vergine dal primo istante della Sua Concezione fu preservata non solo dal Peccato Originale, ma anche dal peccato personale, come dichiara il sacro Concilio di Trento nelle seguenti parole: La Chiesa mantiene che la Beata Vergine mediante un privilegio speciale di Dio, poteva evitare tutti i peccati, anche veniali, durante tutta la Sua vita. Così che può essere applicata a Lei la frase del Cantico dei Cantici: Tutta bella sei tu, o mia diletta, e macchia non è in te (Ct.4,7).Sant'Alfonso M. de Liguori commenta: " Da che Ella ebbe uso della ragione, cioè, dal primo istante della sua immacolata concezione nell'utero della Santa Anna, sin da allora cominciò con tutte le sue forze ad amare il Suo Dio, e così seguì a far sempre più avanzandosi nella perfezione, nell'amore, in tutta la Sua vita. Tutti i Suoi pensieri, i desideri, gli affetti, non furono che di Dio, non disse parola, non fece torto, non diede occhiata, non un respiro che non fosse per Dio e per la Sua gloria, senza mai storcere un passo, senza mai distaccarsi un momento dall'amore Divino, la Concezione Immacolata, la preservazione dal Peccato Originale e personale è la condizione sublime della purezza, della santità e gloria della Beatissima Vergine Maria, la condizione per la Sua immersione nella Luce Divina".Nelle parole di san Bernardo: "Con ragione si presenta Maria ammantata di Sole - dice con l'immagine a riguardo dell'Apocalisse - Lei che ha penetrato oltre ogni nostra immaginazione l'abisso profondissimo della Divina Sapienza, così che per quanto lo consente la condizione di una creatura, Ella appare come immersa in quella Luce inaccessibile".Questa sublime purezza della Beatissima Vergine fu rivelata all'Anima del Sommo Pontefice Beato Pio IX, egli raccontò che: " mentre Dio proclamava il Dogma per la bocca del Suo Vicario, Dio stesso dette al mio spirito un conoscimento sì chiaro e sì largo dell'incomparabile della purezza della Santissima Vergine che, inabissato nella profondità di questa conoscenza, cui nessun linguaggio potrebbe descrivere, l'anima mia restò inondata di delizie inenarrabili, di delizie che non sono terrene, nè potrebbero provarsi che in Cielo. Nessuna prosperità, nessuna gioia di questo mondo potrebbe dare di quelle delizie la minima idea, ed io non temo affermare che, il Vicario di Cristo, ebbe bisogno di una grazia speciale per non morire di dolcezza sotto l'impressione di cotesta cognizione, di cotesto sentimento della bellezza incomparabile di Maria Immacolata".Proviamo, carissimi fedeli, a crescere ogni giorno nella nostra devozione all'Immacolata Concezione, che a causa della Sua vicinanza a Dio e del Suo profondo Amore materno verso ognuno di noi, Ella è l'Avvocata più potente che ci sia per noi presso l'Altissimo, affidiamoLe i nostri affanni, onoriamola con la nostra Preghiera, con il Santo Rosario, amiamoLa nei nostri cuori. Amen.