domenica 3 marzo 2013

Terza domenica di Quaresima a Venezia


Santa Messa cantata presso la chiesa di San Simon Piccolo (fronte stazione ferroviaria).
Celebrante don Konrad Zu Loewenstein FSSP.

(photo by @moreth_watercolor)




VANGELO

In illo témpore: Erat Iesus eiíciens dæmónium, et illud erat mutum. Et cum eiecísset dæmónium, locútus est mutus, et admirátæ sunt turbæ. Quidam autem ex eis dixérunt: In Beélzebub, príncipe dæmoniórum, éiicit dæmónia. Et alii tentántes, signum de cœlo quærébant ab eo. Ipse autem ut vidit cogitatiónes eórum, dixit eis: Omne regnum in seípsum divísum desolábitur, et domus supra domum cadet. Si autem et sátanas in seípsum divísus est, quómodo stabit regnum eius? quia dícitis, in Beélzebub me eiícere dæmónia. Si autem ego in Beélzebub eiício dæmónia: fílii vestri in quo eiíciunt? Ideo ipsi iúdices vestri erunt. Porro si in dígito Dei eiício dæmónia: profécto pervénit in vos regnum Dei. Cum fortis armátus custódit átrium suum, in pace sunt ea, quæ póssidet. Si autem fórtior eo supervéniens vícerit eum, univérsa arma eius áuferet, in quibus confidébat, et spólia eius distríbuet. Qui non est mecum, contra me est: et qui non cólligit mecum, dispérgit. Cum immúndus spíritus exíerit de hómine, ámbulat per loca inaquósa, quærens réquiem: et non invéniens, dicit: Revértar in domum meam, unde exivi. Et cum vénerit, invénit eam scopis mundátam, et ornátam. Tunc vadit, et assúmit septem alios spíritus secum nequióres se, et ingréssi hábitant ibi. Et fiunt novíssima hóminis illíus peióra prióribus. Factum est autem, cum hæc díceret: extóllens vocem quædam múlier de turba, dixit illi: Beátus venter, qui te portávit, et úbera, quæ suxísti. At ille dixit: Quinímmo beáti, qui áudiunt verbum Dei, et custódiunt illud.

(Vangelo secondo Luca 11, 14 - 28)

Traduzione:

In quel tempo: Gesù stava liberando un indemoniato che era muto. E non appena cacciò il demonio, il muto parlò e le turbe ne rimàsero meravigliate. Ma alcuni díssero: Egli caccia i démoni in virtù di Belzebù, il príncipe dei démoni. Altri poi, per tentarlo, gli chiedévano un segno dal cielo. Ma egli, avendo scorto i loro pensieri, disse loro: Qualunque regno diviso in partiti contràrii va in perdizione, e una casa rovina sull’altra. Se anche sátana è in discordia con sé stesso, come sussisterà il suo regno? Giacché dite che io scaccio i démoni in virtú di Belzebù. Se io scaccio i demoni in virtú di Belzebù, in virtú di chi li scacciano i vostri figli? Per questo saranno essi i vostri giúdici. Se io col dito di Dio scaccio i démoni, certo è venuto a voi il regno di Dio. Quando il forte armato custodisce il suo àtrio, è al sicuro tutto quello che egli possiede. Ma se un altro più forte di lui lo sovrasta e lo vince, porta via tutte le armi in cui egli poneva la sua fiducia e ne spartisce le spoglie. Chi non è con me, è contro di me; e chi non raccoglie con me, disperde. Quando lo spírito immondo è uscito da un uomo, cammina per luoghi deserti, cercando réquie, e, non trovandola, dice: Ritornerò nella mia casa, donde sono uscito. E, venendo, la trova spazzata e adorna. Allora va, e prende con sé altri sette spíriti peggiori di lui, ed éntrano ad abitarvi, e la fine di quell’uomo è peggiore del principio. Ora avvenne che, mentre diceva queste cose, una donna alzò la voce di tra le turbe e gli disse: Beato il ventre che ti ha portato e il seno che hai succhiato. Ma egli disse: Beati piuttosto coloro che ascoltano la parola di Dio e la ossérvano.


Omelia:

San Paolo ci ammonisce oggi di non parlare della fornicazione, di impurità o di avarizia, né di ciò che è vergognoso, sciocco o scurrile, ma piuttosto di ringraziare. Dice lui: siamo i figli dilettissimi di Dio e dunque dobbiamo camminare nel Diletto; siamo i figli della luce della quale i frutti sono la bontà, la giustizia e la verità.
Bisogna esaminarci, carissimi fedeli, sulle nostre parole: i giornali e la televisione ci presentano, quasi unicamente, una visione di una realtà tenebrosa, impura e vergognosa che non è materia degna delle parole, né delle meditazioni di noi cattolici redenti nel Sangue preziosissimo del Signore. Piuttosto bisogna ringraziare.
Chiediamoci, dunque oggi, che cosa è il ringraziamento, o la gratitudine?
La gratitudine è la virtù che inclina l'uomo a riconoscere ed a retribuire i benefici che ha ricevuto da un altro. E' una virtù necessaria e bellissima tra l'altro, perché promuove la carità e l'umiltà.
Promuove la carità in quanto unisce i cuori di coloro che danno a coloro che ricevono e promuove l'umiltà in quanto colui che rende grazie, si sottomette al suo benefattore.
Per questi motivi è una virtù che i genitori devono istillare con la massima cura nei cuori dei loro figli.
L'oggetto principale, allora, della nostra gratitudine deve essere Dio stesso. Come tale fa parte della virtù della religione che è la virtù di rendere il culto debito a Dio e si manifesta nella Preghiera.
La nostra Preghiera non deve essere solo petizione ma anche ringraziamento. Non siamo come coloro che chiedono qualche artefatto in un negozio con grande gentilezza, e quando lo ottengono non dicono più niente. Non siamo come i lebbrosi guariti dal Signore di cui solo uno è tornato per ringraziarLo, ma piuttosto proviamo a far corrispondere la gratitudine alla petizione, in un equilibrio armonioso e perfetto col cuore amorevole ed umile.
Nel sublime nostro Prefazio della Santa Messa sta il dialogo tra Sacerdote e fedeli che, secondo Dom Prosper Guéranger, è antico quanto la Chiesa e tutto ci fa credere che siano stati gli stessi Apostoli a fissarlo, poiché si incontra nelle Chiese più antiche e in tutte le Liturgie. In questo dialogo il Sacerdote dice:
- "Rendiamo grazie al Signore - Gratias agamus Domino Deo nostro", i fedeli rispondono:
- "Dignum et iustum est - è giusto e necessario", il Sacerdote continua nella persona della Chiesa docente:
- " Vere dignum et iustum est, aequum et salutare, nos tibi semper ut ubique gratias agere: Domine, sancte Pater, omnipotens aeterne Deus: per Christum Dominum nostrum" (E' veramente giusto e necessario, è nostro dovere e nostra salvezza, renderti grazie sempre e ovunque, o Signore, Padre santo, Dio eterno e onnipotente, mediante il Cristo nostro Signore).
In questo dialogo osserviamo la frase "semper ut ubique", sempre e ovunque, bisogna ringraziare il Signore dunque, per tutto, per il bene ma anche per il male, perché il male è per il nostro ultimo bene, così come ringraziamo un medico per un trattamento anche se ci fa male, temporaneamente.
Se l'oggetto principale della nostra gratitudine e ringraziamento è Dio stesso, la sua forma più alta è la Santa Messa perché, nella Santa Messa, riconosciamo i benefici di Dio a noi e li retribuiamo in modo adeguato.
Riconosciamo i suoi benefici che sono soprattutto il Sacrificio di Nostro Signore Gesù Cristo + per amore di noi sul monte Calvario, e li retribuiamo lì, con l'offerta di questo stesso Sacrificio a Lui, durante i Sacri Misteri. Questa retribuzione è adeguata in quanto offre Nostro Signore Gesù Cristo + in riscambio per nostro Signore Gesù Cristo + in quanto offre Dio in riscambio per Dio, come prega il Sacerdote nella Santa Messa: "Cosa renderò io al Signore per tutte le cose che ha dato a me? Prenderò il Calice della salvezza e invocherò il nome del Signore".
Sempre nelle parole di Dom Guéranger leggiamo: il Sacrificio del Corpo e del Sangue di Cristo è per noi il mezzo privilegiato per ringraziare la Divina Maestà, poiché solo attraverso di Esso possiamo rendere a Dio tutto ciò che Gli dobbiamo. Il fatto che questo ringraziamento passa attraverso il Signore, viene espresso alla fine del Prefazio con le parole "per Christum Dominum nostrum".
La Santa Messa, per questi motivi, è un grande atto di ringraziamento a Dio, anzi, l'atto di ringraziamento in assoluto, perciò la Santa Messa si chiama anche Eucharistia che significa, appunto, ringraziamento.
Il ringraziamento a Dio, però non è completo senza l'offerta di sé stessi a Dio Padre in unione all'offerta di Dio Figlio. Se nostro Signore si è dato completamente a noi, bisogna che noi ci diamo completamente a Lui.
Così nel Santo Sacrificio della Messa, nella Eucharistia ci uniamo a nostro Signore Gesù Cristo + nell'offertorio, quando il celebrante offre in anticipo il Divino Agnello al Padre, ci uniamo a Lui nella Consacrazione quando quel Divino Agnello viene immolato; e ci diamo a Lui in quella Preghiera che si chiama il ringraziamento dopo la Santa Messa; ci diamo a Lui come Lui si dona a noi, ossia in modo completo ed intero.
Bisogna ringraziare, dice San Paolo, e questo soprattutto nella Santa Messa ma anche in tutta la nostra vita in un atteggiamento di riconoscenza per tutti i benefici di Dio e nel desiderio di retribuirli, ma soprattutto con l'offerta a Dio costante di tutto ciò che facciamo, diciamo e pensiamo, di tutto ciò che siamo alla gloria della Santissima Trinità. Amen.


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martedì 25 dicembre 2012

Santo Natale a Venezia


Santa Messa di Natale "In nocte" al lume delle candele.
Chiesa di San Simeon Piccolo, Venezia.
Celebrande don Konrad Zu Loewenstein FSSP

(photo by Alessandro Franzoni)




VANGELO

In illo témpore: Exiit edíctum a Cæsare Augústo, ut describerétur univérsus orbis. Hæc descríptio prima facta est a præside Sýriæ Cyríno: et ibant omnes ut profiteréntur sínguli in suam civitátem. Ascéndit autem et Ioseph a Galilæa de civitáte Názareth, in Iudæam in civitátem David, quæ vocatur Béthlehem: eo quod esset de domo et fámilia David, ut profiterétur cum María desponsáta sibi uxóre prægnánte. Factum est autem, cum essent ibi, impléti sunt dies, ut páreret. Et péperit fílium suum primogénitum, et pannis eum invólvit, et reclinávit eum in præsépio: quia non erat eis locus in diversório. Et pastóres erant in regióne eádem vigilántes, et custodiéntes vigílias noctis super gregem suum. Et ecce, Angelus Dómini stetit iuxta illos, et cláritas Dei circumfúlsit illos, et timuérunt timóre magno. Et dixit illis Angelus: Nolíte timére: ecce enim, evangelízo vobis gáudium magnum, quod erit omni pópulo: quia natus est vobis hódie Salvátor, qui est Christus Dóminus, in civitáte David. Et hoc vobis signum: Inveniétis infántem pannis involútum, et pósitum in præsépio. Et súbito facta est cum Angelo multitúdo milítiæ coeléstis, laudántium Deum et dicéntium: Glória in altíssimis Deo, et in terra pax hóminibus bonæ voluntátis.

(Vangelo secondo Luca 2, 1 - 14)

Traduzione:

In quel tempo: Uscì un editto di Cesare Augusto che ordinava di fare il censimento di tutto l’impero. Questo primo censimento fu fatto mentre Quirino era preside della Siria. Recandosi ognuno a dare il nome nella propria città, anche Giuseppe, appartenente al casato ed alla famiglia di Davide, andò da Nazareth di Galilea alla città di Davide chiamata Betlemme, in Giudea, per farsi iscrivere con Maria sua sposa, ch’era incinta. E avvenne che mentre si trovavano lì, si compì per lei il tempo del parto; e partorì il suo figlio primogenito, lo fasciò e lo pose in una mangiatoia, perché non avevano trovato posto nell’albergo. Nello stesso paese c’erano dei pastori che pernottavano all’aperto e facevano la guardia al loro gregge. Ed ecco apparire innanzi ad essi un Angelo del Signore e la gloria del Signore circondarli di luce, sicché sbigottirono per il gran timore. L’Angelo disse loro: Non temete, perché annuncio per voi e per tutto il popolo un grande gaudio: infatti oggi nella città di Davide è nato un Salvatore, che è il Cristo Signore. Questo sia per voi il segno: troverete un bambino avvolto in fasce, giacente in una mangiatoia. E d’un tratto si raccolse presso l’Angelo una schiera della Milizia celeste che lodava Iddio, dicendo: Gloria a Dio nell’alto dei cieli e pace in terra agli uomini di buona volontà.


domenica 11 novembre 2012

Quinta domenica dopo l'Epifania a Venezia


Allegoria della Fede, affresco. 
Presso l'ex convento dei Crociferi a Venezia.

Santa Messa cantata presso la chiesa di San Simon Piccolo, Venezia, seguita da un'Ora Santa di Adorazione Eucaristica.
Celebrante don Konrad Zu Loewenstein FSSP.

(photo by Alessandro Franzoni)




VANGELO

In illo témpore: Dixit Iesus turbis parábolam hanc: Símile factum est regnum cœlórum hómini, qui seminávit bonum semen in agro suo. Cum autem dormírent hómines, venit inimícus eius, et superseminávit zizánia in médio trítici, et ábiit. Cum autem crevísset herba et fructum fecísset, tunc apparuérunt et zizánia. Accedéntes autem servi patrisfamílias, dixérunt ei: Dómine, nonne bonum semen seminásti in agro tuo? Unde ergo habet zizánia? Et ait illis: Inimícus homo hoc fecit. Servi autem dixérunt ei: Vis, imus, et collígimus ea? Et ait: Non: ne forte colligéntes zizánia eradicétis simul cum eis et tríticum. Sínite utráque créscere usque ad messem, et in témpore messis dicam messóribus: Collígite primum zizáania, et alligáte ea in fascículos ad comburéndum, tríticum autem congregáta in hórreum meum.

Vangelo di Matteo 13, 24 - 30

Traduzione:

In quel tempo: Gesù disse alle turbe questa parabola: Il regno dei cieli è simile a un uomo che seminò buon seme nel suo campo. Ma nel tempo che gli uomini dormivano, il suo nemico andò e seminò della zizzania in mezzo al grano, e partì. Cresciuta poi l’erba, e venuta a frutto, comparve anche la zizzania. E i servi del padre di famiglia, accostatisi, gli dissero: Signore, non hai seminato buon seme nel tuo campo? Donde dunque è venuta la zizzania? Ed egli rispose loro: Qualche nemico ha fatto questo. E i servi gli dissero: Vuoi che andiamo a coglierla? Ed egli rispose: No, perché cogliendo la zizzania non strappiate con essa anche il grano. Lasciate che l’uno e l’altra crescano sino alla messe, e al tempo della messe dirò ai mietitori: Strappate per prima la zizzania e legatela in fastelli per bruciarla, e il grano raccoglietelo nel mio granaio.


Omelia:

Il Concilio Ecumenico Vaticano Primo dichiara, dogmaticamente, che la Fede è una virtù sovrannaturale per mezzo della quale, con l'aiuto e sotto l'ispirazione della Divina Grazia, crediamo essere veri i Misteri rivelati da Dio. Questo non per la intrinseca verità delle cose intelligibili alla luce naturale della ragione, ma per l'autorità del Dio rivelante che non può né ingannarSi né ingannare. Vediamo che il fondamento dell'atto della Fede non è né ragionamento, né l'evidenza della verità che ci induca a credere, bensì la volontà.
San Tommaso D'Aquino descrive l'atto di Fede come un atto dell'intelletto che consente alla Verità Divina tramite un ordine della volontà mossa da Dio, mediante la Grazia, dove la volontà possiede la principalità e l'intelletto aderisce alla verità perchè lo vuole "quia vult".
La Fede anche se non è conseguenza di ragionamenti, non è per questo irrazionale né un annullamento della ragione, bensì, ragionevole e san Paolo la chiama "un ossequio ragionevole". Si crede sull'autorità di Dio stesso, sull'evidenza dei miracoli, e dell'espansione e della santità della Chiesa, e della vita, la dottrina, e l'esempio di Nostro Signore Gesù Cristo +, per questo è ragionevole.
La Fede libera, si può accettare o no. Se qualcuno vuole fare la volontà di Dio, lui conoscerà la dottrina, dice il Signore, e Ludolfo il Certosino commenta: " O discorso pieno di consolazione! Venite dunque, ignoranti che non conoscete la dottrina, per illuminarvi, Dio non chiede che una cosa la semplice disposizione del cuore, se qualcuno volesse, conoscerà. Non dite "non so dove è la verità, ed ignoro ciò che Dio chiede di me", volete e basta! Volete, e conoscerete!" basta dunque volere, basta volere per avere la Fede, basta volere anche per divenire Santi.
E dove voglio mettere la mia fiducia se non in Dio? Se non nella Verità assoluta da Dio rivelata?
Occorre però l'umiltà e l'ubbidienza, l'ubbidienza della Fede di cui parla San Paolo e per questo i superbi e i disubbidienti non accetteranno la Fede, i farisei, nel Vangelo di oggi, riconoscono che Nostro Signore Gesù Cristo + è verace, e lo dicono, ma non lo accettano, vedono i Suoi miracoli, ma non credono, e gli agnostici, gli atei, gli eretici che sanno ciò che è la Fede, e non sono semplicemente ignoranti, confusi, e non la accettano, mancano le virtù dell'umiltà e dell'ubbidienza, e come dice il Signore preferiscono le tenebre alla luce, perché le loro opere sono cattive.
Ma la Fede non è solo una possibilità per tutti, bensì, anche un dovere; un dovere per ogni uomo, perché Dio vuole che ogni uomo sia salvato e venga alla conoscenza della verità, che è la Fede, così che chi non crede fallisce nel suo dovere, anzi, come dice il Signore: chi non crederà sarà condannato, e in un altro luogo: se non credete che Io Sono, morirete nel vostro peccato.
Sant'Agostino commenta: cosa bisogna credere? Bisogna credere che Gesù è "quia ego Sum", bisogna credere che Egli è Colui stesso che ha detto a Mosè: "Ego Sum, Qui Sum", bisogna confessare la Sua Divinità.
L'Atto di Fede è libero, dunque, e deve essere libero perché Dio vuole l'amore e solo un atto libero può essere amore, difatti l'atto di Fede è proprio l'inizio dell'amore verso Dio che illuminerà la Fede, illuminerà la mente con la verità divina che ci permetterà, poi, di amare Dio pienamente e in tutte le cose.
L'Atto di Fede è un atto di amore, anzi un atto di sacrificio, un sacrificio di ciò che è la facoltà, la più alta, la più nobile dell'uomo, cioè, l'intelligenza, è un sacrificio dell'intelligenza a ciò che è ancora più alto e più nobile di essa, cioè la Verità assoluta e definitiva che è Dio stesso. Questo sacrificio conduce ad un secondo sacrificio, ossia della volontà al Bene assoluto, definitivo che è Dio.
Così la Fede conduce alla Carità che è un sacrificio di tutto ciò che non è Dio, per santificare l'uomo e per trasformarlo in Dio. Questo sacrificio dell'intelligenza e della volontà non danneggiano l'anima, però, come il sacrificio che fa colui che rifiuta la Fede, che piega l'anima su se stessa e la degrada nel fine di compiere quell'atto che è il più misero di tutti gli atti che è l'adorazione di se stesso, bensì il sacrificio che è l'atto di Fede porta l'anima alla sua somma e nobilissima elevazione; la ragione e la volontà divengono illuminate, la mente e il corpo intero divengono luce, con la luce che ci mostra la strada verso il Cielo, per adorare lassù quella Verità e quella Bontà che è Dio stesso, quella Luce che è la fonte e il Padre di tutte le luci per immergersi in Lui, e contemplare per sempre poi gli splendori infiniti della Sua gloria. Amen.


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sabato 3 novembre 2012

Pellegrinaggio Populus Summorum Pontificum 2012

 

Santa Messa pontificale di Sua Em.za il card Canizares Llovera presso l'Altare della Cattedra nella Basilica di san Pietro in Vaticano a Roma.
Nell'ambito del Pellegrinaggio Populus Summorum Pontificum.
Ricorrenza liturgica di Santa Maria in Sabbato.

(foto dal web)




domenica 28 ottobre 2012

Domenica di Cristo Re a Venezia


Bartolomeo Vivarini, 1430-1491, Cristo Benedicente.

(photo by Francesco Bianco)

Santa Messa cantata presso la chiesa di San Simeon Piccolo a Venezia (fronte stazione), seguita da un'Ora Santa di Adorazione Eucaristica.
Celebrante don Konrad Zu Loewenstein FSSP.


VANGELO:

In illo témpore: Dixit Pilátus ad Iesum: Tu es Rex Iudæórum? Respóndit Iesus: A temetípso hoc dicis, an álii dixérunt tibi de me? Respóndit Pilátus: Numquid ego Iudǽus sum? Gens tua et pontífices tradidérunt te mihi: quid fecísti? Respóndit Iesus: Regnum meum non est de hoc mundo. Si ex hoc mundo esset regnum meum, minístri mei útique decertárent, ut non tráderer Iudǽis: nunc autem regnum meum non est hinc. Dixit ítaque ei Pilátus: Ergo Rex es tu? Respóndit Iesus: Tu dicis, quia Rex sum ego. Ego in hoc natus sum et ad hoc veni in mundum, ut testimónium perhíbeam veritáti: omnis, qui est ex veritáte, audit vocem meam. 

(Vangelo secondo Giovanni 18, 33 - 37)

Traduzione:

In quel tempo: Pilato disse a Gesú: Sei tu il Re dei Giudei? Gesú gli rispose: Lo dici da te, o altri te l’hanno detto di me? Rispose Pilato: Sono forse Giudeo? La tua gente e i sommi sacerdoti ti hanno messo nelle mie mani. Che cosa hai fatto? Rispose Gesú: Il mio regno non è di questo mondo; se fosse di questo mondo, i miei ministri certo si adopererebbero perché non fossi dato in potere ai Giudei: dunque il mio regno non è di quaggiú. Allora Pilato gli disse: Dunque tu sei Re? Rispose Gesú: È come dici, io sono re. Per questo sono nato e per questo sono venuto al mondo, a rendere testimonianza alla verità. Chiunque sta per la verità, ascolta la mia voce. 


Omelia:

Essendo anche oggi la Festa patronale di questa chiesa, comincio con una parola su San Simone e San Giuda Taddeo. Sono gli apostoli e discepoli del Signore: il primo è San Simone Zelotes, il secondo è il cugino del Signore e che ha scritto l'Epistola cattolica di San Giuda. San Simone è l'apostolo di Mesopotamia, San Giuda Taddeo è l'apostolo dell'Egitto. Dopo i duri lavori in questi Paesi si sono incontrati in Persia dove hanno convertito innumerevoli pagani alla fede cattolica e hanno illustrato il Santissimo Nome di Gesù Cristo + con la loro dottrina, con i loro miracoli, e poi con il loro glorioso martirio.
Ora ci soffermiamo sulla Festa di Cristo Re.
Talvolta, qualcuno chiamerà la Chiesa "trionfalista", come se fosse una società mediocre, puramente umana, centrata su un mero uomo, una società che non abbia niente su cui gloriarsi: come se dovesse prendere un posto modesto vicino alle altre religioni e modestamente tacere.
La realtà, però, carissimi amici, è ben diversa. La Chiesa è una società perfetta, animata dallo stesso Spirito Santo, il Santificatore; infallibile, tutta pura, l'immacolata Sposa di Cristo; e Cristo è Dio, l'unico Dio, il Figlio dell'uomo, come dice San Giovanni evangelista nell'Apocalisse: "... con occhi fiammeggianti come fuoco, la voce simile al fragore di grandi acque che nella destra teneva sette stelle, dalla bocca gli usciva una spada affilata a doppio taglio, il suo volto somigliava al sole quando splende in tutta la sua forza. Egli mi disse: - Non temere, io sono l'Alfa e l'Omega e il Vivente. Io ero morto, ma ora vivo per sempre e ho potere sopra la morte e sopra gli inferi" (Ap.1, 11-18).
Nostro Signore Gesù Cristo + è Re dell'Universo, Pantocrator, sia da Dio sia da uomo in virtù dell'unione ipostatica tra la Sua divinità e la Sua umanità; è anche Re di tutti gli uomini in virtù della Sua passione e morte in Croce, tramite la quale ci ha redenti.
La Santa Chiesa Cattolica non si vergogna, dunque, di Lui, Ché altrimenti si vergognerà di lei davanti a Suo Padre e ai Suoi Angeli (cfr Mc.8, 38); bensì esulta, soprattutto oggi sulla Festa di Cristo Re quando ricorda il Suo trionfo su Satana, sul peccato e sulla morte. Esulta per Lui ed esulta per se stessa perché sa con certezza assoluta che seguendo il Suo Re sul campo di battaglia di questo mondo, trionferà anche lei.
Quaggiù facciamo parte della Chiesa militante, militante "contro i Principati e le Potestà come abbiamo visto la settimana scorsa, contro i dominatori di questo mondo di tenebra, contro gli spiriti del male che abitano nelle regioni celesti", e "ci gloriamo di combattere sotto il Vessillo di Cristo", nelle parole dell'ultima Preghiera di questa Santa Messa, per poter regnare con Lui dopo, come Chiesa trionfante in Cielo, per sempre.
La parola "trionfalista" è una parola, carissimi amici, moderna, inventata da menti moderne per presentare come falso e male ciò che è vero e bene. La Chiesa ha sempre visto la nostra vita terrena come una lotta dura contro i nemici della nostra salvezza: il mondo, la carne, il diavolo, in collaborazione con Nostro Signore Gesù Cristo + il cui Nome sia sempre adorato, per poi partecipare con Lui alla Sua gloriosa vittoria. Questa è la visione della Chiesa, la visione che è da accettare da noi come pienamente cattolica.
Gloriamoci dunque di combattere sotto i Vessilli di questo Re vestito di una Corona e di una Porpora ancor più gloriosa di quella di tutti i re che hanno mai vissuto su questa terra, essendo gli strumenti dell'opera del Suo divino amore.
Gloriamoci del Nostro Re per cui saremo onorati di versare la nostra vita, come Lui ha versato la Sua per noi fino all'ultima goccia, e come l'hanno fatto i Suoi gloriosi Martiri San Simone e San Giuda Taddeo. Gloriamoci di seguirLo in questa vita non con l'arroganza e la superbia, bensì nella profondissima umiltà, portando la nostra croce dietro a Lui, consapevoli solo della Sua infinita Maestà e della nostra iniquità che l'ha messo in Croce. E seguendoLo così nell'umiltà, rinnegandoci e portando la nostra croce, vinceremo nella battaglia contro i nostri nemici, e trionferemo e regneremo poi con Lui per sempre nella gloria della Patria Celeste. Amen.

domenica 14 ottobre 2012

Ventesima domenica dopo Pentecoste a Venezia


Santa Messa cantata presso la chiesa di San Simon Piccolo a Venezia (fronte stazione) seguita da un'Ora Santa di Adorazione Eucaristica.
Celebrante don Konrad Zu Loewenstein FSSP.

(photo by Selina Zampedri)




VANGELO

In illo témpore: Erat quidam régulus, cuius fílius infirmabátur Caphárnaum. Hic cum audísset, quia Iesus adveníret a Iudǽa in Galilǽam, ábiit ad eum, et rogábat eum, ut descénderet et sanáret fílium eius: incipiébat enim mori. Dixit ergo Iesus ad eum: Nisi signa et prodígia vidéritis, non créditis. Dicit ad eum régulus: Dómine, descénde, priúsquam moriátur fílius meus. Dicit ei Iesus: Vade, fílius tuus vivit. Crédidit homo sermóni, quem dixit ei Iesus, et ibat. Iam autem eo descendénte, servi occurrérunt ei et nuntiavérunt, dicéntes, quia fílius eius víveret. Interrogábat ergo horam ab eis, in qua mélius habúerit. Et dixérunt ei: Quia heri hora séptima relíquit eum febris. Cognóvit ergo pater, quia illa hora erat, in qua dixit ei Iesus: Fílius tuus vivit: et crédidit ipse et domus eius tota.

Vangelo secondo Giovanni 4, 46 - 53

Traduzione:

In quel tempo: Vi era a Cafàrnao un certo regolo, il cui figlio era malato. Avendo udito che Gesú dalla Giudea veniva in Galilea, andò da lui e lo pregò perché andasse a sanare suo figlio, che stava per morire. Gesú gli disse: Se non vedete miracoli e prodigi non credete. Gli rispose il regolo: Vieni, Signore, prima che mio figlio muoia. Gesú gli disse: Va, tuo figlio vive. Quell’uomo prestò fede alle parole di Gesú e partí. E mentre era già per strada, gli corsero incontro i servi e gli annunziarono che suo figlio viveva. Allora domandò loro in che ora avesse incominciato a star meglio, e quelli risposero: Ieri, all’ora settima, lo lasciò la febbre. Il padre allora riconobbe che quella era l’ora stessa in cui Gesú gli aveva detto: Tuo figlio vive. E credette lui e tutta la sua casa.




Predica:

Il Santo Padre ha dichiarato l'anno cominciato giovedì scorso “Anno della Fede”. In vista dell'ignoranza e confusione quasi generali in materia di fede bisogna ammettere che questa è un'iniziativa ben lodevole.
Tornando al brano di San Paolo agli Efesini (5, 15-21) “ un solo Signore, una sola fede...” vogliono meditare brevemente sull'unicità della Fede. C'è una tendenza oggi di mettere la Fede cattolica sullo stesso livello delle altre “fedi” o “religioni”. Dietro a questa tendenza si può nascondere l'idea che tutte le fedi o religioni siano vere in un modo o in un altro.
Bisogna rispondere che c'è un'unica realtà e che ogni fede o religione ne presenta una visione diversa ed esclusiva. Così che l'aderente convinto di qualsiasi fede o religione pretende che la sua visione sia giusta e le visioni degli aderenti delle altre sia falsa: pretende, in una parola, che la sua fede o religione sia l'unica fede o religione.
La Santa Chiesa Romana Cattolica può andare ancora più lontano e dire non solo che la sua è la vera fede e religione, bensì l'unica fede e religione in assoluto. Perché la Chiesa insegna infallibilmente che la Fede è un tipo di conoscenza, ossia conoscenza della realtà, cioè di Dio; e come c'è solo una realtà e un solo Dio, non ci può essere più di una conoscenza di questa unica realtà, cioè di questo unico Dio. La Chiesa ci insegna inoltre che solo la Fede cattolica (insieme al battesimo) ci unisce a questo Dio, e che dunque la Fede cattolica è anche l'unica religione, poiché “religione” non significa altro che il sistema spirituale che lega l'uomo a Dio.
A questo punto qualcuno potrebbe dire che non sappiamo se la nostra fede sia vera, e dunque non siamo giustificati a imporla agli altri. Come sappiamo che la nostra religione è vero? Non possiamo dimostrarla. Ma questo non è un difetto della nostra religione, ma piuttosto conseguenza del fatto che consiste di verità sovrannaturali e di misteri che trascendono la ragione. La crediamo non perché la possiamo dimostrare, ma piuttosto sulla base della sua credibilità che è l'autorità di Dio stesso, e non c'è autorità più grande, né fondamento del credere più solido o più sicuro. In altre parole facciamo un atto di fiducia in Dio per credere: ciò che si chiama il “salto della fede”.
Ciò che ci aiuta in questo "salto della fede" e tutto ciò che sappiamo della rivelazione cristiana: le profezie, la vita e la morte di Nostro Signore Gesù Cristo +, e i miracoli che ha operato, assieme alla propagazione miracolosa della Chiesa. Un esempio di questo salto della fede lo abbiamo visto nel Vangelo di oggi quando, tutti gli abitanti della casa, hanno creduto a Nostro Signore Gesù Cristo + alla vista del miracolo di guarigione operata da Lui.
C'è un altra ragione per cui sappiamo che la nostra religione è vera e questo è che, come abbiamo già detto, è un tipo di conoscenza. Se i rappresentanti di altre religioni fossero presenti oggi e un ebreo dicesse: questa è una sinagoga - un musulmano dicesse: - questa è una moschea - un buddista dicesse: - questo è un tempio - e finalmente uno di noi dicesse: - questa è una chiesa - e poi un critico ci chiedesse: - come sapete questo? - noi risponderemmo che "è così!", "è evidente!".
Così è anche nel caso della nostra fede: le verità della nostra fede sono evidenti, appunto, perché la fede è conoscenza. Anzi la Chiesa insegna che il tipo di conoscenza che è la fede è molto più sicuro e certo della evidenza dei sensi stessi. La ragione ne è che Dio stesso è l'oggetto della fede, così che chi crede viene in contatto con la Verità Stessa e dunque non ne può dubitare.
Forse il nostro critico farà un altra obiezione dicendo: "anche se la fede cattolica è vera, non la si deve imporre agli altri: si deve rispettare la libertà dell'altro che deve scegliere la religione che gli sembra giusta". Rispondiamo che la libertà non è affatto un bene assoluto, piuttosto è un bene in quanto ci permette di scegliere il Vero e il Bene. Noi che siamo in possesso del Vero e del Bene dobbiamo renderli accessibili agli altri ed aiutarli ad accettarli. Questa è l'autentica base dell'evangelizzazione e di tutta l'attività missionaria della santa Madre Chiesa.
Dunque, se qualcuno di noi viene tentato di pensare che tutte le religioni possono essere vere in un senso o in un altro, o di esitare sulla verità della nostra fede, o sull'evangelizzazione, l'ora è suonata e il dubbioso è chiamato a rinforzare la sua fede vivendola in modo più coerente, partecipando alla Santa Messa con più fervore, e pregando con maggior assiduità: Perché la fede è davvero un estimabile tesoro che bisogna condividere con tutti: ci da la conoscenza di Dio stesso; ci unisce a Lui già in questa vita; ci conduce al Cielo dove possiamo poi adorare per sempre Lui per cui siamo stati creati: la Verità assoluta e la somma di ogni perfezione. Amen.


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domenica 7 ottobre 2012

Madonna del Rosario a Venezia


Santa Messa cantata presso la chiesa di san Simon Piccolo, Venezia.
Celebrante don Konrad Zu Loewenstein FSSP.


Foto dal defunto blog Sacris Solemniis.


https://www.instagram.com/p/CUieziAD7Jg/




Omelia:

Oggi è la solennità del Santo Rosario in cui si celebra la gloriosa vittoria di Lepanto sull'Islam: una vittoria guadagnata soprattutto per la recita del Santo Rosario.
   Siccome la vittoria di Lepanto, così anche la preghiera stessa del Rosario, ci mostra chiaramente il ruolo di Mediatrice della Madonna.
    Nell'Ave Maria ci rivolgiamo a Lei a causa della sua vicinanza a Dio: Lei che è piena di grazia perché il Signore è con Lei; benedetta fra le donne perché è benedetto il frutto del suo seno Gesù; e Santa perché è Madre di Dio. E preghiamo a Lei che Lei preghi per noi adesso e nell'ora della nostra morte: cioè, in tutte le nostre necessità. Lei è la Mediatrice dunque: sta tra noi e Dio e raggiungiamo Dio per mezzo di Lei.
   La stessa verità viene espressa nei Misteri del Santo Rosario: nel primo Mistero Gaudioso contempliamo prima Lei e poi il Signore concepito nel suo santo seno, in un crescendo che è proprio della Rivelazione. Nel secondo Mistero contempliamo prima Lei di nuovo da sola, andando alla casa di Santa Elisabetta, e poi Nostro Signore nel Suo primo atto pubblico: quello della santificazione di San Giovanni Battista. Nel terzo Mistero la meditiamo con il suo Figlio Divino che possiamo adorare ormai con gli occhi dello spirito. Nel quarto e nel quinto Mistero Gaudioso la vediamo sempre inchinata e protesa verso il suo Figlio Divino: offrendoLo e poi trovandoLo nel tempio.
   Lei è la Mediatrice, andiamo per mezzo di Lei al Signore: per Mariam ad Jesum. Questo è vero della Preghiera Ave Maria e dei Misteri Gaudiosi, ma anche dei Misteri Dolorosi, perché i Misteri dove il Signore viene offerto e trovato nel tempio sono allo stesso tempo Dolori della Vergine Maria (il primo e il terzo) che anticipano e preparano ai dolori del Suo Figlio.
   Nei Misteri Dolorosi la Madonna si ritira per mettere in luce il Signore, anche se le Rivelazioni di Santa Brigida, per esempio, attestano la sua presenza alla flagellazione; e la Tradizione della Chiesa La presenta vedendo il Suo Figlio incoronato e portando la Croce; e il Vangelo ci parla della Sua presenza sotto la Croce.
   La Madonna dunque ci conduce al Suo Figlio nei Misteri Gaudiosi e Dolorosi, che poi contempliamo Risorto e asceso al Cielo. I Misteri si concludono con la visione della Madonna glorificata per il suo ruolo nella Redenzione.
   Il principio "per Mariam ad Jesum" si manifesta di nuovo con la Preghiera che conclude il Santo Rosario, "Salve Regina". Dopo aver invocato la Regina del Cielo e della Terra in questa Preghiera con grande devozione nel fervore, Le chiediamo di mostrarci nel Cielo il frutto del suo seno Gesù.
   Se questa Preghiera conclude tutto il Rosario, conclude anche in un certo senso la Preghiera dell'Ave Maria stessa. Perché mentre nell'Ave Maria chiamiamo "benedetto" il frutto del suo seno Gesù e chiediamo alla Madonna di pregare per noi; nellaSalve Regina chiediamo che Lei ci mostri il frutto del suo seno Gesù. Chiediamo esplicitamente, dunque, ciò che non avevamo ancora osato chiedere che cioè, in ultima analisi, il fine ultimo e il culmine di ogni Preghiera: la visione beatifica di Dio in Cielo.
  La Santa Chiesa Cattolica insegna che la Madonna è Mediatrice di tutte le grazie e questo in due sensi. Il primo senso è che ha donato al mondo il Redentore Che è la fonte di tutte le grazie; il secondo senso è che tutte le grazie che vengono elargite sugli uomini, vengono concesse per la Sua intercessione.
    Leone XIII dichiara nella sua Enciclica sul Rosario Octobri mense: " Per questo, è lecito affermare, a piena ragione, che dell’immenso tesoro di ogni grazia che il Signore ci ha procacciato, poiché "la grazia e la verità provengono da Cristo" (Gv. 1,17), nulla ci viene dato direttamente se non attraverso Maria, per volere di Dio. Dato che nessuno può andare al Sommo Padre se non per mezzo del Figlio, così, di regola, nessuno può avvicinarsi a Cristo se non attraverso la Madre". 
Come possiamo caratterizzare la mediazione della Madonna?
   Innanzitutto come collaborazione, perché occorre distinguere la mediazione del Figlio da quella della Madre. La mediazione del Figlio è perfetta, perché Lui solo ha riconciliato l'uomo con Dio tramite la Sua morte in Croce, mentre la mediazione della Madre è piuttosto una collaborazione. E' una collaborazione dove opera in modo preparatorio o ministeriale ed in modo indiretto e remoto quando disse, ad esempio, all'Incarnazione "Ecce ancilla Domini", e quando stava sotto la Croce ad offrire tutta la sua vita e sofferenza a servizio del Divin Redentore.
   La mediazione della Madonna è anche una mediazione materna, e questo in un doppio senso. Perché ha donato il Redentore agli uomini sia come Madre del Redentore sia come Madre degli uomini; ed anche perché intercede presso Dio a favore degli uomini sia come Madre di Dio sia come Madre degli uomini.
   Poiché la Madonna è la Mediatrice di tutte le grazie, conviene che affidiamo sempre più fervorosamente, ed intensamente noi stessi a questa nostra Madre tenerissima e potentissima per poter vincere i nostri nemici: il Mondo, la Carne e il Diavolo o, in una parola, per vincere noi stessi: per adorare poi con Lei, in Cielo, il frutto benedetto del suo seno, Gesù.


domenica 30 settembre 2012

Diciottesima domenica dopo Pentecoste a Venezia


(photo by Amberlea Williams)

Santa Messa cantata presso la chiesa di San Simeon Piccolo, seguita da un'Ora Santa di Adorazione Eucaristica.
Celebrante don Konrad Zu Loewenstein FSSP.


VANGELO

In illo témpore: Ascéndens Iesus in navículam, transfretávit et venit in civitátem suam. Et ecce, offerébant ei paralýticum iacéntem in lecto. Et videns Iesus fidem illórum, dixit paralýtico: Confíde, fili, remittúntur tibi peccáta tua. Et ecce, quidam de scribis dixérunt intra se: Hic blasphémat. Et cum vidísset Iesus cogitatiónes eórum, dixit: Ut quid cogitátis mala in córdibus vestris? Quid est facílius dícere: Dimittúntur tibi peccáta tua; an dícere: Surge et ámbula? Ut autem sciátis, quia Fílius hóminis habet potestátem in terra dimitténdi peccáta, tunc ait paralýtico: Surge, tolle lectum tuum, et vade in domum tuam. Et surréxit et ábiit in domum suam. Vidéntes autem turbæ timuérunt, et glorificavérunt Deum, qui dedit potestátem talem homínibus.

(Vangelo secondo Matteo 9, 1 - 8)

Traduzione:

In quel tempo: Gesú, salito su una barca, ripassò il lago, e andò nella sua città. Quand’ecco gli presentarono un paralitico giacente nel letto. Veduta la loro fede, Gesú disse al paralitico: Figlio, confida: ti sono perdonati i tuoi peccati. Súbito alcuni scribi dissero in cuor loro: Costui bestemmia. E Gesú, avendo visto i loro pensieri, rispose: Perché pensate male in cuor vostro? Cos’è piú facile dire: Ti sono perdonati i tuoi peccati, o dire: Alzati e cammina? Ora, onde sappiate che il Figlio dell’uomo ha il potere sopra la terra di rimettere i peccati: Sorgi, disse al paralitico, piglia il tuo letto e vattene a casa tua. E quegli si alzò e se ne andò a casa sua. Vedendo ciò le turbe si intimorirono e glorificarono Iddio che diede agli uomini tanto potere.


Omelia:

Un sacerdote mio amico che celebra la Messa antica in Svizzera, mi ha raccontato che per un certo periodo, un pastore luterano anziano frequentava la sua chiesa. Un giorno chiese se potesse ricevere la santa Comunione: "i Padri domenicani me lo permettono", disse. Il Sacerdote in questione invece rispose che se voleva ricevere la santa Comunione doveva essere cattolico e seguire un corso di catechismo. Il pastore era d'accordo e dopo un corso assai lungo, ricevette il Sacramento del Battesimo, della Cresima, della Confessione, poi alla fine quello della santa Eucaristia.
Non molto tempo dopo ricevette dalle mani dello stesso Sacerdote anche il Sacramento dell'Estrema Unzione. Dopo di che, piangendo di gioia, morì santamente, perché era diventato membro della Chiesa Cattolica e che lo attendeva così il Paradiso.
Questa storia, che è un esempio del vero e sano ecumenismo, ci chiama in mente la frase del Salmo citato oggi due volte nella Santa Messa: "Laetatus sum in his, quae dicta sunt mihi: in domum Domini ibimus / Mi sono rallegrato quando mi dissero: andremo nella casa del Signore" (Sal.121,1 e 7).
Oggigiorno, carissimi fedeli, alcuni cattolici e tra loro purtroppo anche alcuni membri della gerarchia, presi da un ecumenismo falso, pretendono che altre confessioni cristiane, o anche altre religioni non-cristiane, possono essere mezzi di salvezza. Questo però non è vero!
Il Catechismo Maggiore di san Pio X nei numeri 224 e 225 dice:
224. Chi sono quelli che non appartengono alla comunione dei santi?
Non appartengono alla comunione dei santi nell’altra vita i dannati ed in questa coloro che si trovano fuori della vera Chiesa.
225. Chi sono quelli che si trovano fuori della vera Chiesa?
Si trovano fuori della vera Chiesa gli infedeli, gli ebrei, gli eretici, gli apostati, gli scismatici e gli scomunicati.
Nello stesso Catechismo Maggiore di San Pio X, riferendosi alla parola di San Paolo nell'epistola agli Efesini, leggiamo:
157. Non vi potrebbero essere più Chiese?
No, non vi possono essere più Chiese, perché siccome vi è un solo Dio, una sola Fede e un solo Battesimo, così non vi è, e non vi può essere che una sola vera Chiesa.
Oggi voglio tornare a questo tema, di cui ho parlato la settimana scorsa, per esporre un pò più a lungo la sua dottrina sull'unicità del Battesimo e della Chiesa.
C'è solo un Battesimo e questo è il Battesimo Cattolico. Consiste nel versare l'acqua su una persona vivente dicendo allo stesso tempo la formula trinitaria: Ego te baptízo in nómine Patris, et Fílii, et Spíritus Sancti. Questo gesto e questa parola hanno un effetto sovrannaturale e incorporano la persona nell'una Chiesa Cattolica, il Corpo mistico di Cristo, e le conferisce la virtù teologale della Fede.
Se il gesto manca, o la parola manca, non avviene il Battesimo, è il caso di alcune confessioni cristiane non cattoliche come gli Unitariani, per esempio, che non utilizzano la formula trinitaria (1).
Se invece il gesto e la formula corretti ci sono, il Battesimo avverrà e la persona sarà incorporata nell'unica Chiesa Cattolica, il Corpo mistico di Cristo, e riceverà la vera fede cattolica. Il Battesimo avverrà anche se la persona in questione è figlio di genitori non cattolici che credono che il loro figlio sia stato battezzato come protestante, anglicano, o ortodosso, per esempio, ed anche se la persona stessa dopo, lungo la sua vita, pensa di essere protestante anglicano, o ortodosso. In verità, però, sarà cattolico.
Questa persona rimarrà cattolica fin quando non nega un articolo della Fede. Per questo può anche essere salvato, non da protestante, anglicano, o ortodosso, però, ma da cattolico, perché, come si può dire: il Paradiso è Cattolico e tutti nel Paradiso sono cattolici.
La situazione di questi cristiani, comunque, è anomala perché appartengono solo alla parte invisibile della Chiesa, alla sua Anima, e non alla sua parte visibile, il suo Corpo.
La loro situazione è anche pericolosa perché vivono in un ambiente ostile alla Chiesa Cattolica che può portarli facilmente alla negazione di un dogma o allo scisma, e perché, soprattutto nel caso dei Protestanti, sono per così dire cattolici "ignoranti" e "non praticanti": ignoranti di grandi parti della Fede come per esempio dei dogmi mariani ed eucaristici, e, per di più, non essendo praticanti, non hanno accesso ai Sacramenti della Confessione, della Cresima, della Santa Eucaristia, del Sacerdozio, né dell'Estrema Unzione.
Per questo, carissimi fedeli, bisogna pregare per la loro conversione e fare il possibile per promuoverla, affinché un giorno possano dire con noi: Mi sono rallegrato quando mi dissero: andremo nella casa del Signore" (Sal.121,1 e 7): la Sua Casa che è la Chiesa Cattolica sulla terra, e la Chiesa Cattolica nel Cielo, alla gloria del Santissimo Nome di Dio.

domenica 23 settembre 2012

Diciassettesima domenica dopo Pentecoste a Venezia


Santa Messa cantata presso la chiesa di san Simon Piccolo a Venezia (fronte stazione).
Celebrante don Konrad Zu Loewenstein FSSP

(photo by Alessandro Franzoni)


VANGELO

In illo témpore: Accessérunt ad Iesum pharisǽi: et interrogávit eum unus ex eis legis doctor, tentans eum: Magíster, quod est mandátum magnum in lege? Ait illi Iesus: Díliges Dóminum, Deum tuum, ex toto corde tuo et in tota ánima tua et in tota mente tua. Hoc est máximum et primum mandátum. Secúndum autem símile est huic: Díliges próximum tuum sicut teípsum. In his duóbus mandátis univérsa lex pendet et prophétæ. Congregátis autem pharisǽis, interrogávit eos Iesus, dicens: Quid vobis vidétur de Christo? cuius fílius est? Dicunt ei: David. Ait illis: Quómodo ergo David in spíritu vocat eum Dóminum, dicens: Dixit Dóminus Dómino meo, sede a dextris meis, donec ponam inimícos tuos scabéllum pedum tuórum? Si ergo David vocat eum Dóminum, quómodo fílius eius est? Et nemo poterat ei respóndere verbum: neque ausus fuit quisquam ex illa die eum ámplius interrogáre.

Vangelo di Matteo 22, 34 - 46

Traduzione:

In quel tempo: I Farisei si avvicinarono a Gesú, e uno di essi, dottore della legge, lo interrogò per tentarlo: Maestro, qual è il grande comandamento della legge? Gesú gli disse: Amerai il Signore Dio tuo con tutto il tuo cuore, con tutta la tua ànima e con tutta la tua mente. Questo è il piú grande e il primo comandamento. Il secondo poi è simile a questo: Amerai il prossimo tuo come te stesso. In questi due comandamenti è racchiusa tutta la legge e i profeti. Ed essendo i Farisei radunati insieme, Gesú domandò loro: Che cosa vi pare del Cristo? di chi è figlio? Gli risposero: Di Davide. Egli disse loro: Com’è allora che Davide in spirito lo chiama Signore, dicendo: Dice il Signore al mio Signore, siedi alla mia destra, sino a tanto che io metta i tuoi nemici a sgabello dei tuoi piedi? Se dunque Davide lo chiama Signore, com’è egli suo figlio? E nessuno sapeva rispondergli: né da quel momento in poi vi fu chi ardisse interrogarlo.


Omelia:

Nell'Epistola odierna San Paolo richiama gli Efesini (1,4-6) all'unità tramite l'umiltà, la mitezza, la pazienza, e la Carità.
Occorre che siano uniti perché sono, con le parole di S. Paolo: "un solo corpo con un solo spirito, come una sola è la speranza alla quale siete stati chiamati, quella della vostra vocazione. Un solo Signore, una sola fede, un solo battesimo, un solo Dio Padre di tutti che è al di sopra di tutti, per mezzo di tutti, ed in tutti noi."
Il fondamento della loro unità può essere sintetizzato come la Chiesa, nostro Signore Gesù Cristo, + e la Santissima Trinità.
La Chiesa unisce tutti i cristiani in quanto è un sol corpo e una sola anima di cui tutti i cristiani sono i membri. Il corpo è la parte fisica e visibile, come la gerarchia, e l'amministrazione dei Sacramenti; l'anima è la parte sovrannaturale ed invisibile che comprende la Fede, la Speranza, la Carità, le grazie, e la santità.
Nostro Signore Gesù Cristo + unisce tutti i Cristiani in quanto questo corpo è il Suo Corpo Mistico e l'anima di questo corpo, di questo Suo Corpo Mistico, è lo Spirito Santo.
Nostro Signore, e più generalmente la Santissima Trinità, ci unisce in quanto è l'oggetto della speranza e della fede; e in quanto il Battesimo ci incorpora in Lui, rendendoci figli del Padre, fratelli del Figlio, e templi dello Spirito Santo. San Paolo si riferisce al Padre quando parla di Dio come "al di sopra di tutti"; si riferisce al Figlio quando dice "per mezzo di tutti", essendo il Figlio il mediatore; e parla dello Spirito Santo quando dice "in tutti noi", essendo lo Spirito Santo l'anima della Chiesa.

Ma la Chiesa, nostro Signore Gesù Cristo + e la Santissima Trinità sono uno non solo perché uniscono i cristiani, ma anche perché sono unici. C'è una sola Chiesa e questa è la Chiesa Cattolica: c'è un solo Corpo Mistico di Cristo informato da una sola anima che è lo Spirito Santo. Ciò che si chiama la chiesa Ortodossa, la chiesa Protestante, la chiesa Anglicana, ecc... non sono vere "chiese" bensì comunità di persone che professano e praticano, fino a un certo grado maggiore o minore, la Fede Cattolica.
C'è un solo Battesimo e questo è il Battesimo Cattolico. Se il battesimo dei cristiani non-cattolici è valido - e non è il caso per tutte le confessioni cristiane - inserisce la persona nell'una Santa Chiesa Cattolica, più precisamente nella sua anima (la parte invisibile di questa). Qua rimane e qua si può salvare ma solo da cattolico, fin quando non nega la Fede Cattolica.
C''è una sola Fede e questa è la Fede Cattolica, essa e essa sola ci rivela la verità e la Verità intera; essa, ed essa sola è la strada che ci conduce al Paradiso.
C'è un solo Signore, e questo è nostro Signore Gesù Cristo + rivelato pienamente solo nell'una sola Chiesa Cattolica; e, come leggiamo negli Atti degli Apostoli: "in nessun altro c'è salvezza, né sotto il cielo altro nome è stato dato agli uomini, mediante il quale possiamo essere salvati " (4,12).
E' vero che coloro, che per nessuna colpa propria non conoscono il Signore, possono essere salvati, ma solo tramite un atto di fede e il Battesimo (o il desiderio per il Battesimo almeno implicito). Ciò a loro sarà concesso se conducono una buona vita, argomenta San Tommaso d'Aquino.
C'è un solo Dio e questo è la Santissima Trinità rivelato pienamente solo nell'una sola Chiesa Cattolica.
Oggigiorno c'è una tendenza di unire tutti coloro che credono in Dio, come i Cristiani, gli Ebrei e i Musulmani per esempio, non sulla base fornita da san Paolo, bensì sulla base del monoteismo, dicendo "hanno lo stesso Dio", ma questo è vero solo sul livello filosofico, non sul livello teologico.
E' vero sul livello filosofico perché con la sola ragione possiamo dimostrare che c'è un Dio. Ma non è vero che abbiamo "lo stesso Dio" sul livello teologico perché la Chiesa e la fede cattolica ci insegna infallibilmente che Dio è la Santissima Trinità, di cui la Seconda Persona è divenuta Uomo, e questo è negato dagli Ebrei, dai Musulmani, e da tutti gli altri monoteisti non cristiani.
Ciò che ci interessa comunque non è la filosofia bensì la teologia, perché la teologia tratta della Fede, mediante cui Dio ci ha voluto manifestarsi come è di per Se Stesso, e perché la Fede ci è necessaria per raggiungere il Paradiso.
La Chiesa, nostro Signore Gesù Cristo + e la Santissima Trinità, uniscono tutti i fedeli in "Uno". Per questo motivo bisogna cercare di essere uniti con i nostri fratelli cattolici come dice San Paolo: con umiltà, con mitezza, pazienza e amore, per mezzo del vincolo della pace.
La Chiesa, nostro Signore Gesù Cristo + e la Santissima Trinità sono anche "unici". Per questo motivo bisogna, nelle parole del Catechismo di san Pio X, avere 'un amore illimitato per la Chiesa', come anche per nostro Signore e la Santissima Trinità, e 'riputarci infinitamente grati, onorati e felici di appartenere ad Essa, e adoperarci alla gloria e all' incremento di Lei con tutti quei mezzi che sono in nostro potere'.
Amen.



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