lunedì 10 ottobre 2011
10 ottobre: san Francesco Borgia
domenica 9 ottobre 2011
Diciassettesima domenica dopo Pentecoste a Venezia
Santa Messa cantata presso la chiesa di San Simeon Piccolo, Venezia.
Celebrante don Konrad Zu Loewenstein FSSP
https://www.instagram.com/p/CKHNbtgjo_g/
domenica 2 ottobre 2011
Sedicesima domenica dopo Pentecoste a Venezia
Santa Messa cantata presso la chiesa di San Simon Piccolo a Venezia.
Celebrante don Konrad Zu Loewenstein FSSP.
domenica 4 settembre 2011
Dodicesima domenica dopo Pentecoste a Venezia
Un uomo scendeva da Gerusalemme a Gerico qui Gerusalemme, che significa "visione di pace" rappresenta, secondo i Padri, il Paradiso terreno, il Giardino di Eden, e Gerico che significa "Luna" rappresenta il mondo in cui tutto è mutabile, è instabile come la Luna stessa, l'uomo rappresenta Adamo e la discesa da Gerusalemme a Gerico è la caduta di Adamo all'occasione del Peccato Originale, e incappò nei briganti che lo spogliano e lo feriscono e lo lasciano tramortito.
Questi briganti sono, nelle parole di sant'Ambrogio, gli "angeli della notte e delle tenebre" che dopo il Peccato Originale hanno spogliato Adamo dei doni sovrannaturali che aveva ricevuti da Dio e l'hanno lasciato nello stato della natura caduta, dove è difficile conoscere la verità, agire bene, compiere i nostri doveri, dove è facile essere attratti e sedotti dalle nostre emozioni.
Cosa succede adesso nella Parabola?
Un sacerdote lo vede e passa, un levita lo vede e passa. San Giovanni Crisostomo interpreta il sacerdote come il sacrificio dell'Antico Testamento, il levita come la Legge dell'Antico Testamento, ne l'uno ne l'altro poteva guarire l'uomo caduto e dunque, nella storia, tutti e due passano senza fermarsi.
Un samaritano che percorreva la medesima strada si avvicinò a lui e vedendolo provò una compassione per lui, questo samaritano è nessun altro che Cristo stesso, anch'Egli scende da Gerusalemme a Gerico, ossia, dal Paradiso a questo mondo e porta con se il rimedio di cui l'uomo caduto ha bisogno, che nessuno prima di Lui nell'Antico Testamento poteva dargli: avvicinandosi gli ha fasciato le ferite, cosparso olio e vino e mettendolo sul suo cavallo, lo condusse all'albergo ed ebbe cura di lui.
Questa frase ci parla del rimedio portato dal Signore: l'olio e il vino sono i Sacramenti, l'olio simbolizza il Battesimo, la Cresima, il Sacerdozio e l'Estrema Unzione, il vino simbolizza la Santa Eucaristia, il fasciare simbolizza i Comandamenti, il cavallo, secondo tutti i Padri, è la sacra umanità di Nostro Signore + mediante la quale siamo salvati.
Beda il Venerabile, commenta: "fu conveniente che egli lo pose sul suo cavallo e lo guidava così, poichè nessuno che non sia unito a Cristo tramite il Battesimo entrerà nella Chiesa".
L'albergo, dunque, simbolizza la Chiesa e san Giovanni Crisostomo spiega: "l'albergo è la Chiesa che accoglie i viaggiatori, che son stanchi del loro viaggio attraverso il mondo e oppressi dal peso dei loro peccati, dove il viaggiatore stanco viene sollevato quando depone il peso dei suoi peccati e viene ristorato con nutrimento salutare, e questo significano le parole "quando ebbe cura di lui" perchè tutto ciò che è fuori è conflittuale, dannoso e male mentre, dentro dell'albergo c'è tutta pace e salute".
Quanto ai due danari questi possono significare i Comandamenti della Carità verso Dio e verso il prossimo, o la promessa della vita presente e la vita futura, da altre interpretazioni.
In breve allora, Nostro Signore Gesù Cristo + ci descrive in questa Parabola tutta la storia della nostra Salvezza: Adamo ha peccato ed è caduto, e con lui tutta l'umanità, Iddio alla vista della sua miseria fu commosso dalla Misericordia, scende dal Cielo e assume la nostra umanità che diviene il mezzo della nostra salvezza, Ci dona i Comandamenti e i Sacramenti, Ci conduce nella Chiesa che ci darà il rifugio fin quando Egli tornerà. Tutta la Parabola parla della Misericordia di Dio e la nostra reazione dovrebbe essere quella della gratitudine verso Dio e il desiderio di amare Dio e il nostro prossimo come Dio ci ha amati.
Ma chi è il mio Prossimo? chiede lo scriba. La parabola ci insegna che il nostro Prossimo è colui che incontriamo sulla strada della nostra vita e che soffre.
Riflettiamo un attimo, ognuno di noi, c'è qualcuno a cui sono vicino che ho incontrato e che soffre, che ha bisogno di me, che ci ha chiesto soccorso che non abbiamo ancora dato, soccorso fisico, spirituale, consiglio, preghiera, o semplicemente tempo per ascoltare le sue sofferenze? Questa persona è il nostro Prossimo, non lo trascuriamo!
C'è un'altro livello ancor più profondo nella Parabola, perchè la persona sofferente è Cristo stesso. Stiamo quindi ben attenti ai nostri doveri perchè, come Nostro Signore ci dice nel Vangelo di san Matteo: "in quanto hai fatto questo buon atto ad uno dei più piccoli dei miei fratelli, lo hai fatto a me".
lunedì 15 agosto 2011
15 agosto: san Stanislao Kosta SJ
domenica 3 luglio 2011
Terza domenica dopo Pentecoste a Venezia
(Vangelo secondo Luca 15, 1 - 10)
Traduzione:
domenica 3 aprile 2011
Quarta domenica di Quaresima a Venezia
Celebrante don Konrad Zu Loewenstein FSSP.
domenica 13 febbraio 2011
Sesta domenica dopo l'Epifania a Venezia
In queste ultime domeniche dopo
l'Epifania, la santa Messa, come ho menzionato l'altra volta,
comincia con le parole: " Adoráte Deum, omnes Angeli eius ".
La
settimana scorsa, ne ho colto l'occasione per parlare dell'
Adorazione, in genere, oggi ne coglierò l'occasione per parlare
dell'Adorazione propria alla santa Messa.
Come anche l'altra
volta ho detto: l'atto principale dell'adorazione è il sacrificio, e
il sacrificio per eccellenza è il Sacrificio della Croce, lo stesso
Sacrificio della santa Messa. Questo Sacrificio, come ogni
sacrificio, consiste in tre elementi:
- l'offerta della Vittima;
-
la distruzione della Vittima;
- e la comunicazione della
grazia.
Nella santa Messa l'offerta della Vittima e
l'Offertorio, quando nostro Signore Gesù Cristo + tramite il
celebrante offre se stesso a Dio Padre nei simboli del pane e del
vino, non offre pane e vino a Dio Padre, non avrebbe senso, ma offre
se stesso al Padre in modo simbolico, in un modo che anticipa
l'offerta di se stesso più tardi nel corso della santa Messa.
La
distruzione della Vittima secondo l'opinione comune dei teologi,
compreso il Dottor angelico san Tommaso d'Aquino, avviene alla
Consacrazione, quando il Signore si immola sull'Altare con la spada
spirituale delle parole di consacrazione, nell'immagine di san
Gregorio Nazianzeno.
La comunicazione della grazia avviene
soprattutto nella santa Comunione quando nostro Signore Gesù Cristo
+ si comunica se stesso ai fedeli, come la grazia increata.
La
differenza tra i sacrifici dell'Antico Testamento e quell'unico
Sacrificio del Nuovo Testamento è che, nell'Antico Testamento, un
animale viene offerto ed immolato a Dio che poi elargisce la sua
grazia sull'uomo, nel Nuovo Testamento Dio stesso si offre e si
immola a Dio che poi elargisce se stesso sull'uomo. Vediamo
chiaramente come il sacrificio dell'Antico Testamento non è che
un'ombra e un segno di quel Sacrificio per eccellenza del Nuovo
Testamento.
Noi che assistiamo alla santa Messa siamo chiamati ad
unirci al Sacrificio del Figlio divino, al Suo Padre divino, col dono
completo di noi stessi. All'Offertorio offriamo a Dio tutte le nostre
azioni, le nostre gioie, le nostre sofferenze, la nostra persona e
persino la nostra vita intera. Alla Consacrazione ci immoliamo
completamente a Lui nello spirito, come i santi Martiri si sono
immolati completamente a Lui nel corpo. Alla santa Comunione come
riscambio per il Suo dono intero di se a noi, ci diamo interamente a
Lui, e nel ringraziamento che raccomando a tutti, almeno per qualche
minuto dopo la santa Messa, prolunghiamo questo dono di noi stessi a
Lui per la gloria del Suo santissimo Nome. Così partecipiamo al
santo Sacrificio della Messa, sacrificandoci con l'Ostia Divina
all'Offertorio, alla Consacrazione, dandoci a Lui nella santa
Comunione.
Questo sacrificio che facciamo di noi alla santa
Messa in modo diretto ed esplicito, lo dobbiamo fare anche in ogni
momento della nostra vita, cioè, in modo indiretto ed implicito:
tutte le nostre azioni, tutte le nostre gioie e pene vengono offerte,
quando sono compiute o sentite a Dio, così la nostra persona e la
nostra vita viene trasformata in un olocausto alla Maestà Divina,
viene santificata e divinizzata. Le pene e le difficoltà non ci
conducono più all'impazienza, al risentimento, alle lamentele in
pensiero o parola, ad un atteggiamento nichilista che la vita non
abbia senso, che Dio non esista, che non si occupi di me, ad un
atteggiamento in una parola di sfiducia in Dio, ma nella luce della
fede divengono occasioni per un atto di offerta, un atto di amore
verso Dio, per guadagnare meriti per l'eternità, questo Sacrificio.
Questo atto principale dell'adorazione che compiamo con tutta la
nostra vita e in particolar modo alla santa Messa è un sacrificio,
totale, di noi stessi.
Il Signore disse: se uno non avrà
rinunciato a tutto, non potrà essere il mio discepolo.
Voglio
concludere in questo riguardo con un passo di Tommaso da Kempis nel
suo libro L'Imitazione di Cristo.
"Parola del
diletto.
venerdì 4 febbraio 2011
4 febbraio: san Giuseppe da Leonessa (Perugia)
mercoledì 2 febbraio 2011
Purificazione della BVM (Candelora) a Venezia
sabato 29 gennaio 2011
Santa Messa Pontificale del card R.L.Burke a Treviso
Come dimenticare la prima Santa Messa Pontificale a cui aver mai assistito? Era il 29 gennaio 2011!








