domenica 3 aprile 2011

Quarta domenica di Quaresima a Venezia


Santa Messa cantata presso la chiesa di San Simon Piccolo a Venezia, seguita da un'Ora Santa di Adorazione Eucaristica.
Celebrante don Konrad Zu Loewenstein FSSP.


(photo by Alessandro Franzoni)




VANGELO

In illo témpore: Abiit Iesus trans mare Galilææ, quod est Tiberíadis: et sequebátur eum multitúdo magna, quia vidébant signa, quæ faciébat super his, qui infirmabántur. Súbiit ergo in montem Iesus: et ibi sedébat cum discípulis suis. Erat autem próximum Pascha, dies festus Iudæórum. Cum sublevásset ergo óculos Iesus et vidísset, quia multitúdo máxima venit ad eum, dixit ad Philíppum: Unde emémus panes, ut mandúcent hi? Hoc autem dicebat tentans eum: ipse enim sciébat, quid esset factúrus. Respóndit ei Philíppus: Ducentórum denariórum panes non suffíciunt eis, ut unusquísque módicum quid accípiat. Dicit ei unus ex discípulis eius, Andréas, frater Simónis Petri: Est puer unus hic, qui habet quinque panes hordeáceos et duos pisces: sed hæc quid sunt inter tantos? Dixit ergo Iesus: Fácite hómines discúmbere. Erat autem fænum multum in loco. Discubuérunt ergo viri, número quasi quinque mília. Accépit ergo Iesus panes, et cum grátias egísset, distríbuit discumbéntibus: simíliter et ex píscibus, quantum volébant. Ut autem impléti sunt, dixit discípulis suis: Collígite quæ superavérunt fragménta, ne péreant. Collegérunt ergo, et implevérunt duódecim cóphinos fragmentórum ex quinque pánibus hordeáceis, quæ superfuérunt his, qui manducáverant. Illi ergo hómines cum vidíssent, quod Iesus fécerat signum, dicébant: Quia hic est vere Prophéta, qui ventúrus est in mundum. Iesus ergo cum cognovísset, quia ventúri essent, ut ráperent eum et fácerent eum regem, fugit íterum in montem ipse solus.

(Vangelo secondo Giovanni 6, 1 - 15)

Traduzione:

In quel tempo: Gesú se ne andò di là del mare di Galilea, cioè di Tiberiade, e lo seguiva una gran folla, perché vedeva i miràcoli da lui fatti a favore dei malati. Gesú salí quindi sopra un monte: ove si pose a sedere con i suoi discépoli. Ed era vicina la Pasqua, festa dei Giudei. Alzando gli occhi, Gesú vide che una gran folla veniva da lui, e disse a Filippo: Dove compreremo pane per cibare questa gente? E lo diceva per métterlo alla prova, perché egli sapeva cosa stava per fare. Filippo gli rispose: Duecento danari di pane non bàstano per costoro, anche a darne un píccolo pezzo a ciascuno. Gli disse uno dei suoi discépoli, Andrea fratello di Simone Pietro: C’è qui un ragazzo che ha cinque pani d’orzo e due pesci: ma che è questo per tanta gente? Ma Gesú disse: Fate che costoro si méttano a sedere. Vi era molta erba sul posto. E quegli uòmini si mísero a sedere, ed erano quasi cinquemila. Gesú prese dunque i pani, rese grazie, e li distribuí a coloro che sedevano: e cosí fece per i pesci, finché ne vòllero. Saziati che fúrono, disse ai suoi discépoli: Raccogliete gli avanzi, onde non vàdano a male. Li raccòlsero ed empírono dòdici canestri di frammenti dei cinque pani di orzo, che érano avanzati a coloro che avévano mangiato. E questi, quindi, veduto il miràcolo fatto da Gesú, díssero: Questi è veramente quel profeta che doveva venire al mondo. Ma Gesú, sapendo che sarébbero venuti a prénderlo per forza, per farlo re, fuggí di nuovo da solo sul monte.


Omelia:

Il tema che ho scelto per la predica di oggi è  un tema che dai primi tempi della Chiesa viene sempre ritenuto come il tema principale della meditazione. Il tema che ci porta, meditando, su di esso fra l'altro alla vera gioia spirituale.
Ludovico Blosio (benedettino del XVI secolo) asserisce che il considerare il leggere qualunque cosa della Passione, apporta più bene che ogni altro esercizio devoto, sant'Agostino dice persino che vale più una sola lacrima sparsa meditando la Passione di Nostro Signore che un pellegrinaggio a Gerusalemme, o tutto un anno di digiuno a pane ed acqua.
Il valore di queste meditazioni è soprattutto l'amore che ci guadagnano per Nostro Signore Gesù Cristo +.
Chi poi potrà non amare Gesù, chiede sant'Alfonso ( che è poi la sostanza di questa omelia), vedendoLo morire fra tanti dolori e disprezzi alfine di ottenere il nostro amore?
Un devoto solitario pregava Dio di insegnargli che cosa potesse fare per amarLo perfettamente, gli rivelò il Signore che per giungere al Suo perfetto amore non vi fosse esercizio più adatto che meditare spesso la Sua Passione.
Similmente fu rivelato da Dio ad un santo anacoreta che non vi è esercizio più alto ad infiammare i cuori del Divin Amore quanto il pensare alla morte di Gesù, e san Bonaventura parlando delle piaghe del Crocifisso le chiama "piaghe che impiagano i cuori più duri ed infiammano le anime più fredde", Vulnera dura corda vulnerantia, et mentes congelatas inflammantia.
Voglio così meditare qualche aspetto della Passione del Signore proprio per accendere il nostro amore per questo Amore Crocifisso del Signore.
Il primo punto è che il Signore ha sofferto la punizione dovuta da ogni peccato (da Lui) mai commesso.
Sant'Ambrogio quando parla della Passione del Signore dice che Gesù Cristo ha dei Discepoli, ma nessuno uguale: discipulos habent, ares non habent.
I Santi hanno provato di imitare Nostro Signore nelle loro sofferenze per rendersi come Lui, ma chi ha raggiunto una sofferenza uguale a Lui? Davvero ha sofferto per noi più di tutti i penitenti, gli anacoreti, i martiri hanno sofferto, perchè Dio ha fatto ricadere su di Lui il peso di una soddisfazione rigorosa alla giustizia divina per i peccati degli uomini, Isaia dice "il Signore fece ricadere su di Lui l'iniquità di noi tutti", et posuit Dominus in eo iniquitatem omnium nostrum (Is.53,6), e san Pietro dice " Egli portò i nostri peccati nel suo corpo sul legno, qui peccata nostra ipse pertulit in corpore suo super lignum" (1Pt.2,24), san Tommaso d'Aquino scrive che "Gesù Cristo redimendoci non solo ha guadagnato la virtù e i meriti infiniti che appartenevano alle Sue sofferenze, ma ha scelto di soffrire una profondità di dolore sufficiente a soddisfare abbondantemente e rigorosamente tutti i peccati del genere umano".
Questa Sua sofferenza comprende anche la vergogna personale del peccato, del peccatore, il Signore si fece tutt'uno con noi, con il capo e con il corpo, volle che le nostre colpe fossero considerate colpe sue e perciò pagò non solo con il Suo Sangue ma anche con la vergogna di questi peccati.
"L'infamia mi sta sempre davanti e la vergogna copre il mio volto" (Salmo 43),
"la vergogna mi copre la faccia; Tu conosci la mia infamia, la mia vergogna, il mio disonore" (Salmo 68).
Secondo punto: il Signore ha sofferto tutto il dolore dovuto al peccato.
Quando leggiamo le vite dei martiri, dice sant'Alfonso, ci pare al primo sguardo che alcuni abbiano sofferto dei dolori più amari di quelli del Signore, però san Bonaventura dichiara che il dolore di nessun martire poteva mai assomigliare in intensità ai dolori di Nostro Signore.
San Tommaso scrive che i dolori di Cristo erano i dolori più severi che si possono sperimentare in questa vita, san Bonaventura aggiunge che (Gesù) ha scelto di soffrire tanto dolore come se avesse commesso Egli stesso tutti i nostri peccati.
San Lorenzo Giustiniani scrive che in ognuno dei tormenti che ha subito, in virtù dell'agonia e dell'intensità della sofferenza, ha sofferto tanto quanto tutti i tormenti di tutti i Martiri insieme.
Il re Davide l'aveva predetto quando disse, nella persona di Cristo, nel Salmo 87: "Pesa su di me il tuo sdegno, sopra di me è passata la tua ira" - 8 Super me confirmatus est furor tuus; 17 In me transierunt irae tuae.
Sant'Alfonso commenta: "tutta l'ira di Dio che aveva concepito contro i nostri peccati, si è versata sulla Persona di Gesù Cristo + così che l'apostolo poteva dire di Lui che era divenuto peccato per noi, che era divenuto una maledizione per noi".

domenica 13 febbraio 2011

Sesta domenica dopo l'Epifania a Venezia


Santa Messa cantata presso la chiesa di San Simeon Piccolo (fronte stazione).
Celebrante don Konrad Zu Loewenstein FSSP.

(photo by Shawn Tribe)


VANGELO

In illo témpore: Dixit Iesus turbis parábolam hanc: Símile est regnum cœlórum grano sinápis, quod accípiens homo seminávit in agro suo: quod mínimum quidem est ómnibus semínibus: cum autem créverit, maius est ómnibus oléribus, et fit arbor, ita ut vólucres cœli véniant et hábitent in ramis eius. Aliam parábolam locútus est eis: Símile est regnum cœlórum ferménto, quod accéptum múlier abscóndit in farínæ satis tribus, donec fermentátum est totum. Hæc ómnia locútus est Iesus in parábolis ad turbas: et sine parábolis non loquebátur eis: ut implerétur quod dictum erat per Prophétam dicéntem: Apériam in parábolis os meum, eructábo abscóndita a constitutióne mundi.

Vangelo di Matteo 13, 31 - 35

Traduzione:

In quel tempo: Gesù disse alle turbe questa parabola: Il regno dei cieli è simile a un grano di senape, che un uomo prese e seminò nel suo campo: e questo grano è la più piccola di tutte le sementi, ma, cresciuta che sia, è più grande di tutti gli erbaggi e diventa un albero: così che gli uccelli dell’aria vanno e si riposano sui suoi rami. E disse loro un’altra parabola: Il regno dei cieli è simile a un po’ di lievito, che una donna mescola a tre staia di farina, così che tutto sia fermentato. Gesù disse tutte queste parabole alle turbe: e mai parlava loro se non in parabole: affinché si adempisse il detto del Profeta: aprirò la mia bocca in parabole, manifesterò cose nascoste dalla fondazione del mondo.


Omelia:

In queste ultime domeniche dopo l'Epifania, la santa Messa, come ho menzionato l'altra volta, comincia con le parole: " Adoráte Deum, omnes Angeli eius ".
La settimana scorsa, ne ho colto l'occasione per parlare dell' Adorazione, in genere, oggi ne coglierò l'occasione per parlare dell'Adorazione propria alla santa Messa.

Come anche l'altra volta ho detto: l'atto principale dell'adorazione è il sacrificio, e il sacrificio per eccellenza è il Sacrificio della Croce, lo stesso Sacrificio della santa Messa. Questo Sacrificio, come ogni sacrificio, consiste in tre elementi:
- l'offerta della Vittima;
- la distruzione della Vittima;
- e la comunicazione della grazia.

Nella santa Messa l'offerta della Vittima e l'Offertorio, quando nostro Signore Gesù Cristo + tramite il celebrante offre se stesso a Dio Padre nei simboli del pane e del vino, non offre pane e vino a Dio Padre, non avrebbe senso, ma offre se stesso al Padre in modo simbolico, in un modo che anticipa l'offerta di se stesso più tardi nel corso della santa Messa.
La distruzione della Vittima secondo l'opinione comune dei teologi, compreso il Dottor angelico san Tommaso d'Aquino, avviene alla Consacrazione, quando il Signore si immola sull'Altare con la spada spirituale delle parole di consacrazione, nell'immagine di san Gregorio Nazianzeno.
La comunicazione della grazia avviene soprattutto nella santa Comunione quando nostro Signore Gesù Cristo + si comunica se stesso ai fedeli, come la grazia increata.

La differenza tra i sacrifici dell'Antico Testamento e quell'unico Sacrificio del Nuovo Testamento è che, nell'Antico Testamento, un animale viene offerto ed immolato a Dio che poi elargisce la sua grazia sull'uomo, nel Nuovo Testamento Dio stesso si offre e si immola a Dio che poi elargisce se stesso sull'uomo. Vediamo chiaramente come il sacrificio dell'Antico Testamento non è che un'ombra e un segno di quel Sacrificio per eccellenza del Nuovo Testamento.
Noi che assistiamo alla santa Messa siamo chiamati ad unirci al Sacrificio del Figlio divino, al Suo Padre divino, col dono completo di noi stessi. All'Offertorio offriamo a Dio tutte le nostre azioni, le nostre gioie, le nostre sofferenze, la nostra persona e persino la nostra vita intera. Alla Consacrazione ci immoliamo completamente a Lui nello spirito, come i santi Martiri si sono immolati completamente a Lui nel corpo. Alla santa Comunione come riscambio per il Suo dono intero di se a noi, ci diamo interamente a Lui, e nel ringraziamento che raccomando a tutti, almeno per qualche minuto dopo la santa Messa, prolunghiamo questo dono di noi stessi a Lui per la gloria del Suo santissimo Nome. Così partecipiamo al santo Sacrificio della Messa, sacrificandoci con l'Ostia Divina all'Offertorio, alla Consacrazione, dandoci a Lui nella santa Comunione.

Questo sacrificio che facciamo di noi alla santa Messa in modo diretto ed esplicito, lo dobbiamo fare anche in ogni momento della nostra vita, cioè, in modo indiretto ed implicito: tutte le nostre azioni, tutte le nostre gioie e pene vengono offerte, quando sono compiute o sentite a Dio, così la nostra persona e la nostra vita viene trasformata in un olocausto alla Maestà Divina, viene santificata e divinizzata. Le pene e le difficoltà non ci conducono più all'impazienza, al risentimento, alle lamentele in pensiero o parola, ad un atteggiamento nichilista che la vita non abbia senso, che Dio non esista, che non si occupi di me, ad un atteggiamento in una parola di sfiducia in Dio, ma nella luce della fede divengono occasioni per un atto di offerta, un atto di amore verso Dio, per guadagnare meriti per l'eternità, questo Sacrificio. Questo atto principale dell'adorazione che compiamo con tutta la nostra vita e in particolar modo alla santa Messa è un sacrificio, totale, di noi stessi.

Il Signore disse: se uno non avrà rinunciato a tutto, non potrà essere il mio discepolo.

Voglio concludere in questo riguardo con un passo di Tommaso da Kempis nel suo libro L'Imitazione di Cristo.

"Parola del diletto.

Con le braccia stese sulla Croce, tutto nudo il corpo, io offersi liberamente me stesso a Dio Padre, per i tuoi peccati, cosicché nulla fosse in me che non si trasformasse in sacrificio, per placare Iddio. Allo stesso modo anche tu devi offrire a me volontariamente te stesso, con tutte le tue forze e con tutto il tuo slancio, dal più profondo del cuore, in oblazione pura e santa. Che cosa posso io desiderare da te più di questo, che tu cerchi di offrirti a me interamente? Qualunque cosa tu mi dia, fuor che te stesso, l'ho per un nulla, perché io non cerco il tuo dono, ma te. Come non ti basterebbe avere tutto, all'infuori di me, così neppure a me potrebbe piacere qualunque cosa tu mi dessi, senza l'offerta di te. Offriti a me; da te stesso totalmente a Dio: così l'oblazione sarà gradita. Ecco, io mi offersi tutto al Padre, per te; diedi persino tutto il mio corpo e il mio sangue in cibo, perché io potessi essere tutto tuo e perché tu fossi sempre con me. Se tu, invece, resterai chiuso in te, senza offrire volontariamente te stesso secondo la mia volontà, l'offerta non sarebbe piena e la nostra unione non sarebbe perfetta" (Imitazione di Cristo Libro IV cap.VIII).


***


Link per le donazioni tramite PayPal:

venerdì 4 febbraio 2011

4 febbraio: san Giuseppe da Leonessa (Perugia)


(foto dal web)




Agiografia:

Eufranio Desideri, terzo di otto figli, nacque a Leonessa, allora diocesi di Spoleto, l’8 gennaio 1556. A quindici anni maturò la sua vocazione tra i Cappuccini e trascorse molti anni della sua formazione a Perugia, nel convento di Montemalbe, dove, da novizio, scrisse una significativa professione di fede e di fedeltà assoluta alla Chiesa. Ottenuta la patente di predicatore, iniziò la sua itineranza nei piccoli paesi della montagna umbro-marchigiana. Avendo chiesto di recarsi in missione, il 1° agosto 1587, in occasione del “perdono di Assisi”, ottenne l’obbedienza per far parte del gruppo di missionari che Sisto V inviò a Costantinopoli, i primi dopo i fatti di Lepanto; ed ivi operò tra i cristiani condannati alle galere. Scampato alla peste, volle tentare, come san Francesco, di avvicinare il sultano Murad III per annunciargli Cristo. Catturato, fu appeso per una mano e un piede al gancio, da cui fu liberato dopo atroci sofferenze per l’intervento dell’ambasciatore di Venezia e probabilmente della stessa sultana. Tornato in Italia nell’estate del 1589, fece relazione di tutto al papa, che lo ebbe caro. In Umbria si dedicò per un ventennio ad una attività di predicazione intensissima, fino a 7-8 sermoni al giorno, nei piccoli paesi – mai volle predicare nelle grandi città – operando anche sul piano sociale a difesa dei poveri, fondando monti frumentari e ospedali, promovendo pacificazioni clamorose anche per incarico dell’autorità, operando come taumaturgo a sollievo delle popolazioni bisognose per le frequenti carestie e pestilenze. Fu molto austero con se stesso per i digiuni, le penitenze, le veglie di preghiera. In queste sue peregrinazioni visitò frequentemente tutte le diocesi dell’Umbria. Quanto al territorio di Perugia: nel 1591 fu chiamato nel castello di Sant’Apollinare per convertire uno schiavo turco; nel 1596 predicò il quaresimale a Cerqueto, fondandovi un ospedale. Per la sua fama di santità il vescovo di Perugia, Napoleone Comitoli, gli scrisse il 4 luglio 1602 per esortarlo a predicare nella sua diocesi “in tutti quei luoghi che le parerà”, concedendogli indulgenze. Tra il 1605 e il 1606 fu a Città della Pieve come vicario; successivamente fu designato per un triennio come segretario del ministro provinciale e in tale veste tornò al convento di Montemalbe. Itinerari analoghi a quelli di Perugia possono essere ricostruiti per ogni diocesi dell’Umbria, da lui tutte ripetutamente visitate con corsi di predicazione. Morì il 4 febbraio 1612 nel convento di Amatrice. Ad appena otto giorni dalla morte il vicario generale di Spoleto dava ordine di raccogliere testimonianze sulla sua santa vita. Il suo corpo fu “trasferito” a Leonessa nella notte del 18 settembre 1639 in occasione d’un grave terremoto."


***


Link per le donazioni tramite PayPal:

mercoledì 2 febbraio 2011

Purificazione della BVM (Candelora) a Venezia


Presentazione al Tempio, dal portale della Sacrestia di san Simeone Profeta (Venezia).

(photo by Alessandro Franzoni)




Santa Messa cantata presso la chiesa di San Simon Piccolo (fronte stazione).
Celebrante don Konrad Zu Loewenstein FSSP.


Omelia:

Queste ultime Messe, dopo l'Epifania prima del secondo ciclo dell'Anno liturgico, che va fino a Pasqua, le sante Messe cominciano con le parole "Adoráte Deum, omnes Angeli eius " e voglio cogliere l'occasione per parlare dell'Adorazione. Uno scrittore francese ha detto una volta: che si potrebbero risolvere tutti i problemi del mondo se l'uomo facesse una cosa sola, e questa cosa è adorare Dio. Questo è lo scopo della creazione dell'Uomo e degli Angeli. Questo scopo si raggiunge in parte già sulla terra, ma nella sua pienezza nel cielo, l'Adorazione è l'onore manifestato ad un Altro in virtù della Sua eccellenza superiore, per mostrare la propria sottomissione a Lui. L'Adorazione è sia interna, cioè mentale, sia esterna cioè corporale. L'Adorazione interna è più importante di quella esterna, ma tutte e due sono dovute a Dio dall'uomo perchè l'uomo è composto dalla mente e dal corpo, e deve adorare Iddio pienamente, ossia con mente e anima altrettanto. Di fatti l'atto esterno di adorazione è necessario per eccitare il nostro affetto per sottomettersi a Dio, e l'adorazione interna, se è autentica, ci preme a manifestarla in gesti esterni. L'obbligo di adorare Dio è la conseguenza della Sua eccellenza superiore, anzi, in infinita che esige la nostra pienissima sottomissione. Questo obbligo viene stesso dal primo Comandamento: "Io sono il Signore Dio tuo, non avrai altro Dio avanti a me", perchè questo Comandamento ci ordina di adorare Lui solo come nostro supremo Signore, viene espresso ugualmente nel Deuteronomio con le parole citate dal nostro Signore Gesù Cristo + a Satana: "adora il Signore Dio tuo, e a Lui solo rendi culto" (cfr. Tentazioni di Gesù + nel deserto, riportate nei vangeli di: Matteo 4,1-11, Marco 1,12-13 e Luca 4,1-13). L'Adorazione si rende a Dio in tutti gli atti del culto divino, e in un senso particolare nel culto del Santissimo Sacramento e che, per ricordare, non è ne segno, ne figura, ne virtù (come hanno preteso gli eretici), non è pane che contiene Dio, come tutte le cose contengono Dio, non è pane benedetto, non è pane sacro, non è neanche la divinità sotto le apparenze di pane, ma Gesù Cristo + sotto l'apparenza di pane nella Sua divinità e la sua umanità diventato Sangue ed Anima, per questo il Santissimo Sacramento esige il culto particolare dell'adorazione. Per ricordare quando il Santissimo Sacramento è esposto, si fa una doppia genuflessione e un inchino di testa profondo entrando in chiesa, passando davanti al Sacramento e lasciando la chiesa; quando il Sacramento è nel Tabernacolo si fa una genuflessione semplice entrando, passando e uscendo, si prende l'acqua benedetta si fa un segno di Croce + venendo e partendo, e non si parla, se si deve comunicare qualche cosa ad altrui nella chiesa, si fa a voce bassa. In questo riguardo, carissimi fedeli, non possiamo non accennare alla mancanza di adorazione da parte dei fedeli moderni, purtroppo anche membri del clero, intermediari che siamo fra Dio e l'uomo, entrando in chiesa passando davanti al Santissimo senza il minimo segno di rispetto, parlando a voce alta come se fossero in un luogo di incontro pubblico, o in un museo, anche al telefonino e, carissimi amici, ricevendo la santissima Eucarestia dopo esser mancati alla santa Messa domenicale, o alla santa purezza con altrui o da soli.... La Santa Eucarestia è, come scrive Romano Amerio: il fastigio del sacro, il mezzo per cui tutte le anime vengono condotte indietro all'Uno Dio, che è la loro origine, non c'è niente che è più grande, più glorioso, ne più prezioso sulla terra, se abbiamo trascurato la Santissima Eucarestia, abbiamo trascurato tutto! L'atto principale dell'Adorazione è il Sacrificio nel quale la sottomissione dell'uomo a Dio viene espressa, nel senso stretto, nella distruzione di una cosa sensibile che rappresenta l'uomo stesso, così l'uomo riconosce la perfezione infinita e la maestà dell'Essere Divino, il Suo sovrano dominio sopra l'uomo, che è venuto all'esistenza che esiste e che è stato salvato per mezzo Suo. La distruzione della cosa sensibile rappresenta l'offerta definitiva a Dio della vita e di tutto l'essere dell'uomo il suo corpo, la sua anima, la sua intelligenza e la sua volontà e tutto ciò che è. Il Sacrificio perfetto, l'atto di Adorazione perfetto è quello del Calvario, perchè è il Sacrificio di Dio a Dio, il puro e il perfetto Sacrificio, il Sacrificio per eccellenza. Questo Sacrificio viene perpetuato nel santo Sacrificio della Messa che è lo stesso Sacrificio. A questo Sacrificio l'uomo partecipa: il celebrante in modo sacramentale e spirituale, il fedele in modo spirituale. La partecipazione spirituale a questo Sacrificio consiste nel sacrificare se stessi in unione col santo Sacrificio del Calvario. Quanto sublime è la nostra vocazione cattolica, non è per niente che siamo obbligati ad assistere alla Santa Messa ogni settimana! Adoriamo dunque Dio durante la Santa Messa, e ogni giorno col sacrificio di noi stessi e di tutta la nostra vita, tutta la nostra persona, le gioie e le pene, affinchè un giorno possiamo adorarLo pienamente in Cielo con gli Angeli, secondo lo scopo unico della nostra creazione.


***


Link per le donazioni tramite PayPal:


sabato 29 gennaio 2011

Santa Messa Pontificale del card R.L.Burke a Treviso


Come dimenticare la prima Santa Messa Pontificale a cui aver mai assistito? Era il 29 gennaio 2011!

Presso il monastero delle Visitandine, a Treviso, dove si conserva la Reliquia del cuore di san Francesco di Sales. 
Sono intervenuti i seminaristi e i canonici dell'Istituto Cristo Re Sommo Sacerdote.

Foto dal defunto Blog Sacris Solemniis





***


Link per le donazioni tramite PayPal:

29 gennaio sant'Aquilino (Milano)


(photo and credits by Nicola de Grandi)






29 Gennaio - S. Aquilino Sacerdote e Martire - Solenne (rosso).
Riposa nella Basilica di San Lorenzo Maggiore, Milano.


La vita

La narrazione più antica della vita di questo Santo è contenuta nell’edizione del 1582 del Breviario Ambrosiano, a cura di Pietro Galesino.
Aquilino vide la luce a Würzburg in Baviera, da una nobile famiglia.
Sin dall’infanzia visse in maniera intensa la carità, tanto da coinvolgere i suoi coetanei e riportarli alla fede. Studiò poi alla scuola dei canonici di Colonia, città nella quale venne ordinato sacerdote.
Poco dopo l’ordinazione, dovette tornare nella sua città natale a causa della morte dei genitori e distribuì ai poveri l’eredità che aveva ricevuto. Rientrato a Colonia, venne unanimemente scelto come successore del vescovo alla morte di quest’ultimo.
Aquilino, però, rifiutò l’incarico e fuggì a Parigi. Anche in quel luogo si distinse per la sua carità, intervenendo in prima persona durante un’epidemia di peste. Ma anche lì venne proposto come vescovo e, ancora una volta, si allontanò.
Giunse quindi a Ticinum (l’odierna Pavia) e, da lì, passò a Milano, con l’intento di venerare le reliquie di sant’Ambrogio, cui era molto devoto. Difese la fede cattolica con la sua predicazione, volta a recuperare i fedeli dalle eresie più diffuse, come quelle del catarismo e dell’arianesimo.


Il martirio

Un giorno, mentre si recava pregare davanti ai resti di sant’Ambrogio, come faceva spesso, cadde in un agguato da parte di alcuni eretici, che lo trafissero alla gola con un pugnale e lo lasciarono a terra in una roggia.
L’anno del suo martirio non è sicuro, ma oscilla, secondo gli studiosi, tra 1015 e 1018.
Un’antica tradizione racconta che alcuni facchini, addetti al trasporto delle merci da Pavia a Milano lungo il fiume Ticino, trovarono il cadavere di Aquilino e lo trasportarono nella vicina basilica di San Lorenzo Maggiore.
Fu quindi sepolto nella cappella di San Genesio o “Cappella della Regina”, che poi venne intitolata a lui.


Il culto

Il primo documento su sant’Aquilino risale al 1465, quando fu approvata una confraternita a lui intitolata.
L’approvazione del suo culto avvenne con la bolla pontificia del 1469, mentre nel Messale Ambrosiano del 1475 la sua memoria liturgica venne fissata al 29 gennaio.
San Carlo Borromeo, arcivescovo di Milano, nel 1581 lo proclamò compatrono della città: ne incentivò il culto, specie come protettore contro la peste. All’epoca del Borromeo si è anche consolidata l’iconografia di sant’Aquilino, ritratto in abiti sacerdotali, con un pugnale infilzato nel collo e in mano la palma del martirio. Le sue spoglie furono in seguito inserite in un’urna d’argento e cristalli di rocca e poste su un apposito altare della cappella dove già erano state sepolte.
Fino al XIX secolo, il 29 gennaio di ogni anno si svolgeva un corteo nel quale i facchini milanesi, seguiti dalle autorità civili, portavano alla basilica di San Lorenzo dei ceri e un otre d’olio, per alimentare la lampada votiva accanto all’urna di sant’Aquilino.
Attualmente, il corteo è sostituito da una processione interna alla basilica, che culmina sempre nella cappella di sant’Aquilino e vede comunque la presenza di esponenti del Comune di Milano.


***


Link per le donazioni tramite PayPal:

venerdì 28 gennaio 2011

28 gennaio: sant'Emiliano di Trevi


Sant'Emiliano fra i leoni, dettaglio del portale dalla chiesa di Trevi, Perugia.

(foto dal sito I luoghi del silenzio)


In breve:

Noto anche con il nome di Miliano venne a Spoleto dall'Armenia alla fine del terzo secolo. Consacrato vescovo da papa Marcellino, fu inviato a Trevi dove già esisteva una comunità cristiana evangelizzata, ormai da un secolo, da Feliciano vescovo di Foligno. Fu messo a morte sotto l'imperatore Diocleziano il 28 gennaio del 304, insieme a tre suoi compagni, dopo innumerevoli supplizi invano inflittigli per indurlo ad abiurare. Fu decapitato a tre chilometri da Trevi, in località Bovara, zona sacra per i pagani, legato ad una pianta di olivo (albero monumentale ancora esistente). E' Patrono di Trevi (città in cui sono conservate le sue reliquie, e che lo onora con una luminaria notturna la sera del 27 gennaio) e della frazione Ripa del Comune di Perugia.
Festa principale, 28 gennaio; altra festa, prima Domenica successiva al 28 gennaio . Le reliquie, di cui non si aveva più memoria, vennero rinvenute nel 1660 durante l'esecuzione di lavori nel duomo di Spoleto, forse trafugate a seguito di oscuri episodi nel Medioevo. Ora sono conservate nella chiesa sul punto più alto dell'abitato di Trevi.


***


Link per le donazioni tramite PayPal:

giovedì 6 gennaio 2011

Epifania di NSGC a Venezia


Francesco Guardi,  San Simeon Piccolo e la chiesa di santa Lucia.


(photo by Franco Corè)



Santa Messa cantata presso la chiesa di San Simon Piccolo (Venezia).

Celebrante don Konrad Zu Loewenstein FSSP



VANGELO


Cum natus esset Iesus in Béthlehem Iuda in diébus Heródis regis, ecce, Magi ab Oriénte venerunt Ierosólymam, dicéntes: Ubi est, qui natus est rex Iudæórum? Vidimus enim stellam eius in Oriénte, et vénimus adoráre eum. Audiens autem Heródes rex, turbatus est, et omnis Ierosólyma cum illo. Et cóngregans omnes principes sacerdotum et scribas pópuli, sciscitabátur ab eis, ubi Christus nasceretur. At illi dixérunt ei: In Béthlehem Iudae: sic enim scriptum est per Prophétam: Et tu, Béthlehem terra Iuda, nequaquam mínima es in princípibus Iuda; ex te enim éxiet dux, qui regat pópulum meum Israel. Tunc Heródes, clam vocátis Magis, diligénter dídicit ab eis tempus stellæ, quæ appáruit eis: et mittens illos in Béthlehem, dixit: Ite, et interrogáte diligénter de púero: et cum invenéritis, renuntiáte mihi, ut et ego véniens adórem eum. Qui cum audíssent regem, abiérunt. Et ecce, stella, quam víderant in Oriénte, antecedébat eos, usque dum véniens staret supra, ubi erat Puer. Vidéntes autem stellam, gavísi sunt gáudio magno valde. Et intrántes domum, invenérunt Púerum cum María Matre eius, ei procidéntes adoravérunt eum. Et, apértis thesáuris suis, obtulérunt ei múnera, aurum, thus et myrrham. Et re sponso accépto in somnis, ne redírent ad Heródem, per aliam viam revérsi sunt in regiónem suam.


(Vangelo secondo Matteo 2, 1 - 12)


Traduzione:


Nato Gesú, in Betlemme di Giuda, al tempo del re Erode, ecco arrivare dei Magi dall’Oriente, dicendo: Dov’è nato il Re dei Giudei? Abbiamo visto la sua stella in Oriente e siamo venuti per adorarlo. Sentite tali cose, il re Erode si turbò, e con lui tutta Gerusalemme. E, adunati tutti i sommi sacerdoti e gli scribi del popolo, voleva sapere da loro dove doveva nascere Cristo. E questi gli risposero: A Betlemme di Giuda, perché cosí è stato scritto dal Profeta: E tu Betlemme, terra di Giuda, non sei la minima tra i príncipi di Giuda: poiché da te uscirà il duce che reggerà il mio popolo Israele. Allora Erode, chiamati a sé di nascosto i Magi, si informò minutamente circa il tempo dell’apparizione della stella e, mandandoli a Betlemme, disse loro: Andate e cercate diligentemente il bambino, e quando l’avrete trovato fatemelo sapere, affinché io pure venga ad adorarlo. Quelli, udito il re, partirono: ed ecco che la stella che avevano già vista ad Oriente li precedeva, finché, arrivata sopra il luogo dov’era il bambino, si fermò. Veduta la stella, i Magi gioirono di grandissima gioia, ed entrati nella casa trovarono il bambino con Maria sua madre 



Omelia:


Uno scrittore francese ha detto una volta: "si potrebbero risolvere tutti i problemi del mondo se l'uomo facesse una cosa sola, e questa cosa è adorare Dio." Questo è lo scopo della creazione dell'Uomo e degli Angeli. Questo scopo si raggiunge in parte già sulla terra, ma nella sua pienezza nel cielo, l'Adorazione è l'onore manifestato ad un Altro in virtù della Sua eccellenza superiore, per mostrare la propria sottomissione a Lui.

L'Adorazione è sia interna, cioè mentale, sia esterna cioè corporale. L'Adorazione interna è più importante di quella esterna, ma tutte e due sono dovute a Dio dall'uomo perchè l'uomo è composto dalla mente e dal corpo, e deve adorare Iddio pienamente, ossia con mente e anima altrettanto. Di fatti l'atto esterno di adorazione è necessario per eccitare il nostro affetto per sottomettersi a Dio, e l'adorazione interna, se è autentica, ci preme a manifestarla in gesti esterni. 


L'obbligo di adorare Dio è la conseguenza della Sua eccellenza superiore che esige la nostra pienissima sottomissione. Questo obbligo viene stesso dal primo Comandamento: "Io sono il Signore Dio tuo, non avrai altro Dio avanti a me", perchè questo Comandamento ci ordina di adorare Lui solo come nostro supremo Signore, viene espresso ugualmente nel Deuteronomio con le parole citate dal nostro Signore Gesù Cristo a Satana: "adora il Signore Dio tuo, e a Lui solo rendi culto" (cfr. Tentazioni di Gesù nel deserto, riportate nei vangeli di: Matteo 4,1-11, Marco 1,12-13 e Luca 4,1-13). 

L'Adorazione si rende a Dio in tutti gli atti del culto divino, e in un senso particolare nel culto del Santissimo Sacramento e che, per ricordare, non è ne segno, ne figura, ne virtù, non è pane che contiene Dio, come tutte le cose contengono Dio, non è pane benedetto, non è pane sacro, non è neanche la divinità sotto le apparenze di pane, ma Gesù Cristo sotto l'apparenza di pane nella Sua divinità e la sua umanità diventato Sangue ed Anima, per questo il Santissimo Sacramento esige il culto particolare dell'adorazione. 

La Santa Eucarestia è, come scrive Romano Amerio: "il fastigio del sacro, il mezzo per cui tutte le anime vengono condotte indietro all'Uno Dio, che è la loro origine, non c'è niente che è più grande, più glorioso, ne più prezioso sulla terra, se abbiamo trascurato la Santissima Eucarestia, abbiamo trascurato tutto!"

L'atto principale dell'Adorazione è il Sacrificio nel quale la sottomissione dell'uomo a Dio viene espressa, nel senso stretto, nella distruzione di una cosa sensibile che rappresenta l'uomo stesso, così l'uomo riconosce la perfezione infinita e la maestà dell'Essere Divino, il Suo sovrano dominio sopra l'uomo, che è venuto all'esistenza che esiste e che è stato salvato per mezzo Suo.  

Adoriamo dunque Dio durante la Santa Messa, e ogni giorno col sacrificio di noi stessi e di tutta la nostra vita, tutta la nostra persona, le gioie e le pene, affinchè un giorno possiamo adorarLo pienamente in Cielo con gli Angeli, secondo lo scopo unico della nostra creazione.


Il Sacrificio perfetto, l'atto di Adorazione perfetto è quello del Calvario, perchè è il Sacrificio di Dio a Dio, il puro e il perfetto Sacrificio, il Sacrificio per eccellenza. Questo Sacrificio viene perpetuato nel santo Sacrificio della Messa che è lo stesso Sacrificio. A questo Sacrificio l'uomo partecipa: il celebrante in modo sacramentale e spirituale, il fedele in modo spirituale. La partecipazione spirituale a questo Sacrificio consiste nel sacrificare se stessi in unione col santo Sacrificio del Calvario. Quanto sublime è la nostra vocazione cattolica, non per nulla siamo obbligati ad assistere alla Santa Messa ogni settimana!



***


Link per le donazioni tramite PayPal:

venerdì 31 dicembre 2010

31 dicembre: san Silvestro


Maso di Bianco, Miracolo di San Silvestro, 1340 ca, Cappella di Bardi di Vernio presso la Basilica di Santa Croce, a Firenze.

(foto dal Web)




IN BREVE

Silvestro è il primo Papa di una Chiesa non più minacciata dalle terribili persecuzioni dei primi secoli. Nell’anno 313, infatti, gli imperatori Costantino e Licinio hanno dato piena libertà di culto ai cristiani, essendo papa l’africano Milziade, che è morto l’anno dopo. Gli succede il prete romano Silvestro. A lui Costantino dona come residenza il palazzo del Laterano, affiancato più tardi dalla basilica di San Giovanni, e costruisce la prima basilica di San Pietro. Il lungo pontificato di Silvestro (21 anni) è però lacerato dalle controversie disciplinari e teologiche, e l’autorità della Chiesa di Roma su tutte le altre Chiese, diffuse ormai intorno all’intero Mediterraneo, non è ancora affermata. Nel Concilio di Arles (314) e di Nicea (325) papa Silvestro non ha alcun modo di intervenire: gli vengono solo comunicate, con solennità e rispetto, le decisioni prese. Fu il primo a ricevere il titolo di «Confessore della fede».San Silvestro I, papa, che per molti anni resse con saggezza la Chiesa, nel tempo in cui l'imperatore Costantino costruì le venerande basiliche e il Concilio di Nicea acclamò Cristo Figlio di Dio. In questo giorno il suo corpo fu deposto a Roma nel cimitero di Priscilla.


***


Link per le donazioni tramite PayPal:

domenica 26 dicembre 2010

Santo Natale a Venezia


Santa Messa "In Nocte" del Natale del Signore in forma cantata e a lume di candela presso la chiesa di San Simon Piccolo a Venezia (fronte stazione). 
Celebrante don Konrad Zu Loewenstein FSSP.

(photo by Albert Gardin)




VANGELO

In illo témpore: Exiit edíctum a Cæsare Augústo, ut describerétur univérsus orbis. Hæc descríptio prima facta est a præside Sýriæ Cyríno: et ibant omnes ut profiteréntur sínguli in suam civitátem. Ascéndit autem et Ioseph a Galilæa de civitáte Názareth, in Iudæam in civitátem David, quæ vocatur Béthlehem: eo quod esset de domo et fámilia David, ut profiterétur cum María desponsáta sibi uxóre prægnánte. Factum est autem, cum essent ibi, impléti sunt dies, ut páreret. Et péperit fílium suum primogénitum, et pannis eum invólvit, et reclinávit eum in præsépio: quia non erat eis locus in diversório. Et pastóres erant in regióne eádem vigilántes, et custodiéntes vigílias noctis super gregem suum. Et ecce, Angelus Dómini stetit iuxta illos, et cláritas Dei circumfúlsit illos, et timuérunt timóre magno. Et dixit illis Angelus: Nolíte timére: ecce enim, evangelízo vobis gáudium magnum, quod erit omni pópulo: quia natus est vobis hódie Salvátor, qui est Christus Dóminus, in civitáte David. Et hoc vobis signum: Inveniétis infántem pannis involútum, et pósitum in præsépio. Et súbito facta est cum Angelo multitúdo milítiæ coeléstis, laudántium Deum et dicéntium: Glória in altíssimis Deo, et in terra pax hóminibus bonæ voluntátis.

(Vangelo secondo Luca 2, 1 - 14)

Traduzione:

In quel tempo: Uscì un editto di Cesare Augusto che ordinava di fare il censimento di tutto l’impero. Questo primo censimento fu fatto mentre Quirino era preside della Siria. Recandosi ognuno a dare il nome nella propria città, anche Giuseppe, appartenente al casato ed alla famiglia di Davide, andò da Nazareth di Galilea alla città di Davide chiamata Betlemme, in Giudea, per farsi iscrivere con Maria sua sposa, ch’era incinta. E avvenne che mentre si trovavano lì, si compì per lei il tempo del parto; e partorì il suo figlio primogenito, lo fasciò e lo pose in una mangiatoia, perché non avevano trovato posto nell’albergo. Nello stesso paese c’erano dei pastori che pernottavano all’aperto e facevano la guardia al loro gregge. Ed ecco apparire innanzi ad essi un Angelo del Signore e la gloria del Signore circondarli di luce, sicché sbigottirono per il gran timore. L’Angelo disse loro: Non temete, perché annuncio per voi e per tutto il popolo un grande gaudio: infatti oggi nella città di Davide è nato un Salvatore, che è il Cristo Signore. Questo sia per voi il segno: troverete un bambino avvolto in fasce, giacente in una mangiatoia. E d’un tratto si raccolse presso l’Angelo una schiera della Milizia celeste che lodava Iddio, dicendo: Gloria a Dio nell’alto dei cieli e pace in terra agli uomini di buona volontà.

mercoledì 8 dicembre 2010

8 dicembre: Immacolata Concezione della BVM


Francesco Signorelli, Disputa sull'Immacolata Concezione (particolare), Palazzo dei Consoli, Gubbio (Umbria).

(photo by Francesco Bianco)




VANGELO

In illo témpore: Missus est Angelus Gábriël a Deo in civitátem Galilææ, cui nomen Názareth, ad Vírginem desponsátam viro, cui nomen erat Ioseph, de domo David, et nomen Vírginis María. Et ingréssus Angelus ad eam, dixit: Ave, grátia plena; Dóminus tecum: benedícta tu in muliéribus.

Vangelo di Luca 1, 26 - 28

Traduzione:

In quel tempo: Fu mandato da Dio l’Àngelo Gabriele in una città della Galilea chiamata Nàzaret, ad una Vergine sposata ad un uomo della casa di David, di nome Giuseppe, e la Vergine si chiamava Maria. Ed entrato da lei, l’Àngelo disse: Ave, piena di grazia: il Signore è con te: Benedetta tu fra le donne. 


***


Link per le donazioni tramite PayPal:

domenica 31 ottobre 2010

Domenica di Cristo Re a Venezia


Santa Messa letta presso la chiesa di San Simeon Piccolo a Venezia (fronte stazione).
Celebrante don Brice Messonier FSSP.

(foto dal defunto blog della Fraternità San Pietro a Venezia)




VANGELO

In illo témpore: Dixit Pilátus ad Iesum: Tu es Rex Iudæórum? Respóndit Iesus: A temetípso hoc dicis, an álii dixérunt tibi de me? Respóndit Pilátus: Numquid ego Iudǽus sum? Gens tua et pontífices tradidérunt te mihi: quid fecísti? Respóndit Iesus: Regnum meum non est de hoc mundo. Si ex hoc mundo esset regnum meum, minístri mei útique decertárent, ut non tráderer Iudǽis: nunc autem regnum meum non est hinc. Dixit ítaque ei Pilátus: Ergo Rex es tu? Respóndit Iesus: Tu dicis, quia Rex sum ego. Ego in hoc natus sum et ad hoc veni in mundum, ut testimónium perhíbeam veritáti: omnis, qui est ex veritáte, audit vocem meam.

(Vangelo di Giovanni 18, 33 - 37)

Traduzione:

In quel tempo: Pilato disse a Gesú: Sei tu il Re dei Giudei? Gesú gli rispose: Lo dici da te, o altri te l’hanno detto di me? Rispose Pilato: Sono forse Giudeo? La tua gente e i sommi sacerdoti ti hanno messo nelle mie mani. Che cosa hai fatto? Rispose Gesú: Il mio regno non è di questo mondo; se fosse di questo mondo, i miei ministri certo si adopererebbero perché non fossi dato in potere ai Giudei: dunque il mio regno non è di quaggiú. Allora Pilato gli disse: Dunque tu sei Re? Rispose Gesú: È come dici, io sono re. Per questo sono nato e per questo sono venuto al mondo, a rendere testimonianza alla verità. Chiunque sta per la verità, ascolta la mia voce.