Particolare del volto sopito che appartiene alla statua giacente che secondo la tradizione rappresenta San Simeone profeta, datato agli inizi del XIV secolo, opera di un tale Marco Romano.
In illo témpore: Loquénte Iesu ad turbas, extóllens vocem quædam múlier de turba, dixit illi: Beátus venter, qui te portávit, et úbera, quæ suxísti. At ille dixit: Quinímmo beáti, qui áudiunt verbum Dei, et custódiunt illud.
(Vangelo secondo Luca 11, 27 - 28)
Traduzione:
In quel tempo, mentre Gesù parlava alla folla, avvenne che una donna, tra la folla, alzò la voce e disse: «Beato il seno che ti ha portato e il petto che ti ha nutrito». Ma egli disse: «Beati, piuttosto, coloro che ascoltano la parola di Dio, e la custodiscono».
In illo témpore: Cum appropinquáret Iesus Ierúsalem, videns civitátem, flevit super illam, dicens: Quia si cognovísses et tu, et quidem in hac die tua, quæ ad pacem tibi, nunc autem abscóndita sunt ab óculis tuis. Quia vénient dies in te: et circúmdabunt te inimíci tui vallo, et circúmdabunt te: et coangustábunt te úndique: et ad terram prostérnent te, et fílios tuos, qui in te sunt, et non relínquent in te lápidem super lápidem: eo quod non cognóveris tempus visitatiónis tuæ. Et ingréssus in templum, cœpit eiícere vendéntes in illo et eméntes, dicens illis: Scriptum est: Quia domus mea domus oratiónis est. Vos autem fecístis illam speluncam latrónum. Et erat docens cotídie in templo.
(Vangelo secondo Luca 19, 41 - 47)
Traduzione:
In quel tempo: Essendo Gesú giunto vicino a Gerusalemme, scorgendo la città, pianse su di essa, dicendo: Oh! se in questo giorno avessi conosciuto anche tu quello che occorreva per la tua pace! Ma tutto ciò è ormai nascosto ai tuoi occhi. Perciò per te verranno giorni in cui i tuoi nemici ti circonderanno con trincee, ti assedieranno e ti angustieranno da ogni parte; e getteranno a terra te e i tuoi figli che abitano in te, e non lasceranno in te pietra su pietra, poiché non hai conosciuto il tempo in cui sei stata visitata. Entrato poi nel tempio, cominciò a cacciare quanti lí dentro vendevano e compravano, dicendo loro: Sta scritto: La mia casa è casa di preghiera. Voi invece ne avete fatta una spelonca di ladri. E ogni giorno insegnava nel tempio.
Localmente denominato San Jacu
Pittu. Oggi in posizione isolata, un tempo era posto lungo una strada
pubblica.
Scarse sono le notizie sull’edificio, di antica
costruzione, che originariamente aveva una lunghezza della navata di
circa m 5 (Inventario Taverna del 1618). L’oratorio ebbe una fase
di abbandono o limitato uso dal XVI secolo. Entro il 1684, anno della
riconsacrazione dell’oratorio, fu ristrutturato con l’allungamento
della navata (dalle attuali lesene all’entrata) e probabilmente il
suo innalzamento. Attualmente misura m 8,70 x 4. I lavori
proseguirono nel secolo successivo con la realizzazione del tetto,
che solo gradualmente fu coperto da beole in sostituzione della
paglia ancora presente nel 1760.
L’oratorio era affrescato; purtroppo
sono rimasti solo frammenti di una Maiestas Domini nel
catino absidale; ben conservata è invece l’Annunciazione sull’arco
trionfale; dei due Santi sottostanti rimangono solo frammenti delle
aureole.
La parete sud è in buone condizioni e presenta due
riquadri: nel primo il “miracolo dell’Impiccato” o di San
Domingo de la Calzada riferito a san Giacomo Maggiore; nel secondo le
figure di santa Caterina d’Alessandria e sant’Antonio Abate.
All’esterno un san Cristoforo è in pessime condizioni.
All’autore
di questi affreschi è stato assegnato il nome convenzionale di
“Maestro di S. Jacu Pittu”, pittore itinerante che lasciò altre
opere in Valsesia, nel novarese, in Val Vigezzo e in Canton Ticino.
Il suo stile, piuttosto ripetitivo nelle iconografie e nelle
tipologie delle figure, invece è curato e minuzioso nei tessuti e
nelle cornici impreziosite da motivi geometrici tipici di un
repertorio largamente impiegato in diverse botteghe operanti tra
l’ultimo quarto del XIV secolo e il primo quarto del XV secolo.
Santa Messa solenne "in terzo" alle ore 18:00 presso la benemerita chiesa di San Zeno al Foro a Brescia nella piazza omonima in occasione del Triduo Sacro in onore di sant'Anna.
Celebrazione preceduta alle ore 17:30 da Adorazione Eucaristica e recita del Santo Rosario.
Santa Messa solenne "in terzo" alle ore 18:00 presso la benemerita chiesa di San Zeno al Foro a Brescia nella piazza omonima in occasione del Triduo Sacro in onore di sant'Anna.
Celebrazione preceduta alle ore 17:30 da Adorazione Eucaristica e recita del Santo Rosario.
Pochi sanno che Capizzi, antica borgo
di origini remote, sia stato il primo paese in Sicilia ad aver
posseduto una reliquia dell’Apostolo Giacomo il Maggiore. Nel 1426
d.C. infatti, il cavaliere gerosolomitano Sancho de Heredia
trasferisce dalla terra santa alcune reliquie nel territorio
capitino, tra queste la giuntura di un dito di San Giacomo Apostolo
Maggiore, il braccio di San Nicolò di Bari, il capello della Vergine
Maria e il legno della vera Croce.
Il Santuario, già esistente dal XII
secolo, diviene così centro principale del culto nei confronti del
santo spagnolo, dando vita ad innumerevoli pellegrinaggi da qualsiasi
parte dell’isola; questo, grazie ai vari privilegi papali e
vescovili che concedevano l’indulgenza plenaria a tutti quei fedeli
che varcavano il portale della Chiesa in occasione di alcune date
stabilite. Ciò, però, suscitò l’invidia
dell’Arcidiocesi di Messina, che anche in virtu’ del consenso del
re Alfonso riuscì ad ottenere il trasferimento della reliquia da
Capizzi a Messina. I capitini tuttavia si ribellarono energicamente a
questa decisione e cosi la reliquia venne divisa in due parti. Questo non fece cessare il flusso dei
pellegrinaggi e ne è testimonianza il fatto che nel XVI secolo la
chiesa verrà ampliata da una a tre navate proprio per accogliere un
maggior numero di pellegrini. A distanza di circa sei secoli, San
Giacomo rimane un gran punto di riferimento per i fedeli capitini che
lo venerano ed a lui si confidano per avvicinarsi a Dio, una fede che
si accresce sempre più, di generazione in generazione.
Oggi, grazie all’interesse
dell’Arciprete Don Antonio Cipriano, si vuole far rientrare il
Santuario Diocesano in quel circuito regionale e perché no nazionale
dei pellegrinaggi religiosi. Tutto questo dando vita a delle
iniziative nuove che mirano alla conoscenza della tradizione e della
storia legata al culto di questo grande Santo. Infatti, i fedeli
avranno la possibilità di venerare la sacra reliquia visitando la
chiesa, dove ogni 25 del mese si terrà una messa dedicata a San
Giacomo Apostolo Maggiore. In occasione di questa celebrazione si
pregherà inoltre, per le intenzioni dei singoli fedeli che avranno
lasciato un bigliettino all’interno del cesto predisposto nella
chiesa. Altra importante iniziativa è la nascita del notiziario del
Santuario Diocesano che porta il nome di “Boanerghes – la voce
del figlio del tuono” con cadenza trimestrale, in cui verranno
pubblicate tutte le attività proposte, le preghiere, gli inni e i
pensieri dei fedeli. Inoltre, i pellegrini che visiteranno il tempio
avranno l’opportunità di ricevere “L’Aurea Jacopea” un
documento che ne attesta la visita o l’avvenuto pellegrinaggio,
simile alla “Compostela” in Spagna: tutti gli interessati
dovranno presentare la richiesta tramite la parrocchia di
appartenenza al Rettore del Santuario Diocesano di San Giacomo di
Capizzi.
Iniziative molto importanti che
permetteranno ai fedeli di entrare in contatto con la figura di
questo grande santo, che è lì, sul suo trono, ad aspettare tutti
quei devoti che vorranno approcciarsi a lui.
Santa Messa letta con cantici alle ore 17:00 presso la chiesa di San Pancrazio ad Ancignano di Sandrigo (Vicenza). Preceduta dalla recita del Santo Rosario alle ore 16:30.
Celebrante don Joseph Kramer FSSP. All'organo il m. M.Canale.
In illo témpore: Dixit Iesus discípulis suis: Atténdite a falsis prophétis, qui véniunt ad vos in vestiméntis óvium, intrínsecus autem sunt lupi rapáces: a frúctibus eórum cognoscétis eos. Numquid cólligunt de spinis uvas, aut de tríbulis ficus? Sic omnis arbor bona fructus bonos facit: mala autem arbor malos fructus facit. Non potest arbor bona malos fructus fácere: neque arbor mala bonos fructus fácere. Omnis arbor, quæ non facit fructum bonum, excidétur et in ignem mittétur. Igitur ex frúctibus eórum cognoscétis eos. Non omnis, qui dicit mihi, Dómine, Dómine, intrábit in regnum cœlórum: sed qui facit voluntátem Patris mei, qui in cœlis est, ipse intrábit in regnum cœlórum.
(Vangelo secondo Matteo 7, 15 - 21)
Traduzione:
In quel tempo: Gesú disse ai suoi discepoli: Guardatevi dai falsi profeti, che vengono a voi sotto l’aspetto di pecore, ma che nell’intimo sono lupi rapaci: li riconoscerete dai loro frutti. Forse che alcuno raccoglie l’uva dalle spine o il fico dai rovi? Cosí ogni albero buono dà buoni frutti; mentre l’albero cattivo dà frutti cattivi. Non può l’albero buono produrre frutti cattivi, né l’albero cattivo produrre frutti buoni. Ogni albero che dà frutti cattivi sarà tagliato e gettato nel fuoco. Dunque, dai loro frutti li riconoscerete. Non chiunque mi dirà: Signore, Signore, entrerà nel regno dei cieli, ma chi fa la volontà del Padre mio, che è nei cieli, questi entrerà nel regno dei cieli.
Nato in una nobile famiglia spagnola, entrò molto giovane tra i Francescani, in cui venne consacrato sacerdote e, successivamente, a causa della sua fama di uomo santo e asceta, inviato come missionario nel Nuovo Mondo; per più di vent'anni percorse i Paesi del Sud America predicando e compiendo miracoli (come la ripetizione del miracolo della Pentecoste per cui tutti gli indigeni, delle più diverse tribù e nazioni, lo potevano ascoltare come se parlasse in una lingua sola), motivo per cui è conosciuto come Taumaturgo del Nuovo Mondo.
Patrono di tutti i Paesi dell'America Latina in cui predicò, è anche Patrono minore delle missioni e dei missionari e delle missioni e dei missionari francescani, e la sua festa era un tempo celebrata nelle chiese perugine rette dai Padri Francescani.
In illo témpore: Cum turba multa esset cum Iesu, nec habérent, quod manducárent, convocátis discípulis, ait illis: Miséreor super turbam: quia ecce iam tríduo sústinent me, nec habent quod mandúcent: et si dimísero eos ieiúnos in domum suam, defícient in via: quidam enim ex eis de longe venérunt. Et respondérunt ei discípuli sui: Unde illos quis póterit hic saturáre pánibus in solitúdine? Et interrogávit eos: Quot panes habétis? Qui dixérunt: Septem. Et præcépit turbæ discúmbere super terram. Et accípiens septem panes, grátias agens fregit, et dabat discípulis suis, ut appónerent, et apposuérunt turbæ. Et habébant piscículos paucos: et ipsos benedíxit, et iussit appóni. Et manducavérunt, et saturáti sunt, et sustulérunt quod superáverat de fragméntis, septem sportas. Erant autem qui manducáverant, quasi quátuor mília: et dimísit eos.
(Vangelo secondo Marco 8, 1 - 9)
Traduzione:
In quel tempo: Radunatasi molta folla attorno a Gesú, e non avendo da mangiare, egli, chiamati i discepoli, disse loro: Ho compassione di costoro, perché già da tre giorni sono con me e non hanno da mangiare; e se li rimanderò alle loro case digiuni, cadranno lungo la via, perché alcuni di essi sono venuti da lontano. E gli risposero i suoi discepoli: Come potremo saziarli di pane in questo deserto? E chiese loro: Quanti pani avete? E risposero: Sette. E comandò alla folla di sedersi a terra. E presi i sette pani, rese grazie e li spezzò e li diede ai suoi discepoli per distribuirli, ed essi li distribuirono alla folla. Ed avevano alcuni pesciolini, e benedisse anche quelli e comandò di distribuirli. E mangiarono, e si saziarono, e con i resti riempirono sette ceste. Ora, quelli che avevano mangiato erano circa quattro mila: e li congedò.
Predica:
All'Exitus:
Per la lista completa dei video della Santa Messa,
In illo témpore: Dixit Iesus discípulis suis: Nisi abundáverit iustítia vestra plus quam scribárum et pharisæórum, non intrábitis in regnum cœlórum. Audístis, quia dictum est antíquis: Non occídes: qui autem occíderit, reus erit iudício. Ego autem dico vobis: quia omnis, qui iráscitur fratri suo, reus erit iudício. Qui autem díxerit fratri suo, raca: reus erit concílio. Qui autem díxerit, fátue: reus erit gehénnæ ignis. Si ergo offers munus tuum ad altáre, et ibi recordátus fúeris, quia frater tuus habet áliquid advérsum te: relínque ibi munus tuum ante altáre et vade prius reconciliári fratri tuo: et tunc véniens ófferes munus tuum.
(Vangelo di Matteo 5, 20 - 24)
Traduzione:
In quel tempo: Gesú disse ai suoi discepoli: Se la vostra giustizia non sarà stata più grande di quella degli scribi e dei farisei, non entrerete nel Regno dei Cieli. Avete sentito che è stato detto agli antichi: Non uccidere; chi infatti avrà ucciso sarà condannato in giudizio. Ma io vi dico che chiunque si adira col fratello sarà condannato in giudizio. Chi avrà detto a suo fratello: raca, imbecille, sarà condannato nel Sinedrio. E chi gli avrà detto: pazzo; sarà condannato al fuoco della geenna. Se dunque porti la tua offerta all’altare e allora ti ricordi che tuo fratello ha qualcosa contro di te, lascia la tua offerta all’altare e va prima a riconciliarti con tuo fratello, e poi, ritornato, fa la tua offerta.
Ireneo, discepolo di san Policarpo e,
attraverso di lui, dell'apostolo san Giovanni, è una figura di
primaria importanza nella storia della Chiesa. Originario dell'Asia,
nato con molta probabilità a Smirne, approdò in Gallia e nel 177
succedette nella sede episcopale di Lione al novantenne vescovo san
Potino, morto in seguito alle percosse ricevute durante la
persecuzione contro i cristiani. Pochi giorni prima delle sommosse
anticristiane, Ireneo era stato inviato a Roma dal suo vescovo per
chiarire alcune questioni dottrinali. Tornato a Lione, appena sedata
la bufera, fu chiamato a succedere al vescovo martire, in una Chiesa
decimata dei suoi preti e di gran parte dei suoi fedeli. Si trovò a
governare come unico vescovo la Chiesa dell'intera Gallia. Lui,
greco, imparò le lingue dei barbari per evangelizzare le popolazioni
celtiche e germaniche. E dove non arrivò la sua voce giunse la
parola scritta. Nei suoi cinque libri Adversus Haereses traspare non
solo il grande apologista, ma anche il buon pastore preoccupato di
qualche pecorella allo sbando che cerca di condurre all'ovile.
In
data 21 gennaio 2022 Papa Francesco lo ha dichiarato Dottore della
Chiesa, con il titolo di Doctor unitatis". Ireneo è così il
primo martire nella storia della Chiesa a ricevere il titolo di
Dottore.
In illo témpore: Venit Iesus in partes Cæsaréæ Philippi, et interrogábat discípulos suos, dicens: Quem dicunt hómines esse Fílium hóminis? At illi dixérunt: Alii Ioánnem Baptístam, alii autem Elíam, álii vero Ieremíam aut unum ex Prophétis. Dicit illis Iesus: Vos autem quem me esse dícitis? Respóndens Simon Petrus, dixit: Tu es Christus, Fílius Dei vivi. Respóndens autem Iesus, dixit ei: Beátus es, Simon Bar Iona: quia caro et sanguis non revelávit tibi, sed Pater meus, qui in cœlis est. Et ego dico tibi, quia tu es Petrus, et super hanc petram ædificábo Ecclésiam meam, et portæ ínferi non prævalébunt advérsus eam. Et tibi dabo claves regni cœlórum. Et quodcúmque ligáveris super terram, erit ligátum et in cœlis: et quodcúmque sólveris super terram, erit solútum et in cœlis.
(Vangelo secondo Matteo 16, 13 - 19)
Traduzione:
In quel tempo: Gesú, venuto nei dintorni di Cesarea di Filippo, cosí interrogò i suoi discepoli: Gli uomini chi dicono che sia il Figlio dell’uomo? Essi risposero: Alcuni dicono che è Giovanni Battista, altri Elia, altri ancora Geremia o qualche altro profeta. Disse loro Gesú: E voi, chi dite che io sia? Simone Pietro rispose: Tu sei il Cristo, il Figlio di Dio vivente. E Gesú: Beato sei tu, Simone figlio di Giona, perché non la carne o il sangue ti hanno rivelato questo, ma il Padre mio che è nei cieli. E io ti dico: Tu sei Pietro, e su questa pietra io edificherò la mia Chiesa, e le porte dell’inferno non prevarranno contro di essa. Io darò a te le chiavi del regno dei cieli, e tutto ciò che legherai sulla terra, sarà legato anche nei cieli, e tutto ciò che scioglierai sulla terra, sarà sciolto anche nei cieli.
In una delle colline litoranee di Ortona a 107 m. di altezza, nel golfo lunato dove sfocia il Sangro ( Sinus Veneris ), comune di Fossacesia, s' innalza in posizione panoramica l' Abbazia di S. Giovanni in Venere, principale monumento medievale della provincia di Chieti. Composto da una basilica e dall' attiguo monastero benedettino con chiostro, costruiti all' inizio del XIII sec, sul luogo dove sorgeva un tempio di Venere Conciliatrice ( alcune colonne furono reimpiegate nella cripta ). Nell' VIII sec. tramite i benedettini, il culto pagano venne sostituito da quello cristiano e la chiesa fu dapprima dedicata a S. Benedetto, in seguito a S. Giovanni Battista. Oltre ai due portali laterali ( quello interno al chiostro detto delle Donne ), l' elemento di maggior spicco é il cosiddetto portale della Luna o degli Uomini con eleganti particolari scultorei del Nuovo e Antico Testamento ( Storie dell' infanzia e della prima maturità del Battista, Daniele nella fossa dei leoni e Abacuc trasportato dagli Angeli ) Le absidi rivolte al mare presentano intarsi ed elementi meridionali siciliani, romanico lombardi e borgognoni cistercensi. L'interno, a tre grandi navate, presenta la disomogeneità degli archi, da un lato a sesto acuto e dall' altro a tutto sesto. Nella cripta troviamo una serie di cinque affreschi risalenti al 1230 o al XIII sec. Il più notevole, all' absidiola dx, rappresenta Cristo in Trono tra i Principi della Chiesa e i due S. Giovanni. Suggestivo é il luminoso chiostro, pavimentato con pietre geometriche.