Un uomo scendeva da Gerusalemme a Gerico qui Gerusalemme, che significa "visione di pace" rappresenta, secondo i Padri, il Paradiso terreno, il Giardino di Eden, e Gerico che significa "Luna" rappresenta il mondo in cui tutto è mutabile, è instabile come la Luna stessa, l'uomo rappresenta Adamo e la discesa da Gerusalemme a Gerico è la caduta di Adamo all'occasione del Peccato Originale, e incappò nei briganti che lo spogliano e lo feriscono e lo lasciano tramortito.
Questi briganti sono, nelle parole di sant'Ambrogio, gli "angeli della notte e delle tenebre" che dopo il Peccato Originale hanno spogliato Adamo dei doni sovrannaturali che aveva ricevuti da Dio e l'hanno lasciato nello stato della natura caduta, dove è difficile conoscere la verità, agire bene, compiere i nostri doveri, dove è facile essere attratti e sedotti dalle nostre emozioni.
Cosa succede adesso nella Parabola?
Un sacerdote lo vede e passa, un levita lo vede e passa. San Giovanni Crisostomo interpreta il sacerdote come il sacrificio dell'Antico Testamento, il levita come la Legge dell'Antico Testamento, ne l'uno ne l'altro poteva guarire l'uomo caduto e dunque, nella storia, tutti e due passano senza fermarsi.
Un samaritano che percorreva la medesima strada si avvicinò a lui e vedendolo provò una compassione per lui, questo samaritano è nessun altro che Cristo stesso, anch'Egli scende da Gerusalemme a Gerico, ossia, dal Paradiso a questo mondo e porta con se il rimedio di cui l'uomo caduto ha bisogno, che nessuno prima di Lui nell'Antico Testamento poteva dargli: avvicinandosi gli ha fasciato le ferite, cosparso olio e vino e mettendolo sul suo cavallo, lo condusse all'albergo ed ebbe cura di lui.
Questa frase ci parla del rimedio portato dal Signore: l'olio e il vino sono i Sacramenti, l'olio simbolizza il Battesimo, la Cresima, il Sacerdozio e l'Estrema Unzione, il vino simbolizza la Santa Eucaristia, il fasciare simbolizza i Comandamenti, il cavallo, secondo tutti i Padri, è la sacra umanità di Nostro Signore + mediante la quale siamo salvati.
Beda il Venerabile, commenta: "fu conveniente che egli lo pose sul suo cavallo e lo guidava così, poichè nessuno che non sia unito a Cristo tramite il Battesimo entrerà nella Chiesa".
L'albergo, dunque, simbolizza la Chiesa e san Giovanni Crisostomo spiega: "l'albergo è la Chiesa che accoglie i viaggiatori, che son stanchi del loro viaggio attraverso il mondo e oppressi dal peso dei loro peccati, dove il viaggiatore stanco viene sollevato quando depone il peso dei suoi peccati e viene ristorato con nutrimento salutare, e questo significano le parole "quando ebbe cura di lui" perchè tutto ciò che è fuori è conflittuale, dannoso e male mentre, dentro dell'albergo c'è tutta pace e salute".
Quanto ai due danari questi possono significare i Comandamenti della Carità verso Dio e verso il prossimo, o la promessa della vita presente e la vita futura, da altre interpretazioni.
In breve allora, Nostro Signore Gesù Cristo + ci descrive in questa Parabola tutta la storia della nostra Salvezza: Adamo ha peccato ed è caduto, e con lui tutta l'umanità, Iddio alla vista della sua miseria fu commosso dalla Misericordia, scende dal Cielo e assume la nostra umanità che diviene il mezzo della nostra salvezza, Ci dona i Comandamenti e i Sacramenti, Ci conduce nella Chiesa che ci darà il rifugio fin quando Egli tornerà. Tutta la Parabola parla della Misericordia di Dio e la nostra reazione dovrebbe essere quella della gratitudine verso Dio e il desiderio di amare Dio e il nostro prossimo come Dio ci ha amati.
Ma chi è il mio Prossimo? chiede lo scriba. La parabola ci insegna che il nostro Prossimo è colui che incontriamo sulla strada della nostra vita e che soffre.
Riflettiamo un attimo, ognuno di noi, c'è qualcuno a cui sono vicino che ho incontrato e che soffre, che ha bisogno di me, che ci ha chiesto soccorso che non abbiamo ancora dato, soccorso fisico, spirituale, consiglio, preghiera, o semplicemente tempo per ascoltare le sue sofferenze? Questa persona è il nostro Prossimo, non lo trascuriamo!
C'è un'altro livello ancor più profondo nella Parabola, perchè la persona sofferente è Cristo stesso. Stiamo quindi ben attenti ai nostri doveri perchè, come Nostro Signore ci dice nel Vangelo di san Matteo: "in quanto hai fatto questo buon atto ad uno dei più piccoli dei miei fratelli, lo hai fatto a me".










