domenica 26 maggio 2013

Domenica della Santissima Trinità a Venezia


Santa Messa cantata presso la chiesa di san Simon Piccolo, Venezia.
Celebrante don Konrad Zu Loewenstein FSSP.

(foto dal defunto blog Sacris Solemniis)




VANGELO

In illo témpore: Dixit Iesus discípulis suis: Data est mihi omnis potéstas in cœlo et in terra. Eúntes ergo docéte omnes gentes, baptizántes eos in nómine Patris, et Fílii, et Spíritus Sancti: docéntes eos serváre ómnia, quæcúmque mandávi vobis. Et ecce, ego vobíscum sum ómnibus diébus usque ad consummatiónem sǽculi.

(Vangelo secondo Matteo 28, 18 - 20)

Traduzione:

In quel tempo: Gesú disse ai suoi discepoli: Mi è dato ogni potere in cielo e in terra. Andate, dunque, e istruite tutte le genti, battezzandole nel nome del Padre, del Figlio, e dello Spirito Santo, e insegnando loro ad osservare tutto quello che vi ho comandato. Ed ecco che io sarò con voi tutti i giorni fino alla consumazione dei secoli.

Omelia:

Vogliamo oggi considerare l'oggetto della Fede: l'oggetto della Fede è la Verità sovrannaturale conosciuta mediante la grazia.
Cosa significa "Verità" in questa frase?
Nei termini più generali la verità è la corrispondenza tra una idea e una cosa, in altre parole tra una idea e la realtà. La Verità che è l'oggetto della fede è la realtà fin quanto è conoscibile, un esempio di questo tipo di verità è la frase: "io cerco la verità", qua la verità significa la realtà delle cose fin quanto è conoscibile.
L'oggetto della fede è la Verità fin quanto è conoscibile, la realtà fin quanto è conoscibile.
La Chiesa insegna che questa Verità, questa realtà, è nient'altro che Dio stesso che è la Verità, la realtà e l'Essere nel senso supremo e assoluto del termine. Dire che Dio è la Verità, o la realtà fin quanto è conoscibile, significa che la conoscenza di Dio dipende dal Soggetto che lo conosce; l'uomo essendo finito può conoscere Dio solo in modo finito, ossia con la fede, mentre Dio può conoscere se stesso in modo infinito e perfetto, perchè in Dio c'è una corrispondenza e unità perfetta tra Soggetto che conosce e Oggetto che è conosciuto.
Abbiamo detto che l'Oggetto della fede viene conosciuto mediante la grazia, nella predica scorsa abbiamo visto che la grazia è una luce sovrannaturale che ci fa conoscere Dio come è di per Se stesso, la Chiesa distingue tra la fede che è una luce sovrannaturale (e fa conoscere Dio come è di per Se stesso), e la ragione che è una luce naturale che ci fa conoscere Dio come la causa e la fine della creazione.
Se noi chiediamo cosa dobbiamo credere per conoscere Dio come è di per Se stesso, la Chiesa risponde con san Paolo che dobbiamo credere che Egli esiste e che Egli ricompensa coloro che lo cercano, san Tommaso d'Aquino, sant'Alfonso e altri teologi insieme alla prassi universale della Chiesa, ci insegna che bisogna inoltre credere nel Mistero della Santissima Trinità + e in Cristo Redentore, come accenna Giovanni nel suo Vangelo: "Questa è la vita eterna, che conoscano Te, l'unico vero Dio, e colui che hai mandato, Gesù Cristo +".
Per conoscere Dio come è di per Se stesso, per avere la fede, dobbiamo credere queste dottrine, dunque, più in dettaglio, dobbiamo credere queste dottrine esplicitamente e tutti gli altri dogmi della fede, implicitamente, o nell'ultima analisi dobbiamo credere in Gesù Cristo + perchè se crediamo in Gesù Cristo + crediamo tutti i dogmi della fede, crediamo nel Dio-Uomo, la Seconda Persona della Santissima Trinità, fatta Carne per redimerci e giudicarci, e per rimunerarci nella prossima vita. Se crediamo in Gesù Cristo + crediamo la Verità che è Dio fin quanto è conoscibile, come san Giovanni scrive nel Prologo del suo Vangelo: "Dio nessuno lo ha mai visto, proprio il Figlio Unigenito, che è nel seno del Padre, Lui lo ha rivelato".
In sintesi, Nostro Signore Gesù Cristo + è l'Oggetto della nostra fede, Lui che ha detto: "Io sono la Verità", è la Verità che è l'Oggetto della nostra fede.
Le sedicenti "altre" fedi, o religioni, presentano altre visioni della realtà incompatibili con questa nostra visione, questa visione è vera, dunque, le altre sono false!
Se sono false, che lo sono, non sono da Dio ma dall'uomo e, o, dal demonio: "omnes dii gentium Demonia" " tutti gli dei delle genti sono Demoni" Salmo 95,5, san Paolo dice nella seconda epistola ai Corinzi: quale unione tra la luce e le tenebre, quale intesa tra Cristo e Baal, o quale collaborazione tra un fedele ed un infedele, quale accordo tra il tempio di Dio e gli idoli?
Le altre religioni sono da rigettare mentre i loro aderenti sono da convertire, da istruire, affinchè possano assumere il dolce giogo di Cristo: Lui è solo da accogliere, solo da abbracciare, solo da servire, da seguire, da adorare da testimoniare fino alla morte, perchè Lui è l'unica manifestazione della Verità suprema ed assoluta di tutte le cose, fin quanto è conoscibile all'uomo, perchè Lui è la Verità e non solo la verità ma anche la Via e la Vita e chi conosce Lui conosce la Via e avrà la Vita, la vita di grazia in questo mondo, e la vita di gloria nel Cielo. Amen.

domenica 19 maggio 2013

Pentecoste a Venezia


Giotto, affresco dalla Cappella degli Scrovegni a Padova, 1303 - 1305.

(photo by Wikipedia)


Santa Messa presso la chiesa di san Simon Piccolo a Venezia (fronte stazione).
Celebrante don Konrad Zu Loewenstein FSSP.



VANGELO

In illo témpore: Dixit Iesus discípulis suis: Si quis díligit me, sermónem meum servábit, et Pater meus díliget eum, et ad eum veniémus et mansiónem apud eum faciémus: qui non díligit me, sermónes meos non servat. Et sermónem quem audístis, non est meus: sed eius, qui misit me, Patris. Hæc locútus sum vobis, apud vos manens. Paráclitus autem Spíritus Sanctus, quem mittet Pater in nómine meo, ille vos docébit ómnia et súggeret vobis ómnia, quæcúmque díxero vobis. Pacem relínquo vobis, pacem meam do vobis: non quómodo mundus dat, ego do vobis. Non turbétur cor vestrum neque formídet. Audístis, quia ego dixi vobis: Vado et vénio ad vos. Si diligerétis me, gauderétis útique, quia vado ad Patrem: quia Pater maior me est. Et nunc dixi vobis, priúsquam fiat: ut, cum factum fúerit, credátis. Iam non multa loquar vobíscum. Venit enim princeps mundi huius, et in me non habet quidquam. Sed ut cognóscat mundus, quia díligo Patrem, et sicut mandátum dedit mihi Pater, sic fácio.

Vangelo di Giovanni 14, 23 - 31

Traduzione:

In quel tempo: Gesú disse ai suoi discepoli: Chiunque mi ama osserverà la mia parola, e il Padre mio lo amerà, e verremo da lui, e faremo dimora presso di lui. Chi non mi ama non osserva le mie parole. E la parola che udiste non è mia, ma del Padre che mi ha mandato. Queste cose vi ho detto mentre vivevo con voi. Il Paràclito, poi, lo Spirito Santo che il Padre manderà nel nome mio, insegnerà a voi ogni cosa, e vi ricorderà tutto quello che vi ho detto. Vi lascio la pace, vi dò la mia pace: ve la dò non come la dà il mondo. Non si turbi il vostro cuore, né si impaurisca. Avete udito che vi ho detto: Vado e vengo a voi. Se voi mi amaste, vi rallegrereste certamente che io vado al Padre, perché il Padre è maggiore di me. Ve l’ho detto adesso, prima che succeda: affinché quando ciò sia avvenuto crediate. Non parlerò ancora molto con voi. Viene il príncipe di questo mondo e non ha alcun potere su di me; ma bisogna che il mondo sappia che amo il Padre e agisco conformemente al mandato che il Padre mi ha dato.


Omelia:

Talvolta, carissimi amici, qualcuno dirà: "Comunque la Chiesa è molto cambiata" e pensiamo subito al suo insegnamento, o alla sua liturgia. Oggi voglio parlarvi dell'insegnamento, nel testo del ciclo di prediche che sto facendo sulla Fede.In quale senso, dunque, è cambiato l'insegnamento?
Fino, forse, a cinquant'anni fa, gli uomini della Chiesa presentavano una visione della realtà, a cui ho accennato domenica scorsa, di Dio Uno e Trino, assolutamente trascendente e soprannaturale, nel senso che è al di sopra di tutto il Creato, che elargisce sugli uomini la grazia soprannaturale, così creando l'ordine sovrannaturale illuminando la loro conoscenza con la fede e accendendo la loro volontà con la carità, affinchè l'uomo si possa elevare ed unire a Lui quaggiù e nel Cielo, per questo scopo crea la Chiesa a cui affida la grazia dei Sacramenti e tutte le verità soprannaturali sulla fede e la morale, soprattutto i Dieci Comandamenti di cui l'uomo avrà bisogno per attraversare questo mondo. Coloro che seguono questa strada, apparecchiata per loro da Dio, raggiungeranno il Cielo, coloro che non la seguiranno finiranno nell'Inferno; la strada che conduce al Cielo è stretta e richiede ascesi e mortificazione, anche se porta con se la pace e la più profonda felicità possibile in questo mondo; la strada che conduce all'Inferno è larga invece, non richiede sforzi e porta con se piaceri, ma piaceri passeggeri che cedono poi alla tristezza e spesso alla disperazione.
Da circa cinquant'anni, dunque, molti uomini nella Chiesa presentano un'altra visione della realtà, la grazia e l'ordine soprannaturale non sono più menzionati, la fede cattolica sarebbe secondo loro un sistema di credenze sullo stesso livello di quello dei protestanti, o di qualsiasi altra confessione cristiana o di quelle di tutte le altre religioni; il "Credo" non sarebbe più necessario, per raggiungere il Cielo.
La fede come vediamo, per esempio, nella trascuratezza della dottrina del Limbo, non sarebbe più necessario a questo fine neanche il Battesimo, nè l'appartenenza alla Chiesa Cattolica, il Battesimo diverrebbe così una convenzione e la Chiesa solo un raggruppamento di persone con le stesse credenze; non sarebbe necessaria neppure la Carità dell'amore soprannaturale, ma basterebbe l'amore in senso assai vago e indefinito, relativo solo alle necessità umane dell'uomo, quell'amore che secondo molti è l'essenza dell'Ecumenismo, mentre la prima finalità del Matrimonio (che è uno dei Sette Sacramenti) sarebbe la chiave della vita eterna.
Questo amore e la gioia a cui conduce, costituiscono un vangelo positivo opposto ad un Vangelo negativo che si occupa di mortificazione, di peccato e dell'Inferno. Questa visione rappresenta un allontanamento dall'oggettivo, dalla realtà, dalla verità oggettiva, l'ordine soprannaturale, l'autorità, le leggi, la giustizia verso il soggettivo, l'amore, la comunione e la vera gioia.
L'insegnamento è cambiato, dunque, la nostra domanda perciò è: "quale insegnamento è giusto, quello tradizionale o quello moderno? O forse l'insegnamento tradizionale era giusto, e allora adesso, l'insegnamento moderno è giusto?"
Diamo un esempio: la fede e la carità sono necessarie alla salvezza, o non lo sono? Oppure, erano necessarie nel passato, ed ora non lo sono più?
Carissimi amici, la risposta è chiara come la luce: l'insegnamento tradizionale è giusto e quello moderno è falso! La fede e la carità sono necessarie per la salvezza e lo saranno sempre!
Perchè è giusto l'insegnamento tradizionale?
Perchè l'insegnamento tradizionale è l' insegnamento della verità oggettiva che la Chiesa ha ricevuto da Dio stesso, secondo le parole del Signore nel Vangelo di oggi: "quando però verrà lo Spirito di verità, egli vi guiderà alla verità tutta intera", l'insegnamento tradizionale è insegnamento di verità oggettive, dunque, che come tali sono immutabili, immutabili come le verità della matematica: se due più due fanno quattro, oggi, lo faranno anche domani!
Questo insegnamento tradizionale della Chiesa, dunque, non è cambiato, non cambierà e non può cambiare, come la Chiesa stessa non è cambiata a questo riguardo e non cambierà, non può cambiare!
Come sappiamo che l'insegnamento tradizionale sulla necessità della fede e della carità e sulla salvezza, o sulla Santissima Trinità, sulle realtà della Beata Vergine Maria, sull'Incarnazione, sulla morte e risurrezione di Nostro Signore Gesù Cristo + è vero?
Perchè la Chiesa col sostegno dello Spirito di Verità, che è lo Spirito Santo, l'ha definito come tale, la Chiesa l'ha definito come dogma, come divinamente rivelato e da credere come tale per ogni membro della Chiesa Cattolica, così che, chi la nega, anche solo un solo articolo, sarà escluso dalla comunione della Chiesa.
Coloro che insegnano dottrine opposte non possono cambiare l'insegnamento Cattolico, dunque, non ne hanno il potere perchè quell'insegnamento è immutabile, non hanno l'autorità, la competenza, perchè hanno l'autorità e la competenza solo per insegnare il Depositum Fidei, i dogmi della fede, per insegnare i quali hanno ricevuto il "munus docendi" l'ufficio per insegnare, perciò non possono cambiare l'insegnamento.
Sono loro come i professori incaricati ad insegnare la matematica, i quali insegnano infatti, che due più due fa quattro e non che due più due fa tre, non possono cambiare la matematica perchè le sue verità sono immutabili e non hanno neanche l'autorità poichè hanno ricevuto solo l'autorità e la competenza di insegnare la matematica.
Ora, i così detti modernisti, pretendono che il fondamento teologico per il cambiamento dell'insegnamento risiede nel fatto che l'oggetto della fede è l'esperienza religiosa, il senso religioso, di cui l'espressione cambia e si sviluppa attraverso i tempi.
La Chiesa Cattolica, invece, ha condannato queste due dottrine.
Ha condannato la prima dottrina, che la fede si riduce all'esperienza religiosa, nel Decreto Lamentabili e Pascendi di san Pio X e ha condannato la seconda dottrina, che il dogma cambia e si sviluppa, nell'Enciclica Humani generis di Pio XII, la Chiesa insegna che il dogma secondo il suo contenuto è di origine veramente divina, che è l'espressione della verità oggettiva e che il suo contenuto è immutabile, non c'è dunque cambiamento ne sviluppo nel contenuto del dogma, l'unico tipo di sviluppo che attinge al dogma è lo sviluppo della sua espressione che nel corso dei secoli diviene più chiara e più profonda, come è nelle parole di san Vincenzo Lerino citate nella Costituzione Dei Filius del Concilio Vaticano Primo: "solo nello stesso dogma, nello stesso senso e nello stesso modo di intendere" - in eodem dogmate, eodem sensu, eademque sententia -.
In una parola, i dogmi della Chiesa, le sue verità oggettive, che ha ricevute da Dio stesso con l'incarico di insegnarle le corso dei secoli, non cambiano e non possono cambiare, solo la loro espressione può cambiare ma divenendo più chiara, più profonda, come la luce del sole che cresce fin dall'aurora e a mezzogiorno rimane la stessa luce, nelle parole di san Vincenzo Lerino.
La ragione ultima, carissimi fedeli, per la quale l'oggetto della fede non può cambiare è che il suo Oggetto nell'ultima analisi è Dio stesso, Lui stesso è quel sole, quel sole increato che noi percepiamo nel corso del nostro passaggio attraverso il deserto di questo mondo, che percepiamo in modo debole come all'aurora, e in modo forte come a mezzogiorno, Lui stesso è quel sole che manda i suoi raggi, che emette la Sua luce e la Sua Verità per illuminare le nostre menti con la fede, così che possiamo dire col Salmista:"Nella Tua luce vedremo la luce"; Lui stesso è quel sole che in questo mondo non possiamo guardare direttamente con gli occhi a causa dell'eccesso della Sua Divina gloria, ma che vedremo nel prossimo mondo, quando la luce della grazia si trasformerà nella luce di gloria, quando Lo vedremo faccia a faccia e quando, nelle parole dell'Apocalisse: "non vi sarà più notte e non avremmo più bisogno di luce di lampada perchè il Signore Dio ci illuminerà e regneremo con Lui nei secoli, dei secoli, Amen".


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domenica 12 maggio 2013

Domenica dopo l'Ascensione di NSGC a Venezia


Santa Messa cantata presso la chiesa di San Simon Piccolo a Venezia (fronte stazione),

seguita da un'ora di Adorazione eucaristica.

Celebrante don Konrad Zu Loewenstein FSSP.


(photo by Ilir Avrami)



VANGELO


In illo témpore: Dixit Iesus discípulis suis: Cum vénerit Paráclitus, quem ego mittam vobis a Patre, Spíritum veritátis, qui a Patre procédit, ille testimónium perhibébit de me: et vos testimónium perhibébitis, quia ab inítio mecum estis. Hæc locútus sum vobis, ut non scandalizémini. Absque synagógis fácient vos: sed venit hora, ut omnis, qui intérficit vos, arbitrétur obséquium se præstáre Deo. Et hæc fácient vobis, quia non novérunt Patrem neque me. Sed hæc locútus sum vobis: ut, cum vénerit hora eórum, reminiscámini, quia ego dixi vobis.


Vangelo di Giovanni 15, 26 - 27 e 16, 1 - 4


Traduzione:


In quel tempo: Disse Gesù ai suoi discepoli: Quando verrà il Paraclito, che io vi manderò dal Padre, lo Spirito di verità, che procede dal Padre, Egli renderà testimonianza di me: e anche voi renderete testimonianza, perché siete stati con me fin da principio. ho detto a voi queste cose, affinché non siate scandalizzati. Vi cacceranno dalle sinagoghe: anzi, verrà tempo che chi vi ucciderà crederà di rendere onore a Dio. E vi tratteranno così, perché non hanno conosciuto né il Padre, né me. Ma vi ho dette queste cose, affinché, venuto quel tempo, vi ricordiate che ve le ho predette.



Omelia:


La Colletta di questa Santa Messa parla del Lume di Verità e ci dà l'occasione per meditare sulla Fede come Luce, come conoscenza, in questo ciclo di prediche sulla Fede.

Il fine ultimo dell'uomo è di unirsi con Dio nel Cielo, nella visione beatifica per la gloria di Dio e la beatitudine eterna dell'uomo. Sappiate però che l'uomo è un essere naturale appartenendo alla natura, alla creazione, mentre Dio è soprannaturale, nel senso di essere al di sopra della natura e di tutta la creazione; soprannaturale è assolutamente trascendentale.

L'uomo è naturale, Dio è soprannaturale, senza un aiuto speciale di Dio, dunque, l'uomo non potrebbe mai unirsi con Lui, tentare di unirsi con Dio con le proprie forze puramente naturali, sarebbe come tentare di costruire una torre di Babele con l'idea di salire su di essa per incontrarLo al di là delle nuvole. Comunque, se le nostre forze naturali non possono condurci al nostro fine ultimo possono già prepararci, perchè per mezzo delle forze naturali dell'uomo, più precisamente della sua intelligenza, e della sua volontà, le due facoltà principali dell'anima, l'uomo può in maniera naturale conoscere ed amare Dio.

Per mezzo della sua intelligenza, cioè tramite la luce della ragione, può conoscere Dio, può dimostrare di fatti, secondo la parola di san Pio X nel Giuramento Antimodernista, con certezza che Dio esiste, che Dio è l'inizio e il fine di tutte le cose, l'inizio nel senso che è il Creatore, il fine nel senso che è il Giudice e il fine ultimo dell'uomo, l'inizio e il fine, Alfa ed Omega, è poichè l'uomo può conoscere Dio come tale, può anche amarLo come tale, cioè come Creatore e fine ultimo e come Colui in cui esiste tutto ciò che è di vero, di buono e di bello.

Ma per conoscere Dio come E' di per se stesso, per amare Dio come E' di per se stesso nella Sua intima natura, per elevare l'intelligenza umana e la volontà umana ad un livello soprannaturale bisogna avere un aiuto speciale di Dio, cioè la Grazia.

La Grazia è soprannaturale, è al di sopra della natura, un dono gratuito di Dio dato nei Sacramenti, principalmente nel Battesimo, restituito nella Confessione, aumentato negli altri Sacramenti come la Santa Comunione. E' una qualità dell'anima che permette all'intelligenza di conoscere Dio in modo soprannaturale, cioè alla luce della fede e permette alla volontà di amare Dio, il prossimo in Dio in modo soprannaturale, cioè con la Carità.

Vediamo che ci sono due ordini di conoscenza, due luci: la luce della ragione e la luce della fede; la luce della ragione che è una luce naturale e la luce della fede che è una luce sovrannaturale.

Vediamo anche che ci sono due oggetti di conoscenza: l'oggetto della ragione che consiste nelle conclusioni a cui ci può condurre il ragionamento, e l'oggetto della fede che consiste dei misteri in Dio nascosti, nelle parole del Concilio Vaticano Primo "che non possono essere noti se non divinamente rivelati".

La ragione e la fede sono compatibili, il Vaticano Primo, nella Costituizione Dei Filius dice: "benchè la fede sia sopra la ragione, non è in nessun senso contrario ad essa, e non può darsi mai qualsiasi reale disaccordo tra la fede e la ragione, poiché il Dio che rivela i misteri della fede e la infonde in noi è lo stesso che ha infuso il lume della ragione nell’animo umano; Dio non può quindi negare se stesso, né la verità contraddire la verità".

Dunque, la ragione e la fede sono due tipi di luce, il primo naturale, il secondo sovrannaturale, esse ci prestano aiuto per attraversare, per così dire, la notte scura di questo mondo, non sono incompatibili, sono solo diverse, e i loro oggetti sono anche diversi sono due tipi di verità: il primo naturale, il secondo sovrannaturale, anche loro non sono incompatibili, ma sono diverse, perchè questi due tipi di verità appartengono alla stessa realtà, all'una, unica realtà costituendone due dimensioni diverse.

Diamo l'esempio di un cammino attraverso un bosco durante la notte:

la luna ci mostra il bosco e la torcia ci mostra il cammino dentro al bosco, due luci compatibili ma diverse che ci mostrano entrambe una unica realtà.

La fede non è un insieme di credenze come nelle altre religioni, non è un'esperienza o sentimento che viene da dentro dell'uomo, come pretendono i modernisti, ma è una Luce, una conoscenza data da Dio.

L'Oggetto della fede non è una fabbricazione dell'uomo o del Demonio, come nell'Induismo per esempio; non è una fabbricazione mescolata con la Verità, come l'Islam per esempio; non è una verità parziale come il giudaismo o il protestantesimo, ma è la Verità tutta intera che, nell'analisi finale, è Dio stesso.

La luce della fede ci rivela il suo Oggetto in modo oscuro in questo mondo, ma nell'altro mondo questa luce di fede si trasformerà nella luce della gloria che ci rivelerà il suo Oggetto chiaramente, dentro dei limiti del Soggetto finito che siamo: "adesso vediamo come nello specchio e ora faccia a faccia" (1Cor. 13,12), "Dio come è" sicut est, la visione per la quale siamo stati creati, per la quale siamo stati elargiti dell'anima della conoscenza e della fede.

Proviamo a santificarci, dunque, in questa notte scura della vita terrena, per l'intercessione della Santissima Vergine Maria, Sede Sapientiae, Mater Boni Consilii, per godere pienamente e perfettamente della luce Divina in cielo, alla Gloria del Santissimo Nome di Dio. Amen.



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domenica 21 aprile 2013

Terza domenica dopo Pasqua a Sandrigo (Vicenza)


Santa Messa nel Duomo di Sandrigo (Vicenza), nel XXX anniversario di Ordinazione Sacerdotale del caro don Pierangelo Rigon!

(foto dal defunto sito internet della Parrocchia di San Pancrazio - Ancignano)




VANGELO

In illo témpore: Dixit Iesus discípulis suis: Módicum, et iam non vidébitis me: et íterum módicum, et vidébitis me: quia vado ad Patrem. Dixérunt ergo ex discípulis eius ad ínvicem: Quid est hoc, quod dicit nobis: Módicum, et non vidébitis me: et íterum módicum, et vidébitis me, et quia vado ad Patrem? Dicébant ergo: Quid est hoc, quod dicit: Módicum? nescímus, quid lóquitur. Cognóvit autem Iesus, quia volébant eum interrogáre, et dixit eis: De hoc quǽritis inter vos, quia dixi: Módicum, et non vidébitis me: et íterum módicum, et vidébitis me. Amen, amen, dico vobis: quia plorábitis et flébitis vos, mundus autem gaudébit: vos autem contristabímini, sed tristítia vestra vertétur in gáudium. Múlier cum parit, tristítiam habet, quia venit hora eius: cum autem pepérerit púerum, iam non méminit pressúræ propter gáudium, quia natus est homo in mundum. Et vos igitur nunc quidem tristítiam habétis, íterum autem vidébo vos, et gaudébit cor vestrum: et gáudium vestrum nemo tollet a vobis.

(Vangelo secondo Giovanni 16, 16 - 22)

Traduzione:

In quel tempo: Gesú disse ai suoi discepoli: Ancora un poco e non mi vedrete più: e di nuovo un altro poco e mi rivedrete, perché io vado al Padre. Dissero perciò tra loro alcuni dei suoi discepoli: Che significa ciò che dice: Ancora un poco e non mi vedrete più: e di nuovo un altro poco e mi rivedrete, perché io vado al Padre? Cos’è questo poco di cui parla? Non comprendiamo quel che dice. E conobbe Gesú che volevano interrogarlo, e disse loro: Vi chiedete tra voi perché abbia detto: Ancora un poco e non mi vedrete più: e di nuovo un altro poco e mi rivedrete. In verità, in verità vi dico che voi piangerete e gemerete, laddove il mondo godrà, sarete oppressi dalla tristezza, ma questa si muterà in gioia. La donna, allorché partorisce, è triste perché è giunto il suo tempo: quando poi ha dato alla luce il bambino non si ricorda più dell’affanno, a motivo della gioia perché è nato al mondo un uomo. Anche voi siete adesso nella tristezza, ma vi vedrò di nuovo e il vostro cuore gioirà, e nessuno vi toglierà il vostro gàudio.


domenica 3 marzo 2013

Terza domenica di Quaresima a Venezia


Santa Messa cantata presso la chiesa di San Simon Piccolo (fronte stazione ferroviaria).
Celebrante don Konrad Zu Loewenstein FSSP.

(photo by @moreth_watercolor)




VANGELO

In illo témpore: Erat Iesus eiíciens dæmónium, et illud erat mutum. Et cum eiecísset dæmónium, locútus est mutus, et admirátæ sunt turbæ. Quidam autem ex eis dixérunt: In Beélzebub, príncipe dæmoniórum, éiicit dæmónia. Et alii tentántes, signum de cœlo quærébant ab eo. Ipse autem ut vidit cogitatiónes eórum, dixit eis: Omne regnum in seípsum divísum desolábitur, et domus supra domum cadet. Si autem et sátanas in seípsum divísus est, quómodo stabit regnum eius? quia dícitis, in Beélzebub me eiícere dæmónia. Si autem ego in Beélzebub eiício dæmónia: fílii vestri in quo eiíciunt? Ideo ipsi iúdices vestri erunt. Porro si in dígito Dei eiício dæmónia: profécto pervénit in vos regnum Dei. Cum fortis armátus custódit átrium suum, in pace sunt ea, quæ póssidet. Si autem fórtior eo supervéniens vícerit eum, univérsa arma eius áuferet, in quibus confidébat, et spólia eius distríbuet. Qui non est mecum, contra me est: et qui non cólligit mecum, dispérgit. Cum immúndus spíritus exíerit de hómine, ámbulat per loca inaquósa, quærens réquiem: et non invéniens, dicit: Revértar in domum meam, unde exivi. Et cum vénerit, invénit eam scopis mundátam, et ornátam. Tunc vadit, et assúmit septem alios spíritus secum nequióres se, et ingréssi hábitant ibi. Et fiunt novíssima hóminis illíus peióra prióribus. Factum est autem, cum hæc díceret: extóllens vocem quædam múlier de turba, dixit illi: Beátus venter, qui te portávit, et úbera, quæ suxísti. At ille dixit: Quinímmo beáti, qui áudiunt verbum Dei, et custódiunt illud.

(Vangelo secondo Luca 11, 14 - 28)

Traduzione:

In quel tempo: Gesù stava liberando un indemoniato che era muto. E non appena cacciò il demonio, il muto parlò e le turbe ne rimàsero meravigliate. Ma alcuni díssero: Egli caccia i démoni in virtù di Belzebù, il príncipe dei démoni. Altri poi, per tentarlo, gli chiedévano un segno dal cielo. Ma egli, avendo scorto i loro pensieri, disse loro: Qualunque regno diviso in partiti contràrii va in perdizione, e una casa rovina sull’altra. Se anche sátana è in discordia con sé stesso, come sussisterà il suo regno? Giacché dite che io scaccio i démoni in virtú di Belzebù. Se io scaccio i demoni in virtú di Belzebù, in virtú di chi li scacciano i vostri figli? Per questo saranno essi i vostri giúdici. Se io col dito di Dio scaccio i démoni, certo è venuto a voi il regno di Dio. Quando il forte armato custodisce il suo àtrio, è al sicuro tutto quello che egli possiede. Ma se un altro più forte di lui lo sovrasta e lo vince, porta via tutte le armi in cui egli poneva la sua fiducia e ne spartisce le spoglie. Chi non è con me, è contro di me; e chi non raccoglie con me, disperde. Quando lo spírito immondo è uscito da un uomo, cammina per luoghi deserti, cercando réquie, e, non trovandola, dice: Ritornerò nella mia casa, donde sono uscito. E, venendo, la trova spazzata e adorna. Allora va, e prende con sé altri sette spíriti peggiori di lui, ed éntrano ad abitarvi, e la fine di quell’uomo è peggiore del principio. Ora avvenne che, mentre diceva queste cose, una donna alzò la voce di tra le turbe e gli disse: Beato il ventre che ti ha portato e il seno che hai succhiato. Ma egli disse: Beati piuttosto coloro che ascoltano la parola di Dio e la ossérvano.


Omelia:

San Paolo ci ammonisce oggi di non parlare della fornicazione, di impurità o di avarizia, né di ciò che è vergognoso, sciocco o scurrile, ma piuttosto di ringraziare. Dice lui: siamo i figli dilettissimi di Dio e dunque dobbiamo camminare nel Diletto; siamo i figli della luce della quale i frutti sono la bontà, la giustizia e la verità.
Bisogna esaminarci, carissimi fedeli, sulle nostre parole: i giornali e la televisione ci presentano, quasi unicamente, una visione di una realtà tenebrosa, impura e vergognosa che non è materia degna delle parole, né delle meditazioni di noi cattolici redenti nel Sangue preziosissimo del Signore. Piuttosto bisogna ringraziare.
Chiediamoci, dunque oggi, che cosa è il ringraziamento, o la gratitudine?
La gratitudine è la virtù che inclina l'uomo a riconoscere ed a retribuire i benefici che ha ricevuto da un altro. E' una virtù necessaria e bellissima tra l'altro, perché promuove la carità e l'umiltà.
Promuove la carità in quanto unisce i cuori di coloro che danno a coloro che ricevono e promuove l'umiltà in quanto colui che rende grazie, si sottomette al suo benefattore.
Per questi motivi è una virtù che i genitori devono istillare con la massima cura nei cuori dei loro figli.
L'oggetto principale, allora, della nostra gratitudine deve essere Dio stesso. Come tale fa parte della virtù della religione che è la virtù di rendere il culto debito a Dio e si manifesta nella Preghiera.
La nostra Preghiera non deve essere solo petizione ma anche ringraziamento. Non siamo come coloro che chiedono qualche artefatto in un negozio con grande gentilezza, e quando lo ottengono non dicono più niente. Non siamo come i lebbrosi guariti dal Signore di cui solo uno è tornato per ringraziarLo, ma piuttosto proviamo a far corrispondere la gratitudine alla petizione, in un equilibrio armonioso e perfetto col cuore amorevole ed umile.
Nel sublime nostro Prefazio della Santa Messa sta il dialogo tra Sacerdote e fedeli che, secondo Dom Prosper Guéranger, è antico quanto la Chiesa e tutto ci fa credere che siano stati gli stessi Apostoli a fissarlo, poiché si incontra nelle Chiese più antiche e in tutte le Liturgie. In questo dialogo il Sacerdote dice:
- "Rendiamo grazie al Signore - Gratias agamus Domino Deo nostro", i fedeli rispondono:
- "Dignum et iustum est - è giusto e necessario", il Sacerdote continua nella persona della Chiesa docente:
- " Vere dignum et iustum est, aequum et salutare, nos tibi semper ut ubique gratias agere: Domine, sancte Pater, omnipotens aeterne Deus: per Christum Dominum nostrum" (E' veramente giusto e necessario, è nostro dovere e nostra salvezza, renderti grazie sempre e ovunque, o Signore, Padre santo, Dio eterno e onnipotente, mediante il Cristo nostro Signore).
In questo dialogo osserviamo la frase "semper ut ubique", sempre e ovunque, bisogna ringraziare il Signore dunque, per tutto, per il bene ma anche per il male, perché il male è per il nostro ultimo bene, così come ringraziamo un medico per un trattamento anche se ci fa male, temporaneamente.
Se l'oggetto principale della nostra gratitudine e ringraziamento è Dio stesso, la sua forma più alta è la Santa Messa perché, nella Santa Messa, riconosciamo i benefici di Dio a noi e li retribuiamo in modo adeguato.
Riconosciamo i suoi benefici che sono soprattutto il Sacrificio di Nostro Signore Gesù Cristo + per amore di noi sul monte Calvario, e li retribuiamo lì, con l'offerta di questo stesso Sacrificio a Lui, durante i Sacri Misteri. Questa retribuzione è adeguata in quanto offre Nostro Signore Gesù Cristo + in riscambio per nostro Signore Gesù Cristo + in quanto offre Dio in riscambio per Dio, come prega il Sacerdote nella Santa Messa: "Cosa renderò io al Signore per tutte le cose che ha dato a me? Prenderò il Calice della salvezza e invocherò il nome del Signore".
Sempre nelle parole di Dom Guéranger leggiamo: il Sacrificio del Corpo e del Sangue di Cristo è per noi il mezzo privilegiato per ringraziare la Divina Maestà, poiché solo attraverso di Esso possiamo rendere a Dio tutto ciò che Gli dobbiamo. Il fatto che questo ringraziamento passa attraverso il Signore, viene espresso alla fine del Prefazio con le parole "per Christum Dominum nostrum".
La Santa Messa, per questi motivi, è un grande atto di ringraziamento a Dio, anzi, l'atto di ringraziamento in assoluto, perciò la Santa Messa si chiama anche Eucharistia che significa, appunto, ringraziamento.
Il ringraziamento a Dio, però non è completo senza l'offerta di sé stessi a Dio Padre in unione all'offerta di Dio Figlio. Se nostro Signore si è dato completamente a noi, bisogna che noi ci diamo completamente a Lui.
Così nel Santo Sacrificio della Messa, nella Eucharistia ci uniamo a nostro Signore Gesù Cristo + nell'offertorio, quando il celebrante offre in anticipo il Divino Agnello al Padre, ci uniamo a Lui nella Consacrazione quando quel Divino Agnello viene immolato; e ci diamo a Lui in quella Preghiera che si chiama il ringraziamento dopo la Santa Messa; ci diamo a Lui come Lui si dona a noi, ossia in modo completo ed intero.
Bisogna ringraziare, dice San Paolo, e questo soprattutto nella Santa Messa ma anche in tutta la nostra vita in un atteggiamento di riconoscenza per tutti i benefici di Dio e nel desiderio di retribuirli, ma soprattutto con l'offerta a Dio costante di tutto ciò che facciamo, diciamo e pensiamo, di tutto ciò che siamo alla gloria della Santissima Trinità. Amen.


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martedì 25 dicembre 2012

Santo Natale a Venezia


Santa Messa di Natale "In nocte" al lume delle candele.
Chiesa di San Simeon Piccolo, Venezia.
Celebrande don Konrad Zu Loewenstein FSSP

(photo by Alessandro Franzoni)




VANGELO

In illo témpore: Exiit edíctum a Cæsare Augústo, ut describerétur univérsus orbis. Hæc descríptio prima facta est a præside Sýriæ Cyríno: et ibant omnes ut profiteréntur sínguli in suam civitátem. Ascéndit autem et Ioseph a Galilæa de civitáte Názareth, in Iudæam in civitátem David, quæ vocatur Béthlehem: eo quod esset de domo et fámilia David, ut profiterétur cum María desponsáta sibi uxóre prægnánte. Factum est autem, cum essent ibi, impléti sunt dies, ut páreret. Et péperit fílium suum primogénitum, et pannis eum invólvit, et reclinávit eum in præsépio: quia non erat eis locus in diversório. Et pastóres erant in regióne eádem vigilántes, et custodiéntes vigílias noctis super gregem suum. Et ecce, Angelus Dómini stetit iuxta illos, et cláritas Dei circumfúlsit illos, et timuérunt timóre magno. Et dixit illis Angelus: Nolíte timére: ecce enim, evangelízo vobis gáudium magnum, quod erit omni pópulo: quia natus est vobis hódie Salvátor, qui est Christus Dóminus, in civitáte David. Et hoc vobis signum: Inveniétis infántem pannis involútum, et pósitum in præsépio. Et súbito facta est cum Angelo multitúdo milítiæ coeléstis, laudántium Deum et dicéntium: Glória in altíssimis Deo, et in terra pax hóminibus bonæ voluntátis.

(Vangelo secondo Luca 2, 1 - 14)

Traduzione:

In quel tempo: Uscì un editto di Cesare Augusto che ordinava di fare il censimento di tutto l’impero. Questo primo censimento fu fatto mentre Quirino era preside della Siria. Recandosi ognuno a dare il nome nella propria città, anche Giuseppe, appartenente al casato ed alla famiglia di Davide, andò da Nazareth di Galilea alla città di Davide chiamata Betlemme, in Giudea, per farsi iscrivere con Maria sua sposa, ch’era incinta. E avvenne che mentre si trovavano lì, si compì per lei il tempo del parto; e partorì il suo figlio primogenito, lo fasciò e lo pose in una mangiatoia, perché non avevano trovato posto nell’albergo. Nello stesso paese c’erano dei pastori che pernottavano all’aperto e facevano la guardia al loro gregge. Ed ecco apparire innanzi ad essi un Angelo del Signore e la gloria del Signore circondarli di luce, sicché sbigottirono per il gran timore. L’Angelo disse loro: Non temete, perché annuncio per voi e per tutto il popolo un grande gaudio: infatti oggi nella città di Davide è nato un Salvatore, che è il Cristo Signore. Questo sia per voi il segno: troverete un bambino avvolto in fasce, giacente in una mangiatoia. E d’un tratto si raccolse presso l’Angelo una schiera della Milizia celeste che lodava Iddio, dicendo: Gloria a Dio nell’alto dei cieli e pace in terra agli uomini di buona volontà.


domenica 11 novembre 2012

Quinta domenica dopo l'Epifania a Venezia


Allegoria della Fede, affresco. 
Presso l'ex convento dei Crociferi a Venezia.

Santa Messa cantata presso la chiesa di San Simon Piccolo, Venezia, seguita da un'Ora Santa di Adorazione Eucaristica.
Celebrante don Konrad Zu Loewenstein FSSP.

(photo by Alessandro Franzoni)




VANGELO

In illo témpore: Dixit Iesus turbis parábolam hanc: Símile factum est regnum cœlórum hómini, qui seminávit bonum semen in agro suo. Cum autem dormírent hómines, venit inimícus eius, et superseminávit zizánia in médio trítici, et ábiit. Cum autem crevísset herba et fructum fecísset, tunc apparuérunt et zizánia. Accedéntes autem servi patrisfamílias, dixérunt ei: Dómine, nonne bonum semen seminásti in agro tuo? Unde ergo habet zizánia? Et ait illis: Inimícus homo hoc fecit. Servi autem dixérunt ei: Vis, imus, et collígimus ea? Et ait: Non: ne forte colligéntes zizánia eradicétis simul cum eis et tríticum. Sínite utráque créscere usque ad messem, et in témpore messis dicam messóribus: Collígite primum zizáania, et alligáte ea in fascículos ad comburéndum, tríticum autem congregáta in hórreum meum.

Vangelo di Matteo 13, 24 - 30

Traduzione:

In quel tempo: Gesù disse alle turbe questa parabola: Il regno dei cieli è simile a un uomo che seminò buon seme nel suo campo. Ma nel tempo che gli uomini dormivano, il suo nemico andò e seminò della zizzania in mezzo al grano, e partì. Cresciuta poi l’erba, e venuta a frutto, comparve anche la zizzania. E i servi del padre di famiglia, accostatisi, gli dissero: Signore, non hai seminato buon seme nel tuo campo? Donde dunque è venuta la zizzania? Ed egli rispose loro: Qualche nemico ha fatto questo. E i servi gli dissero: Vuoi che andiamo a coglierla? Ed egli rispose: No, perché cogliendo la zizzania non strappiate con essa anche il grano. Lasciate che l’uno e l’altra crescano sino alla messe, e al tempo della messe dirò ai mietitori: Strappate per prima la zizzania e legatela in fastelli per bruciarla, e il grano raccoglietelo nel mio granaio.


Omelia:

Il Concilio Ecumenico Vaticano Primo dichiara, dogmaticamente, che la Fede è una virtù sovrannaturale per mezzo della quale, con l'aiuto e sotto l'ispirazione della Divina Grazia, crediamo essere veri i Misteri rivelati da Dio. Questo non per la intrinseca verità delle cose intelligibili alla luce naturale della ragione, ma per l'autorità del Dio rivelante che non può né ingannarSi né ingannare. Vediamo che il fondamento dell'atto della Fede non è né ragionamento, né l'evidenza della verità che ci induca a credere, bensì la volontà.
San Tommaso D'Aquino descrive l'atto di Fede come un atto dell'intelletto che consente alla Verità Divina tramite un ordine della volontà mossa da Dio, mediante la Grazia, dove la volontà possiede la principalità e l'intelletto aderisce alla verità perchè lo vuole "quia vult".
La Fede anche se non è conseguenza di ragionamenti, non è per questo irrazionale né un annullamento della ragione, bensì, ragionevole e san Paolo la chiama "un ossequio ragionevole". Si crede sull'autorità di Dio stesso, sull'evidenza dei miracoli, e dell'espansione e della santità della Chiesa, e della vita, la dottrina, e l'esempio di Nostro Signore Gesù Cristo +, per questo è ragionevole.
La Fede libera, si può accettare o no. Se qualcuno vuole fare la volontà di Dio, lui conoscerà la dottrina, dice il Signore, e Ludolfo il Certosino commenta: " O discorso pieno di consolazione! Venite dunque, ignoranti che non conoscete la dottrina, per illuminarvi, Dio non chiede che una cosa la semplice disposizione del cuore, se qualcuno volesse, conoscerà. Non dite "non so dove è la verità, ed ignoro ciò che Dio chiede di me", volete e basta! Volete, e conoscerete!" basta dunque volere, basta volere per avere la Fede, basta volere anche per divenire Santi.
E dove voglio mettere la mia fiducia se non in Dio? Se non nella Verità assoluta da Dio rivelata?
Occorre però l'umiltà e l'ubbidienza, l'ubbidienza della Fede di cui parla San Paolo e per questo i superbi e i disubbidienti non accetteranno la Fede, i farisei, nel Vangelo di oggi, riconoscono che Nostro Signore Gesù Cristo + è verace, e lo dicono, ma non lo accettano, vedono i Suoi miracoli, ma non credono, e gli agnostici, gli atei, gli eretici che sanno ciò che è la Fede, e non sono semplicemente ignoranti, confusi, e non la accettano, mancano le virtù dell'umiltà e dell'ubbidienza, e come dice il Signore preferiscono le tenebre alla luce, perché le loro opere sono cattive.
Ma la Fede non è solo una possibilità per tutti, bensì, anche un dovere; un dovere per ogni uomo, perché Dio vuole che ogni uomo sia salvato e venga alla conoscenza della verità, che è la Fede, così che chi non crede fallisce nel suo dovere, anzi, come dice il Signore: chi non crederà sarà condannato, e in un altro luogo: se non credete che Io Sono, morirete nel vostro peccato.
Sant'Agostino commenta: cosa bisogna credere? Bisogna credere che Gesù è "quia ego Sum", bisogna credere che Egli è Colui stesso che ha detto a Mosè: "Ego Sum, Qui Sum", bisogna confessare la Sua Divinità.
L'Atto di Fede è libero, dunque, e deve essere libero perché Dio vuole l'amore e solo un atto libero può essere amore, difatti l'atto di Fede è proprio l'inizio dell'amore verso Dio che illuminerà la Fede, illuminerà la mente con la verità divina che ci permetterà, poi, di amare Dio pienamente e in tutte le cose.
L'Atto di Fede è un atto di amore, anzi un atto di sacrificio, un sacrificio di ciò che è la facoltà, la più alta, la più nobile dell'uomo, cioè, l'intelligenza, è un sacrificio dell'intelligenza a ciò che è ancora più alto e più nobile di essa, cioè la Verità assoluta e definitiva che è Dio stesso. Questo sacrificio conduce ad un secondo sacrificio, ossia della volontà al Bene assoluto, definitivo che è Dio.
Così la Fede conduce alla Carità che è un sacrificio di tutto ciò che non è Dio, per santificare l'uomo e per trasformarlo in Dio. Questo sacrificio dell'intelligenza e della volontà non danneggiano l'anima, però, come il sacrificio che fa colui che rifiuta la Fede, che piega l'anima su se stessa e la degrada nel fine di compiere quell'atto che è il più misero di tutti gli atti che è l'adorazione di se stesso, bensì il sacrificio che è l'atto di Fede porta l'anima alla sua somma e nobilissima elevazione; la ragione e la volontà divengono illuminate, la mente e il corpo intero divengono luce, con la luce che ci mostra la strada verso il Cielo, per adorare lassù quella Verità e quella Bontà che è Dio stesso, quella Luce che è la fonte e il Padre di tutte le luci per immergersi in Lui, e contemplare per sempre poi gli splendori infiniti della Sua gloria. Amen.


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sabato 3 novembre 2012

Pellegrinaggio Populus Summorum Pontificum 2012

 

Santa Messa pontificale di Sua Em.za il card Canizares Llovera presso l'Altare della Cattedra nella Basilica di san Pietro in Vaticano a Roma.
Nell'ambito del Pellegrinaggio Populus Summorum Pontificum.
Ricorrenza liturgica di Santa Maria in Sabbato.

(foto dal web)